Duemila anni fa Porto Torres si chiamava Turris Libisonis. Era una colonia romana affacciata sul Golfo dell’Asinara e il suo porto la collegava alle grandi rotte del Mediterraneo. Nel Medioevo, la città divenne capitale del Giudicato di Torres. Di queste due grandi stagioni restano oggi le vestigia di Turris Libisonis e la Basilica di San Gavino, la più grande chiesa romanica della Sardegna.
Il mio nome è Caius Vehilius Rufus
«Il mio nome è Caius Vehilius Rufus. Vissi a Turris Libisonis intorno al 100 d.C. Ero un liberto».
A parlare è un uomo vissuto quasi duemila anni fa. O almeno così ha scelto di farlo parlare il Museo Archeologico Nazionale Antiquarium Turritano di Porto Torres, attraverso il racconto che accompagna la sua urna cineraria. Caius era stato uno schiavo e aveva conquistato la libertà. Alla fine della sua vita volle che le sue ceneri fossero custodite in un’urna di marmo realizzata a Roma, «per mostrare a tutti quanto fossi diventato importante».
Sul coperchio dell’urna Caius volle delle maschere teatrali. «Perché la vita per me è proprio come uno spettacolo!», scrive il museo prestando voce alla sua storia.
Caius Vehilius Rufus viveva a Turris Libisonis quando la colonia stava attraversando una delle sue stagioni più prospere.
Porto Torres, antico crocevia del Mediterraneo
“Turris Libisonis” era l’unica colonia romana in Sardegna (“autem una quae vocatur ad Turrem Libisonis” Plinio il Vecchio, “Naturalis Historia”, III, 7,85).
Il suo porto, affacciato sulle grandi rotte del Mediterraneo, contribuì a trasformare la colonia in uno dei principali centri della Sardegna in epoca romana.
Da qui passavano navi, merci e uomini provenienti dalla Penisola Iberica, dalla Gallia, dall’Africa e dalla penisola italiana.
Le ipotesi sul fondatore
La città venne fondata probabilmente tra il 46 e il 41 a.C. da Giulio Cesare o dal figlio adottivo Ottaviano Augusto.
Secondo le fonti, Cesare rimase bloccato per circa un mese nei porti della Sardegna a causa delle tempeste. Durante quel soggiorno avrebbe conosciuto la fertilità del territorio e la posizione strategica del Golfo dell’Asinara.
Le ipotesi sull’origine del nome
Il nome è composto da due elementi: “Turris”, che potrebbe far riferimento alla presenza di un nuraghe presso la foce del fiume Mannu, e “Libisonis”, da riconnettere forse alla denominazione antica del Nord Africa (Libya), regione che ha avuto fin dall’età preistorica continui rapporti con la Sardegna.
Una città aperta a diverse culture
Il porto era il cuore economico della colonia, ma anche il luogo dove ogni giorno si incontravano mercanti, marinai, funzionari imperiali e viaggiatori provenienti da ogni parte del Mediterraneo.
Gli altari dedicati alle divinità egizie, le iscrizioni provenienti da Ostia, i mosaici realizzati da artigiani romani e le anfore giunte dall’Africa e dalla Penisola Iberica raccontano una città aperta al mondo e a culture diverse.
Le grandi opere pubbliche
Dall’acquedotto al bacino portuale
La prosperità della colonia si rifletteva nelle sue grandi opere pubbliche. Un acquedotto lungo circa trenta chilometri riforniva la città d’acqua, mentre il porto continuava ad ampliarsi per sostenere traffici sempre più intensi. Nato alla foce del Rio Mannu, in un tratto naturalmente riparato, tra il II e il III secolo d.C. fu trasformato in un vero bacino portuale nell’area dell’attuale Darsena.
Il vento Aquilonis: la diga a difesa del porto
Sotto l’impero di Settimio Severo o di Caracalla (200 d.C) venne costruita una diga per proteggere le navi dall’Aquilonis, il vento grecale, che ancora oggi mette in difficoltà la navigazione.
La ricchezza della colonia: edifici pubblici e dimore private
La prosperità del porto trasformò profondamente Turris Libisonis. La colonia si arricchì di edifici pubblici, eleganti dimore private e di uno dei più vasti complessi termali della Sardegna romana.
La memoria di Turris Libisonis
Il Museo Archeologico Nazionale Antiquarium Turritano
Oggi la memoria di Turris Libisonis vive grazie agli scavi archeologici e ai reperti conservati nel Museo Archeologico Nazionale Antiquarium Turritano.
Tra le rovine riemerge il volto della colonia romana: le Terme Centrali, la Domus di Orfeo, le strade lastricate percorse dai carri, le tabernae dove si vendevano prodotti artigianali e alimentari e gli edifici che un tempo si affacciavano sul porto.
Le Terme Centrali
Le Terme Centrali, costruite intorno al 300 d.C., rappresentavano uno dei più grandi complessi termali della Sardegna romana. Per secoli la tradizione popolare le identificò con il Palazzo di Re Barbaro, il governatore che, secondo la leggenda, fece martirizzare Gavino, Proto e Gianuario.
Il percorso termale iniziava nel frigidarium, l’ampia sala dedicata ai bagni in acqua fredda, con due grandi vasche rivestite di marmo e decorate da raffinati mosaici policromi. Da qui si passava al tepidarium, ambiente di transizione con acqua tiepida, e infine ai calidaria, destinati ai bagni caldi e alle saune.
Il cuore dell’impianto era il praefurnium, un grande forno alimentato a legna che produceva l’aria calda necessaria a riscaldare gli ambienti. Attraverso il sistema dell’hypocaustum, l’aria circolava sotto i pavimenti, sostenuti da centinaia di piccoli pilastrini in laterizio chiamati suspensurae, e risaliva lungo le pareti attraverso speciali mattoni, mantenendo le sale a una temperatura costante di circa 30 °C.
Un vano coperto da una volta a botte, noto con il nome di criptoportico, datato al I-II sec. d.C., accoglieva i frequentatori delle terme per passeggiate, incontri o esercizi ginnici.
La Domus di Orfeo
Sotto il portico d’ingresso delle terme gli archeologi hanno riportato alla luce una domus costruita intorno alla metà del III secolo d.C., appartenuta a un ricchissimo cittadino romano.
La fontana trilobata
La casa era organizzata attorno a un cortile con fontana e presentava ambienti decorati da affreschi e preziosi mosaici policromi.
Tra questi spicca una fontana trilobata decorata da un mosaico che raffigura diciotto specie di pesci e molluschi, mentre in un altro ambiente compare il mosaico delle Tre Grazie, antiche divinità simbolo della gioia di vivere e della fertilità della natura.
Il mosaico di Orfeo
Il capolavoro della domus si trova nel triclinio, la sala destinata ai banchetti.
Al centro del pavimento Orfeo (da cui la domus prende il nome) suona la lira circondato da nove animali che, secondo il mito, si lasciavano incantare dalla sua musica. Il solo volto è composto da oltre cinquecento tessere, un dettaglio che restituisce l’altissimo livello raggiunto dai mosaicisti che lavoravano a Turris Libisonis.
La breve vita della domus
La vita della domus fu sorprendentemente breve. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che il proprietario fosse caduto in disgrazia poiché, dopo appena una cinquantina d’anni, venne demolita e completamente ricoperta di terra per consentire la costruzione del nuovo portico di accesso alle terme.
Preziosi reperti
La lastra bronzea di Flavia Publicia, la Vestale Massima e i rapporti con Roma e Ostia
Tra le testimonianze più preziose conservate nel Museo Archeologico Nazionale Antiquarium Turritano spicca una piccola lastra di bronzo appartenuta a Flavia Publicia, Vestale Massima del tempio di Vesta a Roma. L’iscrizione ricorda il privilegio dell’esenzione dai dazi doganali durante i suoi spostamenti e testimonia il legame diretto tra Turris Libisonis e la capitale dell’Impero.
La placca, fissa sulla sua imbarcazione nel porto di Turris, è l’unica raffigurazione del ritratto della Vestale Massima.
L’ara dedicata a Bubastis e i culti stranieri
Un altare datato 35 d.C. racconta l’assimilazione dei culti stranieri. “Bubastis”, nome greco di “Bastet” era la dea egizia delle partorienti, rappresentata con l’aspetto di un gatto o con un corpo di donna e la testa felina.
Museo Archeologico Nazionale Antiquarium Turritano
📍 Via Ponte Romano 99, Porto Torres (SS)
☎️ +39 338 657 2476
🌐 antiquariumportotorres.cultura.gov.it
Il Museo Archeologico Nazionale Antiquarium Turritano e l’Area Archeologica di Turris Libisonis sono attualmente chiusi al pubblico. Per informazioni e aggiornamenti sulla riapertura, rivolgersi ai contatti sopra indicati.
Da colonia romana a capitale del Giudicato di Torres
Con la fine del mondo romano, Turris Libisonis attraversò secoli di trasformazioni. Nel Medioevo la città divenne capitale del Giudicato di Torres e San Gavino il grande centro religioso di questa nuova stagione della sua storia.
La Basilica di San Gavino: il più grande monumento romanico della Sardegna
Ai lati del portale romanico della Basilica di San Gavino, due angeli scolpiti nella pietra sorreggono una torre merlata. È l’antico simbolo di Torres e ricorda il ruolo che la città ebbe nella Sardegna medievale, quando la basilica rappresentava il centro religioso della diocesi turritana.
Accanto agli angeli, figure antropomorfe e motivi geometrici a bassorilievo raccontano la maestria degli scalpellini medievali chiamati a decorare quella che sarebbe diventato il più grande monumento romanico della Sardegna.
La Basilica dei Santi Gavino, Proto e Gianuario fu costruita nell’XI secolo sul Monte Agellu, sopra un’area già occupata in età paleocristiana da edifici di culto e da una vasta necropoli. Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce i resti di almeno due chiese precedenti, databili tra il V e il VII secolo.
La leggenda di Comita e la nascita della basilica
La tradizione racconta che il giudice Comita, colpito dalla lebbra, sognò il martire Gavino, che gli indicò il Monte Agellu come il luogo dove edificare una grande chiesa dedicata a lui e ai compagni Proto e Gianuario, promettendogli la guarigione.
Una seconda apparizione gli avrebbe confermato la scelta del luogo. Comita fece allora arrivare da Pisa undici maestri scalpellini e muratori e ordinò di recuperare a Balai le reliquie dei tre martiri.
L’arrivo di maestranze pisane, protagoniste della diffusione dell’architettura romanica nell’isola, è documentato dalle fonti storiche, che ne confermano il ruolo nella costruzione dell’edificio.
Un’architettura unica nel panorama italiano: due absidi contrapposte
La Basilica di San Gavino rappresenta un esempio unico in Italia di edificio romanico con due absidi contrapposte sui lati corti. Gli ingressi principali si aprono infatti sui lati lunghi, una soluzione architettonica rarissima che la distingue dalla maggior parte delle chiese romaniche europee.
Con i suoi 60,65 metri di lunghezza e 19,84 metri di larghezza, San Gavino è il più grande monumento romanico della Sardegna. Venne realizzato con il calcare della Nurra, una pietra chiara che cambia tonalità durante la giornata e che, nelle ultime ore del giorno, si accende di sfumature dorate.
Lesene, archetti pensili e strette monofore scandiscono le pareti esterne. Appena oltre l’ingresso, un’acquasantiera marmorea sostenuta dalla figura di una giovane accoglie i fedeli. La morbidezza delle sue forme contrasta con il rigore dell’architettura.
L’interno della basilica
L’interno è sobrio e diviso in tre navate da colonne marmoree di recupero provenienti dall’antica Turris Libisonis romana e da edifici di età bizantina.
I simulacri dei tre martiri
Nell’abside opposta all’altare maggiore sono custoditi i simulacri lignei di San Gavino, Proto e Gianuario. Realizzati nei primi decenni del Seicento da una bottega probabilmente napoletana, raffigurano i tre martiri distesi sul letto funebre, con i polsi legati e il segno della decapitazione. Ancora oggi sono al centro della devozione popolare: ogni anno, il 3 maggio, vengono portati in processione fino alla chiesa di Balai vicino, dove rimangono fino alla Pentecoste.
La statua equestre di San Gavino
Accanto ai simulacri, una statua equestre raffigura San Gavino come un giovane soldato romano e ne richiama il passato militare prima del martirio. L’opera, in legno intagliato, dorato e policromo, venne realizzata nel XVII secolo da una bottega romana.
La cripta dei Martiri
Sotto la basilica, la cripta dei Martiri custodisce le reliquie dei santi Gavino, Proto e Gianuario. Fu realizzata all’inizio del Seicento, dopo le ricerche promosse nel 1614 dall’arcivescovo Gavino Manca de Cedrelles per ritrovare le spoglie dei tre martiri.
Quegli scavi sono considerati tra le prime indagini archeologiche documentate della Sardegna e riportarono alla luce importanti testimonianze delle fasi più antiche del complesso monumentale.
La cripta conserva frammenti architettonici, elementi scultorei e piccoli manufatti che raccontano oltre millecinquecento anni di storia del luogo.
Visite guidate a Porto Torres
Per informazioni e prenotazioni delle visite guidate ai principali luoghi della cultura di Porto Torres è possibile rivolgersi all’Ufficio turistico della Città di Porto Torres.
Ufficio turistico: Stazione Marittima/Centro Intermodale, via A. Bassu, 07046 Porto Torres (SS)
Visite guidate e laboratori: +39 334 7062913
Informazioni turistiche: +39 079 5048008
E-mail: info.turistiche@comune.porto-torres.ss.it
A tavola
Ai piedi della scalinata della Basilica, il Ristorante San Gavino propone una cucina che affianca la tradizione turritana a interpretazioni contemporanee dei prodotti del mare e del territorio. Tra queste, gli gnocchi di patate viola con gamberi e crema di cavolfiore, una ricetta dello chef Giovanni Scarpin.
Gnocchi di patate viola, gamberi e cavolfiore: il sapore contemporaneo della cucina turritana
La dolcezza dei gamberi incontra la delicatezza del cavolfiore, mentre le patate viola donano agli gnocchi colore e una consistenza particolarmente morbida. È un piatto estivo, ideato dallo chef Giovanni Scarpin con ingredienti di stagione.
La ricetta dello chef Giovanni Scarpin
Ingredienti per gli gnocchi (6 persone)
- 1 kg di patate viola
- 350 g di farina 00
- 50 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
- 20 g di sale
- 3 uova
Per la crema di cavolfiore
Sbollentare il cavolfiore tagliato a pezzetti fino a mantenerlo al dente. Raffreddarlo immediatamente in acqua e ghiaccio per bloccare la cottura.
Una parte del cavolfiore viene frullata con un po’ di acqua di cottura, olio extravergine d’oliva e sale fino a ottenere una crema liscia. L’altra parte viene condita con olio extravergine d’oliva, rosmarino ed erbe aromatiche.
Preparazione del condimento
In una padella scaldare un filo di olio extravergine d’oliva con uno spicchio d’aglio, oppure aglio in camicia.
Aggiungere la bisque di gamberi, preparata con teste e carapaci, quindi unire poco brodo di pesce. Regolare di sale e pepe.
Pulire i gamberi eliminando il budello e aggiungere le teste alla salsa per intensificarne il sapore.
Cottura e impiattamento
Cuocere gli gnocchi in abbondante acqua salata. Scolarli e saltarli delicatamente nella salsa insieme ai gamberi.
Stendere sul fondo del piatto la crema di cavolfiore, adagiare gli gnocchi, completare con i gamberi e guarnire con i ciuffetti di cavolfiore conditi alle erbe.
Ristorante Pizzeria San Gavino
📍 Piazza Guglielmo Marconi 12A
07046 Porto Torres (SS)
☎️ +39 079 510300
Il Ristorante San Gavino nasce alla fine degli anni Sessanta e dal 2001 è gestito da Mariella e Daniele. Situato ai piedi della Basilica di San Gavino, propone una cucina che valorizza la tradizione gastronomica turritana attraverso piatti di mare e di terra, accanto a ricette contemporanee realizzate con ingredienti del territorio.
B&B HOTEL Sassari
Per visitare Sassari, Porto Torres e i principali siti archeologici del nord della Sardegna, il B&B HOTEL Sassari rappresenta un’ottima base di partenza. Situato a pochi minuti dal centro storico e a circa 20 minuti d’auto da Porto Torres, offre camere moderne con bagno privato, Smart TV con Chromecast, Wi-Fi gratuito ad alta velocità, aria condizionata, mini-frigo e cassaforte. Completano i servizi una ricca colazione a buffet, parcheggio (su disponibilità) e camere pet friendly.
📍 Via Padre Zirano 5, 07100 Sassari (SS)
📞 +39 079 700 0664
Testo e foto © Scilla Nascimbene
Potrebbero interessarti anche:
MONTE D’ACCODDI: IL SANTUARIO PREISTORICO CHE PRECEDE I NURAGHI
IL TAPPETO DELLE CAPRE DI MARIA LAI DI ULUSSAI
LA FREGULA AI FRUTTI DI MARE: LA RICETTA DELLO CHEF GIOVANNI MONTE DI SASSARI
IL REPORTAGE SULLA SARDEGNA DEL NORD: AZZURRA E VERDE SOLITUDINE
CENNI E CURIOSITÀ SULLA BOTANICA SARDA