«Avevo tredici anni, ero sui banchi della terza media. È stato lì che ho incontrato Chiara.
Chiara era una ragazza sorda e seguiva con noi le lezioni, con il supporto di un’interprete.
Io mi ricordo che, mentre ascoltavo i professori, l’occhio mi sfuggiva verso di lei. Rimanevo incantata dalle sue mani che trasformavano quello che ci veniva spiegato in lingua dei segni, per Chiara.
È stato lì che ho pensato: “Da grande voglio diventare interprete”».
Elidia era solo una ragazzina quando incontrò Chiara, alle scuole medie di Ales. Un giorno, durante la ricreazione, suonò la campanella. Chiara avvertì forse una vibrazione e le chiese che cosa fosse. Ma Elidia non sapeva spiegarle una cosa semplicissima: che l’intervallo era finito e bisognava tornare in classe.
«A scuola impariamo l’inglese e il francese, ma la lingua dei segni non ce la insegna nessuno».
Filomena, la loro professoressa di italiano, storia e geografia, aveva cominciato a fare l’appello in lingua dei segni.
Ognuno aveva un segno-nome: Elidia portava i capelli molto lunghi e il suo richiamava proprio i capelli; un compagno aveva un neo sulla fronte e quello era diventato il segno che lo identificava.
Passano gli anni. Elidia si laurea in Lingue a Cagliari. Nel 2021 parte per Venezia.
A Ca’ Foscari c’era uno dei pochi percorsi universitari in Italia dedicati alla linguistica per la sordità e i disturbi del linguaggio.
«I miei professori erano per la maggior parte sordi, madrelingua LIS», racconta.
Elidia si laurea e prosegue la formazione a Ravenna, fino a diventare ciò che già a tredici anni aveva deciso di essere: interprete di lingua dei segni.
«Quando mi sono laureata ho telefonato alla professoressa Filomena. Appena ha saputo che ero diventata interprete si è commossa e mi ha recitato i versi di Dante:
“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”».
L’uomo è fatto per cercare la conoscenza e, attraverso di essa, dare forma alle proprie aspirazioni.
Elidia Pisu, classe 1998, è tornata a Baressa, nel paese della Marmilla dove è cresciuta.
Oggi è interprete di lingua dei segni e operatrice del CEAS Il Mandorlo di Baressa, Centro di Educazione Ambientale e alla Sostenibilità gestito da GEA Ambiente e Turismo, cooperativa che opera con il marchio Ecoistituto Mediterraneo.
Se passate da Baressa, cercate Elidia. Vi racconterà con tanto entusiasmo il suo territorio.
E forse vi inviterà anche ad «ascoltare con gli occhi», per cogliere la meraviglia che ci circonda.
Attività ed esperienze
Per visite guidate e attività alla scoperta di Baressa e del territorio circostante:
📞 +39 346 214 0608
Ecoistituto Mediterraneo – GEA Ambiente e Turismo
🌐 ecoistitutomed.it
Il Mandorlo – Albergo Diffuso e Ristorante Rustico
📍Via Is Tellaias 7 – 09090 Baressa (OR)
🌐 albergodiffusoilmandorlo.com
Il Mandorlo è un albergo diffuso ricavato dal recupero di antiche abitazioni di Baressa, restaurate conservando i caratteri dell’architettura rurale tradizionale: pietre a vista, soffitti in legno, loggiati, tessuti e arredi legati alla tradizione locale. Il progetto nasce con l’obiettivo di recuperare le vecchie case del paese sottraendole all’abbandono e permettendo a chi soggiorna di vivere all’interno del borgo. La struttura è gestita da Ecoistituto Mediterraneo – GEA Ambiente e Turismo e ospita anche il CEAS Baressa Il Mandorlo, Centro di Educazione all’Ambiente e alla Sostenibilità.
Testo e foto ©Scilla Nascimbene
In collaborazione con My Export Manager
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