La più grande basilica romanica della Sardegna racconta oltre millecinquecento anni di storia, tra architettura medievale, antiche leggende e devozione popolare.

La Basilica di San Gavino: il più grande monumento romanico della Sardegna

Ai lati del portale romanico della Basilica di San Gavino, due angeli scolpiti nella pietra sorreggono una torre merlata. È l’antico simbolo di Torres e ricorda il ruolo che la città ebbe nella Sardegna medievale, quando la basilica rappresentava il centro religioso della diocesi turritana.

Accanto agli angeli, figure antropomorfe e motivi geometrici a bassorilievo raccontano la maestria degli scalpellini medievali chiamati a decorare quella che sarebbe diventato il più grande monumento romanico della Sardegna.

La Basilica dei Santi Gavino, Proto e Gianuario fu costruita nell’XI secolo sul Monte Agellu, sopra un’area già occupata in età paleocristiana da edifici di culto e da una vasta necropoli. Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce i resti di almeno due chiese precedenti, databili tra il V e il VII secolo. Il ritrovamento conferma che questo luogo era già un importante centro della comunità cristiana.

La leggenda di Comita e la nascita della basilica

La tradizione racconta che il giudice Comita, colpito dalla lebbra, sognò il martire Gavino, che gli indicò il Monte Agellu come il luogo dove edificare una grande chiesa dedicata a lui e ai compagni Proto e Gianuario, promettendogli la guarigione.

Una seconda apparizione gli avrebbe confermato la scelta del luogo. Comita fece allora arrivare da Pisa undici maestri scalpellini e muratori e ordinò di recuperare a Balai le reliquie dei tre martiri. 

L’arrivo di maestranze pisane, protagoniste della diffusione dell’architettura romanica nell’isola, è documentato dalle fonti storiche, che ne confermano il ruolo nella costruzione dell’edificio.

Un’architettura unica nel panorama italiano

La Basilica di San Gavino rappresenta un esempio unico in Italia di edificio romanico con due absidi contrapposte sui lati corti. Gli ingressi principali si aprono infatti sui lati lunghi, una soluzione architettonica rarissima che la distingue dalla maggior parte delle chiese romaniche europee.

Con i suoi 60,65 metri di lunghezza e 19,84 metri di larghezza, San Gavino è il più grande monumento romanico della Sardegna. Venne realizzato con il calcare della Nurra, una pietra chiara che cambia tonalità durante la giornata e che, nelle ultime ore del giorno, si accende di sfumature dorate.

Lesene, archetti pensili e strette monofore scandiscono le pareti esterne. Appena oltre l’ingresso, un’acquasantiera marmorea sostenuta dalla figura di una giovane accoglie i fedeli. La morbidezza delle sue forme contrasta con il rigore dell’architettura.

L’interno della basilica


L’interno è sobrio e diviso in tre navate da colonne marmoree di recupero provenienti dall’antica Turris Libisonis romana e da edifici di età bizantina.

I simulacri dei tre martiri


Nell’abside opposta all’altare maggiore sono custoditi i simulacri lignei di San Gavino, Proto e Gianuario. Realizzati nei primi decenni del Seicento da una bottega probabilmente napoletana, raffigurano i tre martiri distesi sul letto funebre, con i polsi legati e il segno della decapitazione. Ancora oggi sono al centro della devozione popolare: ogni anno, il 3 maggio, vengono portati in processione fino alla chiesa di Balai vicino, dove rimangono fino alla Pentecoste.

La statua equestre di San Gavino



Accanto ai simulacri, una statua equestre raffigura San Gavino come un giovane soldato romano e ne richiama il passato militare prima del martirio. L’opera, in legno intagliato, dorato e policromo, venne realizzata nel XVII secolo da una bottega romana.

La cripta dei Martiri

Sotto la basilica, la cripta dei Martiri custodisce le reliquie dei santi Gavino, Proto e Gianuario. Fu realizzata all’inizio del Seicento, dopo le ricerche promosse nel 1614 dall’arcivescovo Gavino Manca de Cedrelles per ritrovare le spoglie dei tre martiri.

Quegli scavi sono considerati tra le prime indagini archeologiche documentate della Sardegna e riportarono alla luce importanti testimonianze delle fasi più antiche del complesso monumentale.

La cripta conserva frammenti architettonici, elementi scultorei e piccoli manufatti che raccontano oltre millecinquecento anni di storia del luogo.

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Testo e foto © Scilla Nascimbene

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