LAZIO
“Io non è che so’ tanto laureata, ma ho fatto le scarpe a molte persone!
Sono nata in una famiglia di coltivatori di pizzutello, alla Strada degli Orti n.20. A dodici anni mio padre mi ha dato le forbici in mano e insegnato a coltivare il pizzutello, che noi chiamavamo “uva corna”, perché è allungata e curva. E scrocchia, invece quell’altra schizza!
Se prendi un grappolo di uva mio, per una settimana te resta tosto, se secca solo il raspo; quello di un altro pizzutello mantiene il raspo verde, ma l’uva la butti: schizza, perché è piena d’acqua!”
Bruna Grossi, produttrice storica del pizzutello di Tivoli, un’uva autoctona, mi spiega che il pizzutello coltivato da altre parti non cresce bene, perché non beneficia del microclima presente nella zona sotto Villa d’Este, riparata dai venti freddi e mitigata dalla cascata di Tivoli, sotto la quale Franca Eletti, altra produttrice storica, coltiva assieme al marito gli orti appartenenti ai bisnonni. “In passato il pizzutello era molto apprezzato”, racconta Franca, “ i miei nonni mantenevano una famiglia con cinque figli solo col ricavato delle vendite; in seguito le campagne sono state abbandonate perché Tivoli si è trasformata in una città industriale”.
Oggi il pizzutello di Tivoli è diventato un prodotto di nicchia, tutelato come presidio Slow Food e coltivato seguendo pratiche tradizionali.
Il packaging contiene una cartina con un itinerario tra gli orti dei sei produttori storici, percorribile con i fiduciari del presidio Slow food.
(Per info contattare Gabriella Cinelli al 348.3029144 o Gaetano Sansaro al 339.6363216). www.slowfoodtivolivalledellaniene.it.
Testo e foto ©Scilla Nascimbene
Pubblicato sul n.308 di Itinerari e Luoghi – Marzo 2023, all’interno del reportage L’ULTIMO ACCAMPAMENTO DEL NOMADE in collaborazione con Tivoli Gran Tour e Viral Passport