SAN VERO MILIS. SINIS, SARDEGNA
Macchie di giada, turchese e acquamarina. Le piscine di Su Pallosu sono un intreccio di vasche, cavità e piccoli canali in cui il mare si insinua tra le rocce, davanti a grandi monoliti e piattaforme frastagliate modellati dall’erosione.
È un paesaggio quasi lunare.
A Su Pallosu, nel Sinis settentrionale, affiorano formazioni sedimentarie di epoche diverse, tra cui le arenarie della Formazione di Capo Mannu. L’erosione le ha progressivamente messe a nudo, scavando e separando gli strati fino a dare origine alle forme irregolari che si vedono oggi.
La presenza dell’uomo a Su Pallosu risale all’età nuragica. Lungo la costa sono emersi reperti archeologici di quel periodo. Dal Cinquecento è documentata la tonnara di Su Pallosu, mentre la rada, indicata nelle fonti storiche come Porto Peloso, offriva un approdo riparato alle imbarcazioni.
Ma una parte della storia di Su Pallosu è rimasta sott’acqua.
Le ricerche archeologiche condotte nelle acque davanti a Su Pallosu hanno individuato numerosi depositi sommersi, tra cui il relitto di una nave naufragata tra il IV e gli inizi del III secolo a.C. Trasportava sedici macine in pietra destinate alla lavorazione dei cereali, probabilmente provenienti dalle cave sarde di Mulargia, insieme ad anfore puniche e vetro grezzo.
Sul fondo di questo mare turchese sono rimaste le tracce di oltre duemila anni di commerci nel Mediterraneo.
Testo e foto ©Scilla Nascimbene
In collaborazione con My Export Manager
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