La chiamano Barceloneta, la piccola Barcellona di Sardegna. Basta entrare nel centro per capire perché. Alghero è l’unica città italiana in cui si parla ancora una varietà storica del catalano, l’algherese.
Il legame nasce nel XIV secolo, quando nel 1354 Pietro IV d’Aragona conquistò la città dopo un lungo assedio. Gli abitanti furono espulsi e Alghero venne ripopolata con genti provenienti dalla penisola iberica. Cominciò così una lunga stagione catalana che avrebbe lasciato la propria impronta nell’architettura, nelle tradizioni e soprattutto nella lingua.
Piazza Civica è il cuore della città antica. Tra i tetti emergono la cupola e l’alto campanile della Cattedrale di Santa Maria. La sua costruzione iniziò nel Cinquecento: della prima fabbrica gotico-catalana restano soprattutto la zona absidale e il campanile, mentre la facciata neoclassica appartiene a una fase più tarda.
I bastioni, scanditi dalle torri, seguono il perimetro della città fortificata. Qui si apre il Portal de la Mar, la Porta a Mare, antico accesso alla città dal porto, documentato già nel Trecento.
Davanti alle banchine sono ormeggiate numerose barche a vela. Alghero conserva una lunga tradizione legata alla vela latina, la grande vela triangolare che armava le imbarcazioni utilizzate per la pesca e la navigazione lungo la costa.
Sui Bastioni Magellano, affacciati sul porto, ci fermiamo da Movida, il locale di Daniele Sardu.
A tavola arriva il pa punyat, un pane della tradizione algherese preparato con lievito madre, insieme all’agliata, un piatto tipico della cucina algherese a base di pomodoro fresco e secco, aglio, olio e aceto. «L’aceto serviva anche a conservare il pesce», ci racconta Daniele. Polpo, murena e altri pesci venivano preparati così, secondo ciò che offriva il mare.
La carta degli oli propone extravergini prodotti nel territorio di Alghero, tra DOP, biologici e monocultivar.
Li assaggiamo mentre il sole tramonta sul porto.
«Qui nell’isola dei sardi, ogni andare è un ritornare».
Carlo Levi, Tutto il miele è finito
Testo e foto ©Scilla Nascimbene
In collaborazione con My Export Manager
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