LAZIO, TIVOLI E VALLE DELL’ANIENE

Gli imperatori la scelsero per le ville dell’otium, in cui ritrovare la pace dell’anima. Fu la culla delle prime comunità monastiche, dei primi giardini all’italiana, meta del famoso “Grand Tour”. 

Gli artisti si rifugiavano a dipingere nei suoi borghi di cresta e uno di loro fece tremare il mondo dell’arte. C’era chi abbandonava la valle per cercare fortuna a Montmartre, diventando protagonista di opere oggi nei più importanti musei del mondo. 

La città di Ercole, che con la sua centrale elettrica ha illuminato Roma, fu l’ultimo approdo di un uomo che aveva girato per tutto il suo impero. Vi costruì il suo sogno. Fatto di pietra.

I suoi anni più belli erano trascorsi in viaggio, negli accampamenti o agli avamposti, e quella villa che aveva fatto costruire ai piedi delle colline di Tivoli era“l’ultimo accampamento del nomade, l’equivalente, in marmo, delle tende da campo e dei padiglioni dei principi asiatici […] Ogni pietra rappresentava il singolare conglomerato d’una volontà, d’una memoria, a volte di una sfida. Ogni edificio sorgeva sulla pianta di un sogno”. 

È Marguerite Yourcenar a dar voce a uno straordinario imperatore nel suo capolavoro Memorie di Adriano, la“meditazione scritta di un uomo malato che dà udienza ai ricordi” unita al cesello della ricostruzione storica per scoprire il velo del tempo,“il segreto delle sorgenti sotto le pietre”.

Adriano era un uomo schivo, ma aveva viaggiato per tutto il suo impero“cercando la libertà più che la potenza”. Aveva portato la pace fino ai confini del regno e riprodotto, nella sua dimora di Tivoli, le architetture che i suoi occhi avevano visto nel mondo. E i colori: “il diaspro, verde come i fondi marini, il porfido poroso come le carni, il basalto, l’ossidiana opaca”. Riflessi d’acqua, forme curve e cupole autoportanti – da lui stesso inventate come quella del Pantheon – che comunicavano col cielo attraverso un largo foro, creavano un effetto illusionistico a Villa Adriana e davano vita al suo sogno fatto di pietra, in cui esprimeva la sua essenza, la sua universalità e la sua politica. 

Secondo lo storico Grenier, il canopo, una sala banchetti creata intorno a uno specchio d’acqua, raffigurerebbe il mondo pacificato da Adriano: la parte dell’euripo, cioè il canale, sarebbe per Grenier il simbolo del Mediterraneo, le cariatidi testimoni del mondo occidentale e le amazzoni di quello orientale; Mercurio il messaggero della pace, accanto a Marte con lo scudo abbassato.

Certamente il canopo rappresentava il canale di Alessandria d’Egitto in cui era affogato Antino.

Si erano conosciuti in viaggio. Adriano aveva 46 anni e Antino 14: era greco, bellissimo e l’imperatore se ne innamorò follemente. Fu per lui un compagno di anni favolosi ma, come scrive Adriano con la penna di Marguerite Yourcenar, “Qualsiasi felicità è un capolavoro” che facilmente si deturpa.

La sua era svanita con la morte di Antino, annegato misteriosamente nel Nilo, forse immolatosi per salvare il suo amato imperatore, che amministrava culti misterici legati alla rinascita per combattere la paura di morire, abbandonandosi al “al mondo oscuro delle sensazioni, quella nera notte dove folgorano e turbinano soli accecanti”.

Il degrado avanzava a causa dei calcoli renali di cui soffriva: la cosiddetta “malattia della pietra”, proprio la materia che aveva dato forma ai suoi sogni rendendoli immortali.

Una nave, giunta da Alessandria d’Egitto, aveva scaricato obelischi e sfingi per la tomba del giovane a Villa Adriana. “Ha obbedito all’ordine del cielo” era inciso su di essa.

In occasione dell’anniversario della morte, il sole entrava attraverso gli oculi dei corpi laterali, illuminando la statua di Antino: un orientamento studiato dallo stesso Adriano.

L’imperatore osservava l’emisfero celeste nell’intimità del suo appartamento, il “Teatro marittimo”, al centro di una piscina anulare.

Il filosofo Cabria gli aveva indicato una stella, nella costellazione dell’Aquila, che dopo la morte di Antino aveva iniziato brillare come una gemma.

Fu chiamata la stella di Antino, fino a pochi secoli fa.

“Ogni notte, mi esaurivo a seguirne il corso; ho scorto strane figure in quella parte del cielo. Mi ritennero folle. Ma non m’importava. […] Sono stato padrone assoluto una volta sola, e di un solo essere […] Nel momento in cui io scrivo, io so esattamente quali stelle passano qui, a Tivoli, sopra questo soffitto ornato di stucchi e di pitture preziose, e altrove, laggiù, su un sepolcro”.

Il giardino delle meraviglie

“Costruirò un giardino sontuoso come quello degli imperatori”. L’architetto Pirro Ligorio mantenne la promessa fatta al cardinale Ippolito II d’Este, figlio di Alfonso I e Lucrezia Borgia, passato alla storia come “il papa mancato”, dopo cinque conclavi falliti.

Un convento fu trasformato in palazzo, una valle fu sbancata per adagiarvi terrazze degradanti e fontane a caduta in cui l’acqua fu portata con un acquedotto costruito ad hoc. Liborio recuperò le statue nelle antiche domus tiburtine e a Villa Adriana, da cui rubò anche qualche idea del geniale imperatore, riproponendola dopo un restyling adatto all’epoca.

Giochi d’acqua, riflessi e fontane, criptoportici per passeggiare al fresco e interni decorati dai più grandi nomi del manierismo romano rendevano Villa D’Este una delle più belle dimore del Rinascimento ma, durante i lavori in corso, il cardinale morì. Ironia della sorte, era pieno di debiti e la villa, non ancora finita, fu spogliata per sanare i guai, dopo aver redatto un meticoloso inventario che ce la descrive nei suoi splendori.

La città che ha illuminato Roma

Sono passati oltre 130 anni da quel primato mondiale: l’accensione della prima lampadina grazie alla corrente elettrica alternata lanciata a distanza. Fino ad allora, l’energia elettrica continua, prodotta con il carbone, poteva essere inviata solo in un raggio di poche centinaia di metri.

Sul podio è Tivoli con la centrale dell’Acquoria, che il 4 luglio 1892 ha  illuminato Roma, sua storica nemica, sorta 450 anni dopo rispetto all’antica Tibur, le cui origini risalgono al 1215 a.C.

L’acqua è da sempre la sua ricchezza grazie al fiume Aniene, artefice dell’omonima valle, detta “degli imperatori”, poiché la scelsero come luogo ideale per le loro ville dell’otium, dove ritrovare la pace dell’anima, e per le importanti infrastrutture di cui, già dal IV secolo a.C., era dotata: le strade – tra cui la Tiburtina Valeria che la collegava alla capitale –  e gli acquedotti, quattro degli undici che alimentavano Roma di acqua potabile.

Fu proprio a seguito delle devastazioni causate dalle piene dell’Aniene che, nel 1826 papa Gregorio XVI commissionò la deviazione del fiume sotto il Monte Catillo attraverso due grandi cunicoli, detti gregoriani, generando la grande cascata di Tivoli, alta più di cento metri, grazie alla quale la città fu la prima in Italia ad avere la luce elettrica per uso civico nel 1886.

Da Anticoli Corrado a Montmartre

Anticoli Corrado ispirava i pittori, ma non gli scrittori: se n’era reso conto anche Pirandello che, per terminare I giganti della montagna si era trasferito in paese a casa del figlio, sposatosi con un’anticolana; ma l’opera rimase incompiuta e Pirandello iniziò a dipingere.

Quel borgo di cresta era infatti diventato già dall’‘800 un punto di ritrovo di pittori, attirati dalla tranquillità del posto e dalle donne che, per necessità, avevano iniziato a fare le modelle, distinguendosi per la disinvoltura nello spogliarsi nude per essere ritratte.

“L’arte contamina” dice Paula Caccavalle, artista anticolana, creatrice dell’opera di land art in Piazzetta Agliuvado: alcune modelle, a furia di osservare chi le ritraeva, erano infatti diventate pittrici. 

C’era anche chi, però, aveva abbandonato l’ambiente di Anticoli per cercare fortuna a Montmartre, come racconta Anita Tenerelli dei The Turnabout, nel suo spettacolo teatrale assieme a Craig Periz. 

Nel 1865 Agostina Segatori si era trasferita a Parigi, città che, inizialmente, le aveva portato non poche soddisfazioni: la donna era infatti arrivata a posare per Corot, che l’aveva ritratta in abito tradizionale in un quadro intitolato Agostina. L’italienne, del 1866 oggi al Louvre, e in un’altra ventina di opere. Fu modella di Manet, Delacroix, Gérome, Renoir e Dantan, con il quale ebbe una relazione sentimentale da cui nacque un figlio che Dantan non riconobbe. Al civico 62 di Boulevard de Clichy, nel cuore di Montmartre, la Segatori aveva aperto un locale in stile ciociaro, il Cafè Le Tambourin. In quel cabaret, frequentato da artisti e galleristi, la donna, divenuta l’amante di Van Gogh, aveva organizzato la prima mostra del pittore che, per mancanza di soldi, pagava le pietanze consumate con le sue opere, vendute per pochi franchi quando, nel 1893, dopo un periodo di degrado, il locale fallì. In Donna al Cafè Le Tambourin del 1887 (Museo Van Gogh di Amsterdam), Agostina è, infatti, raffigurata seduta a un tavolo del caffè, con una sigaretta tra le dita, un boccale di birra e lo sguardo perso nel vuoto.

La donna morì a Parigi nel 1910, in povertà, lontana dal mondo artistico in cui era vissuta. Al civico 62 di Boulevard de Clichy, il comune parigino ha apposto in suo onore una targa commemorativa. 

Le opere che la ritraggono sono esposte nei più importanti musei del mondo.

Troppo bello per essere vero

“Se si chiede di lui a un abitante di Anticoli Corrado, ci si sente rispondere che era un‘mbriacone ma un bravo falsario”, mi dice l’anticolana Paula Caccavalle. “Invece era un artista e un interprete magistrale, tanto che alcune delle sue opere furono scambiate per quelle dei più grandi maestri del passato”. 

Eric Hebborn, inglese, con un’adolescenza tumultuosa, si era trasferito a Roma grazie a una borsa di studio, poi ad Anticoli, in una casa in mezzo al bosco. Lì raccoglieva le galle di quercia, da cui estraeva l’inchiostro per dipingere, con gli aghi degli istrici, sulle pagine bianche dei libri antichi trovate negli antiquari. Hebborn studiava, sperimentava e riuscì a dimostrare che, utilizzando gli stessi materiali dei grandi maestri di cui aveva una profonda conoscenza, era in grado di raggiungere lo stesso risultato. “Ho per le mani un Degas!” disse a un responsabile della famosa galleria Colnaghi di Londra, mostrandogli una sua opera. “Questo è un Corot!” si sentì rispondere. 

Iniziò così a mettere alla prova il suo talento, riuscendo a ottenere l’attenzione di mercanti, critici e curatori di importanti musei e gallerie, i quali gli certificavano l’originalità delle sue opere – che lui non firmava – attribuendole a Corot, Piranesi, Tiepolo, Mantegna, Poussine, Castiglione, Rubens, e mettendole nel circuito ufficiale delle opere d’arte. I suoi quadri furono venduti per decine di migliaia di sterline anche attraverso le più famose case d’aste, tra cui Christie’s e Sotheby’s.

Ma un giorno decise di porre fine a questo bluff e scrisse un libro Troppo bello per essere vero: autobiografia di un falsario (Vicenza, Neri Pozza 1994), in cui ammetteva una serie di falsificazioni, fornendo preziosi spunti sulle tecniche dei maestri del passato e denigrando con ironia il circo del falso, giostrato, a suo dire, da presunti esperti d’arte avidi e con poca cultura. “Quel libro ha fatto tremare sicuramente il mondo dell’arte” mi dice Paula Caccavalle, “perché, a quel punto, ogni opera poteva essere messa in discussione”. Hebborn aveva infatti confidato agli amici la sua preoccupazione per la bufera che il libro aveva scatenato. 

Morì poco dopo in circostanze misteriose. 

Alcuni quadri da lui rivendicati furono discretamente ritirati; altri sono ancora esposti, poiché molte gallerie non vollero ammetterne la falsità.

In ogni casa di Anticoli è appeso un disegno firmato Hebborn. Nella chiesa di Santa Vittoria, accanto all’altare rimane una sfacciata, dissacrante Ultima cena a sua firma, ambientata in un’osteria, in cui Gesù è raffigurato seduto al contrario su una sedia, sopra un tavolo.

Hebborn non fu mai apprezzato per le opere a suo nome e viene ricordato a livello internazionale solo come un falsario ma, dopo aver conosciuto la sua storia, trovandoci davanti ai capolavori dei grandi pittori, ci sarà un istante in cui ci chiederemo se siano originali, o creati dal beffardo talento di un artista di Anticoli Corrado. Forse un po’‘mbriacone. Senza dubbio geniale.

Il Sacro Speco di Subiaco

Col motto ora et labora San Benedetto da Norcia aveva nobilitato il lavoro manuale, prima di allora riservato agli schiavi. Ma la Regola era dura. Forse troppo. E alcuni giovani monaci avevano provato ad avvelenarlo. Il santo, però, si era salvato grazie ai miracoli rappresentati negli affreschi della scuola senese che rivestono le pareti della cappella superiore dell’Abbazia di Subiaco, il primo monastero da lui fondato, aggrappato a una parete rocciosa del Monte Taleo. In una grotta sottostante, il Sacro Speco, il giovanissimo Benedetto, sul finire del secolo V, aveva vissuto da eremita per tre anni, sopravvivendo grazie ai viveri che il monaco Romano gli calava mediante un cestello e maturando quella spiritualità che lo portò a fondare le prime comunità monastiche lungo la Valle dell’Aniene, da cui si sarebbe sviluppato il monachesimo occidentale. 

Monaci colti e guerrieri dominavano la valle e i manoscritti, da loro copiati a mano, viaggiavano tra un monastero e l’altro lungo la Via di San Benedetto, su cui si diffuse la cultura prima dell’avvento delle Università e della stampa. 

Nell’abbazia si conserva la prima e la più fedele raffigurazione di San Francesco, ritratto senza aureola né stigmate, poiché ancora in vita, e realizzata durante il suo soggiorno nel 1223.

Mannaggia la pupazza!

È fatta di frasche, carta pesta e canne. È alta 4 metri, è una popolana grassa  e ha nomi diversi a seconda dei paesi: pantasma, fantasma, mammoccia, marmotta, pupa, signora e signoraccia. Irrompe nella piazza affollata di Roviano accolta dal suono della banda. Fa divertire le persone, balla e ammicca. È la pupazza: un rituale che accomuna gli abitanti della Valle dell’Aniene nel loro desiderio di allontanare ogni sventura. Il fantoccio, infatti, già in epoche antiche identificato con la Dea Madre Mediterranea, dopo aver danzato vorticosamente durante la festa di fine estate, viene bruciato come atto propiziatorio per il nuovo raccolto. La pupazza nasce anche per esorcizzare il male e per far dimenticare. Ma è davvero possibile dimenticare il passato? “I nostri sogni hanno l’eta di un’estate e sono già maturi”, scrive lo storico di Roviano Artemio Tacchia, “ma davanti a loro c’è un muro: il passato, contro il quale nessuno ha il coraggio di iniziare la scalata per primo”. Nella Valle dell’Aniene direbbero… “Mannaggia la pupazza!”.

I segreti di Valle Cadevella

Calendula, rosa canina, fiori d’arancio, avena e vaniglia: ecco alcuni ingredienti dei profumatissimi saponi di Arianna Di Paolo che, con il fratello Mariano, conduce l’azienda agricola tramandata dai nonni, nel comune di Arsoli. “Io uso l’olio di oliva, ma mia nonna Margherita utilizzava il lardo del maiale per fare il sapone; lei mi ha insegnato a raccogliere le erbe spontanee, a conoscere i lavori della terra e a fare il pane: i segreti di Valle Cadevella li ho imparati tutti da lei. Io e Mariano abbiamo mantenuto quello che ci è stato trasmesso dai nonni e organizziamo attività di fattoria didattica con i bambini per tramandare le nostre tradizioni. Nell’orto produciamo ortaggi biologici e olio extra vergine di oliva. Realizziamo anche del piccolo artigianato come cesti, taglieri e porta saponi con la radica di ulivo, borse di pelle e tessuto confezionate con materiali di recupero; venerdì facciamo pane, dolci e pizza.

Nonno Mariano ci ha invece trasmesso la passione per le mucche e per i cavalli da tiro pesante, una razza protetta di cavalli agricoli italiani.Vieni, ti porto a vederne uno!”.

Seguo Arianna attraverso l’uliveto e mi accorgo che una grossa pecora mi osserva da lontano. Non si avvicina. Sembra seria e per niente contenta della mia presenza. Ho scoperto solo in seguito che si trattava di un montone con un brutto carattere: meno male che non si è mosso da lì…!

Il pizzutello di Tivoli

“Io non è che so’ tanto laureata, ma ho fatto le scarpe a molte persone! 

Sono nata in una famiglia di coltivatori di pizzutello, alla Strada degli Orti n.20. A dodici anni mio padre mi ha dato le forbici in mano e insegnato a coltivare il pizzutello, che noi chiamavamo “uva corna”, perché è allungata e curva. E scrocchia, invece quell’altra schizza! 

Se prendi un grappolo di uva mio, per una settimana te resta tosto, se secca solo il raspo; quello di un altro pizzutello mantiene il raspo verde, ma l’uva la butti: schizza, perché è piena d’acqua!”

Bruna Grossi, produttrice storica del pizzutello di Tivoli, un’uva autoctona, mi spiega che il pizzutello coltivato da altre parti non cresce bene, perché non beneficia del microclima presente nella zona sotto Villa d’Este, riparata dai venti freddi e mitigata dalla cascata di Tivoli, sotto la quale Franca Eletti, altra produttrice storica, coltiva assieme al marito gli orti appartenenti ai bisnonni. “In passato il pizzutello era molto apprezzato”, racconta Franca, “ i miei nonni mantenevano una famiglia con cinque figli solo col ricavato delle vendite; in seguito le campagne sono state abbandonate perché Tivoli si è trasformata in una città industriale”. 

Oggi il pizzutello di Tivoli è diventato un prodotto di nicchia, tutelato come presidio Slow Food e coltivato seguendo pratiche tradizionali. 

Il packaging contiene una cartina con un itinerario tra gli orti dei sei produttori storici, percorribile con i fiduciari del presidio Slow food. (Per info contattare Gabriella Cinelli al 348.3029144 o Gaetano Sansaro al 339.6363216). www.slowfoodtivolivalledellaniene.it.

Laureato in cartoline

“Che lavoro fai oggi?” gli chiede la moglie la mattina. Tertulliano Bonamoneta di lavori ne ha fatti tanti, ma in uno certamente eccelle, per lo meno nella sua città: lui uno dei più grandi collezionisti di cartoline d’epoca in Italia e il più importante collezionista di quelle di Tivoli, raccolte in anni di minuziose ricerche e da lui pubblicate in alcuni libri, preziose testimonianze della memoria storica tiburtina. “E visto che ci sono già molti laureati in lettere, io mi sono “laureato” in cartoline”, come scritto nel suo simpatico biglietto da visita!

Dall’Archeochef

Gabriella Cinelli, archeochef e cuoca Slow Food dell’Alleanza, promuove il progetto del Viaggio nel Gusto all’interno dei musei, ricostruendo i sapori delle antiche civiltà e reinterpretando ricette storiche, come il Cocktail omerico di Circe, l’Epityrum, il Laganum, la pasta dell’antichità, le Olive di Catone, in collaborazione con produttori Slow Food locali che hanno raccolto l’eredità enogastronomica dell’Antica Roma, recuperandone tecniche di produzione e prodotti tradizionali. Le sue proposte: Esperienze sensoriali: “Assaggi di  Gusto ”, esempio di banchetto antico romano composto da Gustationes Archeogastronomiche da degustare a Casa Di Kore, un casale immerso nella campagna tiburtina. Laboratori di Archeocucina “De Rerum Natura”: descrizione ingredienti, ricette e fonti con preparazione delle stesse + degustazione sensoriale e scoperta dell’evoluzione dei gusti e dei sapori nei secoli. Archeotour sensoriali: visite guidate a un museo, un mulino, un frantoio, un laboratorio di biscotti, un caseificio e una cantina con racconti gastronomici e pillole di cucina.

Info e prenotazioni tel. 348.3029144, https://gabriellacinelli.wixsite.com/gabriellacinellichef.

L’Angolino di Mirko

“Ecco i tortellini al nero di seppia, ripieni con seppie e gamberi alla carbonara di pesce, un piatto premiato dall’Accademia della cucina italiana nel 2013!”. Siamo in un bellissimo palazzo del centro di Tivoli, con soffitti a volte impreziositi da affreschi, e lei è Federica Mancini, chiamata Federica Angolino: di fatto, l’Angolino è la sua famiglia, oltre che  un’importante azienda tiburtina, portata avanti assieme alla sorella, al marito e alla mamma, con grande attenzione all’accoglienza delle persone.

“Siamo nati da una delle prime trattorie di Tivoli, quella di nonno Belardino e di nonna Ludovica: cucinavano e litigavano nello stesso tempo! I loro piatti forti erano il coniglio alla cacciatora, la polenta e le fettuccine fatte a mano”. 

“I miei genitori facevano le braciole di pecora!” aggiunge Anna, la mamma di Federica, servendoci degli invitanti tortellini ripieni di carne in crema di parmigiano reggiano che ha preparato per noi. “Mia mamma portava quei vestitini con il collo a “V” che le lasciavano una parte di petto scoperto”, riprende con un velo di malinconia, “aveva sempre la pelle tutta scottata, perché arrivava a cuocere anche 50 kg di braciole ogni giorno davanti al camino”. È stata proprio Anna a continuare l’attività della ristorazione, aprendo un negozio di pasta all’uovo e un locale all’angolo: “L’Angolino”, inizialmente piccolo. “Oggi ci chiamiamo L’Angolino di Mirko” continua Federica, “in ricordo di mio fratello che era il nostro chef e, anche se ci ha lasciate, lo sentiamo sempre qui, in mezzo a noi. 

L’unica a non saper cucinare in famiglia sono io, ma ho un compito fondamentale: mantenere l’equilibrio tra tutti. E solo una donna lo sa fare!”.

PRIMO ITINERARIO – TIVOLI: LE VILLE E IL CENTRO STORICO 

Punto di partenza: Villa Adriana

Punto di arrivo:  tomba della vestale Cossinia

Lunghezza: Km 8

Tempo necessario: 2 giornate, comprese visite ai siti d’interesse

Il nostro itinerario parte con la visita di Villa Adriana, patrimonio Unesco, vera e propria città su due livelli, di cui uno sotterraneo per la servitù, fatta realizzare dall’imperatore Adriano dal 121 al 137 d.C. Di particolare interesse: il pecile, il canopo, le terme il Teatro marittimo, appartamento privato dei Adriano, così chiamato per i fregi con rappresentazioni marittime che decoravano le sculture rinvenute. Usciti dalla villa, percorrere in auto Via di Villa Adriana per 1,3 km poi svoltare a destra sulla Via Tiburtina per 4 km e parcheggiare al Parcheggio di Viale Matteotti. Continuare a piedi scendendo lungo la SR5 e oltrepassando Rocca Pia, fatta costruire nel 1461 da papa Pio II, attraversare Piazza Garibaldi, dove si tiene il mercato, per arrivare – da via Boselli – fino a Villa D’Este, patrimonio Unesco, definita il migliore esempio del Rinascimento per l’ingegnosità della parte idraulica la e per la concezione innovatrice. Fu voluta nel XVI sec. dal cardinale Ippolito d’Este che affidò i lavori all’architetto Pirro Ligorio. Nei giardini, considerati i primi giardini all’italiana e articolati fra terrazze e pendii, spiccano le Cento Fontane, simbolo dei fiumi che da Tivoli vanno verso Roma e che congiungono la Rometta alla Fontana dell’Ovato o Fontana di Tivoli, che riproduce la città con la sibilla attorniata dai Monti Tiburtini (le rocce) in mezzo a platani cinquecenteschi. Da non perdere: la Fontana dell’Organo, che suona ogni due ore dalle 10.30, la Fontana di Nettuno, la Fontana di Venere e la Fontana di Madre Natura. Dall’uscita dietro da Fontana dell’Organo, prendere Via Campitelli: all’angolo la Casa Gotica risale al XIII sec. Imboccare Vicolo della Formicella poi a sinistra Via degli Stabilimenti fino all’ingresso del Santuario di Ercole Vincitore, il più grande tra i santuari italici dedicati a Ercole, edificato dalla fine del II secolo a.C. e l’82 a.C. Nel santuario si offriva la “decima” di ogni guadagno percepito o spesa effettuata.

Il culto di Ercole, nume tutelare di Tibur, fu così importante che gli antichi definivano Tivoli “la città di Ercole”. Ritornare verso la Casa Gotica e prendere Vicolo dei Marzi, visitare il Duomo (XI sec), uscire in direzione di Via Platone Tiburtino, attraversare il Ponte Gregoriano, in travertino con un’arcata unica, fatto costruire da papa Gregorio XVI verso il 1834, che collega il centro storico al Parco di Villa Gregoriana, anch’essa voluta da Gregorio XVI intorno al 1834. Fu meta di artisti ed aristocratici che nell’Ottocento arrivarono nell’antica “Tibur” per il famoso “Grand Tour” e si estende ai piedi dell’antica acropoli, dominata dal Tempio della Sibilla. La sibilla tiburtina, o albunea, è la decima sibilla e, secondo la tradizione, quella che ha predetto ad Augusto l’avvento di Cristo. Proseguire a piedi per 200 m salendo sulla SS5, allo svincolo tenere da destra su Viale Mazzini, dopo 100 m sulla destra si trova la tomba della vestale Cossinia, collocata nel periodo repubblicano-imperiale dell’antica Tibur, è l’unica tomba esistente al mondo di una vestale, la sacerdotessa che manteneva acceso il fuoco sacro della città.

SECONDO ITINERARIO – LA VALLE DELL’ANIENE

Punto di partenza: Tivoli

Punto di arrivo: Rocca dei Borgia, Subiaco

Lunghezza: Km 72 

Tempo necessario: 2 giornate, incluse visite ai borghi e luoghi d’interesse

Da Piazza Matteotti prendere la Via Empolitana, una via antichissima, legata al fenomeno della transumanza, il cui nome deriva dalla città mitologica Empolum, mai individuata. Dopo 3,6 km si arriva all’acquedotto romano Anio Novus, (I sec.) che raccoglieva le acque nell’alta Valle dell’Aniene.

Imboccare la SP33a, allo svincolo a destra sulla Strada dei Parchi, proseguire fino alla A24, percorrerla fino all’uscita Vicovaro, raggiungere il paese per ammirare gli acquedotti romani e visitare gli Eremi di San Benedetto. Riprendere la strada per 11 km fino a Roviano che ospita il Museo Civico della Civiltà contadina dell’Alta Valle dell’Aniene. Attraverso Via Trieste poi Via dei Piani, riprendere la SR5 per 4,9 km fino ad Arsoli, vero e proprio Museo Diffuso, detta da Pirandello “la piccola Parigi” per l’eleganza delle sue signore, con ombrelli e cappelli.

Tornare sulla SR5, svoltare a sinistra su Via Roma. Dopo 3,5 km si arriva ad Anticoli Corrado, conosciuto come il Paese delle modelle: visita al borgo attraverso il Sentiero delle modelle, alla Chiesa di S.Pietro e al Museo dell’Arte Moderna e Contemporanea, dove sono esposte 760 opere donate da artisti che sono stati ad Anticoli.

Riprendere la SR5, dopo 1,6 km svoltare a destra sulla SR411 Sublacense, dopo 19 km e una serie di tornanti, si raggiunge Subiaco per visitare il Sacro Speco, che custodisce la grotta in cui all’inizio del VI secolo il giovane San Benedetto da Norcia visse da eremita. Scendendo i tornanti, riprendere la SP45a poi Via dei Monasteri dopo 1,9 km si arriva al Monastero di Santa Scolastica, il più antico d’Italia, fondato nel 520 da San Benedetto e dedicato alla sorella; in esso fu stampato il primo libro a caratteri mobili della storia d’Italia. Riprendere la SP45a poi SR411, dopo 3,1 km in prossimità del Ponte di S.Antonio (1358), tenere la destra e percorrere la SP40a poi Viale della Repubblica per 1 km, salendo fino alla Rocca dei Borgia (XI sec), in cui nel 1480 nacque Lucrezia Borgia, figlia del papa Alessandro VI. La Rocca ospita il Museo delle Attività Cartarie e della Stampa. 

Possibilità di praticare rafting presso Vivere l’Aniene a Subiaco.

BLOCK NOTES

DURATA   4 giorni

QUANDO  tutto l’anno

Come arrivare

In auto: da Roma dalla A24 o da una delle vie consolari, la Tiburtina o la Prenestina. In treno: treni diretti dalla stazione Tiburtina di Roma.

In autobus: dalla stazione metro B di Roma. 

Dove dormire

Casa al Trevio, Via Trevio 46, Tivoli, tel. 328.3223364, per sentirsi a casa nel cuore di Tivoli, Alessia e Pietro vi accolgono nel loro ampio e tranquillo appartamento dotato di ogni comodità, a soli 300 m da Villa D’Este, tivolicharminghouses.com. Aparthotel Le Sirene, Piazza Massimo, Tivoli, tel. 392.5554102, in un meraviglioso palazzo d’epoca all’interno del Parco di Villa Gregoriana, Andrea offre appartamenti finemente ristrutturati con strepitosa vista sul Tempio di Vesta e della Sibilla. La tenuta di Roccabruna, Via Rocca Bruna 30, Tivoli, tel. 0774.535985, accanto a Villa Adriana, il country resort con ristorante immerso nel verde, offre ampie camere dal design moderno molto confortevoli, latenutadiroccabruna.it.

Dove mangiare

 

Casale Anio Novus, Via Empolitana km 3,6, Tivoli, tel. 331.8909818, cucina del territorio, contemporanea ed ecosostenibile in un casale del ‘400 anticamente utilizzato per controllare il vicino acquedotto Anio Novus e posto all’interno di un’area naturalistica con annesso biolago balneabile (ingresso libero) proveniente da una fonte etrusca, in cui fioriscono circa 50 specie di ninfee da fine marzo a settembre, casaleanionovus.it. Ristorante Sibilla, rinomato ristorante aperto 300 anni fa, frequentato da Lord Byron e dai grandi pittori del Gran Tour. L’Angolino di Mirko, Via della Missione 3, Tivoli, tel 320. 2504114, piatti della cucina tradizionale italiana con un tocco di innovatività, angolinodimirko.com. Ristorante La forma, Piazza del Duomo 5, Tivoli, tel. 0774. 705898, la signora Anna Rita cucina piatti caserecci: ottime crêpes al limone e polpettine al limone o nodini di pollo fritto. Vino Tinto, Vicolo del Melangolo 15/17, Tivoli, tel. 331.1049409, ristorante tipico in centro città, personale cordiale e ottimo rapporto qualità/prezzo. Flo’s Bistrot, cucina tipica e internazionale, con vista impagabile sul parco di Villa Gregoriana. L’Ape 50, Via di Ponte Gregoriano 5, Tivoli, 0774.556471, cucina italiana e internazionale in un ambiente giovane e curato, apecinquanta.it.

Acquisti a Km 0

Soc. Agr. Valle Cadevella, Piazza S.Angelo 1, Camerata Nuova, tel. 324.9578250: Arianna vende saponi artigianali, cesti, borse di pelle e tessuto realizzate con materiali di recupero, taglieri e porta saponi di radica d’ulivo, confetture, pasta fresca, formaggi, torte rustiche con verdure e dolci con frutta di stagione, ortaggi bio e uova fresche. Pasticceria Panzini dal 1948, Corso Cesare Battisti 34, Subiaco, tel. 0774.83299: Giorgio vi aspetta per farvi assaggiare i baci di Lucrezia Borgia, il salame del re, la ciambella al vino e la ciambella al latte.

Delizie anticolane, Piazza delle Ville 9, Anticoli Corrado, tel. 347.1694885: Marilena sforna deliziosi dolci tipici, pizza a taglio e da asporto, cazzarelli su ordinazione. Xenia: il dono ospitale, Via Roma 42, Anticoli Corrado, tel. 338.4378081, Paula Caccavalle riceve su appuntamento nella sua galleria e art shop: stampe, dipinti, ceramiche, glass fusing, paula.caccavale@hotmail.it. Facebook: Paula Caccavale, Instagram: paulaci.pi. L’arte del traforo di Antonio Malatesta, Vicolo Ciaccia n.1 (ad. Piazza San Giorgio), tel. 338.3694713: Tonino realizza con pazienza certosina minuziose creazioni in legno.

Soc.Agr. Fratelli Mercuri, Via Cavour 79, Subiaco, tel. 347.0385362, 339.7205299: olio prodotto da Maurizio, Daniele, Fernando e Cristina con le olive raccolte nel loro uliveto di Subiaco e di Rocca Canterano. Saponi Lumière, Mercato Slow Food di Tivoli, Letizia vende i suoi cosmetici naturali fatti a mano utilizzando le erbe del territorio, tel. 328.2898201, saponi.lumiere@gmail.com. 

Mercato Slow Food e ArcheoMercato

Il mercato della terra di Tivoli e della Valle dell’Aniene è l’unico al mondo ad avere un archeomercato. Tivoli, Piazza Garibaldi: Ia e IIIa domenica del mese. Agosto chiuso. Itinerante nella Valle dell’Aniene in occasione di feste e sagre. Referente: Gabriella Cinelli, fiduciaria della condotta Slow Food di Tivoli e Valle dell’Aniene, tel. 348.3029144, Facebook: archeomercatodellaterrativolievalledellaniene, slowfoodtivolivalledellaniene.it.

Attività outdoor

Vivere l’Aniene, Largo Martiri di Cicchetti, Subiaco, tel. 320.9681006: soft rafting, rafting power, lay sup, canyoning, arrampicata, escursionismo, orienteering, survival, viverelaniene.com.

Sistema Museale MedAniene

Ecomuseo del Territorio di Arsoli, Corso Borgo San Bartolomeo, 63, tel. 0774.920290, arsolicittamuseo.it. Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Anticoli Corrado, Piazza S. Vittoria 1, Anticoli Corrado, tel. 0774.936318, museoanticoli.it. Museo delle Culture di Villa Garibaldi a Riofreddo, Via Costanza Garibaldi 10, Riofreddo, tel. 0774.929186. Museo della Civiltà Contadina Valle dell’Aniene di Roviano, Piazza S. Giovanni 1, Roviano, tel. 0774.903143, museoroviano.it. Museo Civico Archeologico “Villa di Traiano” di Arcinazzo Romano, Via Sublacense, Arcinazzo Romano, tel. 0774.808006, www.comunearcinazzoromano.it.

Letture consigliate

Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano (Einaudi, 1951), il capolavoro di una vita. Maria Bellonci, Lucrezia Borgia (Mondadori, 1939), vincitore del Premio Viareggio nel 1939. Umberto Parricchi, Un paese immaginario: Anticoli Corrado (Libreria dello Stato 1984). Dario Fo, La figlia del papa (Chiarelettere, 2014). Alessandra Necci, Isabella e Lucrezia, le due cognate. Donne di potere e di corte nell’Italia del Rinascimento (Marsilio, 2017).

Filmografia

Il segreto di Santa Vittoria di Stanley Kramer, girato nel 1969 ad Anticoli Corrado, con Anna Magnani Anthony Quinn, Virna Lisi, Renato Rascel e Giancarlo Giannini. Io speriamo che me la cavo di Lina Wertmüller (1992) con Paolo Villaggio, Isa Danieli, Paolo Bonacelli, Marina Confalone, Gigio Morra, Ciro Esposito, Adriano Paltaleo: la scuola elementare dove si svolge il film è il Palazzo del Seminario di Tivoli.

Con Chi

Agenzia del viaggiatore, P.zza Palatina 2, Tivoli, tel. 0774.311608, Renato Chioccia e sua moglie Caterina sapranno organizzare la vostra esperienza proponendovi interessanti tour di gruppo o individuali nella terra che tanto amano, alla scoperta di borghi, miti e sapori autentici, accompagnati dalle esperte guide Paola Perini, Fiamma Passarelli, Loredana Fauci, Leandro Teodori, Barbara Putzolu, Daniela Aprile, Domizia Catini e dai loro affascinanti racconti, www.tivoligrantour.it. 

“In viaggio con Eva” è un progetto finanziato dalla Regione Lazio.

Frasi d’autore 

“Non ho mai compreso come si possa essere sazio di un essere umano.

 La molteplicità delle conquiste contrasta con il desiderio di enumerare le ricchezze che ogni nuovo amore ci reca, di osservarlo mentre si trasforma; fors’anche, mentre invecchia. […] L’umano mi appaga. Vi trovo tutto, persino l’eternità” (dal libro Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar).

Testo e foto ©Scilla Nascimbene

Reportage pubblicato sul n.308 di Itinerari e Luoghi – Marzo 2023 in collaborazione con Viral Passport e Tivoli Gran Tour

Ringrazio

Il Direttore Responsabile Daniele Cafieri, la editor Giulia Viganò, il grafico Roberto De Natale e la Redazione di Itinerari e Luoghi Editoriale C&C.

Renato Chioccia di Tivoli Gran Tour

Le guide Paola Perini, Fiamma Passarelli, Leandro Teodori e Loredana Fauci

Paula Caccavalle, artista di Anticoli Corrado

Patrizio Spaventa

Tertulliano Bonamoneta,  il più importante collezionista di cartoline d’epoca di Tivoli

Gabriella Cinelli, archeochef, fiduciaria della condotta Slow Food di Tivoli e Valle dell’Aniene

Bruna Grossi e Franca Eletta, coltivatrici del pizzutello di Tivoli

Arianna Di Paolo di della Soc. Agr. Valle Cadevella

Anita Tenerelli e Craig Periz dei The Turnabout

Andrea di Aparthotel Le Sirene

Alessia e Pietro di Casa al Trevio

Federica Mancini del Ristorante L’Angolino di Mirko

Stefano Acquaviva e Damiano Falzaroni di Viral Passport

Dedico questo mio reportage alla dolcissima Paola Perini, che non è più tra noi, in ricordo di quell’8 marzo trascorso insieme.

Ti porto nel cuore. In quelle foto col sole a Villa Adriana. Nei tuoi racconti.

In ogni 8 marzo che verrà. 

errore: