CAPOTERRA, CITTÀ METROPOLITANA DI CAGLIARI, SARDEGNA
A Capoterra, pochi chilometri da Cagliari, dove sorge il MuLag, un tempo passavano i treni.
Casa Spadaccino, che oggi ospita il Museo della Laguna di Santa Gilla, nacque infatti nel 1873 come stazione di una ferrovia mineraria. Da qui transitavano i vagoni carichi di ferro e magnetite estratti nelle montagne di Capoterra e diretti verso la costa, fino a Su Loi, dove il minerale veniva depositato in attesa di essere imbarcato.
Nel 1875 la miniera chiuse e quella stazione divenne il centro di una grande azienda agricola. Intorno c’erano greggi, orti, vigneti, oliveti, mandorleti e agrumeti; magazzini, cantine, officine e locali per la lavorazione dei prodotti.
Quel paesaggio agricolo è in gran parte scomparso. Ne rimane traccia in alcuni toponimi, come La Vigna e Torre degli Ulivi e la stessa Casa Spadaccino continua a essere chiamata, dagli anziani di Capoterra, Sa Stazioni, la stazione.
La sosta di Sant’Efisio
Prima della costruzione della cappella dedicata a Sant’Efisio, Casa Spadaccino era una delle tappe della processione diretta da Cagliari a Nora.
Il carro con la statua del Santo entrava nel cortile e nel loggiato veniva allestito un altare, davanti al quale i fedeli si fermavano a pregare.
Oggi, ogni 1° maggio, la processione continua a fare sosta a Su Loi, nella vicina chiesetta di Sant’Efisio.
La Laguna di Santa Gilla, tra acqua dolce e mare
La Laguna di Santa Gilla si estende alle porte di Cagliari. In questo territorio, l’acqua dolce portata dai corsi d’acqua incontra quella salata del mare.
Terre basse, specchi d’acqua e piccoli isolotti formano una delle principali zone umide della Sardegna, frequentata da più di duecento specie di uccelli.
Santa Gilla, una zona umida protetta
Santa Gilla è una zona umida di rilevanza internazionale, inserita nella Rete Natura 2000 e tutelata dalla Convenzione di Ramsar, l’accordo internazionale nato per proteggere le zone umide e i loro ecosistemi.
Per secoli la laguna è stata luogo di pesca e di lavoro. Lungo le sue rive sono cresciuti centri abitati e insediamenti industriali.
Il MuLag – Museo della Laguna di Santa Gilla racconta proprio questo rapporto tra uomo e natura.
Una delle sale si chiama “Storie”: sono quelle dei pescatori, dei salinieri, degli agricoltori, degli ingegneri e delle famiglie che hanno abitato e trasformato Santa Gilla.
Le saline
Una delle trasformazioni più importanti del paesaggio della laguna è legata alla produzione del sale.
Dall’inizio del Novecento, le acque dolci che ristagnavano nelle zone paludose furono canalizzate e parte dell’area trasformata in vasche per le saline.
Quell’intervento contribuì anche alla conservazione della zona umida, creando ambienti nei quali trovano spazio specie capaci di vivere in condizioni di salinità molto elevate.
La salicornia, per esempio, cresce dove molte altre piante non riuscirebbero a sopravvivere: vive – racconta la guida del MuLag – dove una rosa o un geranio non potrebbero esistere.
Il rosa, dall’alga al fenicottero
Nelle vasche a maggiore concentrazione salina vive un’alga microscopica, la Dunaliella salina. Se ne nutre un minuscolo crostaceo, l’Artemia salina, che a sua volta entra nella dieta dei fenicotteri.
I pigmenti compiono così un piccolo viaggio attraverso la catena alimentare: alga → crostaceo → fenicottero.
Il rosa delle loro piume comincia da lì.
La danza dei fenicotteri
Durante il periodo riproduttivo, il corteggiamento dei fenicotteri diventa una danza collettiva. Con il collo teso fanno oscillare ritmicamente la testa da una parte all’altra, nel movimento chiamato “testa a bandiera”; poi spalancano le ali nel “saluto d’ala”, mostrando per pochi istanti i colori del piumaggio. Infine arriva la “marcia”: il gruppo avanza compatto, cambia improvvisamente direzione, si ricompone e riparte.
Maschi e femmine danzano insieme, si osservano e, in quella coreografia, si scelgono.
MuLag – Museo della Laguna di Santa Gilla
📍 MuLag – Museo della Laguna di Santa Gilla – Capoterra — Piazza Sant’Efisio Martire, 09012 Capoterra (CA)
📞 +39 346 214 0608
✉️ info@mulag.it
🌐 www.mulag.it
Visite su prenotazione. Durata indicativa: circa 1 ora e 30 minuti.
Testo e foto ©Scilla Nascimbene
In collaborazione con My Export Manager
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