MONTI PRENESTINI, LAZIO

Un esercito avanza compatto tra le colline.
I cavalieri, chiusi nelle armature, montano cavalli fieri e robusti.
Le lance si incrociano, ma le bandiere restano alte, ben visibili.

È la battaglia del Metauro, in cui muore Asdrubale.
Un evento che segna la fine di un progetto di potere.

La scena è affrescata su una parete del Salone dei Ricevimenti di Palazzo Conti.


Siamo sui Monti Prenestini, a Poli, antico castrum arroccato su una massa tufacea, «al cui centro svetta un alto campanile, come un albero maestro di una nave in rotta verso ovest».

Il Salone dei Ricevimenti e il linguaggio del potere

Oriente e Occidente negli affreschi

Nel Salone dei Ricevimenti, tutte le scene d’armi raccontano lo stesso tema: lo scontro tra Oriente e Occidente.
Non come memoria del passato, ma come dichiarazione simbolica di potere.

La famiglia Conti e la Chiesa di Roma

Attraverso queste immagini, la famiglia Conti — grande casata feudale legata da secoli ai vertici dell’esercito pontificio e alla difesa della Chiesa di Roma — afferma la propria appartenenza a un ordine che guarda oltre i confini del feudo, verso una dimensione universale.

I Conti di Segni e il destino di Poli

A rendere Poli un luogo centrale non è la sua dimensione, ma la storia della famiglia che lo governò.


Da qui passarono idee, uomini e decisioni che cambiarono Roma e la Chiesa.

I Conti di Segni furono signori del feudo di Poli, Guadagnolo e delle loro pertinenze dal 1208 al 1808, per sei secoli consecutivi.

Due papi, una stessa visione

Innocenzo III

Da questa famiglia uscirono due papi, appartenenti a epoche diverse ma uniti da una stessa visione del potere della Chiesa.


Il primo fu Innocenzo III, eletto nel 1198, uno dei pontificati più forti del Medioevo.

Con lui la Chiesa di Roma affermò il proprio ruolo universale, ponendosi come autorità politica oltre che spirituale e favorendo nuovi movimenti religiosi, come quello francescano.

Innocenzo XIII

Il secondo fu Innocenzo XIII, eletto nel 1721.

In lui quella visione si tradusse in diplomazia, opere e trasformazioni urbane, lasciando un segno concreto nella Roma moderna.

La cappella privata e il sogno di Innocenzo III

Quella visione di Chiesa universale, a Palazzo Conti, prende forma nelle immagini.


Nella cappella privata, adiacente al Salone dei Ricevimenti, gli affreschi raffigurano il celebre sogno di Innocenzo III: San Francesco sostiene la Chiesa sul punto di crollare.

L’iscrizione latina

Sopra l’ingresso della cappella compare una scritta in latino:
«LOTHARIUS COMES HAEC MAIORUM EXEMPLA SECUTUS
UT SUA PONTIFICES GENS IMITETUR AVOS».

Tradotta: «Il conte Lotario, seguendo gli esempi degli antenati, affinché la sua stirpe imiti gli avi pontefici».

La profezia di Lotario

Un papa nascerà in quelle stanze

Il riferimento è a Lotario II Conti, vissuto nella seconda metà del Cinquecento. Quelle parole sono un auspicio dinastico: l’invito a guardare agli antenati pontifici come modello e orizzonte per la famiglia.

È in questo senso che Sergio Giubilei parla di profezia nel volume Innocenzo XIII, papa di Poli. La profezia di Lotario (Susil Edizioni, 2022): non una previsione consapevole, ma una frase che acquista significato solo col tempo, quando la storia sembra rispondere a quell’auspicio.

In queste stanze nascerà davvero un papa.

Innocenzo XIII e il governo della città

Il pontefice delle pagnotte

Quando Michelangelo Conti diventa papa con il nome di Innocenzo XIII (1721), il suo pontificato rivela subito un tratto umano e concreto.

All’indomani dell’elezione si fece portare una pagnotta da ogni fornaio di Roma per verificarne peso, qualità e prezzo, con l’obiettivo di impedire speculazioni a danno dei più poveri.

Da qui l’appellativo con cui passò alla storia: il Pontefice delle Pagnotte.

Riforme e opere 

A quell’attenzione per la vita quotidiana si affianca uno sguardo altrettanto saldo sull’istituzione.

Innocenzo XIII introduce il gioco del lotto per rimpinguare le casse statali allora in difficoltà e interviene sul tema degli affitti, decretando una forma di equo canone per contenerne gli squilibri. Sul piano internazionale rafforza i rapporti con le grandi potenze cristiane e fonda le Università di Caracas e dell’Avana.

Roma, il paesaggio e i Conti


Sotto il suo pontificato prende avvio il progetto della scalinata di Trinità dei Monti, pensata per collegare il colle all’asse di via Condotti e rendere leggibile uno snodo centrale della città.

Sarà il suo successore a portare a termine l’intervento, destinato a diventare uno dei luoghi di aggregazione più riconoscibili di Roma.

Poco distante, un altro palazzo della famiglia Conti entra nel paesaggio simbolico della città.
Il Palazzo Conti, oggi noto come Palazzo Poli, apparteneva alla casata. Quando nel Settecento prese forma la Fontana di Trevi, parte della dimora venne inglobata nella nuova scenografia: i Conti persero alcune finestre, ma il palazzo divenne lo sfondo di uno dei luoghi più celebri al mondo.

Non meno nota è la Torre dei Conti, prima abitazione romana della famiglia Conti, posta accanto ai Mercati Traianei e commissionata da papa Innocenzo III.

Il cuore accanto alla Madonna della Mentorella

I papi della famiglia Conti contribuirono a rendere grande la Chiesa di Roma nel mondo.


Molte di quelle visioni, di quelle decisioni e di quelle scelte presero forma a Poli, piccolo feudo dei Monti Prenestini, divenuto nel tempo uno snodo silenzioso di potere politico e religioso.

Nonostante la visione cosmopolita dei membri della casata, il legame con le proprie radici rimase indissolubile, come testimonia la vicenda di Innocenzo XIII.


Nelle sue ultime volontà dispose che il suo cuore fosse deposto nel santuario della Madonna della Mentorella, a Guadagnolo, allora parte del feudo dei Conti, accanto al simulacro della Vergine davanti al quale, da bambino, andava a pregare.

Il suo potere aveva attraversato continenti e oceani.

Il suo cuore riposa lì.

Lettura consigliata

Testo e foto © Scilla Nascimbene

in collaborazione con Terre di Otium

Ringrazio

il sociologo Sergio Giubilei

Renato Chioccia, Barbara Putzolu, Chiara Perini e Fabio Petrucci di Terre di Otium

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