LOMBARDIA, SAN BENEDETTO PO

Al di sopra di una doppia loggia, nella piazza adiacente all’abbazia, la statua di San Benedetto accoglieva i pellegrini nella cittadella monastica, prima di giungere nel silenzio del chiostro dei secolari. Una candida veste rinascimentale lascia oggi intravedere l’originale rosone, sulla controfacciata basilicale, modanata da una serie di arcate neoclassiche, opera di Giulio Romano. L’allievo prediletto di Raffaello era stato chiamato nel 1539 a San Benedetto Po – oggi nella lista dei Borghi più belli d’Italia – per riedificare la chiesa, mentre stava lavorando a Mantova, nelle sale di Palazzo Te. 

Decorazioni a losanghe e grottesche ricoprono la volta a ogiva tardo gotica, mentre festoni, stucchi e affreschi accompagnano il fedele fino all’altare e rimarcano il ritmo delle seriane, che si antepongono, come quinte teatrali, alle cappelle laterali. Accanto ad esse, le statue in terracotta policroma del modenese Antonio Begarelli, definito dal Vasari “il Michelangelo della terracotta”, risaltano nella penombra delle navate laterali. Nella prima cappella di sinistra è custodita la tomba del patrono San Simeone, eremita armeno giunto a Polirone intorno al 1012 e accolto dai primi monaci nell’appena fondato monastero.

Costruito sette anni dopo il Mille, sopra un’isola tra i fiumi Po e Lirone, un affluente ora scomparso, quel luogo di preghiera era stato voluto da Tedaldo di Canossa, nonno di Matilde, con lo scopo di controllare l’intero territorio e il commercio fluviale. Il monastero, tuttora l’unico nella provincia mantovana, divenne ben presto uno dei più importanti in Europa, grazie alle costanti donazioni dei Canossa e, in particolare della contessa Matilde, ultima erede di una potente dinastia e donna di profonda spiritualità. Polirone era un luogo a lei molto caro e lo scelse per la sua sepoltura. Le sue spoglie però, preziose come sante reliquie, furono vendute nel 1633 dall’abate. Oggi si trovano nella basilica di San Pietro a Roma, glorificate da un monumento sepolcrale realizzato dal Bernini. È una delle tre donne non sante inumate accanto ai papi in Vaticano, assieme alle reali Cristina di Svezia e Maria Clementina Sobieska.

Il complesso monastico, soppresso in era napoleonica, è un insieme articolato di edifici, ottimamente conservati e visitabili: i chiostri, il refettorio, le cantine cinquecentesche, la biblioteca e lo scriptorium.

Il paradiso giardino

Il chiostro di San Simeone, in stile tardo gotico, racchiudeva probabilmente un “giardino dei semplici”, dove venivano coltivate le erbe per la cura dei malati, alloggiati nella vicina infermeria. Ogni spazio era dedicato a una coltura specifica ed erano presenti anche piante che servivano per realizzare inchiostri e colori per i manoscritti. La struttura interna del chiostro, a forma quadrata, divisa in quattro aiuole da sentieri che formano una croce, con una fonte d’acqua al centro, rispecchia un disegno che simboleggia l’hortus conclusus, sinonimo di paradiso giardino: uno spazio recintato in cui il monaco ricreava idealmente la perfezione dell’Eden.

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Il Museo Civico Polironiano

Uno dei musei etnografici più importanti di Regione Lombardia per l’ampiezza delle sue collezioni, esposte negli ambienti in origine adibiti a dormitori, scriptorium e biblioteca del monastero e che comprende anche una collezione di teatro di figura popolare unica a livello nazionale.

Nelle cantine sono esposte le collezioni storico – archeologiche. Alcuni oggetti, come le ceramiche e gli utensili da farmacia, testimoniano l’importanza del monastero nella cura dei malati, tanto che un intero edificio era adibito a ospedale, in cui anche i Gonzaga andavano a curarsi.

Il museo ha due laboratori didattici e propone percorsi di visita tematici abbinati a laboratori creativi alle scuole di ogni ordine e grado.

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Per ascoltare l’audioguida sul complesso monastico e sul Museo Civico Polironiano visitare il sito www.turismosanbenedetto.it

Testo e foto ©Scilla Nascimbene

Pubblicato sul n.310 di Itinerari e Luoghi – Maggio 2023 all’interno el reportage NOBILI SEGNI in collaborazione con Comune di Mantova, Visit Sabbioneta, Comune di Castiglione delle Stiviere.

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