CAMMINI POPOLARI E PALAZZI DI POTERE NELLE TERRE DEI GONZAGA
La dinastia del sole raggiante, immortalata in una camera eterna, trasforma i suoi palazzi in labirinti dorati. Il Rinascimento è musa. Mecenati, uomini di spada e di regno si contendono il dominio nelle terre dei Gonzaga. Ma oltre l’orizzonte delle campagne, chiostri silenti incastonano in verdi geometrie il paradiso giardino, dove operosi monaci ricreano nella pace la perfezione dell’Eden, placando l’arsura dello spirito.
“Esiste una stella che appare una volta ogni settant’anni e rende confusa la volta celeste, inducendo in errore i capitani delle navi”. Un antico testo ebraico descrive così la cometa di Halley, la più brillante tra quelle periodiche del disco diffuso.
Meglio che sotto un ducale baldacchino di raso: Vespasiano Gonzaga Colonna nacque all’alba del 6 dicembre 1531, anno in cui quella stella irradiò il firmamento con la sua luce folgorante. E proprio attraverso la luce quella data sarebbe rimasta impressa, sopravvivendo alla fine della sua dinastia: la casata dei Gonzaga, al centro della storia e della cultura italiana ed europea per quasi quattro secoli. Vespasiano faceva parte di un ramo cadetto che si spartiva le terre tra Po e Oglio. Di sangue però era anche un Colonna e nelle sue vene scorreva il mito della “città eterna”.
In giro tra le corti d’Europa dall’età di 14 anni, per dare vita alla sua città ideale scelse un piccolo borgo, dove il nonno aveva fatto edificare un castello, demolito nel 1789: Sabbioneta (da sabbia neta, pulita dalle inondazioni). In 35 anni la trasformò nella “Novella Roma”, oggi Patrimonio Mondiale, assieme a Mantova.
La città ideale
Un impianto all’antica fu creato con la cinta poligonale, dei bastioni pentagonali agli angoli e due porte monumentali per l’accesso. Al suo interno si dislocavano i palazzi legati alla vita di corte e alle funzioni del potere: Palazzo Ducale (sede di rappresentanza, residenza e amministrazione), il castello (fortificazione), Palazzo Giardino (luogo di svago e delizie), con l’adiacente Galleria degli Antichi, il Teatro e otto edifici religiosi (di cui quattro ancora esistenti).
Una città orientata al suo giorno di nascita: all’alba del 6 dicembre 1531, la distanza tra i punti cardinali e i due assi – cardo e decumano – corrisponde alla distanza tra il sole e l’orizzonte. Ogni anno, il 16 dicembre (per uno scarto di dieci giorni tra il calendario gregoriano e giuliano), tra le 8 e le 8:20, la luce invade la Galleria degli Antenati, al centro di Palazzo Ducale, percorrendo la volta affrescata e illuminando Apollo, raffigurato sul carro del sole con un cartiglio in mano che reca la scritta: “Più veloce della fama riempirò gli antipodi”.
Gli amori e gli onori
“La città ideale non fu che la sintesi della sua esistenza. Egli infatti nei 59 anni della sua vita diede ben altro di sé: generale, architetto, diplomatico, mecenate, collezionista, non perdette mai la fiducia di re Filippo II di Spagna […] Benché signore di un territorio limitato, ottenne in Europa elevati incarichi, tanto da figurare tra i 50 cavalieri del Toson d’Oro, l’ordine cui il Re Cattolico ascriveva i più distinti signori dei suoi immensi domini”. La penna è di Luca Sarzi Amadè, nel suo libro Il duca di Sabbioneta. Guerre e amori di un europeo errante.
Uomo al confine tra realtà e leggenda (su di lui pende il sospetto di avere fatto eliminare la prima consorte per adulterio), ebbe tre mogli di sangue blu, ma solo la seconda gli diede dei figli. Quindicenne, partorì due volte in uno stesso anno: prima due gemelle, di cui sopravvisse solo Isabella, unica erede di Vespasiano, e un figlio che morì adolescente. La donna, di salute già cagionevole, si spense poco dopo, a causa di quei parti ravvicinati. Il signore di Sabbioneta cercò quindi l’erede maschio con la terza moglie, ma era ormai sterile. Affetto da sifilide dall’età di 19 anni, dovette sottoporsi a un intervento di trapanazione al cranio per alleviare le emicranie che lo perseguitavano; un’operazione eseguita dal suo cerusico barbiere e che gli consentì di vivere altri 13 anni.
Nei suoi sonetti decantava una “dama bionda”, ma il suo cuore batteva per un gioiello di 27 grammi di oro zecchino, ricevuto da Filippo II: il Toson d’Oro, un collare con un pendente che raffigurava una pelle di ariete appesa. La massima onorificenza dell’epoca, conferita a chi si era distinto nella fedeltà al servizio della Corona.
La Galleria degli Antichi
Un viaggio mentale nell’antichità sotto un soffitto celeste: passeggiando nel “Corridor Grande” il duca immaginava di essere tra i personaggi dell’antica Roma. 27 arcate, che riprendono la struttura degli acquedotti romani, sorreggono una galleria all’italiana, nata come luogo di magnificenza (differente dalle gallerie alla francese, ideate per collegare gli edifici). Terza in Italia per lunghezza, dopo la Galleria delle Carte Geografiche in Vaticano e quella degli Uffizi a Firenze, nei suoi 97 metri racchiudeva una delle collezioni più ricche d’Europa.
Sotto la dominazione austriaca, la galleria fu smantellata persino nei suoi infissi, rimanendone priva fino al 1950, fatto che causò lo sbiadimento del soffitto. Le opere d’arte furono trasferite a Mantova. Oggi i marmi sono esposti nella Galleria della Mostra in Palazzo Ducale e in Palazzo San Sebastiano – Museo MACA.
La sinagoga
Una volta a vela prende slancio dalle colonne neoclassiche, raffigurando una tenda gonfiata dal vento nel deserto, all’interno della sinagoga di Sabbioneta, edificata nel 1824.
La comunità ebraica, presente in città dal 1473 per 500 anni, costituì una potente borghesia, arricchitasi grazie al clima di tolleranza di Vespasiano, che aveva impedito la loro segregazione in un ghetto, integrandoli alla popolazione. Un favore in qualche modo restituito: la Chiesa della Beata Vergine dell’Incoronata, sconsacrata dal 1810 durante la conquista napoleonica, fu riscattata da un proprietario terriero ebreo che la donò alle autorità ecclesiastiche, come testimonia una lapide sotto il porticato d’ingresso della basilica.
Il Teatro all’Antica
Al centro della loggia, sotto un finto cielo, che dava l’impressione di essere all’aperto come nei teatri di epoca classica, Vespasiano sedeva come “nuovo imperatore” tra i Cesari dipinti. Commissionato a Vincenzo Scamozzi, allievo del Palladio, nel 1587, il teatro, a scena fissa, è strutturato secondo la concezione antica, ma con degli elementi innovativi, come i camerini per gli artisti, ed è il primo teatro stabile d’Europa, inserito cioè in un edificio autonomo appositamente costruito.
È uno spazio autocelebrativo che rivela però anche una velata malinconia, esternata da un’iscrizione che corre sulle facciate esterne “Roma quanta fuit ipsa ruina docet” (Quanto grande fu Roma, lo insegnano le sue stesse rovine): Vespasiano, senza eredi maschi, sa che la città di Sabbioneta – nuova Roma – andrà a decadere. Sedette nella loggia teatrale solo durante il carnevale e la Pasqua del 1590, poiché un anno dopo morì.
Il mausoleo di Vespasiano
“Ho sepolto il mio signore la notte senza pompa nella Incoronata con il Tosone al collo”. Don Ennio Asinari, l’allora parroco di Sabbioneta, dopo anni di ricerche aveva trovato la conferma di dove fossero le spoglie del duca: una cronaca manoscritta del castellano di Vespasiano, rinvenuta nella Biblioteca Palatina di Parma, ne indicava la precisa ubicazione.
La Chiesa della Beata Vergine Incoronata era stata di fatto commissionata dal duca come luogo del suo mausoleo. Egli aveva fatto arrivare da Roma quattrocento quintali di marmi preziosi e lasciato alla figlia il denaro per metterli in opera. Vi era stata anche collocata, come da sua disposizione, la statua bronzea che lo ritrae nelle vesti di Marco Aurelio, già all’esterno di Palazzo Ducale e opera di Leone Leoni.
Ma, vista la situazione molto compromessa e le tensioni dinastiche, Vespasiano aveva ordinato che la sua sepoltura avvenisse in gran segreto. Forse anche per non farsi trafugare il suo prezioso pendente.
Nel 1988 Don Ennio fece scoperchiare il pavimento della chiesa e, in mezzo al fango della cripta, furono rinvenuti cinque scheletri, di cui uno con la trapanazione al cranio e il famoso gioiello: il Toson d’Oro. Accanto alle spoglie del duca, riposavano quelle della seconda moglie, del figlio maschio, della gemella morta prematuramente e quelle, forse, del nonno.
Dopo la morte di Vespasiano, la figlia si era rifugiata a Napoli e il progetto della chiesa era rimasto interrotto. L’edificio, decorato a quadratura prospettica, fu terminato nel Settecento dai maestri quadraturisti, allievi di Antonio Galli Bibiena, l’autore del Teatro Scientifico di Mantova. La pianta ottagonale rispecchia la volontà del duca: otto è il numero della resurrezione, della rinascita e dell’infinito.
Le brecce nelle mura
Nel 1914 il sindaco di Sabbioneta, sostenuto da un gruppo di medici, aveva proposto di “igienizzare il borgo”, colmando i fossati e abbattendo le mura che, a suo dire, impedivano una buona circolazione dell’aria. Fortunatamente il progetto venne bloccato ma, finita la Prima Guerra Mondiale, furono aperte due brecce, con lo scopo di sviluppare il paese verso l’esterno. Oggi la popolazione tende a vivere nelle frazioni di Sabbioneta, che contano 4000 abitanti contro i 400 scarsi residenti all’interno delle mura.
Soffitti ducali
Un fuga di sale tappezzate di velluti, tele e arazzi, ori e luccicanti cristalli, il tutto coperto da principeschi soffitti affrescati, dove “pittori filosofi” glorificavano scene di vita di corte, pagane divinità, amori e passioni, lusso e lussuria, stemmi, antenati e miti. I soffitti dei Gonzaga traboccano di meraviglia, eleganti quanto i loro cavalli, orgoglio di ogni ramo della dinastia.
Sito Mantova e Sabbioneta Patrimonio Mondiale UNESCO
Nel 2008 Il sito “Mantova e Sabbioneta” è stato iscritto alla lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, poiché le città rappresentano le due principali forme urbanistiche del Rinascimento: la città di nuova fondazione, basata sul concetto di città ideale, e la trasformazione di una città esistente, collegate tra loro attraverso le idee e le ambizioni di una famiglia regnante, i Gonzaga, giocando un ruolo eminente nella diffusione della cultura rinascimentale dentro e fuori l’Europa e costituendo due tappe significative delle pianificazione territoriale e degli interventi urbanistici intrapresi dai Gonzaga nei loro territori. Ciò impone un’attenta politica di tutela e conservazione. Una responsabilità che Mattia Palazzi, sindaco di Mantova, e Marco Pasquali, sindaco di Sabbioneta, misurano quotidianamente, da un lato, con la missione di valorizzare il bello e, dall’altro, con l’inevitabile confronto con le dinamiche di sviluppo sociale ed economico, in un territorio che cambia e che deve essere protagonista della propria epoca. Mantova, Capitale Italiana della Cultura nel 2016, e Sabbioneta sono inserite in un ambiente di inestimabile valore naturalistico e in un crocevia di importanti cammini e ciclabili che le rendono città vocate al benessere e alla sostenibilità. www.mantovasabbioneta-unesco.it.
Un “palazzo in forma di città”
Una sorta di enorme labirinto o, a dirla con le parole del letterato umanista Baldassarre Castiglione, “un palazzo in forma di città”. Un agglomerato di 30.000 mq, edificato in diverse epoche (dal XIII al XVIII secolo), che i Gonzaga hanno reso un insieme organico e percorribile. Il complesso di Palazzo Ducale di Mantova è formato da una parte antica (o Corte Vecchia), che si affaccia su Piazza Sordello, dalla Corte Nuova, verso il Lago di Mezzo, e dal Castello di S.Giorgio, che custodisce la Camera Picta: la celebre Camera degli Sposi, decorata da Andrea Mantegna tra il 1465 e il 1474 per volere del marchese Ludovico II Gonzaga.
Nella monumentale reggia gonzaghesca si aprono raffinati giardini – tra cui quello segreto di Isabella d’Este e due giardini pensili – e si conserva parte delle opere d’arte delle collezioni di Vespasiano Gonzaga, in origine nella Galleria degli Antichi di Sabbioneta. Ne accrescono il fasto preziosi capolavori del Quattro-Cinquecento, tra cui la Sala del Pisanello, lo Studiolo di Isabella d’Este, l’Appartamento di Troia realizzato da Giulio Romano e il ciclo completo degli arazzi fiamminghi tessuti su cartoni di Raffaello. Fanno parte del complesso la Basilica Palatina di Santa Barbara e il Museo Archeologico Nazionale, in cui si possono ammirare gli “Amanti di Valdaro”, scheletri del Neolitico ritrovati sepolti abbracciati nei pressi della città.
La camera eterna
“Con la Camera degli Sposi nasce il moderno ritratto di famiglia […] Lo scenario è domestico: il Pittore […] immortala il sodalizio nel suo quotidiano, comprese le donne, i bambini, i servitori e gli amici più cari, con i loro difetti reali, persino i cani e il diletto cavallo (forse all’epoca il più bell’esemplare al mondo). Qui a Mantova, per la prima volta, il soffitto si apre ad un cielo incredibilmente vero […] sulla volta i putti tripudianti, che giocano improvvidamente con grosse mele, paiono cascarci addosso […] La Camera è eterna: ancora oggi, sulle pareti, gli attori sembrano dialogare tra loro mentre in secondo piano una nana, attempata, ci fissa con occhi enigmatici”. ( Luca Sarzi Amadè, Francesco e Isabella. L’età d’oro dei Gonzaga). Gli costò nove anni di lavoro, ma la sua “Camera Picta” è un caposaldo della storia dell’arte. Andrea Mantegna, intellettuale umanista, insignito dai Gonzaga del titolo di “vicario di corte”, creò una scatola prospettica in cui un ambiente ridotto divenne una sorta di palcoscenico che regge una volta, al centro della quale si apre un oculo: il primo esempio di prospettiva aerea della storia dell’arte. Contrariamente alla sua denominazione, non era una camera nuziale, ma una stanza per cambiarsi d’abito: una camera “picta”, dipinta, che raffigurava due momenti cruciali della vita della corte. I Gonzaga, paragonati agli imperatori, i cui profili ricorrono nei medaglioni della volta, sono rappresentati con una dignitas all’antica che li ha eternati, rendendoli delle icone.
La Basilica di Sant’Andrea e i Sacri Vasi
La basilica sorge, secondo la tradizione, sul luogo in cui S. Longino, il soldato che ferì al costato Gesù crocifisso, nascose il sangue raccolto ai piedi della croce. Edificata in molteplici fasi a partire dal disegno di Leon Battista Alberti (1472), era stata voluta da Ludovico II Gonzaga come fulcro del suo ambizioso progetto di rinnovamento urbano. Nella cripta sono custoditi i Sacri Vasi contenenti la reliquia del sangue di Cristo.
Teatro Scientifico Bibiena
“Non ho mai visto nulla di così bello”, scriveva Leopold Mozart alla moglie riferendosi al teatro. Il figlio Wolfgang Amadeus Mozart, allora quattordicenne, si era appena esibito in un memorabile concerto durante la sua prima tournée italiana, il 16 gennaio 1770, poco dopo l’inaugurazione del teatro. Costruito tra il 1767 e il 1769, l’edificio fu progettato da Antonio Galli Bibiena su commissione dell’Accademia di Scienze Lettere e Arti, con la finalità di ospitare principalmente dissertazioni scientifiche, anche se aperto a spettacoli. La facciata in stile neoclassico è opera di Giuseppe Piermarini.
La casa del Mantegna
Costruita dal Mantegna nel 1476 su un terreno donatogli dal marchese Ludovico Gonzaga (forse come premio per il compimento degli affreschi della Camera degli Sposi), è concepita su una pianta quasi quadrata, nel cui centro si iscrive il cortile circolare, attorno al quale si dispongono gli ambienti. Un evidente richiamo alla domus romana, secondo il linguaggio dell’Umanesimo architettonico.
La Biblioteca Teresiana
Fondata dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria nel 1780, fu in origine Museo Antiquario e Biblioteca dell’Accademia di Scienze e Belle Lettere. È la sede della Biblioteca Comunale.
Vi sono conservati molti manoscritti provenienti dal soppresso monastero di San Benedetto Po.
Palazzo San Sebastiano
Palazzo San Sebastiano è la sola residenza stabile del principe costruita fuori dal vasto complesso della corte di Palazzo Ducale. Commissionato da Francesco II Gonzaga e costruito tra il 1506 e il 1512 nell’area meridionale della città, oggi il palazzo è sede del MACA – Mantova Collezioni Antiche, dedicato a quattro personalità mantovane che hanno contribuito attraverso i secoli a formare il patrimonio culturale della città: Francesco II e Vespasiano Gonzaga con le antichità classiche, Giuseppe Acerbi e Ugo Sissa con le collezioni egiziana e mesopotamica.
Tempio Leon Battista Alberti
Nato per desiderio di Ludovico II Gonzaga, è il primo edificio costruito a Mantova da Leon Battista Alberti. Riprende il modello del tempio antico ed è uno dei primi esempi di edificio sacro a pianta centrale del Rinascimento. Al suo interno il recente allestimento approfondisce il tema della decorazione architettonica mantovana del secondo Quattrocento, mettendo a confronto pezzi scultorei provenienti da diverse fabbriche gonzaghesche.
Palazzo Te
Intrigante e accattivante: uno spazio teatrale, in cui la bellezza indossa i fasti del Rinascimento. Palazzo Te, fu costruito tra il 1525 e il 1535 da Giulio Romano sull’isola detta Tejeto, al di fuori del nucleo urbano. Commissionato da Federico II Gonzaga come luogo di svago, l’edificio racchiude in sé due anime: una amorosa ed erotica – pensata per la celebrazione dell’amore verso Isabella Boschetti, favorita di Federico II per 25 anni – e una politica, in onore dell’imperatore Carlo V.
L’edificio è costituito da quattro corpi distribuiti intorno a un cortile centrale e da un ampio giardino retrostante, chiuso da una grande esedra, cui si accede da un magnifico loggiato affacciato su peschiere. All’interno sono particolarmente ricchi di fascino alcuni ambienti come la Sala dei Cavalli, la Camera di Amore e Psiche e la famosissima Camera dei Giganti, in cui Carlo V è rappresentato da Zeus nell’atto di scagliare i fulmini sui Giganti che cercano di scalare l’Olimpo.
Museo di Palazzo d’Arco
Splendida residenza rinascimentale dei conti d’Arco, completamente arredata come ai tempi dell’ultima discendente della nobile famiglia.
Museo Tazio Nuvolari
La leggenda del “mantovano volante” rivive nel Museo Tazio Nuvolari che raccoglie il lascito del grande campione, oggi custodito da Automobile Club Mantova e racconta la vita del “più grande pilota del passato, del presente e del futuro”.
San Benedetto Po e il suo monastero
Al di sopra di una doppia loggia, nella piazza adiacente all’abbazia, la statua di San Benedetto accoglieva i pellegrini nella cittadella monastica, prima di giungere nel silenzio del chiostro dei secolari. Una candida veste rinascimentale lascia oggi intravedere l’originale rosone, sulla controfacciata basilicale, modanata da una serie di arcate neoclassiche, opera di Giulio Romano. L’allievo prediletto di Raffaello era stato chiamato nel 1539 a San Benedetto Po – oggi nella lista dei Borghi più belli d’Italia – per riedificare la chiesa, mentre stava lavorando a Mantova, nelle sale di Palazzo Te.
Decorazioni a losanghe e grottesche ricoprono la volta a ogiva tardo gotica, mentre festoni, stucchi e affreschi accompagnano il fedele fino all’altare e rimarcano il ritmo delle seriane, che si antepongono, come quinte teatrali, alle cappelle laterali. Accanto ad esse, le statue in terracotta policroma del modenese Antonio Begarelli, definito dal Vasari “il Michelangelo della terracotta”, risaltano nella penombra delle navate laterali. Nella prima cappella di sinistra è custodita la tomba del patrono San Simeone, eremita armeno giunto a Polirone intorno al 1012 e accolto dai primi monaci nell’appena fondato monastero.
Costruito sette anni dopo il Mille, sopra un’isola tra i fiumi Po e Lirone, un affluente ora scomparso, quel luogo di preghiera era stato voluto da Tedaldo di Canossa, nonno di Matilde, con lo scopo di controllare l’intero territorio e il commercio fluviale. Il monastero, tuttora l’unico nella provincia mantovana, divenne ben presto uno dei più importanti in Europa, grazie alle costanti donazioni dei Canossa e, in particolare della contessa Matilde, ultima erede di una potente dinastia e donna di profonda spiritualità. Polirone era un luogo a lei molto caro e lo scelse per la sua sepoltura. Le sue spoglie però, preziose come sante reliquie, furono vendute nel 1633 dall’abate. Oggi si trovano nella basilica di San Pietro a Roma, glorificate da un monumento sepolcrale realizzato dal Bernini. È una delle tre donne non sante inumate accanto ai papi in Vaticano, assieme alle reali Cristina di Svezia e Maria Clementina Sobieska.
Il complesso monastico, soppresso in era napoleonica, è un insieme articolato di edifici, ottimamente conservati e visitabili: i chiostri, il refettorio, le cantine cinquecentesche, la biblioteca e lo scriptorium.
Il paradiso giardino
Il chiostro di San Simeone, in stile tardo gotico, racchiudeva probabilmente un “giardino dei semplici”, dove venivano coltivate le erbe per la cura dei malati, alloggiati nella vicina infermeria. Ogni spazio era dedicato a una coltura specifica ed erano presenti anche piante che servivano per realizzare inchiostri e colori per i manoscritti. La struttura interna del chiostro, a forma quadrata, divisa in quattro aiuole da sentieri che formano una croce, con una fonte d’acqua al centro, rispecchia un disegno che simboleggia l’hortus conclusus, sinonimo di paradiso giardino: uno spazio recintato in cui il monaco ricreava idealmente la perfezione dell’Eden.
Per ascoltare l’audioguida sul complesso monastico scaricare il QRcode:
Il Museo Civico Polironiano
Uno dei musei etnografici più importanti di Regione Lombardia per l’ampiezza delle sue collezioni, esposte negli ambienti in origine adibiti a dormitori, scriptorium e biblioteca del monastero e che comprende anche una collezione di teatro di figura popolare unica a livello nazionale.
Nelle cantine sono esposte le collezioni storico – archeologiche. Alcuni oggetti, come le ceramiche e gli utensili da farmacia, testimoniano l’importanza del monastero nella cura dei malati, tanto che un intero edificio era adibito a ospedale, in cui anche i Gonzaga andavano a curarsi.
Il museo ha due laboratori didattici e propone percorsi di visita tematici abbinati a laboratori creativi alle scuole di ogni ordine e grado.
Per ascoltare l’audioguida sul museo scaricare il QRcode:
Per ascoltare l’audioguida sul complesso monastico e sul Museo Civico Polironiano visitare il sito www.turismosanbenedetto.it
Il Parco Colline Moreniche di Castiglione delle Stiviere
Camminando nella penombra dei boschi, in cui trovano rifugio uccelli dalle armoniose melodie, si arriva alle campagne e ai vigneti, dove l’orizzonte è profilato dalle cime dei cipressi. Un paesaggio mitigato dalla dolcezza del clima che beneficia degli influssi del Lago di Garda. Canneti, torbiere e una gran moltitudine di uccelli popolano le zone umide, dove la rarissima Viola elatior stupisce con le sue rigogliose fioriture, mentre il suolo povero e secco dei prati aridi rappresenta un habitat perfetto per rettili, uccelli, insetti e per rare speci di orchidee.
Punti di interesse
Zona umida di Valle – Un’oasi di pace con un’immensa ricchezza animale (il raro tarabuso, l’airone rosso, bianco e cenerino, il martin pescatore, la folaga, il tuffetto, il falco di palude) e vegetale (i canneti, i saliceti, i boschi igrofili, la vegetazione riparia erbacea e la rarissima Viola elatior, comunemente detta Viola maggiore). Situata al centro di un’ampia area boschiva che comprende un bosco didattico, costituisce un piccolo angolo di paradiso per gli amanti della natura.
Prato arido di Monte Merlo – I prati aridi sono l’habitat di una grande biodiversità naturalistica, tra cui alcune specie di orchidee (Ophrys, Anacamptis, Cephalanthera, Orchis e Platanthera) e di numerose farfalle, ma anche di rettili, piccoli mammiferi e uccelli, di cui molti rapaci. La salita premia con una vista incantevole.
Località Grole e Monte Belvedere – Due interessanti aree boschive, prevalentemente cedui e costituiti da strette strisce di terra, habitat per alcune specie vegetali che prediligono pendici calcaree ombreggiate, come il carpino nero, la roverella, l’orniello, il bagolaro, il cerro, il nocciolo e il ciliegio selvatico.
Parco di Interesse Sovracomunale delle Colline Moreniche – A nord del centro abitato. E’ caratterizzato da avvallamenti memoria dell’antico ghiacciaio che ha depositato detriti nelle sue ripetute spinte e ritiri. Il paesaggio agricolo è arricchito da interessanti unità ecosistemiche.
Sito di Interesse Comunitario Complesso Morenico di Castiglione delle Stiviere – Inserita all’interno della Rete Ecologica Regionale nel Corridoio Regionale Primario, presenta unità ecosistemiche di interesse naturalistico.
Centro storico – Nota per essere la patria di San Luigi Gonzaga, patrono mondiale della Gioventù, e della Croce Rossa, Castiglione delle Stiviere è una roccaforte di arte e storia. Da vedere: i resti del castello e la Torre dell’Orologio, le piazze, i musei, il Duomo e la Basilica di San Luigi.
Eremo della Ghisiola – L’edificio fa parte di un piccolo complesso conventuale dedicato alla Madonna della Neve, ma è più noto come Ghisiola o S. Maria della Rosa, dalla pala d’altare raffigurante la Madonna che offre una rosa a Gesù bambino, ex voto della madre di San Luigi Gonzaga, in seguito alla guarigione del figlioletto.
Convento di Santa Maria – Ex dimora di campagna della famiglia di San Luigi e sito archeologico di epoca etrusca e romana. La storia racconta che Luigi si ritirò in questo convento nel 1584, dopo che il padre gli proibì di abbracciare la vita religiosa.
www.parcocastiglione.it , www.valorecastiglione.it, www.collinemoreniche.it.
NOBILI SEGNI, Cammini popolari e palazzi di potere nelle terre dei Gonzaga
Un progetto di valorizzazione di cammini e ciclabili che identificano Mantova quale punto di snodo per la scoperta, a piedi o in bicicletta, del territorio e delle capitali gonzaghesche dell’Oglio Po e dell’Oltre Po Mantovano. Da Mantova, verso nord, lungo la Via Carolingia, si raggiunge Castiglione delle Stiviere; prendendo invece i tracciati ciclabili si arriva a Sabbioneta (a ovest) e a San Benedetto Po (a est). Mappe scaricabili su www.nobilisegni.it.
LA VIA CAROLINGIA
da Castiglione delle Stiviere a Mantova – (km 63,7)
La Via Carolingia è il cammino che percorse Carlo Magno nell’anno 800 da Aquisgrana a Roma per ricevere da Papa Leone III la corona imperiale. Il tratto mantovano parte da Castiglione delle Stiviere passando per i borghi medievali di Solferino, Cavriana e Volta Mantovana, luoghi attraggono per la dolcezza del paesaggio, ma conservano una testimonianza di aspre battaglie e devastazioni e nobili esempi di fede, umanità e grandezza d’animo, come quelli di San Luigi Gonzaga, patrono mondiale della Gioventù, e Henry Dunant, l’ispiratore della Croce Rossa Internazionale. Lasciato il paesaggio delle colline moreniche si entra nel Parco del Mincio costeggiando il fiume fino a Mantova.
Tappa 1: Castiglione delle Stiviere, Solferino, Cavriana – (km 15,3)
Da Castiglione delle Stiviere, attraverso Via Moscati e Via Porta Lago, ci si immerge nel verde paesaggio delle colline moreniche e si prosegue fino al Convento di Santa Maria. Da qui si sale al borgo di Astore e si arriva a Solferino. Il percorso consigliato sale dalla Chiesa Ossario alla Rocca dalla quale si domina a 360° il paesaggio delle colline sino al Lago di Garda. Da Solferino si conclude il percorso con un tratto panoramico che conduce al borgo murato di Cavriana.
Terreno collinare dolce in buona parte a coltivazioni miste, in parte su carrarecce e in parte su strade secondarie solitarie a basso traffico. Dislivello massimo 142/73 m.
Tappa 2: Cavriana, Volta Mantovana, Goito – (km 21.8)
Dalla antica Pieve di Santa Maria si scende per le colline e si giunge al borgo murato di Volta Mantovana. Il percorso prosegue per la ciclabile, entrando nelle campagne sino al fiume Mincio in località Molini della Volta e nei silenziosi borghi di Ferri e Torri, sino alla piacevole camminata lungo il corso naturale del Mincio che, con scorci di grande bellezza, arriva a Goito.
Terreno collinare dolce in buona parte a coltivazioni miste, in parte su carrarecce e in parte su strade secondarie a basso traffico. Dislivello massimo 60/188 m.
Tappa 3: Goito, Mantova (a piedi/ in bici) – km 26,6
oppure
Da Goito a Rivalta a piedi/in bici (9.8 km) + navigazione sino a Mantova
oppure
Da Goito a Grazie a piedi/in bici (14.3 km) + navigazione sino a Mantova
Dal Monumento al Bersagliere di Goito nell’omonimo piazzale, in prossimità del Ponte della Gloria, si inizia a camminare costeggiando il Mincio all’interno del “Bosco degli Arimanni” che, congiungendosi alla pista ciclo-pedonale campestre, conduce al piccolo borgo di Sacca. Per una strada secondaria e per le campagne, si passa nel minuscolo borgo di Bell’acqua, proseguendo sino a Rivalta sul Mincio. Da qui si potrà scegliere se proseguire sino a Mantova in barca o a piedi.
Terreno collinare dolce in buona parte a coltivazioni miste, in parte su carrarecce e in parte su strade secondarie a basso traffico. Dislivello massimo 142/73 m.
Ciclovia Mantova – Sabbioneta (Km 45,6)
La ciclovia Mantova-Sabbioneta è un itinerario ciclabile promiscuo (per bici e auto), interamente pianeggiante, che collega le due città Unesco. Il percorso si snoda su strade a basso traffico, attraverso le zone umide del Parco Oglio Sud, consentendo di scoprire ambienti altrimenti inesplorati e apprezzare le caratteristiche paesaggistico culturali del territorio. Si attraversa un fertile paesaggio rurale con case dai colori caldi, campi coltivati, frutteti, vigneti e boschi di latifoglie.
Descrizione del percorso
Partendo da Palazzo Te a Mantova, ci si addentra in pochi minuti in aree naturalistiche, attraversando vari paesi, ciascuno con le sue eccellenze: Buscoldo con la Chiesa Parrocchiale tardo barocca; Torre d’Oglio e il ponte di barche e l’oratorio del Correggioli; San Matteo delle Chiaviche con l’area golenale, il cui nome si rifa all’impianto idrovoro che prende acqua dall’Oglio per irrigare le campagne circostanti. Commessaggio, con il Torrazzo fatto erigere da Vespasiano Gonzaga, è il paese dove assaggiare i dolcissimi meloni. Percorrendo l’antica strada militare romana Vitelliana, si fa tappa all’eremo di San Remigio, edificato nel XVII sec. per i pellegrini che si recavano a Roma. Si arriva infine davanti al Palazzo Ducale di Sabbioneta.
Deviazione 1: da Sabbioneta a Rivarolo, San Martino, Commessaggio – (Km 37)
Da Sabbioneta è possibile dirigersi verso Rivarolo Mantovano, Bozzolo, San Martino dall’Argine e rientrare su Commessaggio. A Rivarolo Mantovano è ancora visibile la configurazione urbana definita da Vespasiano Gonzaga, con la cinta muraria e la piazza comunale con l’imponente Palazzo Pretorio. La vicina Torre dell’Orologio conserva un meccanismo originale settecentesco ancora funzionante. Sotto i portici la Sinagoga. A Bozzolo i resti delle antiche mura gonzaghesche si estendono per 900 m; all’ingresso dell’abitato, si colloca il cimitero ebraico del 1798. A San Martino all’Argine, i portici sono dimostrazione della magnificenza e dell’importanza della famiglia Gonzaga, assieme alla Chiesa Castello, voluta dal Cardinale Scipione nel 1500. Si giunge poi a Commessaggio, con i suoi canali di irrigazione e il ponte di barche sul canale Navarolo che attraversa l’abitato. Di fronte al ponte, il massiccio Torrazzo di Vespasiano con i suoi 28 m di altezza testimonia l’assoluto dominio dei Gonzaga.
Deviazione 2: da Gazzuolo a San Matteo delle Chiaviche, Torre d’Oglio – (km 19,4)
Da San Martino dall’Argine è possibile dirigersi verso Gazzuolo e San Matteo delle Chiaviche fino a riconnettersi a Torre d’Oglio, sul tracciato principale. Lasciato San Martino, con i suoi portici, la Chiesa Castello e le piazzette silenziose, si giunge a Gazzuolo, i cui portici, formati da 30 arcate per una lunghezza di 120 m, sono stati costruiti per creare una via coperta per gli spostamenti del Signore. La costruzione risale al 1500 per volontà di Ludovico Gonzaga. Sotto i portici sono conservate due lapidi di commemorazione patriottica e l’ingresso al Teatro Giacometti, importante drammaturgo del 1800. Accanto, la Chiesa di Santa Maria Nascente in stile barocco, al cui interno un’urna d’argento conserva le reliquie di Santa Carità, martire patrona del paese. La deviazione si riconnette sul tracciato principale verso Torre d’Oglio con il suo caratteristico ponte di barche.
Ciclovia Mantova – San Benedetto Po (Km 23,9)
La ciclovia Mantova – San Benedetto ricalca il tracciato della Via Matildica, itinerario europeo che da Spira arriva a Lucca sulle tracce della contessa Matilde di Canossa (1046 – 1115), nobildonna legata a papi e imperatori, al centro di una fitta rete di intrighi e alleanze, forte e coraggiosa da reggere da sola le sorti di un regno che andava dal Lazio al Garda. Il tratto da Mantova a San Benedetto Po rappresenta la prima tappa della “Via Matildica del Volto Santo” (da Mantova a Lucca), itinerario ciclo-pedonale che congiunge Mantova, Reggio Emilia e Lucca passando per il cuore della Pianura Padana e il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.
Descrizione del percorso
Lasciata Mantova si scende sulle rive del Mincio, nell’area protetta della Riserva Naturale Vallazza.
Si costeggia dell’ottocentesco Forte di Pietole fino a giungere Pietole Vecchia, luogo natale di Virgilio. Si prosegue in mezzo alla campagna fino ad arrivare a San Biagio e a Bagnolo S. Vito. L’ultimo tratto, in prossimità dell’argine del Po, giunge fino a San Benedetto Po, col suo complesso monastico, i cui ambienti ospitano il Museo Civico Polironiano. Itinerario ciclabile promiscuo interamente pianeggiante.
Deviazione 1: da San Benedetto a Revere – (Km 23,2)
Partendo da San Benedetto Po e proseguendo verso est lungo l’argine destro del Po si raggiunge Revere. Il Mulino Natante è il simbolo della tradizione molitoria locale, principale fonte di sostentamento fin dal periodo gonzaghesco. La magnificenza del dominio dei Gonzaga si esprime attraverso il Palazzo Ducale e l’imponente Torre Campanaria. Il Museo del Po, all’interno del Palazzo Ducale, è dedicato al fiume, al suo territorio e alle sue genti. Itinerario ciclabile promiscuo interamente pianeggiante.
Deviazione 2: da San Benedetto a Motteggiana – (km 17)
Da San Benedetto Po, il percorso segue l’argine destro del Po, attraversando la campagna padana, tra corti nobiliari, cenobi e tradizioni contadine. Si fa tappa alla rinascimentale Villa Ghirardina, dimora di Ludovico II Gonzaga destinata al soggiorno, alla caccia e al ricevimento degli ospiti. Si giunge alla capitale gonzaghesca Motteggiana, una striscia di terra stretta e allungata che fa da sponda meridionale, per oltre 15 km, al tratto più bello del Po mantovano. Itinerario ciclabile promiscuo interamente pianeggiante.
DELIZIE DEL PALATO
La mostarda
La mostarda mantovana è prodotta con un solo tipo di frutta (pera, mela Campania o mela cotogna), tagliata a pezzi o a fette sottili. Ai tempi dei Gonzaga era preparata dagli speziali e riservata alle tavole dei signori. Costituisce l’ingrediente essenziale per i tortelli di zucca.
Il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano
La Provincia di Mantova, attraversata dal fiume Po, è l’unica che vanta la produzione dei due formaggi italiani più famosi al mondo: il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano. I territori a nord del fiume producono il Grana Padano, mentre quelli della bassa, a sud del Po, producono il Parmigiano Reggiano.
I tortelli di zucca e gli agnolini
Il piatto simbolo di Mantova che si serve la vigilia di Natale: i tortelli di zucca vengono preparati con una base di pasta all’uovo ripiena di zucca mantovana, Grana Padano, mostarda mantovana, amaretti secchi, un pizzico di noce moscata, conditi con burro fuso e grana. Questa ricetta appare nel primo ricettario pubblico del 1544, a firma Cristoforo di Messisbugo, cuoco di origine ferrarese alla corte gonzaghesca per 25 anni. Gli agnolini, detti anche cappelletti o marubini, a seconda che si mangino in città, nel basso mantovano, o nell’Oglio Po, sono il piatto tradizionale natalizio, preparati in molte varianti, come quella col ripieno di stracotto con il bevr’in vin, nel quale la pasta è servita in una scodella di brodo caldo con l’aggiunta di lambrusco.
Il risotto alla pilota
Piatto popolare mantovano, servito anche alla corte dei Gonzaga: deve il nome agli operai addetti alla pilatura del riso, i “piloti” (da pila, grande mortaio dove il riso veniva separato dalle glume), specialisti nella preparazione del piatto e che, dato il robusto appetito procurato dal lavoro manuale, avevano l’abitudine di abbondare nel condimento, raddoppiando le dosi di burro, salamelle e grana indicate nella versione attuale. Nella variante detta col puntèl, viene servito con una braciola di maiale o di una costina.
Il salame gentile
Prodotto con l’aggiunta di aglio, secondo la tradizione mantovana, viene insaccato a mano nel budello naturale sottile o nel classico budello gentile. Nel Medioevo e nel Rinascimento gli insaccati di suino diventarono i protagonisti delle tavole di corte.
La torta delle rose
Creata, secondo la tradizione, alla fine del XV secolo, in occasione delle nozze tra Francesco II di Gonzaga e Isabella D’Este. Fu talmente apprezzata da tutti gli invitati che entrò a far parte della cultura gastronomica mantovana.
La torta Elvezia e la sbrisolona
L’Elvezia fu ideata da una famiglia di pasticceri svizzeri che aveva aperto un negozio a Mantova alla fine del ‘700 e aveva voluto dedicare questo dolce alla loro nazione, da qui il nome Elvezia. Fra dischi di pasta di mandorle sovrapposti, albumi montati a neve e zucchero vi sono strati di creme di burro e zabaione, con l’aggiunta di cioccolato a piacere. Di origini contadine, la sbrisolona (dal dialetto“brisa” che significa briciole) è un dolce semplice fatto di briciole croccanti a base di farina di mais, zucchero, strutto, burro e ricoperta di mandorle. Non si taglia col coltello ma si rompe con le mani, proprio perché si sbriciola.
La bignolata
“La bignolata è un dolce al cucchiaio molto popolare nelle pasticcerie mantovane..Si caratterizza per la sua abbondante cremosità e per l’equilibrio tra le farciture che lo compongono. Il suo segreto è proprio questo: l’abbondanza.
Abbondanza nella farcitura, nei sapori, abbondanza nelle porzioni” mi spiega Caterina Margini della storica Pasticceria Atena di Sabbioneta, una bottega artigianale a conduzione familiare, dove qualità e tradizione danno vita a dolci creazioni realizzate “con la mente, con il cuore e con le loro mani”.
Acquisti a Km zero
Salumificio del Po, Stradello Mescoli 6, San Benedetto Po (MN), tel. 0376 615343, www.salumificiodelpo.it, dal 1973: pesto di salamella, salamella con l’aglio fatta con i migliori tagli freschi di carne suina, luganega, salame mantovano e cotechino. Salumeria Bacchi Giovanni, Via Orefici, 16, Mantova, tel. 333.7477474, www.salumeriabacchi.it, dal 1967: formaggi, mostarde e salumi mantovani. Scaravelli Forneria, Portici Broletto 28, Mantova, tel. 0376.328141, www.scaravelli.it/forneria: pasta fresca, dolci e mostarde mantovane. Pasticceria La Tur Dal Sucar, Via S. Longino 3, Mantova, tel. 0376.322320, www.laturdalsucar.com, dal 1962 il Signor Giovanni Comparini sforna i dolci della tradizione mantovana: sbrisolona, torta elvezia, torta greca, bignolata. Pasticceria Gelateria Atena, Via Vespasiano Gonzaga 41, Sabbioneta (MN), tel. 0375.52309, www.pasticceriaatena.it, dal 1976: anello di monaco, filos, torta elvezia, dolce delle rose, torta sbrisolona, torta greca, sospiri di Giulia, perle del duca, ducatone, bignolata, mostarde mantovane. Azienda Agricola Bugno Martino, strada Zottole 93, San Benedetto Po (MN) tel. 349.4034138, www.bugnomartino.com, lambrusco
mantovano Dop.
Visite guidate
Mantova e Sabbioneta: Marcella Luzzara, tel. 346.7937510, marcella.luzzara@gmail.com
Castiglione delle Stiviere, Solferino e Volta Mantovana: Laura Dalzini tel. 340.5047369, lauradalzini@alice.it.
Lettura consigliata
Luca Sarzi Amadè. Francesco e Isabella. L’età d’oro dei Gonzaga. Editori La Terza.
Approfondimenti e info in rete
NOBILI SEGNI, Cammini popolari e palazzi di potere nelle terre dei Gonzaga è stato finanziato da Regione Lombardia a valere sul bando Viaggio in Lombardia III edizione, che ha coinvolto i Comuni di Mantova, in qualità di capofila, Sabbioneta, San Benedetto Po e Castiglione delle Stiviere. Ulteriori approfondimenti e tutte le informazioni utili sono disponibili sul sito www.nobilisegni.it.
Frasi d’autore
“I Gonzaga godono di un grado di immortalità che può fare invidia […] In nessun luogo la solitudine era più carica di ricordi dello splendore passato, il silenzio più ricco di echi”.
(Aldous Huxley, Along the Road).
Testo e foto ©Scilla Nascimbene
Reportage pubblicato sul n.310 di Itinerari e Luoghi – Maggio 2023 in collaborazione con Comune di Mantova, Visit Sabbioneta, Comune di Castiglione delle Stiviere.
Ringrazio
Il Direttore responsabile Daniele Cafieri, la editor Giulia Viganò, il grafico Roberto De Natale e la Redazione di Itinerari e Luoghi Editoriale C&C.
Marco Pasquali, Sindaco di Sabbioneta
Mattia Palazzi, Sindaco di Mantova
Cristina Valenti, Visit Sabbioneta
Federica Guidetti, Conservatrice Museo Civico Polironiano
Mariangela Busi, Comune di Mantova
Anna Martinenghi, Uffici Beni Culturali Ecclesiastici
Alessandra Reggiani e Sabrina Bertana, Comune di Castiglione delle Stiviere
La guida Marcella Luzzara
Francesca Margini, Pasticceria Atena Sabbioneta
Jacopo Tirelli, Salumificio Del Po