LAZIO
Col motto ora et labora San Benedetto da Norcia aveva nobilitato il lavoro manuale, prima di allora riservato agli schiavi.
Ma la Regola era dura. Forse troppo.
E alcuni giovani monaci avevano provato ad avvelenarlo.
Il santo, però, si era salvato grazie ai miracoli rappresentati negli affreschi della scuola senese che rivestono le pareti della cappella superiore dell’Abbazia di Subiaco, il primo monastero da lui fondato, aggrappato a una parete rocciosa del Monte Taleo.
In una grotta sottostante, il Sacro Speco, il giovanissimo Benedetto, sul finire del secolo V, aveva vissuto da eremita per tre anni, sopravvivendo grazie ai viveri che il monaco Romano gli calava mediante un cestello e maturando quella spiritualità che lo portò a fondare le prime comunità monastiche lungo la Valle dell’Aniene, da cui si sarebbe sviluppato il monachesimo occidentale.
Monaci colti e guerrieri dominavano la valle e i manoscritti, da loro copiati a mano, viaggiavano tra un monastero e l’altro lungo la Via di San Benedetto, su cui si diffuse la cultura prima dell’avvento delle Università e della stampa.
Nell’abbazia si conserva la prima e la più fedele raffigurazione di San Francesco, ritratto senza aureola né stigmate, poiché ancora in vita, e realizzata durante il suo soggiorno nel 1223.
Testo e foto ©Scilla Nascimbene
Pubblicato sul n.308 di Itinerari e Luoghi – Marzo 2023, all’interno del reportage L’ULTIMO ACCAMPAMENTO DEL NOMADE in collaborazione con Tivoli Gran Tour e Viral Passport
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Ringrazio
Il Direttore Responsabile Daniele Cafieri, la editor Giulia Viganò, il grafico Roberto De Natale e la Redazione di Itinerari e Luoghi Editoriale C&C.
Renato Chioccia di Tivoli Gran Tour
La guida Leandro Teodori
Stefano Acquaviva e Damiano Falzaroni di Viral Passport
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