LOMBARDIA, MANTOVA
Città ducale resa immortale per volere dei Gonzaga, Mantova ha un fascino avvolto nei tre laghi da cui sembra emergere. Alla scoperta di una città magica, dove il profumo di tortelli di zucca invade i suoi portici antichi. Un manto di fiori di loto come giardino d’estate.
Tra i campi bagnati di nebbia e le esili cime dei pioppi da cui i falchi contemplano l’alba sulla pianura ai piedi del Garda, si arriva a un’ansa in cui Mincio si allarga in tre laghi tranquilli, dove sagome di antichi palazzi colorano di rosso riflesso fortezze di nobili ducati.
Torri e campanili si specchiano nell’acqua e nel cielo si contendono il primato, mentre arcate di ricche dimore si rincorrono tra luci e ombre nell’eterna danza col sole e la luna.
File di merli ghibellini disegnano l’orlo di antiche fazioni e affreschi sgargianti con cani, cavalli e scene di corte decorano muri di torri inespugnabili, con putti curiosi che guardano il cielo attraverso una botola.
Scorre l’acqua nel fossato del Castello dai piedi bagnati, scavando quieta le sue vie segrete, tra le umide cantine e le tetre prigioni in cui sembra ancora di sentire le urla dei malcapitati che gridano invano la loro innocenza.
Coppie di piccioni romantici cercano l’amore nelle nicchie, danzando la loro monogamia sui muri consumati dal tempo, che hanno segretamente nascosto da tutti gli sguardi indiscreti travolgenti e inconfessabili passioni tra duchi galanti e infedeli e incantevoli dame di corte, anch’esse ballerine dell’amore, ruffiane quanto le balze delle loro pompose gonne.
Cadono i Giganti dalla volta di Palazzo Te e i nani si perdono nel labirinto di Palazzo Ducale, inebriati dal dolce profumo sprigionato dai fiori di loto, che agghindano con tonde ninfee il fresco vestito che Mantova sfoggia nei suoi balli d’estate.
Il risveglio dei fiori di loto
Elegantemente appoggiata su due isole formate dai detriti del Mincio, Mantova seduce con quel suo raffinato fascino, riflesso con grazia dalle acque da cui sembra emergere, come in una tela dipinta, in cui arte e storia dialogano con i piedi a mollo nel fiume, percorso da gobbi barcaioli che remano con lenta fatica, tra candidi cigni che sfilano e furbi aironi cenerini in cerca di pesci distratti.
Mantova è un elegante museo diffuso, da scoprire a piedi o in bicicletta, sotto i portici di Piazza delle Erbe, lungo la Via del Broletto, tra l’invitante profumo di tortelli di zucca genuini o della torta sbrisolona appena sfornata.
Concezioni architettoniche si amalgamano, testimoniando il suo glorioso passato: dagli etruschi ai romani, ad un fecondo medioevo in cui entrò a far parte dei possedimenti dei Canossa, al potente ducato dei Gonzaga, che fece di Mantova un raffinato atelier dei più illustri artisti del tempo.
LE ORIGINI LEGGENDARIE
Le origini etrusche della città rimangono legate nella mitologia all’indovina Manto, fuggita da Tebe che, rifugiandosi in un luogo palustre, formò un lago con le sue lacrime. Manto sposò il dio del fiume e dalla loro unione nacque Ocno, che nel mezzo di quel lago fondò una città, chiamandola Mantua in onore della madre.
GLI AMANTI DI VALDARO
Risalgono però all’età preistorica i primi insediamenti: numerosi i ritrovamenti archeologici sul territorio mantovano, tra i quali una particolare scoperta, la cui notizia ha fatto il giro del mondo: si tratta degli scheletri neolotici abbracciati, rinvenuti nel 2007 a Valdaro, alle porte di Mantova che oggi li espone nel suo Museo Archeologico sotto questa scritta: “L’archeologo scavando non porta alla luce oggetti, ma esseri umani” (Sir Mortimer Wheeler).
Non lascia indifferente, infatti, la grazia, intima e quasi commovente, con cui quei giovani si avvolgono l’un l’altro anche dopo la vita, uniti da migliaia di anni in un patto che li protegge per sempre. Non sembrano turbati: i loro volti vicini danno l’impressione di complicità e nella stessa appaiono sereni.
LE GEORGICHE DI VIRGILIO, POETA MANTOVANO
Mette pace, in effetti, la vista di quelle pianure fertili e verdeggianti, ove si insediarono le prime civiltà e dove ancora oggi il silenzio regna, insieme alla monotonia dei ritmi della vita agreste, in cui le antiche tradizioni si tramandano nel tempo. Dalla contemplazione di quel soave paesaggio nacquero le Georgiche di Virgilio, il grande poeta mantovano, che sopra ogni cosa cantò la poesia della terra, intimamente legata alla visione dei campi nativi.
L’ORFEO DI MONTEVERDI E LA NASCITA DEL MELODRAMMA
Ma Ocno costruì le case sulle due isole formate dai detriti del Mincio e ponti per unire le sponde, perché i pastori abitassero anche la nuova città. Sapeva suonare il flauto e intonare melodie con la cetra e questo insegnò loro, affinché le tramandassero ai figli. E forse allora non sarà un caso se proprio a Mantova nacque il melodramma, che diede inizio all’opera lirica. Qui Monteverdi scrisse l’Orfeo, che suonò per la prima volta a Palazzo Ducale e Vivaldi compose le Quattro stagioni, ispirato dai paesaggi mantovani.
IL RIGOLETTO DI GIUSEPPE VERDI E L’OPERA LIRICA
Mantova è anche la scenografia naturale di una delle opere liriche più conosciute al mondo: il Rigoletto. Camminare per la città, visitare la Casa di Rigoletto e vedere la Rocca di Sparafucile, intonando la celebre aria “La donna è mobile…” significa diventare un po’ protagonisti dell’opera verdiana.
Sarebbe bastato questo per meritare il titolo di Patrimonio mondiale dell’Unesco nel 2008 e quello di capitale della cultura conferitole nel 2016, ma Mantova è una cittadina ricca di angoli da scoprire, calpestando il vecchio acciottolato dei suoi vicoli, davanti alla Rotonda di San Lorenzo, al duecentesco Palazzo del Podestà, o alla Torre dell’Orologio, o entrando in punta di piedi nella Basilica di Sant’Andrea, progettata da Leon Battista Alberti e custode della reliquia del Sangue di Cristo, portata, secondo la tradizione, dal centurione romano Longino.
PATRIMONIO MONDIALE DELL’UNESCO E CAPITALE DELLA CULTURA
È bello fermarsi al centro delle sue piazze che si svuotano dopo i mercati, e voltarsi a 360 gradi, mentre l’occhio si posa su ogni pezzo di storia, per poi ritrovarsi in un cortile dove colonne schierate come soldati sorreggono volte con affreschi principeschi.
PALAZZO DUCALE
Siamo all’interno del Palazzo Ducale, la residenza nobiliare più estesa d’Europa. La magnificenza è ovunque: tra gli arazzi fiamminghi, i quadri di Rubens, la Camera degli Specchi o i giardini pensili e il curioso Appartamento dei nani.
È affascinante confondere lo sguardo tra i muscoli delle figure mitologiche della Sala di Troia, o soffermarsi nell’intimo studiolo di Isabella d’Este, salire sulla macchina del tempo per ritrovarsi davanti a lei: la donna più alla moda dell’epoca che, col suo stile, ispirò le dami francesi del Rinascimento.
I Duchi hanno voluto rendere immortale lo sfarzo della loro corte attraverso il pennello di abili pittori: così la Camera degli Sposi, capolavoro assoluto di Andrea Mantegna, “la più bella camara del mondo”, come veniva definita dai contemporanei, rimane ancor oggi una delle perle della città, con quei putti curiosi affacciati dal soffitto; o la Sala del Labirinto, dove si trova il motto “Forse che sì, forse che no”, che ispirò a D’Annunzio il titolo del suo romanzo.
Ma ancora Mantova sorprende per gli straordinari affreschi di Palazzo Te, detto anche “Palazzo dei lucidi inganni”: l’isola felice, realizzata da Giulio Romano nel 1525 e voluta da Federico II Gonzaga per ricevere ospiti illustri e intrattenersi con la sua favorita Isabella Boschetti. La residenza vanta ambienti spettacolari, dalla Sala dei Cavalli, alla Camera del Sole e della Luna, dalla Camera dei Venti a quella di Amore e Psiche, arrivando alla famosa Sala dei Giganti, in cui una sensazione di stupore colpisce il visitatore in un turbinio di forme, colori e figure abbaglianti, trovandosi nel bel mezzo di una lotta tra creature mitologiche.
LA FIORITURA DEI FIORI DI LOTO
“Vale un viaggio di mille miglia”, scriveva Torquato Tasso, riferendosi alla città. Chissà se lo scrittore la visitò anche nei mesi di luglio ed agosto: in quel periodo, infatti, il Lago Superiore esplode di colori, ricoprendosi di un manto di ninfee e della distesa dei fiori di loto più grande in assoluto, solo dopo il Giappone. Così, i barcaioli del Mincio propongono affascinanti itinerari fluviali alla scoperta di questa magica città, navigando lenti tra canneti, ninfee, salici piangenti e fiori di loto che sbocciano baciati dal sole d’estate.
IL FANTASMA DI AGNESE VISCONTI
Una storia tragica quella della povera Agnese Visconti (1363-1391), figlia di Bernabò Visconti e sposa di Francesco I Gonzaga Signore di Mantova. A soli 28 anni il marito decise di eliminarla poiché divenuta politicamente scomoda, utilizzando l’accusa di tradimento con il cavaliere Antonio da Scandiano. Si pensa che tale accusa fosse una montatura, ma la verità non si saprà mai perché gli atti del processo non sono stati resi noti. Antonio da Scandiano, per difendere Agnese, giurò di averla violentata. Agnese negò fino alla fine. Furono condannati a morte e sepolti insieme in Piazza Lega Lombarda, dove oggi è posta la targa in memoria. Quella però non era terra consacrata e alcune leggende narrano che il fantasma di Agnese si aggiri ancora nel castello poiché non riesca a trovare pace.
Numerosi testimoni giurano di aver sentito nella piazza lo straziante lamento di una donna; altri invece dichiarano di aver visto di notte attraverso le finestre del Castello, una specie di luce spettrale.
Difficile dire se si tratti del fantasma di Agnese oppure di una suggestione,
nel 2011 però l’immagine del fantasma della giovane è stato rilevato da una macchina fotografica, benché non si avvertisse la sua presenza ad occhio nudo. Dopo “l’apparizione”, in un’altra stanza è caduto un oggetto, non vi erano né finestre aperte, né correnti d’aria.
BIBLIOTECA TERESIANA
Fondata dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria nel 1780, la Biblioteca fu in origine Museo Antiquario e Biblioteca dell’Accademia di scienze e belle lettere, per cui sopravvivono in essa piccole sezioni di oggetti d’arte. Oggi ospita la sede della Biblioteca Comunale.
DAL CENTURIONE LONGINO AI SACRI VASI
Nella cripta della Basilica di Sant’Andrea sono custoditi i Sacri Vasi che contengono, secondo la tradizione, il terriccio intriso del sangue di Cristo.
Le reliquie si trovano in un’urna di marmo chiusa da 12 chiavi d’oro massiccio, tre delle quali custodite dal prefetto, tre dal vescovo, tre notaio e tre dal sindaco.
I Sacri Vasi vengono esibiti durante la processione del Venerdì Santo e il 13 marzo vengono poste sull’altare, in ricordo del 13 marzo 1045, giorno in cui furono ritrovate in seguito ad un furto.
La storia narra che il centurione romano Longino trafisse con la sua lancia il costato di Gesù. Il fiotto di sangue che uscì non appena estrasse la punta, gli finì diritto negli occhi, guarendolo all’istante da una malattia che lo aveva reso quasi cieco.“Davvero costui era il Figlio di Dio!” esclamò a quel punto Longino che, incredulo di fronte al miracolo, prese la spugna con la quale aveva dissetato il Cristo e un pugno di terra intriso del suo sangue. Con le due reliquie custodite in una cassetta metallica, Longino iniziò a predicare il miracolo in terre lontane finché, nel 37 d.C, arrivò fino a Mantova, dove decise di nascondere la cassetta in una buca scavata fuori dale mura, nel luogo in cui, qualche secolo dopo, verrà costruita la chiesa di Sant’Andrea.
Ottocento anni più tardi, a un certo Adalberto comparve in sogno l’apostolo Andrea che gli indicava il punto esatto dove si trovavano le reliquie.
Così Adalberto, quasi cieco, cominciò a scavare nel luogo che gli era stato rivelato finché trovò una cassettina di piombo e, non appena la aprì, riacquistò la vista.
Fu dal secolo XI, quando papa Leone IX le dichiarò “autentiche” che si scatenò la caccia alle reliquie, le quali vennero più volte rubate. Isabella d’Este nel 1530 commissionò a Benvenuto Cellini due vasi per riporre ciò che rimaneva della spugna e del terriccio, ma essi furono trafugati e distrutti a metà dell’Ottocento dall’esercito austroungarico.
Fortunatamente, alcuni grumi della terra intrisa del sangue del Cristo erano stati nascosti nella Chiesa di Santa Barbara e vennero riposti in due vasi d’oro massiccio, oggi custoditi nella cripta nella Basilica di Sant’Andrea. In una delle cappelle si conservano anche le ossa del centurione Longino, in un’urna recante l’iscrizione: “Longini eius qui la tus Christi percussit ossa” (Ossa di Longino, colui che colpì il costato di Cristo).
Storia raccontataci dal Signor Lauro, sacrista della Basilica di Sant’Andrea, convertitosi alla fede a metà della sua vita, come il centurione Longino.
CASA DEL MANTEGNA
L’edificio fu costruito dal Mantegna nel 1476 su un terreno donatogli dal marchese Ludovico Gonzaga, forse come premio per il compimento degli affreschi della Camera degli Sposi. Mantegna innalzò un palazzo su due piani, concepito su una pianta quasi quadrata, nel cui centro si iscrive il cortile circolare. La sua cultura antiquaria e, probabilmente, l’influsso delle opere del Leon Battista Alberti, lo indussero a realizzare, nel linguaggio dell’Umanesimo architettonico, un edificio residenziale in cui – evidente richiamo alla domus romana – l’atrium diviene un cortile attorno al quale si dispongono gli ambienti adiacenti.
PALAZZO SAN SEBASTIANO E FAMEDIO
Situato sull’asse viario che collega Palazzo Ducale a Palazzo Te, Palazzo San Sebastiano conserva una parte delle opere appartenenti alle Collezioni Civiche che raccontano i momenti più emblematici della storia di Mantova e la sua grande civiltà artistica.
A pochi passi, il Tempio di San Sebastiano, è una chiesa progettata da Leon Battista Alberti, a partire dal 1460, oggi adibita a famedio dei caduti.
Nella cripta, scandita da grossi pilastri sui quali sono incisi i nomi dei caduti per la Patria, sono conservati i resti di alcuni Martiri di Belfiore e le forche ai quali furono appesi.
A TU PER TU CON IL SINDACO: IL NUOVO PROGETTO “MANTOVA CICLABILE”
Non capita tutti i giorni di fermarsi a prendere un caffè e trovarsi per caso a tu per tu con il sindaco della città. Non mi sono lasciata sfuggire l’occasione di scambiare quattro chiacchere con Mattia Palazzi, 42 anni, sindaco di Mantova dal 2015. “Ha visto il nuovo ponte a Porto Catena?” mi chiede; “L’abbiamo appena inaugurato!”. Inizia così a spiegarmi che il nuovo ponte mobile che collega due quartieri ai laghi, inaugurato il 19 gennaio 2020, fa parte di una serie di interventi, già realizzati, di riqualificazione di spazi urbani destinati alla mobilità sostenibile. Il ponte è infatti l’ultimo anello del tratto ciclo-pedonale che congiunge il Po al lago di Garda e costituisce l’opera più rilevante di un progetto che riguarda la viabilità urbana di Mantova e la valorizzazione ecoturistica del territorio.
“Mantova ciclabile” è il nome di questo progetto che prevede la creazione di un articolato sistema di percorsi ciclo-pedonali per collegare i quartieri ad ovest della città con il suo centro storico e connettere la stessa alle importanti ciclovie europee, rafforzandone le potenzialità turistiche.
Un progetto reso possibile da un investimento di Fondi Europei e dello stesso Comune di Mantova, il cui lungolago, nel mese di maggio, diventa palcoscenico del BAM, il raduno europeo dei viaggiatori in bicicletta.
Il sindaco ci tiene infine ad informarmi che nell’area di San Nicolò, accanto al ponte, è in costruzione un ostello da cinquanta posti per i ciclo turisti e che l’obiettivo dei prossimi anni sarà quello di recuperare l’area del porto, per fornire servizi turistici sulla tratta fluvio-marittima Venezia – Mantova.
Finita quindi la pausa caffè, non mi resta che avviarmi verso Porto Catena, per andare a toccare con mano questo nuovo strategico ponte!
MUSEO DI PALAZZO D’ARCO
Splendida residenza rinascimentale dei conti d’Arco, completamente arredata come ai tempi dell’ultima discendente della nobile famiglia. Di notevole valore artistico e storico la pinacoteca e la cucina ottocentesca, fornita di oggetti di rame dell’epoca.
MUSEO TAZIO NUVOLARI
La leggenda del “Mantovano Volante” rivive nel Museo Tazio Nuvolari, che raccoglie il lascito del grande campione, oggi custodito da Automobile Club Mantova. Attraverso raccolte di immagini e trofei, il museo racconta la vita del “più grande pilota del passato, del presente e del futuro”: una delle più emozionanti e incredibili storie umane e sportive del Novecento.
A SPASSO TRA I SAPORI MANTOVANI
“Quella fotografia è stata scattata nel 1964 in Via San Longino, proprio qui davanti”, ci dice indicando una foto in bianco e nero appesa in un quadro dietro la cassa. “Avevo 14 anni e mi avevano appena messo in regola e dato la giacchetta bianca e il tradizionale cappellino da pasticcere e, siccome io sono un po’ all’antica, ho deciso negli anni di mantenere questo e non di cambiarlo con quelli che usano i pasticceri di oggi”.
Così inizia a raccontarci la sua storia da piccolo artigiano, il Signor Giovanni Comparini, 70 anni, titolare della pasticceria più antica della città, la Tur dal Sucar (Torre dello Zuccaro), dal nome di una delle cinque torri che spiccano nello skyline di Mantova, l’unica però col tetto a spiovente, come ci tiene a sottolineare il noto pasticcere. Sì, perché al di là del suo atteggiamento tutt’altro che altezzoso, il Signor Giovanni è stato più volte protagonista di trasmissioni televisive e articoli su note riviste, non solo italiane. Una star della pasticceria, ma anche e soprattutto un gran lavoratore, che mentre ci mostra le sue specialità, fa andare svelte le mani, farcendo per noi una deliziosa torta Elvezia.
“Nella pasticceria tradizionale non si butta via niente!”, ripete più volte, “è uno dei segreti del guadagno”, mi sembra di capire da una frase detta bassa voce in dialetto, “me l’ha insegnato il mio titolare quando ero un ragazzino. È lui che ha fondato questa pasticceria nel 1930 ed io l’ho prelevata nel 1972, quando avevo 22 anni.
La nostra torta più nota è la Sbrisolona, una torta secca che si chiama così in dialetto mantovano perché non si taglia col coltello ma si rompe con le mani, proprio perché si sbriciola.
Ma la torta mantovana più nominata a livello europeo è l’Elvezia: tre dischi di pasta di mandorle farcita con uno strato di crema al burro e al rhum e uno di crema allo zabaione, preparato ancora nella pentola di rame.
Dopo averci mostrato le altre specialità, scritte anche in un quadretto fatto a mano da una sua cliente ed esposto in vetrina, abbandoniamo a malincuore quell’oasi di dolci profumi, continuando il nostro tour tra i sapori mantovani addentrandoci in un botteghino in Via Orefici con un’etichetta sulla vetrina: “ Negozio storico – Regione Lombardia”. È del Signor Bacchi Giovanni, che dal 1967 gestisce questa salumeria piena di prelibatezze, tra cui salumi e formaggi tipici e tanti tipi di mostarda, in particolare quella fatta con mele e pere, originaria della città di Mantova. “Questa salumeria è nata quando ancora le strade non erano asfaltate”, ci dice il Signor Giovanni, mostrandoci una vecchia foto del suo negozio”; prima non c’erano i supermercati e i prodotti non erano chiusi sotto vuoto e si facevano assaggiare!”, aggiunge offrendoci una fetta di prosciutto crudo appena tagliato con la sua affettatrice Berkel, “I clienti si fermavano a scambiare due chiacchiere”, continua con aria un po’ malinconica… ma certo sembra che il Signor Giovanni questo bel vizio l’abbia conservato in maniera eccellente: nel giro di pochi minuti ci aveva già raccontato curiosi aneddoti della sua storia e pareva non avesse nessuna intenzione di fermare il suo racconto nemmeno quando entravano altri clienti, che finivano per essere travolti dalla simpatia di quell’uomo!
“Se cercate qualcosa di buono, siete nel posto giusto!” ci accolgono raggianti nella Forneria delle Erbe, le cui vetrine piene di coloratissimi vasetti di mostarda, dolci e pasta fresca mantovana attirano l’attenzione di tutti i passanti, sotto i portici dell’omonima piazza.
E dopo aver fatto uno spuntino e scelto qualche leccornia da portare a casa, si è fatta ora di pranzo e decidiamo di gustarci sui tavolini nella bella Piazza delle Erbe dei deliziosi tortelli di zucca, agnolini mantovani e risotto alla pilota, apprezzati fino all’ultimo perchè, come dice il Signor Giovanni pasticcere: l’importante è non buttare via niente!”.
PRIMO ITINERARIO – 2,3 KM
Punto di partenza: Palazzo Ducale
Punto di arrivo: Sinagoga Norsa
Il nostro itinerario parte dal Palazzo Ducale che, assieme al Castello di San Giorgio, alla Basilica di Santa Barbara e al Palazzo del Capitano, fa parte della “Reggia dei Gonzaga”, un unico grandioso complesso architettonico, tra i più vasti d’Europa (34.000 m2 circa), che si estende tra la riva del lago Inferiore e Piazza Sordello. Residenza principale dei Gonzaga, signori, marchesi e infine duchi della città di Mantova, assunse la denominazione di Palazzo Reale durante la dominazione austriaca a partire dall’epoca di Maria Teresa d’Austria. Ambienti distinti e separati tra loro furono costruiti in epoche diverse a partire dal XIII secolo e successivamente integrati con giardini pensili, piazze, loggiati, gallerie, esedre e cortili, fissando definitivamente l’aspetto della residenza ducale.
Tramite Piazza Castello arriviamo all’ingresso del maestoso Castello di San Giorgio, fatto costruire nel 1395 dalla famiglia Gonzaga con scopo sia difensivo che di sfoggio di potere economico e politico e arricchito di affreschi illustri come quelli nella famosissima Camera degli Sposi o Camera picta (“camera dipinta”), una stanza collocata nel torrione nord-est, celebre per il ciclo di affreschi che ricopre le sue pareti, capolavoro di Andrea Mantegna, realizzato tra il 1465 e il 1474, che raffigura la famiglia regnante con parte della corte, trasformando un ambiente angusto in una loggia aperta verso spazi infiniti dove il soffitto diventa un’apertura nel celebre oculo prospetti- co dal quale si affacciano amorini e figure che scrutano verso il basso.
Inscritto nel perimetro di Palazzo Ducale, il Museo Archeologico Nazionale, espone collezioni dall’epoca neolitica a quella rinascimentale provenienti dal territorio mantovano, tra cui i celebri Amanti di Valdaro, due scheletri abbracciati di un uomo e una donna di epoca tardoneolitica (ca 3.500 a.C.), ritrovati nel 2007 a Valdaro, nei pressi della città. Di fronte al Museo, verso Piazza Sordello entriamo in una piccola abitazione di epoca quattrocentesca, nota a tutti come la Casa di Rigoletto, il buffone di corte, personaggio dell’opera verdiana andata in scena nel 1851, edificio che attualmente ospita la sede dell’ufficio informazioni turistiche di Mantova. Continuamo su Piazza Sordello, dedicata a Sordello da Goito, poeta mantovano del XIII secolo, cuore del centro storico della città, sulla quale spicca la facciata del Duomo, la cattedrale di San Pietro apostolo, di origine paleocristiana, ricostruita in età medievale, forse da Matilde di Canossa e il cui aspetto interno è frutto dell’intervento di Giulio Romano. Sempre su Piazza Sordello, di fronte al Palazzo Vescovile, il Palazzo del Capitano, rappresenta la parte più antica della “Reggia dei Gonzaga”, edificato tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo, quale residenza dei Bonacolsi, signori della città. Oltrepassando i suoi portici, arriviamo in Piazza Lega Lombarda, un tempo giardino privato del palazzo e ora parco pubblico; cerchiamo la lapide di Agnese Visconti, testimonianza di una terribile storia di intrighi e tradimenti.
Svoltiamo su Via Rubens fino all’incrocio con Via Don Enrico Tazzoli che ci conduce al Teatro Scientifico Bibiena, costruito tra il 1767 e il 1769 su progetto di Antonio Galli Bibiena. Poco più di un mese dopo l’inaugurazione, il 16 gennaio 1770 Wolfgang Amadeus Mozart, appena quattordicenne, a Mantova per la sua prima tournée italiana, tenne assieme al padre Leopol un memorabile concerto. Tuttora il teatro viene utilizzato per ospitare rassegne musicali, concerti e convegni di alto livello.
Percorrendo Piazza Dante Alighieri, prendiamo Via Ardigò, fino alla Bilioteca Teresiana, l’attuale Biblioteca Comunale, fondata dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria nel 1780. Svoltiamo su Via
Pomponazzo fino a Largo Vigili del Fuoco, dove il Museo Storico Nazionale dei Vigili del Fuoco rappresenta la maggiore esposizione in Italia dei mezzi e dei cimeli storici dei Vigili del Fuoco dai primi anni del Settecento, per la maggior parte restaurati ed ancora funzionanti.
Torniamo verso Pia Dante su Via Ardigò e facciamo tappaall’Antica Hosteria del Leoncino Ros-
so, la più vecchia hosteria mantovana. Oltrepassando l’Arco dell’Arengario svoltiamo su Via Broletto fino alla bellissima Piazza delle Erbe, su cui si affacciano il Palazzo del Podestà, il Palazzo della Ragione con la Torre dell’Orologio.
Il Palazzo della Ragione fu edificato nel 1250 quale sede della Corte di Giustizia. Al di sotto della struttura, gli ampi portici quattrocenteschi ospitavano il mercato, le case/botteghe dei mercanti e dei commercianti.
A lato, la Torre dell’o- rologio, costruita nel 1472, prende il nome dall’orologio astrologico realizzato da Bartolomeo Manfredi. L’orologio con fasi lunari, segni zodiacali, consigli legati alla vita quotidiana, segna il sorgere ed il tramontare del sole e segnala l’influenza degli astri in qualsiasi momento della giornata. Era ritenuto un orologio “magico” e inspiegabile dove scienza, astrologia e magia si fondevano insieme per creare un oggetto unico. Oggi è possibile salire all’interno della torre fino ad arrivare alla stanza dove è esposto l’intricato meccanismo più volte restaurato. In cima della torre si può ammirare uno splendido spettacolo della città.
L’adiacente Rotonda di San Lorenzo è la chiesa più antica della città, fondata tra la fine del XI secolo e l’inizio del XII, forse per volere di Matilde di Canossa, ora affidata alla comunità domenicana. Ispirata alla Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme, la rotonda si presenta a pianta centrale con soprastante galleria.
Dall’antestante Piazza Mantegna entriamo nella Basilica di Sant’Andrea, la più grande chiesa di Mantova. Opera di Leon Battista Alberti nello sviluppo dell’architettura rinascimentale, venne completata molti anni dopo la morte dell’architetto con modi non sempre conformi ai progetti originali. Nella cripta si conservano due reliquiari con terra intrisa di sangue di Cristo, che avrebbe portato il soldato romano Longino.
Torniamo verso Piazza delle Erbe, attraversando Piazza Concordia, prendiamo Via Spagnoli e sull’angolo con Via Goito ci fermiamo davanti alla Loggia dei Mercanti di Palazzo Andreani, edificio in stile liberty sede della Camera di Commercio. Ci dirigiamo quindi in Via Corridoni fino alla svolta con Via Massari, imboccando Via Govi fino alla Sinagoga Norsa, fedele copia di quella originale che sorgeva nell’area del vecchio ghetto ebraico.
SECONDO ITINERARIO – 3 KM
Punto di partenza: Museo Diocesano Francesco Gonzaga
Punto di arrivo: Palazzo Te
Il secondo itinerario parte con la visita del Museo Diocesano Francesco Gonzaga, frate francescano e vescovo della Diocesi di Mantova, in cui sono conservate opere provenienti dal Duo- mo, dalla Basilica Palatina di Santa Barbara, dal territorio diocesano e da numerose collezioni private.
Da Piazza Virginiana continuamo su Via Virgilio, oltrepassando Piazza dei Filippini fino a raggiungere l’ex Chiesa della Madonna della Vittoria, un edificio votivo voluto dal marchese Francesco II Gonzaga, per celebrare la vittoria sul re di Francia Carlo VIII durante la battaglia di Fornovo (6 luglio 1495). Il grande Andrea Mantegna, al servizio della corte di Mantova in qualità di pittore di corte, realizzò la celebre pala d’altare la Madonna della Vittoria, attualmente conservata presso il museo parigino del Louvre, poichè nel 1797, durante l’occupazione francese, la chiesa fu adibita a scopi militari e la pala del Mantegna fu trafugata a Parigi.
Tramite Via Fernelli arriviamo in Piazza D’Arco per visitare il Museo di Palazzo d’Arco, splendida residenza rinascimentale dei conti d’Arco, completamente arredata come ai tempi dell’ultima discendente della nobile famiglia. Di notevole valore artistico e storico la pinacoteca ed altrettanto interessante la cucina ottocentesca fornita di oggetti di rame dell’epoca. Lasciamo le lussuose sale ricche di arredi di Palazzo d’Arco e prendiamo Via Scarsellini fino a Piazza Francesco d’Assisi. Proseguiamo su Via Marangoni fino a Piazza Cavallotti, dove ci appare la facciata del Teatro Sociale, il maggiore teatro storico di Mantova, realizzato tra il 1817 e il 1822 dall’architetto Luigi Canonica. Dalla Piazza ci dirigiamo verso Corso Vittorio Emanuele che percorriamo fino al Museo Numismatico, che custodisce una completa raccolta di antiche monete e medaglie di Mantova e dei Gonzaga.
Ritorniamo in Piazza Cavallotti per prendere Corso della Libertà. Proseguiamo dritto dopo la rotonda di Piazza Martiri di Belfiore in Via Matteotti, poi in Via XX Settembre fino in Via Frattini per la visita alla Galleria Museo Valenti Gonzaga, nel piano nobile dell’omonimo Palazzo, in cui sono esposte mostre d’arte permanenti e temporanee che includono affreschi del pittore fiammingo Frans Geffels, diciotto statue attribuite allo scultore comasco Giovanni Battista Barberini e una collezione di libri antichi e rari.
A sinistra di Palazzo Valenti Gonzaga è situata la quattrocentesca Casa della Beata Osanna Andreasi, ora adibita a museo.
Prendiamo Via Guerrieri Gonzaga, svoltando su Via Giulio Romano per visitare il Museo Tazio Nuvolari in cui, attraverso raccolte di immagini e trofei oggi custodite da Automobile Club Mantova, si rivive la leggenda del “mantovano volante”, il “più grande pilota del passato, del presente e del futuro”, una delle più emozionanti e incredibili storie umane e sportive del Novecento.
Svoltiamo su Via Acerbi fino alla Casa del Mantegna, realizzata dall’artista nel 1476 su un terreno donatogli da Ludovico Gonzaga, forse in premio per il compimento degli affreschi della Camera degli Sposi. Mantegna innalzò un palazzo di due piani, concepito su una pianta quasi quadrata, nel cui centro si iscrive il cortile circolare. La sua cultura antiquaria e probabilmente qualche colloquio con Alberti, lo indussero a realizzare, nel linguaggio dell’umanesimo architettonico, un edificio residenziale in cui – evidente richiamo alla domus romana – l’atrium diviene un cortile attorno al quale si dispongono gli ambienti adiacenti. Sulla stessa via, ci fermiamo al Tempio di San Sebastiano, progettato da Leon Battista Alberti e oggi adibito a famedio dei caduti. Nella cripta, divisa da grossi pilastri sui quali sono incisi i nomi dei caduti di Guerra, sono anche conservate i resti di alcuni Martiri di Belfiore e le forche alle quali furono appesi. A pochi passi, il Palazzo di San Sebastiano, situato sull’asse viario che collega Palazzo Ducale a Palazzo Te, è sede del Museo della Città e conserva una parte delle opere appartenenti alle Collezioni Civiche che raccontano i momenti più emblematici della storia di Mantova e la sua grande civiltà artistica.
Proseguiamo in Piazzale Vittorio Veneto, poi in Viale Te, per raggiungere Palazzo Te, l’opera più celebre dell’architetto Giulio Romano, allievo di Raffaello, costruito tra il 1524 e il 1534 su commissione di Federico II Gonzaga, figlio di Isabella D’Este e di Francesco II Gonzaga, quale villa degli ozi e degli svaghi. Federico II volle trasformare il luogo dove sorgevano le antiche scuderie della famiglia Gonzaga, in una sorta di villa di rappresentanza, destinata tanto ai sontuosi ricevimenti quanto ai segreti convegni amorosi con la donna amata Isabella Boschetti.
Il committente volle stupire gli ospiti, a cominciare dall’imperatore Carlo V, venuto a conferirgli la corona Ducale. La sala dei Giganti, che narra la vicenda della Caduta dei Giganti tratta dalle Me- tamorfosi di Ovidio, è la più famosa e spettacolare del palazzo. Giulio Romano smussa gli angoli tra le pareti e la volta: uno stupefacente artificio illusionistico con il quale intende catapultare lo spettatore nel vivo dell’evento in atto, per produrre in lui stupore e sensazione di straniamento e coinvolgendolo nell’immane tragedia di un mondo in rovina.
Il complesso è oggi sede del Museo Civico e del Centro Internazionale d’arte e di cultura di palazzo Te che organizza mostre d’arte antica e moderna e di architettura.
DOVE DORMIRE
Ca’ Delle Erbe Residenza, situata di fronte al Palazzo della Ragione, offre camere con splendidi arredi e WiFi gratuito, aria condizionata, minibar, bagno privato con vasca o doccia; le suite includono un balcone o una terrazza con vista sulla piazza, www.cadelleerbe.it. Le residenze di Mantova, in un edificio storico a 600 metri da Piazza delle Erbe, offrono monolocali che coniugano design antico e moderno, connessione Wi- Fi gratuita, aria condizionata, angolo cottura e zona giorno con divano-letto e TV a schermo piatto, www.leresidenzedimantova.it. Palazzo Valenti Gonzaga, appartenente all’Associazione Dimore Storiche Italiane, risalente al XVII secolo, sorge nel centro di Mantova e offre sistemazioni con mobili d’epoca e affreschi originali. Per i clienti è gratuito l’ingresso al Museo Valenti Gonzaga, www.valentigonzaga.com. Palazzo Beccagutti Cavriani – Gallery Suite, nel Cinquecentesco Palazzo Beccaguti Cavriani, trasformato in una Galleria d’Arte Contemporanea, tra Palazzo Ducale e Palazzo Te, è inserita la Gallery Suite, un luminoso e ampio spazio che accoglie angolo cottura, zona pranzo, zona notte e bagno con affaccio sul cortile d’onore. L’arredo di design è arricchito con opere d’arte contemporanea, www.palazzobeccaguticavriani.com.
DOVE MANGIARE
Osteria delle Erbe, sotto i volti del Palazzo della Ragione, la cucina vanta un menù prevalentemente fatto in casa, dove il triangolo tortelli di zucca, lambrusco e sbrisolona racchiude e incontra i tipici sapori mantovani. Nella stagione estiva, si ha modo di vivere il locale all’aperto, illuminati da candele e immersi nella più prestigiosa Piazza delle Erbe, come anticamente facevano i Gonzaga con i loro floridi banchetti, www. ristorantedelleerbe.it. Osteria dell’oca, ricette mantovane in locale familiare dall’impronta rustica con tavoli di legno e pentole di rame alle pareti: www.osteriadelloca.it. Osteria ai Ranari, piatti della tradizione culinaria virgiliana su semplici tovagliette di carta, dal classico sorbir d’agnoli allo stracotto di cavallo fatto come una volta, fino ai dolci tipici come la celebre sbrisolona, www.ranari.it. Fragoletta Antica Osteria, a pochi passi da Piazza Sordello, prende il suo nome dall’antica proprietaria, un’attrice del ‘700 che veniva chiamata Fragoletta per il suo spirito brioso e vitale. Ritiratasi dalle scene, decise di aprire una locanda per gli amici attori che si esibivano nel vicino Teatro Vecchio, dove ora si trova il ristorante. L’osteria ebbe tra i suoi commen- sali più illustri anche Giacomo Casanova e Carlo Goldoni, www.fragoletta.it.
PIATTI TIPICI
Tortelli di zucca, fatti a mano con pasca fresca all’uovo; nel ripieno la zucca dolce è accompagnata dal sapore piccante della mostarda mantovana, amaretti, noce moscata, grana e altre spezie, poi conditi con burro e salvia. Agnoli in brodo, fatti con pasta fresca all’uovo e simili ai tortellini, da cui si distinguono per la forma e il ripieno. All’interno stracotto di manzo al vino bianco, salamella di maiale, pancetta, uova e spezie. La tradizione vuole che vengano serviti la sera di Natale in brodo, in alternativa, vengono conditi con burro e salvia e spesso accompagnati da un Lambrusco, vino tipico mantovano. Luccio in salsa, bollito e insaporito da una salsa a base di vino, capperi e verdure; di solito si serve freddo con polenta. Risotto alla pilota, piatto molto diffuso tra il popolo, ma anche servito alla corte dei Gonzaga. Deve il nome agli operai (chiamati appunto piloti) addetti alla pila, ovvero un mortaio in cui avviene la sbucciatura e la pulitura del riso, fatto con il pistume di maiale e mantecato con il formaggio grana. Stracotto d’asino, la carne che si utilizza è quella di asino tuttavia, data la scarsa reperibilità, viene impiegata pure quella di manzo. Questa viene marinata con gli aromi dalle 12 alle 24 ore nel Lambrusco, poi cotta 3-4 ore a fuoco lento. Insomma, viene “stracotta” a lungo, fino a diventare quasi sfilacciata. Solitamente si serve accompagnata con polenta morbida o grigliata. Torta sbrisolona, originaria di Mantova, da “brìsa”, che in mantovano significa briciola. Gli ingredienti principali sono la farina di mais, il burro e mandorle; è nata per essere inzuppata in un buon vino dolce, proprio perché dura e i vini consigliati sono la Malvasia e il Moscato.
DOVE E COSA COMPRARE
Salumeria Bacchi Giovanni, Via Orefici, 16: formaggi, mostarda e salumi mantovani. Dal 1967. www.salumeriabacchi.it. Forneria delle Erbe, Via Broletto 28: pasta fresca, dolci e mostarde mantovane. La Tur dal Sucar, Via San Longino 3, la più antica pasticceria della città gestita dal Signor Giovanni Comparini: sbrisolona, torta elvezia, torta greca, bignolata, www.laturdalsucar.it. Cantina del Serraglio, via Parma 5, la più antica della provincia di Mantova, dal 1902, produce vini locali e Lambrusco Mantovano DOC, ma anche vini delle colline moreniche quali Pinot Grigio, Chardonnay, Merlot, Cabernet, Rubino e vari altri tipi di vini sfusi, http://www.cantina-serraglio.com.
COSA VEDERE
Castello di San Giorgio, Camera degli Sposi, Palazzo Ducale, Museo Archeologico, biglietteria unica in Piazza Sordello 40, www.mantovaducale.benicul- turali.it. Casa di Rigoletto, sede dell’Info Point, Piazza Sordello 23, www.turismo. Mantova.it. Duomo, Piazza Sordello. Orari: 7.00-12.00 e 15.00-19.00. Ingresso libero. www.diocesidimantova.it. Teatro Scientifico Bibiena, Via Accademia 47, Tel.0376/327653. Bilioteca Teresiana, Via Roberto Ardigò, 13, www.biblioteca- teresiana.it. Galleria Storica Nazionale dei Vigili del Fuoco, Largo Vigili del Fuoco, 1. www.museovigilidelfuoco.it. Palazzo del Podestà, Piazza Broletto Tel. 0376/338209. Rotonda di San Lorenzo, Piazza Concordia, Orari 10-13 e14-18, ingresso libero, https://associazione- monumentidomenicani.com. Basilica di Sant’Andrea, Piazza Andrea Mantegna, Orari 8.00 – 12.00 / 15.00 – 19.00, ingresso libero. Sinagoga Norsa, Via Govi, 13, lun-ven: 9.00-11.00, domenica solo per i gruppi. Ingresso libero. Tel. 0376/321490. Museo Diocesano Francesco Gonzaga, Piazza Virgiliana 55. www.museofrance- scogonzaga.it. Ex Chiesa della Madonna della Vittoria, Via Monteverdi, 1: apertura è garantita contestualmente a mostre e a conferenze: per info tel. 338 8284909, amicideimuseimantovani@yahoo.it. Museo di Palazzo d’Arco, Piazza Carlo D’Arco, 4, www.museodarcomantova.it. Teatro Sociale, Piazza Felice Cavallotti, www.teatrosocialemantova.it. Museo Numismatico, Corso Vittorio Emanuele II, 30, www.fondazione.bam.it. Casa Museo Palazzo Valenti Gonzaga, Via Pietro Frattini, 7, www.valentigonzaga.com. Casa della beata Osanna Andreasi, Via Pietro Frattini, 9, www.casandreasi.it. Museo Tazio Nuvolari, Via Giulio Romano 11, www. tazionuvolari.it. Casa del Mantegna, Via G. Acerbi, 47 www.casadelmantegna.it. Chiesa di San Sebastiano, Via G. Acerbi, lun 13.00-17.30, mart-dom 10.00-17.30. Biglietteria 0376/288208. Palazzo di San Sebastiano, Largo XXIV Maggio, 12, www. museodellacitta.mn.it. Palazzo Te, Viale Te 13, www.palazzote.it.
NAVIGAZIONE SUL MINCIO
Consorzio “I Barcaioli sul Mincio”, tel. 0376.349292 oppure 349.6194396.
INFO POINT
Piazza Mantegna, 6. Tel. 0376/432432, info@turismo.mantova.it, Casa di Rigoletto, Piazza Sordello 23. Tel. 0376/288208 info@infopointmantova.it.
INFO IN RETE
www.turismo.mantova.it, www.mantova.com, www.mantovanotizie.com
BIBLIOGRAFIA
Giulio Romano a Mantova. “Con nuova e stravagante maniera” di Laura Angelucci, Roberta Serra, Peter Assmann, 2019. Skira Editore; Agnese, una Visconti di Adriana Assini, 2018; Storia di Mantova. Da Manto a capitale della cultura di Guido Vigna, Marsilio Editori, 2016; La cucina mantovana di Cia Eramo, Franco Muzzio Editore, 2010.
FILMOGRAFIA
Domani mi sposo di Francesco Massaro con Jerry Calà, 1984; Rigoletto a Mantova di Andrea Andermann, regia di Marco Bel- locchio, 2010; Romeo and Juliet diretto da Carlo Carlei, 2013.
Testo e foto ©Scilla Nascimbene
Reportage pubblicato sul n.278 di Itinerari e Luoghi – Marzo 2020
Ringrazio
il Direttore Responsabile Daniele Cafieri, il Direttore Enrico Caracciolo, il Caporedattore Gianluca Salcioli, il grafico Massimo Aldini e la Redazione di Itinerari e Luoghi Editoriale C&C.
Mattia Palazzi – Sindaco di Mantova
Ruocco Margherita – Complesso Museale di Palazzo Ducale e Museo Archeologico – Su gentile concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali
Paola Madio – Palazzo Te, Palazzo San Sebastiano, Famedio, Teatro Bibiena
Elena Vasconi – Palazzo San Seastiano e Famedio
Silvia Tosetti – Museo di Palazzo d’Arco
Moira Sbravati e il custode Ferruccio – Casa del Mantegna
Chiara e Maria Sara – Info Point – Casa di Rigoletto
Ornella Grossi – Torre dell’Orologio
Elena e Gabriele – I Barcaioli del Mincio
Chiara Pisani – Biblioteca Teresiana
Don Renato Pavesi e il sacrista Lauro – Basilica di Sant’Andrea
Lo staff dell’Osteria delle Erbe
Giovanni Comparini – Pasticceria La Tur dal Sucar
Giovanni Bacchi – Salumeria Bacchi
Silvia Bellini – Museo Tazio Nuvolari