MANTOVA

Nella cripta della Basilica di Sant’Andrea sono custoditi i Sacri Vasi che contengono, secondo la tradizione, il terriccio intriso del sangue di Cristo.

Le reliquie si trovano in un’urna di marmo chiusa da 12 chiavi d’oro massiccio, tre delle quali custodite dal prefetto, tre dal vescovo, tre notaio e tre dal sindaco.

I Sacri Vasi vengono esibiti durante la processione del Venerdì Santo e il 13 marzo vengono poste sull’altare, in ricordo del 13 marzo 1045, giorno in cui furono ritrovate in seguito ad un furto.

La storia narra che il centurione romano Longino trafisse con la sua lancia il costato di Gesù. Il fiotto di sangue che uscì non appena estrasse la punta, gli finì diritto negli occhi, guarendolo all’istante da una malattia che lo aveva reso quasi cieco.

“Davvero costui era il Figlio di Dio!” esclamò a quel punto Longino che, incredulo di fronte al miracolo, prese la spugna con la quale aveva dissetato il Cristo e un pugno di terra intriso del suo sangue.

Con le due reliquie custodite in una cassetta metallica, Longino iniziò a predicare il miracolo in terre lontane finché, nel 37 d.C, arrivò fino a Mantova, dove decise di nascondere la cassetta in una buca scavata fuori dale mura, nel luogo in cui, qualche secolo dopo, verrà costruita la chiesa di Sant’Andrea.

Ottocento anni più tardi, a un certo Adalberto comparve in sogno l’apostolo Andrea che gli indicava il punto esatto dove si trovavano le reliquie.

Così Adalberto, quasi cieco, cominciò a scavare nel luogo che gli era stato rivelato finché trovò una cassettina di piombo e, non appena la aprì, riacquistò la vista.

Fu dal secolo XI, quando papa Leone IX le dichiarò “autentiche” che si scatenò la caccia alle reliquie, le quali vennero più volte rubate.

Isabella d’Este nel 1530 commissionò a Benvenuto Cellini due vasi per riporre ciò che rimaneva della spugna e del terriccio, ma essi furono trafugati e distrutti a metà dell’Ottocento dall’esercito austroungarico.

Fortunatamente, alcuni grumi della terra intrisa del sangue del Cristo erano stati nascosti nella Chiesa di Santa Barbara e vennero riposti in due vasi d’oro massiccio, oggi custoditi nella cripta nella Basilica di Sant’Andrea.

In una delle cappelle si conservano anche le ossa del centurione Longino, in un’urna recante l’iscrizione: “Longini eius qui la tus Christi percussit ossa” (Ossa di Longino, colui che colpì il costato di Cristo).

Questa storia mi è stata raccontata dal Signor Lauro, sacrista della Basilica di Sant’Andrea, convertitosi alla fede a metà della sua vita, come il centurione Longino.

Testo e foto ©Scilla Nascimbene

Pubblicato sul n.278 di Itinerari e Luoghi – Marzo 2020 all’interno del reportage IL RISVEGLIO DEI FIORI DI LOTO

errore: