RETE METROPOLITANA NORD SARDEGNA

Un mare glauco, smaltato, che si confonde col cielo, e scogli cupi come il bronzo antico accompagnano lungo i sentieri, tra “il muggito delle onde” e il profumo delle euforbie e dei cespugli aromatici, nel distacco dal mondo, “come se la loro azzurra e verde solitudine, animata solo da noi, ci appartenesse, fosse il lembo della terra destinato alla nostra esistenza”.

“Ho vissuto coi venti, coi boschi, colle montagne. Ho guardato per giorni, mesi ed anni il lento svolgersi delle nuvole sul cielo sardo. Ho mille e mille volte poggiato la testa ai tronchi degli alberi, alle pietre, alle rocce per ascoltare la voce delle foglie, ciò che dicevano gli uccelli, ciò che raccontava l’acqua corrente. Ho visto l’alba e il tramonto, il sorgere della luna nell’immensa solitudine delle montagne, ho ascoltato i canti, le musiche tradizionali e le fiabe e i discorsi del popolo. E così si è formata la mia arte, come una canzone, o un motivo che sgorga spontaneo dalle labbra di un poeta primitivo”. 

Un linguaggio alto quello di Grazia Deledda, dettato dall’amore verso la sua “terra divina, fatta meravigliosa da Dio e dagli uomini”. Una “povera, deserta e solitaria terra” di cui la scrittrice, la prima donna italiana a ricevere un premio nobel, conosceva ogni rupe e i suoi colori: lo scarlatto delle piante di limonium che si ramificano come coralli, i grappoli d’oro della ginestra, il bianco candido dell’asfodelo o del giglio selvatico. Sentieri poco conosciuti resistono selvaggi al codice del tempo, inerpicandosi, tra le macchie di lentisco, sulle montagne lussureggianti di verzura, coi fianchi coperti di boschi e di pittoreschi grandi alberi, “che disegnano frange d’ombra d’una freschezza indescrivibile”. 

Esistono luoghi in cui si respira la solitudine e la natura regala preziosi momenti di pace. Gli stessi in cui Grazia Deledda si rifugiava per dare ristoro alle sue profonde e avverse emozioni.

Lungo la foce del fiume Coghinas

L’aria profuma di elicriso, di ginepro, di essenze quasi agrumate e i folti cespugli di finocchietto marino e del fico degli ottentotti risaltano sulla candida sabbia.

Seguiamo le nostre guide, Annamaria e Antonio, lungo il sentiero che costeggia la sponda sinistra del fiume Coghinas, in prossimità della sua foce, divisa dal mare aperto da un imponente cordone dunale. In quella zona lagunare, nel comune di Valledoria, alcune piante alofite, come le tamerici, si sono adattate all’acqua salmastra, mentre tra i canneti e i giunchi trovano rifugio oltre 150 specie di uccelli. L’area è stata classificata come sito di interesse comunitario della Rete Natura 2000 e dichiarata zona di protezione speciale per la quantità di animali che la popolano. Il censimento dell’avifauna è opera di Giosuè Serreli, un appassionato ornitologo e fotografo naturalista che lavora al chiosco, situato in prossimità del parcheggio alla foce del fiume.

Da metà marzo a fine ottobre, Giosuè organizza escursioni in barca per osservare gli uccelli, che si lasciano tranquillamente avvicinare poiché abituati alla sua presenza e al rumore della sua imbarcazione.

L’ecosistema fluviale del fiume Coghinas è una palestra naturalistica a cielo aperto che può essere esplorata in assoluta libertà a piedi, in bici o noleggiando un kayak o una canoa.

Un bagno nelle terme naturali

Il Coghinas è un confine naturale geografico e geologico, poiché divide la zona del quaternario, di natura vulcanica, da quella del paleozoico, di struttura granitica. Oltre il fiume si trovano, infatti, i graniti della Gallura, generati da un magma che si è lentamente cristallizzato sotto terra, diversamente dalle rocce vulcaniche, che si sono formate dalla solidificazione di una lava emersa in superficie. In prossimità di tale faglia geologica, si riscontra la presenza di sorgenti termali, la cui temperatura oscilla tra i 40° ed i 70° C. Il nome Coghinas in sardo significa “cucina”, poiché le caldissime acque erano usate in antichità anche per cucinare. Oltre alle terme di Casteldoria, un complesso termale nella località di Santa Maria Coghinas, attualmente chiuso per restauro, diverse spiagge libere dislocate lungo le anse del fiume offrono la possibilità di immergersi nelle acque curative e nei fanghi di natura vulcanica, in grado di apportare significativi miglioramenti alle persone che soffrono di patologie tra cui reumatismi, artrosi, dermatiti e problemi respiratori.

In cima al Monte Ussoni

“Una camminata nella natura ci deve riportare a lei” mi dice Antonio Muntoni, guida ambientale escursionistica, mentre prendiamo il sentiero per raggiungere la cima del Monte Ussoni. “Camminare nella natura è una terapia”, continua Antonio. Da anni si dedica a far scoprire la sua terra che considera ancora vergine dal punto di vista escursionistico, poiché custodisce spazi enormi da esplorare e aree dimenticate. “In quei luoghi, dove si cammina senza incontrare nessuno per ore, si torna a contatto con la natura, con le sue piante, gli animali, il vento, i suoni e i silenzi”.

Nonostante nelle regioni del Nord Sardegna la fetta trainante del turismo sia quella balneare, negli ultimi vent’anni sono sempre più numerosi i visitatori alla ricerca di un turismo esperienziale, di sentieri poco battuti, ma anche delle piccole realtà del territorio, nate grazie alle persone che hanno creduto e investito nella loro terra, dando vita a piccole aziende ecosostenibili.

I pini alieni e i carbonai

Salendo lungo il sentiero che conduce alla cima del Monte Ussoni, si può godere della frescura sotto l’ombra di enormi pini. “Sono piante aliene” mi dice Antonio. “In Sardegna abbiamo pini spontanei solo in due aree del sud ovest”. Antonio mi racconta che quei pini sono stati piantati circa 60 – 70 anni fa, a seguito di un programma di rimboschimento.

I boschi originari erano infatti composti da querce, lecci, sughere e roverelle, abbattuti di oltre due terzi tra la metà del 1800 e la metà del 1900. Il grande lavoro di taglio fu opera dei carbonai, mandati dai Savoia, a cui la Sardegna apparteneva. Il legname veniva accatastato e bruciato lentamente fino a diventare carbone, caricato nei sacchi di iuta e portato con i carretti o a dorso di mulo verso le zone costiere, per essere imbarcato verso l’Italia del nord. Tutti i sentieri – sia le carrarecce, percorse dai carretti, che le mulattiere, su cui transitavano i muli – sono stati infatti realizzati dai carbonai.

Avendo perso quasi tutti i boschi primari, sull’isola si è resa necessaria un’opera di rimboschimento, anche per alimentare la cartiera di Arbatrax – oggi chiusa – che, insieme a quella di Fabriano, produceva il maggior quantitativo di carta in Italia. È stato introdotto il pino, poiché impiega 20 anni per crescere, contro i 150 necessari per un leccio.

Tuttavia i pini, che si sono ottimamente acclimatati, hanno avuto un effetto devastante sulla flora locale. In primavera, sotto un bosco di lecci si ha una straordinaria fioritura di ciclamini, che mai potrebbe esistere sotto i pini, perché gli aghi, cadendo, creano un tappeto che inibisce la crescita delle piante del sottobosco.

La perdita del sottobosco, che costituisce uno degli ecosistemi di base, avvia un processo a catena che provoca la scomparsa degli ecosistemi più avanzati (la macchia mediterranea, gli arbusti e le speci boschive di alto fusto) e, conseguentemente, anche quella della biodiversità degli animali che vivono e trovano rifugio nei boschi primari.

Gli alberi autoctoni, a crescita lenta, non riescono inoltre a svilupparsi in maniera sana e robusta, poiché rimangono soffocati dall’ombra e dalla massa degli enormi pini.

Oggi i rimboschimenti vengono attuati con specie autoctone e molti pini sono stati espiantati.

Cenni e curiosità sulla botanica sarda

Le euforbie

Distese di euforbie con le loro appariscenti fioriture ricoprono le coste sarde. Il fusto contiene un lattice bianco che, a contatto con gli occhi, può provocare la cecità anche permanente ed era utilizzato nella pesca di frodo per avvelenare i pesci, buttando in mare i rami tagliati.

L’iperico

L’ iperico è un piccolo arbusto dalle molteplici proprietà terapeutiche, tra cui quelle cicatrizzanti. Con l’olio ricavato da questa pianta veniva realizzato un unguento “miracoloso” per la cura delle ustioni. La ricetta era gelosamente custodita da una famiglia di Nuchis, frazione di Tempio, alla quale si rivolse anche il famoso pilota Niki Lauda in seguito al suo rovinoso incidente.

L’artemisia 

La pianta officinale dell’artemisia (da artemes, che in greco significa “curativo”) si trova in Sardegna a bordo delle strade e nei terreni poveri di nutrienti. È chiamata anche falso assenzio. Ne esistono diversi tipi ed è molto presente nella tradizione officinale sarda, in quanto il decotto è fortemente depurativo e digestivo. Soprattutto nel sud dell’isola, l’artemisia era utilizzata dalle donne in caso di ritardi del ciclo mestruale: secondo un’antica credenza sarebbe bastato metterne qualche fogliolina sotto la pianta del piede per stimolare l’arrivo del ciclo nel giro di pochi giorni.

Il lentisco

È una pianta che si è adattata sia sulle coste sarde che ad alte quote. Prima dell’arrivo dell’elettricità, era usata per produrre l’olio con cui si alimentavano le lampade, una consuetudine che risale probabilmente alle culture megalitiche nuragiche. Oggi il lentisco è impiegato principalmente nella cosmetica e nel settore farmaceutico, essendo un ottimo antinfiammatorio e un idratante; gli anziani hanno l’abitudine di masticarlo, per le sue proprietà antibatteriche. Fino un secolo fa, l’olio di lentisco era considerato “l’olio dei poveri”, poiché utilizzato da chi non poteva permettersi quello di oliva. A detta delle nonne, però, le frittelle fritte in quell’olio sono una vera prelibatezza!

L’elicriso

L’olio di elicriso, ottenuto dalla macerazione delle sommità fiorite, è dotato di una potente azione antistaminica, decongestionante e lenitiva. Grazie al suo profumo intenso, l’elicriso era utilizzato per coprire il cattivo odore del pelo bruciato (per essere eliminato), prima della macellazione del maiale o mentre si cucinava il cinghiale alla brace.

Il carrubo

Gli alberi di questa pianta sono stati, in passato, importantissimi per la sopravvivenza nell’isola, poiché dal carrubo si ricavava la farina. 

Il frutto del carrubo si chiama carato e contiene dei semi che, una volta essiccati, hanno sempre una dimensione e un peso identico, motivo per cui i Romani li utilizzavano per pesare l’oro.

La palma nana

È l’unica palma della Sardegna considerata autoctona, nonostante sia stata introdotta in tempi remoti. Ha un ciclo di vita molto lungo e in Italia la più vecchia si trova nel giardino botanico di Padova: ha circa 500 anni. Fu piantata nel 1585 ed è conosciuta come “la palma di Goethe”, poiché a fine 1700, lo scrittore tedesco, in visita al giardino botanico, se ne innamorò e tornò più volte ad ammirarla, per trovare ispirazione per le sue opere.

L’agave

Proveniente dal nord e dal centro America, è presente a scopo ornamentale e a ridosso delle vecchie aree militari, poiché fu piantata come deterrente per i paracadutisti nemici, viste le sue estremità spinose.

La pianta impiega circa dieci anni per sviluppare il fusto (4 – 5 m) che nasce dal centro delle foglie e dà origine a una splendida fioritura. Quando i fiori appassiscono, l’agave muore e rimangono i semi, che daranno origine a un nuovo individuo.

Il fico d’india

Anticamente era piantato come recinzione per delimitare i terreni privati; oggi si trova ovunque. Quelle che appaiono come foglie costituiscono in realtà il fusto, che è commestibile. Le foglie del fico d’India sono le sue spine, che hanno subito un’evoluzione, permettendo alla pianta di conservare l’acqua all’interno del fusto.

Lungo la buccia, i frutti del fico d’India presentano una serie di spine quasi invisibili e i turisti ignari, che li raccolgono per mangiarli, incappano in seri guai!

L’eucalipto

La foce del fiume Coghinas era, fino agli anni Quaranta, un’area disabitata poiché paludosa e malarica. Per bonificarla furono introdotte le piante di eucalipto, originarie dell’Australia. Ogni singolo albero di eucalipto assorbe infatti 300 – 400 litri di acqua al giorno, fatto che favorì il drenaggio e la bonifica della zona. Purtroppo, col passare del tempo, le stesse piante sono diventate infestanti, a discapito della vegetazione autoctona.

La Casa gioiosa

Sbarre, celle e corridoi: un Museo della Memoria carceraria dell’ex colonia penale agricola di Tramariglio. La Casa Gioiosa è allestita all’interno di quello che fu un vero e proprio carcere, oggi sede del Parco di Porto Conte e dell’Area marina protetta di Capo Caccia – Isola Piana, attorniata da un giardino botanico di interesse biologico e naturalistico. Due piani ricchi di storia e di storie che raccontano la quotidianità dei detenuti, attraverso gallerie fotografiche, abiti e strumenti di lavoro.

Negli ambienti dell’ex colonia penale, il Parco tematico Piccolo Principe è un omaggio a Saint-Exupéry da parte della città di Alghero, dove il celebre scrittore trascorse l’ultimo periodo della sua vita: fu proprio da quelle coste, infatti, che l’aviatore francese decollò per l’ultima volta, diretto verso la Corsica a bordo del suo aereo, prima di scomparire nel luglio del 1944. Il senso della vita, il significato dell’amore e dell’amicizia sono affrontati da Saint-Exupéry con un’incredibile semplicità, riproposta all’interno delle sale a lui dedicate.

Unica al mondo nel suo genere, la Mostra d’arte permanente Elio Pulli è ispirata ai personaggi de Il Piccolo Principe. Quadri e sculture di terracotta dipinte a mano con vividi colori riproducono le principali scene nate dalla fantasia di Antoine De Saint Exupéry, reinterpretate per l’originale versione del libro tradotto in lingua sarda.

Alghero è la città più importante della“Riviera del Corallo”, una zona del nord della Sardegna caratterizzata dalla più grande quantità di corallo rosso. Nei vari padiglioni museali, Teléia è un centro immersivo multimediale a tema marino: un “tuffo” virtuale nelle profondità del mare, alla scoperta del microcosmo subacqueo che rappresenta uno dei tesori di quel tratto di costa. 

Le domus de janas

Un universo sotterraneo, mimetizzato nel paesaggio delle campagne sarde.

In dialetto sardo “domus de janas” significa “casa delle fate” e il loro ritrovamento nel centro di Sennori, nella regione storica dell’Anglona, testimonia la presenza dell’uomo nel territorio già dai tempi antichissimi. 

Vicino alla chiesa parrocchiale sono state, infatti, rinvenute numerose sepolture, scavate una vicino all’altra in un affioramento calcareo. La necropoli, ascrivibile alla cultura di Ozieri (3500 – 2700 a.C.) comprende undici domus de janas pluricellulari, alcune delle quali caratterizzate da decorazioni architettoniche in rilievo con raffigurazioni taurine. Seguendo particolari riti, il defunto veniva trasferito dalla sua casa in un’altra abitazione, secondo una credenza, propria di queste popolazioni, che presupponeva una vita dopo la morte. Accanto alle spoglie venivano deposti oggetti di uso comune facenti parte del corredo del defunto e, probabilmente, anche del cibo per il viaggio ultraterreno. Le tombe, riproponendo in scala ridotta le dimore abituali, danno un’idea di come fossero le case dei sardi di cinquemila anni fa e, quando furono scoperte, i pastori pensarono fossero case di esseri magici, da qui il loro nome.  

La Confraternita del Moscato di Sorso-Sennori

La Romangia è madre di grandi vini da tempi lontani. Duemila anni fa i Romani vi coltivavano la vite e l’olivo per produrre il vino e l’olio che commerciavano in tutto il Mediterraneo: lungo il Golfo dell’Asinara passava infatti la strada che portava alla colonia di Turris Libisonis, l’antenata di Porto Torres, oggi come allora crocevia marittimo e porta d’accesso al nord-ovest, divenuta parco archeologico e museo (www.musei.sardegna.beniculturali.it).

La Doc del moscato, una realtà riconosciuta a livello internazionale, è custodita nella regione storica della Romangia da un gruppo di amatori riunitosi nella Confraternita del Moscato di Sorso-Sennori. I soci della Confraternita hanno reimpiantato nei loro terreni gli antichi vitigni del moscato, che erano stati espiantati poiché non particolarmente redditizi, ridando vita a una produzione di vino con il marchio Doc. Quattro cantine del territorio (Nuraghe Crabioni, Cantina Fara, Viticoltori della Romangia, Sorso-Sennori Antas) seguendo la scia dei confratelli, hanno iniziato a imbottigliare il moscato Doc con la loro etichetta. 

L’olio di Sennori

Viene comunemente denominata “palma”, ma è conosciuta anche come “bosana”, “tondo di Sassari”, “de ozzu”, “aligaresa”: è la varietà di olivo più presente nel nord ovest della Sardegna. Ha origini spagnole ed è caratterizzata da un frutto piccolo, con un’elevata produttività e resa in olio. A Sennori l’olivicoltura è una delle principali attività. Il patrimonio olivicolo è costituito in gran parte da alberi secolari che connotano il paesaggio in modo caratteristico e hanno effetti positivi sull’equilibrio idrogeologico.

Gli oliveti si estendono su circa 637 ettari di terreno attorno al paese e le produzioni degli olivicoltori locali sconfinando nei comuni limitrofi di Sorso e Sassari, creando una notevole produzione di primaria importanza.

Il pane degli sposi

Cuori, ghirlande con fiori, foglie, frutti e uccelli decorano il pane, tra i pizzi e i drappeggi del tavolo nuziale, come augurio di fecondità per la nuova coppia. Un’usanza secolare che trova origine nella storia della famiglia contadina, dove la trasformazione del grano in pane spettava esclusivamente alle donne, custodi di un’aggraziata manualità e di riti di scongiuro da recitare durante l’impasto. Anticamente il pane nuziale veniva preparato tre giorni prima del matrimonio durante la notte e vedeva coinvolte oltre alla sposa, amiche e parenti: un momento vissuto come una grande festa e spesso accompagnato da balli e musica.
Una volta pronto, il pane veniva portato assieme al corredo nella futura casa della nuova coppia e consumato durante il banchetto, mentre quello più elaborato veniva conservato dagli sposi nella camera da pranzo o appeso a capo del letto.

L’arte dell’intreccio

Agili e capaci mani di donne tramandano tecniche antiche. In Sardegna l’arte dell’intreccio continua da generazioni e nelle strade di Castelsardo si trovano ancora le cestinaie intente a intrecciare, sull’uscio di casa, abbinando disegni, inserti colorati e motivi tradizionali a un gusto personale e innovativo. Le forme dei manufatti variano in funzione di tipo di materiale e del luogo di produzione: a Sennori l’asfodelo è la materia prima per eccellenza, mentre in località di pianura, vicine a stagni o mare, come Castelsardo, vengono intrecciate la palma nana, il fieno marino, la rafia, giunco e il grano. In questo borgo, all’interno del castello medievale dei Doria, il Museo dell’intreccio mediterraneo racconta la storia e le tecniche di questa antica tradizione. (www.mimcastelsardo.it).

La ninna nanna di Andrea Parodi

Le onde si infrangono sulla scogliera di Punta Campulandru. Un giovane gabbiano è appostato in vedetta sulle rocce vulcaniche, screziate dal giallo dei licheni e dal verde dei ciuffi di finocchietto marino. Una cassa musicale diffonde le prime note. Siamo a occhi chiusi, come ci hanno chiesto le nostre guide, Antonio e Annamaria. Hanno voluto farci ascoltare un brano di Andrea Parodi, ex cantante dei Tazenda. Una persona che alla sua terra ha dato voce e che, purtroppo, non c’è più. Le emozioni si fondono con la musica di quella ninna nanna sarda. Sono minuti intensi. Poi riprendiamo il sentiero per raggiungere le acque turchesi di Baia Ostina.

PRIMO ITINERARIO – Escursione da La Ciaccia a Baia Ostina

Una camminata semplice e rilassante nel territorio di Valledoria/Castelsardo, dal villaggio de La Ciaccia alla spiaggia di Baia Ostina (o viceversa). Un trekking costiero semplice e privo di difficoltà di rilievo, ma capace di regalare scenari molto interessanti. Baia Ostina è un approdo di epoca romana; si conserva la strada originale con il selciato ancora intatto.

Punto di partenza e di arrivo:

Ingresso 1 (La Ciaccia) – alla fine della strada principale del villaggio La Ciaccia (Via Cristoforo Colombo), dove termina la strada asfaltata e inizia quella sterrata. 

Ingresso 2 (Incrocio per Baia Ostina) – Lungo la strada statale 134, in corrispondenza dell’incrocio per la spiaggia di Baia Ostina e il Castelsardo Resort Hotel.

Lunghezza: 4,5 Km

Tempo necessario: Circa 3 ore

Dislivello Positivo: Circa 100 mt

Grado di Difficoltà: T (Turistico)

Piano di calpestio: Percorso che si svolge prevalentemente su strada a fondo naturale e sentiero senza difficoltà di rilievo.

Segnavia: Percorso non segnalato, ma facilmente intuibile grazie alla sterrata larga e al sentiero ben mantenuto

Periodo: Percorribile tutto l’anno.

Descrizione ambientale del sentiero: 

Informazioni geologiche: area caratterizzata dalla presenza di Ignimbriti e Andesiti, rocce magmatiche effusive, formatesi in seguito al raffreddamento rapido di un magma a contatto con gli agenti atmosferici.

Informazioni botaniche: le specie presenti sono principalmente tipiche di ecosistemi quali macchia mediterranea e gariga costiera. Si distinguono: ginepro coccolone, ginepro fenicio, tamerice comune, lentisco, palma nana, cisto marino, cisto rosso, cisto femmina, artemisia, asfodelo, elicriso sardo, finocchio marino, cineraria maritima, euforbia delle Baleari, limonio marino.

Informazioni faunistiche: Mammiferi: cinghiale, volpe, donnola, lepre, coniglio selvatico, porcospino. Uccelli: gheppio, poiana, cuculo, pernice sarda, gabbiano reale. Rettili: testuggine comune, testuggine greca, testuggine sarda, lucertola tirrenica.

Contesto antropico: case di civile abitazione, ovili, depositi d’acqua, Castelsardo Resort.

Descrizione del percorso: 

Il consiglio è di partire dalla Ciaccia, seguendo la strada sterrata che inizia alla fine di Via Cristoforo Colombo e che dopo circa 2 km si trasforma in uno stretto sentiero sempre ben chiaro e intuibile, che segue la linea costiera, costeggiando gli splendidi scogli di rocce vulcaniche (andesiti e ignimbriti) di Punta Campulandru e Cala Matzina, dove si apre una pittoresca vista sul borgo medievale di Castelsardo, per poi raggiungere la piccola spiaggia di Baia Ostina, con le sue acque dai colori indimenticabili. Possibilità di effettuare il percorso anche in mountain bike.

SECONDO ITINERARIO – Foce del Coghinas

Una passeggiata priva di difficoltà di rilievo, adatta anche a famiglie con bambini, che risale il tratto finale del fiume e ricca di interessanti elementi, soprattutto per quanto riguarda l’avifauna. La Foce del Coghinas è stata infatti dichiarata Area SIC (sito di interesse comunitario) e ZSC (zona speciale di conservazione), facente parte della rete di aree protette Natura 2000, grazie alle oltre 150 specie di uccelli diversi censiti.

Punto di partenza e di arrivo: Imbarcadero, Foce del Coghinas

Lunghezza: 4,5 Km

Tempo necessario: Circa 2 ore

Dislivello Positivo: 15 mt 

Grado di Difficoltà: T (Turistico)

Piano di calpestio: Percorso che si svolge prevalentemente su sentiero senza difficoltà di rilievo.

Segnavia: Percorso non segnalato, ma facilmente intuibile grazie al sentiero ben mantenuto.

Periodo: Percorribile tutto l’anno.

Descrizione ambientale del sentiero: 

Informazioni geologiche: area caratterizzata dalla presenza di depositi alluvionali a sabbie eoliche del quaternario. 

Informazioni botaniche: Le specie presenti sono principalmente tipiche di ecosistemi quali macchia mediterranea, gariga costiera ed ecosistemi di acqua dolce e salmastra. Si distinguono: salice comune, ginepro coccolone, ginepro fenicio, tamerice comune, lentisco, asfodelo, artemisia, elicriso sardo, finocchio marino, euforbia delle Baleari, canna comune, cannuccia di palude. Presenti anche specie frangivento come l’eucalipto.

Informazioni faunistiche: Mammiferi: volpe, donnola, lepre, coniglio selvatico, porcospino. Uccelli: Sono state censite oltre 150 specie, tra cui: falco di palude, falco pescatore, fenicottero rosa, airone rosso, airone bianco maggiore, airone cenerino, airone guardabuoi, garzetta, sgarza ciuffetto, nitticora, tarabuso, tarabusino, pollo sultano, martin pescatore, gruccione, rigogolo, fraticello, volpoca, germano reale, folaga, gallinella d’acqua, gabbiano reale. Rettili: testuggine di palude, testuggine comune, testuggine greca, testuggine sarda, lucertola tirrenica. Anfibi: raganella sarda, discoglosso sardo, rospo smeraldino. 

Contesto antropico: Chiosco L’Alta Bhanda, Camping La Foce, Chiavica con paratie, Argini di contenimento del fiume – Ponte di Baduboi. 

Descrizione del percorso: 

L’ingresso del sentiero si trova a circa 30 m dal chiosco L’Alta Bhanda, in località Imbarcadero, Foce del Coghinas a Valledoria.
Una volta preso il sentiero si inizia a costeggiare il fiume, con possibilità di fare diverse soste nei diversi punti adatti all’osservazione delle numerose specie di uccelli presenti, tra cui il ponticello che si trova nei pressi della Piccola Chiavica che con le sue paratie regola il livello delle acque dei canali di irrigazione della Bassa Valle del Coghinas. Dopo circa 1 Km, il sentiero svolta a destra e sale sull’argine di contenimento del fiume. Da qui il percorso continua per circa 3,5 km sempre sull’argine, regalando una bella vista sulla Valle del Coghinas e sui diversi rilievi che circondano quest’ultima. L’escursione termina al Ponte di Baduboi, confine tra i comuni di Valledoria e Badesi. Per chi ama pagaiare, è anche possibile tornare al punto di partenza con una semplice discesa in kayak di circa 2,5 ore. (rivolgersi alla ditta New Kayak, in località Imbarcadero). Possibilità di effettuare il percorso anche in mountain bike.

TERZO ITINERARIO – Cala della Barca

Cala della Barca

Una piccola insenatura racchiusa tra due maestose falesie: la falesia di  Torre della Penya – dall’omonima torre aragonese posta sulla sua sommità ed edificata alla fine del 1500 – e Punta Cristallo. Il nome della cala, situata nel Parco Regionale di Porto Conte, deriva dalla presenza del relitto di un battello francese naufragato contro queste coste nel XVII secolo. Il punto panoramico è posto a circa 30 m sul livello del mare e si affaccia sull’isola Piana, un’area inaccessibile, essendo interdette sia la navigazione sia la pesca nelle acque attorno alle falesie.

Ciò rende l’sola Piana un piccolo paradiso incontaminato, ideale per la nidificazione di numerose specie di uccelli sia stanziali che migratori.

Punta Cristallo è il sito di nidificazione di una colonia di avvoltoi grifone, la cui apertura alare può sfiorare i 3 metri.

Punto di partenza e di arrivo: Ingresso 1 (Entrata Oasi Naturale “Le Prigionette”), sulla strada provinciale 55 per Capo Caccia, in corrispondenza dell’entrata dell’Oasi Naturale “Le Prigionette (ben visibile e segnalato). Ingresso 2 (Presso Casa Gioiosa a Tramariglio), circa 4 Km più avanti del primo, in corrispondenza di Casa Gioiosa e della spiaggia di Tramariglio
Lunghezza: 9 Km

Tempo necessario: Circa 4 ore

Dislivello Positivo: 150 mt circa

Grado di Difficoltà: E (Escursionistico) 

Piano di calpestio: Percorso che si svolge prevalentemente su strada a fondo naturale, senza  difficoltà di rilievo.
Segnavia: Percorso parzialmente segnalato e facilmente intuibile grazie alla sterrata larga e ben mantenuta. 

Periodo: Percorribile tutto l’anno. 

Descrizione ambientale del sentiero: 

Informazioni geologiche: Area caratterizzata dalla presenza di calcare, roccia sedimentaria, formatasi in ambiente subacqueo in seguito a disgregazione, trasporto, deposizione e diagenesi di detriti di rocce e resti di antichi organismi viventi e caratterizzata da evidente stratigrafia e da una numerosa presenza di fossili. 

Informazioni botaniche: sono presenti vaste parcelle a rimboschimento con pino domestico, pino marittimo e pino d’Aleppo. Le altre specie sono principalmente tipiche di ecosistemi quali bosco mediterraneo sempreverde, macchia mediterranea e gariga costiera. Si distinguono: leccio, ginepro coccolone, ginepro fenicio, mirto, lentisco, palma nana, cisto marino, cisto rosso, cisto femmina, artemisia, asfodelo, elicriso sardo, euforbia arborea, lavanda selvatica, ruta e due splendidi endemismi come il fiordaliso spinoso che ha all’interno del parco una porzione significativa del suo areale e la anchusa aardoa, che in tutto il mondo vive esclusivamente all’interno del parco di Porto Conte, sulle sabbie dell’omonima baia. 

Informazioni faunistiche: Mammiferi: cervo sardo, daino, cinghiale, volpe, donnola, lepre, coniglio selvatico, porcospino. Uccelli: grifone, capovaccaio, falco pescatore, falco pellegrino, gheppio, poiana, cuculo, pernice sarda, gabbiano reale. Rettili: testuggine comune, testuggine greca, testuggine sarda, lucertola tirrenica. 

Contesto antropico: Strutture Oasi Naturalistica Le Prigionette,  Stazione Agenzia Forestas, Vedetta di Monte Timidone, Casa Gioiosa e strutture ricettive del Parco in località Tramariglio. 

Descrizione del percorso: 

Si parte da uno dei due ingressi, posti a circa 4 km uno dall’altro e si segue il percorso in direzione Cala della Barca, salendo di quota sulla strada sterrata che attraversa tutta quest’area, caratterizzata da un folto rimboschimento a pino. 

Superate alcune diramazioni, sempre ben segnalate, si lascia la parcella forestale e ci si muove su un terreno decisamente più pietroso, tipico dell’ecosistema a gariga costiera, caratterizzato da piante erbacee e arbustive, che assumono una classica forma a pulvino (cuscino) per resistere alle raffiche di vento. In poco tempo si raggiungono le alte falesie calcaree di Cala della Barca, da cui si gode di una stupenda vista sull’Isola Piana e sul mare circostante. 

Gli escursionisti più allenati possono anche scegliere di fare una deviazione (consigliatissima) verso la vetta del Monte Timidone (sempre ben segnalato nei vari crocevia presenti sul tracciato), dalla quale si gode di una vista a 360° sull’intero Parco di Porto Conte, sui promontori di Capo Caccia e Punta Giglio, su Alghero e su una buona parte della costa occidentale della Sardegna. Possibilità di effettuare il percorso anche in mountain bike.

QUARTO ITINERARIO – Escursione sul Monte Ussoni

L’escursione nel cantiere forestale di Monte Ussoni permette di camminare immersi in una natura rigogliosa e di ammirare dalla sua vetta, che è una vera e propria terrazza sul mare, alcuni dei panorami più spettacolari della costa Nord della Sardegna. In questa facile escursione si uniscono interessanti elementi di carattere naturalistico, storico e culturale.

Punto di partenza e di arrivo: Ingressi strada forestale Monte Ussoni

Il primo ingresso si trova sulla strada provinciale 90 Castelsardo-Santa Teresa. Se si procede in direzione Santa Teresa, è la prima entrata sulla sinistra, circa 400 metri dopo il ristorante “La Pecora Nera”. Se invece si procede in direzione Castelsardo è la prima entrata sulla destra, circa 2 km dopo l’incrocio per la Muddizza.
Il secondo ingresso si trova a Multeddu (piccola frazione di Castelsardo, situata lungo la strada statale 134), a circa 200 metri dal Bar “La Roccia dell’Elefante” (ci si può rivolgere al bar per informazioni).

Lunghezza: 10 Km

Tempo necessario: Circa 3,5 ore

Dislivello Positivo: 250 mt 

Grado di Difficoltà: E (Escursionistico)

Piano di calpestio: Percorso che si svolge prevalentemente su strada a fondo naturale, senza difficoltà di rilievo.

Segnavia: Percorso non segnalato, ma facilmente intuibile grazie alla strada larga e sentiero ben mantenuta.
Periodo: Percorribile tutto l’anno.

Descrizione ambientale del sentiero: 

Informazioni geologiche: area caratterizzata dalla presenza di Ignimbriti e Andesiti, rocce magmatiche effusive, formatesi in seguito al raffreddamento rapido di un magma a contatto con gli agenti atmosferici.

Informazioni botaniche:Le specie presenti sono principalmente tipiche di ecosistemi quali bosco mediterraneo sempreverde, macchia mediterranea e gariga. Si distinguono: leccio, roverella, carrubo, ginepro coccolone, lentisco, fico d’India, palma nana, cisto marino, cisto rosso, cisto femmina, artemisia, asfodelo. Sono presenti inoltre vaste aree a rimboschimento con pino domestico, pino marittimo e pino d’Aleppo. 

Informazioni faunistiche: Mammiferi: cinghiale, volpe, donnola, lepre, coniglio selvatico, porcospino. Uccelli: gheppio, poiana, cuculo, ghiandaia, pernice sarda, gabbiano reale.
Rettili: testuggine comune, testuggine greca, testuggine sarda, lucertola tirrenica, biacco

Contesto antropico: – Frazione di Multeddu, muraglia megalitica di Monte Ussoni, antenne e ripetitori di Monte Ussoni.

Descrizione del percorso:
Si parte da uno dei due ingressi di Monte Ussoni, inoltrandosi nella parcella forestale, costituita da specie autoctone, quali Lecci e Roverelle e aree di rimboschimento a pino domestico e pino marittimo.
Arrivati in cima, si potranno osservare i resti di una muraglia megalitica di origine nuragica e si potrà godere di una vista completa sulla Bassa Valle del Coghinas, con i paesi di Valledoria e le sue frazioni (La Ciaccia e La Muddizza), Santa Maria Coghinas, Viddalba, Baia delle Mimose, Badesi, Trinità d’Agultu e il borgo di Isola Rossa. La vista spazia inoltre sull’intera costa settentrionale della Sardegna, con la possibilità di vedere nelle giornate più nitide le sagome dell’Asinara e della Corsica. Possibilità di effettuare il percorso anche in mountain bike.

Questo articolo è stato realizzato nell’ambito di un progetto di valorizzazione territoriale promosso da Rete Metropolitana Nord Sardegna e So.Ge.A.Al., la società di gestione dell’aeroporto di Alghero, con l’obbiettivo di favorire la crescita di tutti i Comuni aderenti alla Rete, superando i confini amministrativi, in modo che il territorio, visitabile in tutte le stagioni, possa essere percepito come un tutt’uno.

BLOCK NOTES

DURATA   4 giorni

QUANDO  tutto l’anno

Come arrivare

In nave: da Genova, Livorno e Civitavecchia fino a Porto Torres o Olbia.

In aereo: l’aeroporto di riferimento è quelli di Alghero.

Dove dormire

Charming Hotel Bajaloglia Resort, Località Bajaloglia, Castelsardo (SS), tel. 079.474544, www.bajalogliaresort.it, vista mare, design moderno, cura dei particolari, colori caldi, comfort e tecnologia contraddistinguono le camere dell’hotel Bajaloglia Resort di Castelsardo, immerso nella natura, tra le vigne e la macchia mediterranea delle colline che si affacciano direttamente sul mare e sul borgo medievale di Castelsardo. Hotel Catalunya, Via Catalogna 24, Alghero (SS), tel. 079.953172, www.hotelcatalunya.it, a due passi dal centro storico e dal porto turistico, l’Hotel Catalunya è la dimora perfetta per chi vuole visitare agevolmente la città a piedi o in bicicletta. A soli 400 m dall’hotel, un garage convenzionato è a disposizione dei clienti. Fermate dei bus delle linee urbane ed extraurbane di fronte all’albergo.

Dove mangiare

Ristorante L’Incantu, Località Bajaloglia, Castelsardo (SS), tel.079. 474544,  www.ristoranteincantu.it, all’interno del Bajaloglia Resort, il ristorante adotta un concetto di gastronomia legato alla genuinità e tipicità dei prodotti e al susseguirsi delle stagioni. Agriturismo Monte Istulargiu, Località Monte Istulargiu, Str. Castelsardo, Valledoria, tel. 348.7240479, www.agriturismomonteistulargiu.com, su una collina con vista sul golfo dell’Asinara, Pasquale, il primogenito della famiglia Cugusi, prepara deliziosi piatti tradizionali, con materie prime di loro produzione e con i migliori prodotti locali. Parco Restaurant lounge bar, Via Budapest, Parco Di Monserrato, Sassari, tel. 350.9531065, www.parcodimonserrato.com, immerso nella natura del Parco di Monserrato, il ristorante si trova nell’edificio della Madonna di Monserrato. Un viaggio tra i sapori di terra e quelli di mare: dall’involtino di pescatrice al maialetto di latte cotto 48 ore, dalla rivisitazione della seadas in chiave contemporanea a una deliziosa cheese cake al mirto. Ristorante Pizzeria Gior, Largo San Francesco 8, Alghero, tel. 079.9146568, nel cuore del centro storico di Alghero, il ristorante offre una varietà di gustose pizze e di piatti della cucina sarda rivisitati in chiave moderna.

Birdwatching

Tour in barca sul fiume Coghinas per avvistamento, osservazione e descrizione delle numerose specie di uccelli che popolano l’area (2 ore circa) da  meta marzo a fine ottobre, tel. 328.2798442 Giosuè Serreli, www.focedelcoghinas.com  

Kayac e canoa

Noleggio Kayak e Canoe singole o doppie per discese fluviali sul fiume Coghinas, tel. 338.1258403, www.newkayaksardinia.com

Acquisti a Km 0

Cantina Nuraghe Crabioni, Località Su Crabioni, Sorso (SS), vendite: tel. 331.8701855; degustazioni durante la stagione estiva da lunedì a sabato (solo su prenotazione) tel. 388.2587721, www.nuraghecrabioni.it. La tenuta domina la valle sottostante fino al Golfo dell’Asinara. Nel complesso aziendale è presente un nuraghe, da cui deriva il nome della cantina che gli ospiti possono visitare in occasione di passeggiate a piedi o a cavallo tra gli splendidi filari. Pellhermosa Società Agricola, Viale Sardegna 164, Santa Maria Coghinas (SS), tel. 338.1074489, www.pellhermosa.com, prodotti naturali per la pelle e prodotti a base di Elderal, un principio attivo brevettato ed estremamente efficace e coadiuvante per patologie della pelle come ustioni, psoriasi, dermatiti e lesioni. Azienda Agricola Apidoria, Via Volta 35, Valledoria (SS),  agricarm@libero.it, fb Apidoria – Atzori Maria Carmen,  tel. 333.2330302: produzione di miele e suoi derivati, visite alle arnie, possibilità di fare la smielatura, degustazioni.

Visite guidate culturali e di attività outdoor

Antonio Muntoni, guida ambientale escursionistica, tel. 345.4485029, anto.muntoni@yahoo.it.

Annamaria Murru, guida turistica Sardegna, guida ambientale escursionistica e del Turismo culturale religioso, tel. 339.8442204, annamaria.murru@gmail.com.

Turismo attivo

Sardinia 360, tel. 010.3045374, www.sardinia360.it, escursioni in barca, fly&drive, avvistamento cetacei, tour di gruppo e su misura alla scoperta della Sardegna a 360°.

Noleggio bici e tour guidati bike

Biking Sardinia, Via Garibaldi 87, Alghero, tel. 393.3313788, www.bikingsardinia.it.

Noleggio auto e trasferimenti

Castel Tours, Via Brigata Sassari 24, Castelsardo (SS), tel. 333.9759849, www.casteltours.it. Sardabus, Via Nazionale 26, Badesi (SS), o Via Josto 9, Porto Torres (SS), www.sardabus.it.

Lettura consigliata

Grazia Deledda, Opere complete di prosa e poesia. 1988.

Una canzone da ascoltare

Andrea Parodi, Ninna nanna.

Approfondimenti e info in rete

www.retemetropolitananordsardegna.it.

Un po’ di poesia

“Noi siamo sardi […] Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo, lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto. Siamo il regno ininterrotto del lentisco, delle onde che ruscellano i graniti antichi, della rosa canina, del vento, dell’immensità del mare. Siamo una terra antica di lunghi silenzi, di orizzonti ampi e puri, di piante fosche, di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta. Noi siamo sardi”. 

(Grazia Deledda, Premio Nobel per la letteratura 1926).

Testo e foto di ©Scilla Nascimbene 

Reportage pubblicato sul n.311 di Itinerari e Luoghi – Giugno 2023, In collaborazione con Rete Metropolitana Nord Sardegna e Aeroporto di Alghero.

Foto di copertina ©Scilla Nascimbene 

Ringrazio

il Direttore Responsabile Daniele Cafieri, la editor Giulia Viganò, il grafico Roberto De Natale e la Redazione di Itinerari e Luoghi Editoriale C&C

Tiziana Tirelli Rete Metropolitana Nord Sardegna

Cesare Dell’Erba Aeroporto di Alghero

Le guide Antonio Muntoni e Anna Maria Murru

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