UNGHERIA, BUDAPEST

Aristocratica e anticonformista, vibrante e malinconica, fiera del suo fascino moderno e delle origini magiare, divisa e unita da quel fiume che riflette una città in perenne rinascita.

Cinque strati di pan di Spagna, cinque di cioccolato e crema e un cappello di glassa caramellata in un’unica deliziosa fetta della tipica Dobos-torta servita, come nel 1884, sui tavolini della famosa pasticceria Gerbeaud, in Vörösmarty tér, la piazza principale di Pest: ecco come iniziare al meglio la visita della città!

Qui si respira ancora l’atmosfera della Belle Époque, quando le sale dei caffè erano i punti d’incontro preferiti di aristocratici, artisti e scrittori. Ferenc Molnár, l’autore del romanzo I ragazzi della via Pál, una strada dell’ottavo distretto, pare avesse addirittura gettato nel Danubio le chiavi del leggendario New York Kàvéhaz, affinché non chiudesse mai.

Oggi è il più raffinato caffè di Budapest, non proprio alla portata di tutti, ma agli inizi del Novecento, benché fosse considerato il caffè più bello del mondo, distribuiva gratuitamente fogli di carta e inchiostro agli intellettuali più poveri e offriva un piatto scontato per gli scrittori locali, che al Magvető Café, di proprietà di una casa editrice, possono ancora ottenere un prezzo di favore in cambio di una poesia o di un brano in prosa.

La pasticceria Ruszwurm, sulla collina del castello, era invece la preferita dell’imperatrice Sissi, incoronata regina d’Ungheria nel 1867. Nonostante fosse ossessionata dalla forma fisica, usciva in incognita dal palazzo reale per concedersi un dolce, che poi smaltiva in lunghe camminate, delle quali tanto si lamentavano le sue damigelle che, sfinite, erano costrette a tornare in carrozza.

Il marito Francesco Giuseppe non aveva badato a spese nel trasformare il castello di Buda in una residenza degna degli Asburgo in vista dei soggiorni ungheresi, ma arredi e opere d’arte furono saccheggiati durante la Seconda Guerra Mondiale e bruciati dai soldati stanziati nelle sale per riscaldarsi durante l’inverno. 

Se il Danubio potesse parlare racconterebbe i grandi fasti di cui non rimane nulla, ma anche un passato non facile: la città fu invasa dalle legioni romane, dalle orde mongole, assediata dai turchi, dalle truppe naziste e dai carri armati sovietici.

Hitler decantava il panorama di Budapest come il più bello del mondo e poi la bombardava. Non sapeva, forse, che un antico proverbio magiaro rammenta che gli ungheresi cadono sempre in piedi, anche quando si trovano “sotto il culo di una rana in fondo a una miniera di carbone”, come racconta Tibor Fischer nel suo romanzo. (Sotto il culo della rana. 1992. Mondadori).

Due città o una?

Lo chiedo a József, venditore di salumi al Mercato Centrale di Pest: una struttura di ferro e ghisa su tre piani coperta da un tetto di maioliche colorate, aperta nel 1897, epoca in cui vi attraccavano le barche per scaricare il pesce pescato nel Danubio. Budapest è capitale solo da 150 anni. Pest, città commerciale, e Buda, sede reale delle diverse dominazioni, sono ufficialmente unite solo dal 1873, ma le differenze tra le due si possono ancora avvertire, soprattutto a dire dei cittadini. “Gli abitanti di Buda sono vecchi e noiosi!”, mi dice József, mentre incarta un salame Pick. “Questo è un prodotto tipico magiaro!” continua, cambiando discorso. “È il migliore souvenir dell’Ungheria. Altro che le porcellane Herend!”. Da quel salame insaporito con la paprika arriva in effetti un profumo davvero invitante e forse József non è tipo da servizi di piatti decorati con oro zecchino, ma nulla si può togliere alla manifattura ungherese Herend, che apparecchia le tavole delle corti di mezza Europa dal 1827! “Dicono che Pest sia grigia e rumorosa” riprende, riferendosi ai residenti di Buda che vantano le loro verdi colline, “però per lavorare e divertirsi vengono da noi!”. Sulla sponda orientale del Danubio e in particolare nel quartiere ebraico pullulano infatti locali di ogni genere, molti dei quali sono nascosti in ex-fabbricati industriali abbandonati, trasformati in ristoranti di tendenza e locali alternativi, sbrecciati da graffiti e murales d’artista: i “ruin pub”, vero marchio di fabbrica della vita notturna della capitale.

Pest, sviluppatasi durante la Belle Époque, conserva splendidi edifici neoclassici e in stile secessionista, un mix unico tra art nouveau e arte magiara, divisi da grandi boulevard disposti a raggiera, come l’arteria principale Andrássy út che fa da sfondo a Piazza degli Eroi. Fu proprio in quella piazza che, nel 1896, furono aperte le celebrazioni per il Millennio dalla fondazione dell’Ungheria e, per l’occasione, fu costruita in soli 18 mesi la Linea 1 (Földalatti), la prima metropolitana dell’Europa continentale, tutt’ora in funzione. Cuore pulsante è la via pedonale Váci utca, famosa fin dal Settecento per i negozi alla moda, mentre sul suo skyline spiccano la cupola del Parlamento, quella della Basilica di Santo Stefano e i minareti della Grande Sinagoga (1859), l’edificio di culto ebraico più grande d’Europa, secondo al mondo dopo quello di New York.

A Budapest vive un quarto della popolazione dell’Ungheria e, benché la media degli stipendi non permetta una vita agiata, gli abitanti rimangono fieri delle loro terra e della loro capitale, città natale di Harry Houdini (1874 – 1926), il più grande mago illusionista di tutti i tempi, di László Bíró, inventore della penna a sfera (1938), e del designer-architetto Erno Rubik, che creò il cubo rompicapo più venduto al mondo (1974).

96 e non più di 96! 

Nulla a che vedere con la profezia di un’apocalisse. A Budapest una legge parla chiaro. Nessun edificio può essere più alto dei simboli del potere politico e religioso della città: la cupola del Parlamento e quella della Basilica di Santo Stefano, alte 96 metri per commemorare l’anno in cui la tribù dei Magiari partì dagli Urali per stabilirsi in Pannonia, sotto la guida del principe Árpád. Appartiene alla sua dinastia Stefano, fondatore dell’Ungheria e primo re cristiano, canonizzato dopo la sua morte, il cui pugno mummificato è custodito nella basilica che porta il suo nome. Dalla sommità della cupola, crollata durante una tempesta prima dell’inaugurazione dell’edificio (1905), si gode una bellissima vista sulla città e sul Parlamento.

“Quel palazzo è in vendita? Quante camere da letto ha?”. Sembra che, nel 1986, Freddie Mercury abbia esordito così alla vista di tanta magnificenza: secondo per grandezza al mondo, dopo quello di Bucarest, e terminato nel 1902, il Parlamento conta 691 stanze, 20 km di scale, 40 kg di oro 23 carati per una lunghezza di 368 metri lungo le rive del Danubio. E non è in vendita.

Riguardo la legge sui 96 metri, pare che l’architetto di un moderno edificio della capitale abbia sgarrato un po’…!

La corona dalla croce storta

Sotto la grande la cupola del Parlamento, un drappello di guardie con la sciabola sguainata veglia sulla corona di Santo Stefano: cinque chili di oro, smalti e diademi con cui venivano incoronati e legittimati tutti i re d’Ungheria. Tranne Stefano! Se è vero, infatti, che il monile cruciforme all’apice della parte superiore gli era stato inviato da papa Silvestro II in occasione della sua incoronazione, avvenuta il giorno di Natale dell’anno Mille, il sottostante pezzo di forma circolare fuso assieme, risale al secolo successivo. La sacra corona, oggi simbolo della repubblica, pare però avere qualcosa “fuori posto”: la sua croce rimane storta! Colpa dei maldestri tentativi di furto cui è stata oggetto, finendo nascosta nella culla di un bambino, in un carro di fieno, sotterrata in Transilvania, trasferita in Germania, poi nel Kentucky e restituita solo nel 1978 –  un po’ “acciaccata” –  all’Ungheria, che oggi, con tutta la dovuta comprensione, la fa custodire da guardie armate!

E comunque serviva un ponte

Era appena morto suo padre, doveva andare al funerale e un tempo funesto impediva di attraversare il Danubio. Così arrivò in ritardo alla funzione ma, nel mentre, si mise in testa un’idea: costruire un ponte stabile che sostituisse quello di chiatte, smantellato nel periodo invernale a causa delle inondazioni del fiume. Non fu velocissimo, ma nel giro di vent’anni il ponte era fatto! Il conte István Széchenyi (1791 – 1860), ossessionato dalla modernizzazione, aveva infatti affidato il progetto all’inglese William Tierney Clark che, in realtà, si era limitato a riproporre la versione più grande di quello già progettato sul Tamigi nella cittadina di Marlow. La supervisione dei lavori era stata assegnata all’ingegnere scozzese Adam Clark, mentre i singoli elementi di ghisa erano stati forgiati in Inghilterra. Al momento della sua inaugurazione, il 21 novembre 1849, il ponte, con i suoi 380 metri, era il più lungo d’Europa ed era considerato una delle meraviglie ingegneristiche del mondo moderno. Battezzato con il nome del conte, è sempre stato conosciuto come Ponte delle Catene, poiché simile a una grande collana con le maglie di catene che ha unito in modo permanente le due sponde, quindi l’entroterra rurale alla civiltà europea, costituendo un incredibile incentivo per lo sviluppo economico del Paese. La struttura, fatta saltare in aria dai tedeschi (1945) nel tentativo di fermare l’avanzata dell’Armata rossa, fu ricostruita in soli quattro anni, in tempo per il centenario dell’inaugurazione.

Il successo del ponte non portò tuttavia la gloria al suo ideatore: il conte István Széchenyi, causa un esaurimento nervoso, fu rinchiuso in un sanatorio e si suicidò. 

Si tolse la vita anche lo scultore che realizzò i due leoni in pietra alla base dei pilasti – secondo la leggenda – quando si accorse di aver dimenticato di scolpirne la lingua. La cattiva sorte risparmiò invece l’ingegnere Adam Clark, che si sistemò felicemente a Budapest con una moglie ungherese.

Io sto con gli ippopotami!

Bud Spencer e Terence Hill la sapevano lunga: a stare con gli ippopotami non si sbaglia! Durante l’inverno del 1944, quando la maggior parte degli animali dello zoo di Budapest morì per le rigide temperature, gli ippopotami, che sguazzavano piacevolmente nelle calde acque termali provenienti dagli adiacenti Bagni Széchenyi, si salvarono dal primo all’ultimo e continuano tuttora a riprodursi con successo. 

Budapest si trova sulla faglia che separa le colline di Buda dalla Grande Pianura Ungherese e ogni giorno numerose sorgenti naturali calde (dai 21°C ai 76°C) riversano oltre 80 milioni di litri d’acqua molto mineralizzata, delle cui qualità terapeutiche già beneficiavano le popolazioni insediate in quella zona nell’età del Bronzo. Furono i turchi a sfruttare al meglio le risorse naturali della città, anche per la loro abitudine di lavarsi cinque volte al giorno prima delle preghiere. Del periodo islamico rimangono i bagni più antichi della capitale, come i Rudas, con una vasca ottagonale sormontata dalla cupola turca e una nuova piscina termale sul tetto con vista sul Danubio. Nell’età d’oro, tra fine Ottocento e inizi Novecento, vennero costruiti magnifici edifici termali, come i neobarocchi Bagni Széchenyi e i Bagni Gellért, in stile secessionista, che continuarono a essere frequentati anche durante il comunismo per incontrarsi e chiacchierare tra i vapori. Gli abitanti di Budapest sono infatti convinti che andare alle terme non serva solo a curare reumatismi, dolori a muscoli e articolazioni, ma abbia benefici effetti psicologici e sociali e molti di loro hanno l’abitudine di iniziare la giornata distendendo corpo e mente a mollo in quelle calde acque. Proprio come gli ippopotami! 

Luce nelle scarpe sul Danubio

File di scarpe sulle rive del Danubio. Alcune consumate, da uomo. Altre di piccola taglia. Qualche tacco appena accennato rompe il silenzio con le note della femminilità. Ma in quel gelido giorno d’inverno del 1944 la vita non aveva un valore se quella di un ebreo. Ventimila furono fatti spogliare, prima di essere fucilati e gettati nel fiume. I vestiti e le loro scarpe rimasero lì, alla mercé dei nazisti, perché quelli, invece, sul mercato nero valevano molto. Prima della Seconda Guerra Mondiale in Ungheria vivevano settecentocinquantamila ebrei di cui duecentomila abitavano a Budapest, ma durante l’olocausto ne furono uccisi seicentomila in dieci mesi. 

Si stima che una persona su sei ad Auschwitz fosse ungherese.

Ho visto la luce nelle scarpe di una donna.

Le ho osservate mentre brillavano.

C’era qualcosa di vivo lì dentro.

Forse la sua energia, la sua voglia di vivere.

L’intenso profumo della sua femminilità.

UN GIRO DELLA CITTÀ SU ROTAIE

Il tram n.2 viaggia sul lungofiume di Pest, offrendo incantevoli viste sul Parlamento e sulla città di Buda.

SPECIALITÀ UNGHERESI

PAPRIKA Piccante (csípős), dolce (édes) o affumicata (füstölt), indiscussa protagonista della cucina ungherese, la paprika viene ricavata dall’essiccazione e macinazione di alcune varietà di peperoni e peperoncini. La qualità più famosa proviene da Kalocsa e da Szeged, città che le ha dedicato un vero e proprio museo. Se dovete acquistarla, sappiate che è tanto più buona quanto più è scura e profumata.

SALAME UNGHERESE È un tipo di salume preparato macinando finemente la carne magra e il grasso del suino, aggiungendo all’impasto sale, pepe nero e pepe bianco e paprika, poi affumicato su legno di faggio. Le miglior qualità del salame normale o piccante si chiamano Pick o Hertz.

VINO TOKAJI  Vino ricco e corposo, può essere dolce o secco. Particolarmente pregiato è l’Aszú, prodotto con l’ uva molto matura raccolta dopo la prima gelata. È ideale come aperitivo o per antipasti, per esempio accompagnato al fegato d’oca, o come vino da dessert.

UNICUM Un amaro in vendita dal 1790, realizzato con una miscela di oltre 40 erbe ungheresi; può essere gustato sia come aperitivo sia come digestivo. Secondo la leggenda, originariamente la bevanda sarebbe stata presentata da József Zwack, suo inventore, all’imperatore Giuseppe II d’Austria, (figlio di Maria Teresa d’Asburgo) che dichiarò “Das ist ein Unikum!” (è una specialità!). Fu pertanto adottato quale liquore digestivo ufficiale dalla corte asburgica e la sua bottiglia venne autorizzata a fregiarsi della croce dorata su sfondo rosso.

PÁLINKA  Bevanda alcolica distillata dal raccolto dei frutteti della grande pianura ungherese, realizzata con diversi tipi di frutta (in particolare albicocca, ciliegia, prugna, pesca, amarena, pera, uva e mele cotogne) o di erba autoctona. La gradazione di alcool è tra il 37,5 – 86 %. In Ungheria si beve più come un aperitivo che come un digestivo.

Piatto nazionale – GULASH – Questa zuppa sostanziosa a base di carne,  lardo, soffritto di cipolle e carote, patate e paprika (che le conferisce il colore rosso) ha preso il nome dai mandriani (gulyás) della pianura ungherese che la cucinavano in grandi paioli mentre attraversavano le fredde steppe del Caucaso con i loro manzi grigi, di carne pregiatissima, per portarli nei mercati di Moravia, Vienna, Norimberga e a Venezia.

PRIMO ITINERARIO

Buda e la collina del Castello

Punto di partenza: Bagni Gellért

Punto di arrivo: Labirinto, prigione del conte Dracula 

Distanza : 3,5 km

Tempo: una giornata comprese soste e visite

Iniziamo la nostra giornata come un ungherese doc, con un rilassante bagno termale nei sontuosi Bagni Gellért, in stile liberty, considerati i più belli di Budapest: quando ci si immerge nelle sue piscine, sembra di trovarsi all’interno di una cattedrale. Dopo esserci rigenerati nel corpo e nella mente, diamo il via al nostro itinerario alla scoperta di Buda sulla collina del castello, proseguendo lungo Danubio per 1 km, in direzione del bianco Ponte di Elisabetta che collega i piedi della collina di Gellért con la città di Pest. Fu il primo ponte progettato ex novo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale: i tedeschi, durante la loro ritirata, avevano distrutto tutti i ponti sul Danubio. Nei pressi dell’accesso al ponte, leggermente nascosta all’interno di un piccolo parco, un piedistallo sorregge la Statua della Regina Elisabetta, moglie dell’imperatore Francesco Giuseppe, molto amata dagli ungheresi.

Proseguiamo su Attila Út, all’incrocio svoltiamo a destra su Apród út e saliamo per 1 km fino ad arrivare al Palazzo Reale, sede delle diverse dominazioni. Il palazzo raggiunse il suo massimo splendore durante il regno di Mattia Corvino, incoronato nel 1547 sul ghiaccio del Danubio, uno dei sovrano più forti di Ungheria, durante il cui regno il paese diventò uno dei più potenti dell’Europa centrale. Mattia sposò una colta donna napoletana, Beatrice d’Aragona, che portò a Buda i migliori artisti del Rinascimento, facendo fiorire il nuovo stile rinascimentale. Giardini pensili e fontane che versavano vino bianco e rosso in occasione delle feste incantavano i viaggiatori dell’epoca che lo decantavano come un paradiso terrestre. Il castello di Buda in quel periodo divenne uno dei palazzo più belli d’Europa. Distrutto dai turchi nel XVI sec., fu riedificato e ampliato dagli Asburgo nel XVIII sec. e ricostruito in seguito alla distruzione del 1945. Di fronte alla facciata verso il fiume, al di sotto dell’imponente cupola neoclassica, il Monumento Equestre di Eugenio di Savoia, opera di József Róna, fu inaugurato nel 1900, a ricordo della battaglia di Zenta, in Serbia, del 1697, decisiva nella guerra contro i turchi. Sul basamento, due prigionieri turchi sono rannicchiati a piedi del principe. In mezzo alla piazza, sull’altro lato dell’edificio, una scultura di György Vastagh raffigura un madriano ungherese (csikós) che doma un possente destriero bábolna.

Le sale del palazzo ospitano il Museo storico di Budapest o Museo del Castello una raccolta di reperti dall’unificazione della città avvenuta nel 1873, la Biblioteca Nazionale, la Galleria Nazionale Ungherese, che custodisce opere dal Medioevo al XX secolo, sculture lignee gotiche di inestimabile valore e dipinti storici dei pittori più famosi del paese. Nel cortile nord-est la Fontana di Mátyás (1904) rappresenta il re Mattia Corvino con l’amata Ilonka.

Proseguiamo addentrandoci nel centro storico di Buda, attraversando le caratteristiche abitazioni del quartiere del castello, percorrendo per 1 km Hunyadi János út fino al Bastione dei Pescatori, una piattaforma panoramica progettata da Frigyes Schulek nel 1895 da cui si gode uno dei più bei panorami della città. Il nome deriva dalla corporazione dei pescatori che nel medioevo difendeva il tratto di mura in quel luogo. Le sette torri coniche rappresentano le tende delle tribù magiare che conquistarono il Bacino dei Carpazi verso la fine del sec. IX.

L’antistante Monumento equestre di Re Stefano I è opera dello scultore Alajos Stróbl, creatore anche della fontana di Mátyás.

Entriamo nell’adiacente Chiesa di Mátyás (XII sec.), luogo dell’incoronazione dei re ungheresi: nel 1474 vi si sposarono il re Mattia Corvino e Beatrice d’Aragona e, nel 1867, la coppia imperiale austriaca Francesco Giuseppe e Elisabetta (la principessa Sissi) furono incoronati sovrani d’Ungheria. Al piano superiore, accanto all’altare maggiore, è esposta una copia della corona di Santo Stefano, custodita sotto la cupola del Parlamento. Il tetto è decorato con piastrelle smaltate multicolori. Di fronte all’ingresso della chiesa, la piazza della S.Trinità, punto centrale della città vecchia, prende il nome dalla colonna barocca innalzata nel 1713 dopo aver superato un’epidemia di peste. Continuiamo dritto, verso il Palazzo del Municipio, al cui angolo si impone la statua di Atene e percorriamo Szentháromság utca fino alla pasticceria Ruszwurm Cukrsászda che conserva ancora il mobilio ottocentesco, epoca in cui la Principessa Sissi si recava in incognita per viziarsi con un ottimo dolce. Usciti dalla pasticceria, svoltiamo a destra e subito a sinistra, sulla Via Úri, la Via dei Signori, che attraversa l’intera città vecchia e le cui dimore, distrutte nel 1686 e nel 1944, furono ricostruite mantenendo il carattere medievale attraverso il recupero dei portali e delle logge. Dopo 100 m arriviamo al Labirinto, un complesso di 1200 mq di grotte sotterranee e fonti d’acqua che scorrono in profondità sotto la collina del castello. Il sito, abitato fin dalla preistoria, fu utilizzato come stanza delle torture, prigione e rifugio durante la Seconda Guerra Mondiale. Per ben 10 anni vi fu imprigionato Vlad Tepes, noto come “il conte Dracula”, catturato in Transilvania nel 1462 dal re ungherese Mattia Corvino.

SECONDO ITINERARIO

Dall’Isola Margherita a Városliget

Punto di partenza: Isola Margherita

Punto di arrivo: Bagni Széchenyi

Distanza : km 16

Tempo: una giornata comprese soste e visite

Il nostro secondo itinerario parte con una passeggiata sull’Isola Margherita, in mezzo al Danubio, raggiungibile dal Ponte Árpad o dal Ponte Margherita. L’isola è lunga 2,5 km ed è il luogo ideale per rilassarsi tra giardini, piscine, centri termali e le rovine di un convento domenicano del XIII secolo. Attraversata l’isola, dirigiamoci in direzione del Parlamento percorrendo il Ponte Margherita, di colore giallo, costruito dall’ingegnere francese Ernest Goüin nel 1876. All’uscita del ponte, dopo l’area verde, svoltiamo a sinistra su Pozsonyi út; al terzo incrocio svoltiamo a destra su Radnóti Miklós út, dopo 350 m sulla destra divertiamoci al Museo del Flipper, la più vasta collezione di flipper in Europa aperta al pubblico e funzionante, con cui è possibile giocare (tranne che coi modelli più antichi). Prediamo Hegedűs Gyula út per 1,5 km, poi svoltiamo a destra fino a raggiungere il maestoso palazzo neogotico del Parlamento, opera dell’architetto Imre Stendl, terminato nel 1902 e ispirato a quello di Londra. È largo 268 m e alto 96 ed è composto da 691 stanze. Fu costruito con le più moderne tecnologie dell’epoca e, da quando il sistema di aria condizionata originale – che per mezzo di blocchi di ghiaccio nel piano interrato manteneva le sale alla temperatura costante di 25°C, ritenuta dall’architetto la più adatta per pensare – è stato sostituito da un impianto moderno, diversi parlamentari hanno lamentato mal di schiena e dolori vari. Nei lunghi corridoi rimangono le file dei lustri posaceneri numerati, su cui i parlamentari lasciavano consumare i propri sigari mentre ascoltavano i discorsi nelle aule, tanto che, per elogiare un oratore, si diceva che “valeva un buon Havana”. Al suo interno la Camera dei deputati ospita l’Assemblea Nazionale. Sotto l’imponente cupola è custodita da guardie armate la corona di Santo Stefano. I lunghi corridoi, lo scalone principale e tutti gli interni sono impreziositi da tappeti, arazzi, stucchi e decorazioni di grande magnificenza.

All’esterno, sui gradini adiacenti, si trova la statua di Attila József, il poeta che esplorò con profonda sensibilità la condizione umana e morì suicida nel 1937. L’opera è stata realizzata nel 1980 da László Marton. Proseguiamo sulle rive del Danubio, tenendo il fiume sulla nostra destra. Sulla banchina ci appare una fila di scarpe in bronzo: le Scarpe sulle rive del Danubio sono un memoriale dell’Olocausto, opera del regista Can Togay, realizzato insieme con lo scultore Gyula Pauer. L’installazione artistica è stata inaugurata il 16 aprile 2005 nella giornata ungherese della memoria per il 60º anniversario della Shoah. Proseguiamo lungo il Danubio fino a raggiungere il Ponte delle Catene (temporaneamente chiuso per lavori), il più antico ponte della città e che per primo collegò le due sponde. Fu costruito per iniziativa del conte ungherese István Széchenyi e inaugurato nel 1849. La sua campata centrale, compresa da due piloni, era all’epoca tra le maggiori al mondo (202 m di lunghezza). Durante la Seconda Guerra Mondiale (1945) venne fatto saltare dai tedeschi allo scopo di bloccare l’avanzata delle truppe sovietiche. È stato ricostruito in concomitanza con il centenario dell’inaugurazione (1949). Sulla nostra sinistra, al di là di una piccola aera verde, Palazzo Gresham, costruito da Zsigmond e dai fratelli Vago nel 1905-07, è tra i più significativi esempi di architettura secessionista, un’interpretazione ungherese del liberty; oggi ospita l’Hotel Four Seasons.

Sul lato prospiciente la via Zrínyi utca, i suoi cancelli in ferro battuto sono decorati dalla raffigurazione di due pavoni, un classico motivo del movimento artistico della Secessione. Continuiamo dritto su Zrínyi utca fino alla Basilica di Santo Stefano, in stile neoclassico, terminata nel 1905. Una prima versione della cupola crollò nel 1868, distruggendo parte dell’edificio. È la chiesa cattolica più importante d’Ungheria; custodisce le sue più sacre reliquie: la mano destra mummificata del santo patrono, Stefano, primo re d’Ungheria.

Prendiamo l’ascensore e continuiamo attraverso le scale fino alla sommità della cupola, da cui si apre una magnifica vista sulla città. Lasciata la basilica, con le nostre spalle verso l’abside, dirigiamoci sulla destra, fino all’imbocco di Andrássy út, il viale più ampio di Budapest, patrimonio unesco dal 2022, su cui si affacciano splendidi edifici in stile art nouveau.

Raggiungiamo la fermata Bajcsy-Zsilinszky út e saliamo sulla storica linea M1 della metropolitana, caratterizzata dal colore giallo. Fu costruita in soli 18 mesi, inaugurata nel 1896, in occasione dei mille anni dalla fondazione dell’Ungheria, e battezzata “la metropolitana del millennio”.

È la prima metropolitana dell’Europa continentale, patrimonio dell’umanità dal 2002. Scendiamo a Piazza degli Eroi (fermata Hősök tere). Al centro si erge il Monumento del Millennio, che celebra il millenario della conquista magiara nel territori ungheresi nell’896: sopra la colonna alta 36 metri si innalza la statua dell’arcangelo Gabriele che, secondo la leggenda, apparve in sogno al re Stefano ordinandogli di convertire gli ungheresi al cristianesimo. Nel 1896, nella piazza furono aperte le celebrazioni per i 1000 anni dalla fondazione dell’Ungheria.

L’adiacente Museo delle Belle Arti raccoglie capolavori artistici del paese e il vicino Parco Municipale, il meraviglioso polmone verde di Pest, offre numerosi punti d’interesse, come il romantico Castello Vajdahunyad, progettato anch’esso per il Millennio, la Chiesa di Ják, il cui portale riproduce quello di una chiesetta benedettina del 1214, e lo Zoo (1866). Terminiamo il nostro itinerario rilassandoci ai Bagni Széchenyi, i più profondi e caldi della città; costituiscono il più grande complesso termale d’Europa. 

TERZO ITINERARIO

Pest centro, quartiere ebraico e VIII distretto

Punto di partenza: Ponte di Elisabetta

Punto di arrivo: Monumento ai ragazzi della via Pál

Distanza : km 8

Tempo: una giornata comprese soste e visite

Partiamo dal Ponte di Elisabetta, già costeggiato sulla sponda opposta nel nostro primo itinerario. Con le spalle al ponte, ci dirigiamo a sinistra, verso l’adiacente Chiesa parrocchiale del Centro città, il più antico edificio di Pest, edificato nel 1046 sul luogo di sepoltura di San Gellért; l’attuale aspetto barocco risale al XVIII sec. Proseguiamo per 600 m, tenendo il fiume sulla nostra sinistra, fino a una statua in bronzo raffigurante una ragazza con un cane; sulla nostra destra, l’opulenta facciata della Sala concerti Vigadó è decorata con figure di monarchi e uomini illustri ungheresi. Proseguiamo per 50 m finché, seduta sulla ringhiera lungo la linea del tram, troviamo la statua della Piccola principessa (1989), opera di László Marton. La scultura, che ha l’aspetto di un ragazzino in abiti femminili con un cappello simile a quello di Peter Pan, fu talmente apprezzata dall’odierno re Carlo III d’Inghilterra durante una sua visita a Budapest, che il suo autore fu invitato a esporre i propri lavori a Londra.

Con le spalle al Danubio proseguiamo dritto per 200 m su Vigadó tér fino alla Piazza Vörösmarty ter, al centro della quale si trova il monumento al poeta Mihály Vörösmarty in marmo di Carrara.

Ci fermiamo allo storico Café Gerbeaud, la più famosa pasticceria di Budapest, per gustare una fetta di Dobos-torta tra i soffitti dorati che ricordano la Belle Époque. Fondata nel 1858, fu acquistata nel 1884 dal pasticcere svizzero Émile Gerbeaud, che inventò la pralina al cognac. Era all’epoca un punto di ritrovo degli aristocratici. Proseguiamo imboccando la mondana Via Váci, la via del passeggio e dello shopping e la percorriamo per 600 m fino ad arrivare a Piazza Fővám tér. Davanti a noi il Mercato Centrale (1897) è il più grande della città, posto ideale ove proseguire coi nostri acquisti di prodotti ungheresi sia alimentari che di artigianato.

Usciamo dal mercato e dirigiamoci a sinistra verso il Danubio, per ammirare il bellissimo Ponte della Libertà, costruito tra il 1894-99 da János Feketeházy. Fu inaugurato dall’imperatore Francesco Giuseppe –  da cui prese inizialmente il nome – e ricostruito nel dopoguerra. Sulla sua sommità, i leggendari uccelli turul e gli stemmi reali. Lasciandoci il ponte alle spalle, continuiamo dritto per 500 m, fino al Museo Nazionale Ungherese, la più ricca raccolta di arte e manufatti legati alla turbolenta storia del paese, allestita all’interno di un  edificio neoclassico. Proseguiamo su Múzeum krt per 700 m, quindi giriamo a destra su Dohány u., dove ci appare la Grande Sinagoga, dominata da due minareti in stile moresco sormontati da una cupola a bulbo che spiccano sullo skyline della città. È la sinagoga più grande d’Europa, costruita in stile bizantino-moresco dall’architetto viennese Ludwig Förster nel 1854-59. Nel cortile retrostante, un Memoriale dell’Olocausto a forma di salice piangente fu inaugurato nel 1991, in ricordo di 600mila ebrei ungheresi uccisi dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Al primo piano di un adiacente edificio è custodito il Museo e Archivio Ebraico Ungherese, una collezione di oggetti legati alla religione e alla vita quotidiana. Continuiamo su Dohány u. 300 m e facciamo una sosta al Magvető Café. In questa piacevole caffetteria con annessa libreria, gestita da una casa editrice, il caffè incontra la cultura. In omaggio alla tradizione letteraria dei caffè cittadini, gli scrittori locali possono ottenere uno sconto in cambio di una poesia o di un brano in prosa. Proseguiamo per 650 m su Dohány u. fino a all’ingresso del leggendario New York Kàvéhaz. Agli inizi del Novecento, questa caffetteria era un rinomato covo di scrittori e intellettuali; oggi conserva un servizio di prima classe in un ambiente di grande magnificenza. Ripartiamo prendendo Erzsébet krt che percorriamo dritti per 1,6 km, quindi svoltiamo a sinistra su Práter u; dopo 200 m sulla sinistra, al civico 11, davanti all’ingresso di una scuola, 3 statue in bronzo raffigurano 3 bambini che giocano a biglie, mentre altri 2 li osservano appartati: è il Monumento ai ragazzi della via Pál, che riproduce una scena del popolare romanzo per ragazzi di Ferenc Molnár, uno dei più noti classici della letteratura per l’infanzia, pubblicato a puntate su una rivista nel 1907 e destinato agli adulti come denuncia della mancanza di spazi per il gioco dei ragazzi.

BLOCK NOTES

DURATA 4 giorni

QUANDO tutto l’anno

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Come arrivare

In aereo: voli diretti dai principali aeroporti italiani; l’aeroporto dista 16 km dal centro città al quale è ben collegato. In treno: da Milano, Verona, Venezia, www.bahn.com, www.obb-italia o con biglietto InterRail www.interrail.net. In pullman: da Milano, Torino e altre città dell’Italia settentrionale www.eurolines.it. In auto: 6 h di autostrada da Trieste passando per la Slovenia o dal valico di Udine-Tarvisio attraversando l’Austria e la Slovacchia.

Dove dormire

B&B Hotel Budapest City, Angyal u. 1-3, tel.+36.19206911, direttamente sulle rive del Danubio, con terrazza panoramica e vista sulla collina Gellért, a 1,5 km dal centro città, raggiungibile in 10 minuti con i mezzi pubblici o 20 minuti a piedi. La nuova struttura, caratterizzata da un’atmosfera colorata e dal design ricercato, dispone di camere dotate di WI-FI veloce e gratuito, Smart TV con Chromecast integrato, aria condizionata, www.hotel-bb.com.

Dove mangiare

Cyrano, KRISTÓF TÉR 7, tel. +36.12663096, cucina ungherese rivisitata in chiave moderna, goulash dei mandriani con noodle e insalata Euro 17,00, Arrosto di agnello con noodle e salsa piccante Euro 15,00, Filetto di petto d’anatra arrosto con purè di patate, prosciutto affumicato, cavolo e crema di paprika Euro 16,70, www.cyrano.hu. Stand25 Bisztró, Attila út 10, tel.+36.309613262, gestito da Széil Tamás, uno dei più rinomati chef d’Europa: gulash Euro 6,00, Salmone marinato, mostarda della casa e lenticchie Euro 5,00, bistecca di filetto di Angus “Omaha” (180 g), purè di patate, insalata Euro 36,00, www.stand25.hu. Menza, Liszt Ferenc tér 2, tel. +36.30.1454242, ristorante in stile retrò serve cucina tradizionale rivisitata in chiave contemporanea, stufato di manzo con pasta ungherese fatta in casa Euro 10,00, zuppa di crema all’aglio con pane fritto tradizionale ungherese condito con panna acida e formaggio Euro 4,70, www.mwnzaetterem.hu.

Caffè storici

Café Gerbeaud, Vörösmarty tér 7-8, tel. +36.303827701, una vera e propria istituzione cittadina, ubicato in quella piazza dal 1858, epoca in cui  i prodotti della sua pasticceria erano già famosi all’estero; da non perdere una fetta di dobos-torta, www.gerbeaud.hu. Centrál Kávéház, Károlyi utca 9, tel. +36.1266 2110, aperto nel 1887, tra le due guerre mondiali era uno dei capisaldi della scena letteraria della città: ordinate un caffè Pest (pesti kávé, una specialità della casa) e una fetta di rákóczi túrós, la torta alla ricotta con marmellata di albicocche. Ruszwurm, Szentháromság u. 7, tel.+36.13755284, la principessa Sissi scappava in incognita dal castello per mangiare una fetta di torta in questa pasticceria del 1827, che conserva il mobilio di quell’epoca, www.ruszwurm.hu. New York Kàvéhaz, Erzsébet krt. 9-11, tel. +36.18866167, nella Belle Époche era considerato il caffè più bello del mondo, covo di scrittori e intellettuali, sede della rivista letteraria L’Ovest; conserva la sua magnificenza e un servizio di prima classe, www.newyorkcafe.hu.

Caffè con vista

B&B Bar, Angyal u. 1-3, tel.+36.19206911, sul tetto del B&B Hotel Budapest City una terrazza panoramica con romantica vista sul Danubio vi attende per un aperitivo da sorseggiare mentre il sole tramonta davanti a voi. www.hotel-bb.com. Leo Budapest, Clark Ádám tér 1, tel. +36.709446320 , all’ottavo piano dell’Hotel Clark, con vista sul palazzo reale, www.leo-budapest.hu. Hight Note Roof Bar, Hercegprímás u. 5, tel. +36.204388648, in cima all’Aria Hotel, con vista sulla Basilica di Santo Stefano e sui tetti di Budapest, www.hightnoteskybar.hu. 

Ruin pub

Szimpla Kert, Kazinczy utca 14, tel. +36.202618669, il più noto tra i pub “in rovina”, nel cortile interno, circondato da case decadenti, si può fumare il narghilè. www.szimpla.eu. Istant-Fogas, Akácfa utca 49-51, tel. +36.706385040,  www.instant-fogas.com. Mazel Tov, Akácfa utca 47, +36.706264280, www.mazeltov.hu. 

Acquisti a Km 0 

Mercato centrale, Vámház krt. 1-3, tel.+36.13663300, salumi tipici e prodotti alimentari, vini e liquori locali, artigianato e souvenir, pizzi, merletti, ricami, cristalli, www.piaconline.hu. Memories of Hungary,Váci u 14, tel. +36.305697371, oggetto di artigianato ungherese, prodotti alimentari e vini locali, www.memoriesofhungary.hu. Vass Shoes, Haris köz 6, tel. +36.17807418, un negozio di calzolaio, la cui fama, tramandata da generazioni, risale al 1896; c’è chi viene in Ungheria per farsi confezionare qui un paio di scarpe su misura, www.vass-shoes.com. Mercato dei contadini, ogni domenica mattina presso il “ruin pub” Szimpla Kert, Kazinczy utca 14, tel. +36.202618669, prodotti biologici dei coltivatori locali. Herend Porcelain, József Nádor tér 10-11, tel.+36.1317 2622, le migliori porcellane ungheresi, in stile tradizionale e contemporaneo; tra i temi più popolari spicca quello vittoriano con farfalle e fiori di campo, disegnato per la regina inglese alla metà del sec. XIX, www.herend.com. Prezent, Döbrentei utca 16, negozio specializzato in design ungherese sostenibile, vende abbigliamento, accessori e cosmetici naturali, www.prezentbudapest.hu.

Cosa vedere

Buda: Castello di Buda, Szent György tér 2, tel. +36.14583000, www.budavar.hu. Museo del Castello, nelle sale del castello, tel. +36.14878800, www.varmuzeum.hu. Galleria Nazionale Ungherese, nelle sale del castello, tel.+36.204397331, www.mng.hu. Chiesa di Mattia, Szentháromság tér 2, tel. +36.13555657, www.matyas-templom.hu. Bastione dei Pescatori, Szentháromság tér. Labirinto, Úri u. 9, tel. +36.12120207, ww.labirintus.eu.

Pest: Parlamento, Kossuth Lajos tér 1-3, tel. +36.14414000, solo su prenotazione e con visita guidata, www.parlament.hu. Museo del flipper, Radnóti Miklós u. 1, www.flippermuzeum.hu. Basilica di Santo Stefano, Szent István tér 1, tel. +36.13110839, www.bazilika.biz. Viale Andrássy út. Piazza degli Eroi, Parco Municipale, Kós Károly stny,  http://varosliget.info.  Museo Nazionale Ungherese, Múzeum krt. 14-16, tel. +36.13382122, www.mnm.hu. Grande Sinagoga, Dohány u. 2, tel. +36.14131515, solo con visita guidata, www.dohany-zsinagoga.hu. Monumento ai ragazzi della via Pal, Práter u 11.

Bagni termali

Bagni Rudas, Döbrentei tér 9, tel. +36.203214568, www.rudasfurdo.hu. 

Bagni Gellért, Kelenhegyi út 4, tel. +36.14666166, www.gellertfurdo.hu

Bagni Széchenyi, Állatkerti krt. 9-11, tel. +36.13633210, www.szechenyifurdo.hu. Gli orari di apertura e la clientela ammessa (uomini, donne o entrambi) dipendono dal giorno della settimana. Per info e prenotazioni contattare anticipatamente le strutture.

Da non perdere

Crociera sul Danubio, tel. +36.13172754, www.budapestxplore.com. Salire sulla cupola della Basilica di Santo Stefano, Szent István tér 1, tel. +36.13110839, www.bazilika.biz. Gustarsi una fetta di Dobos-torta in un caffè storico. Budapest Eye, Erzsébet tér 1051, tel. +36.706360629, 3 giri sulla ruota panoramica per godere un panorama mozzafiato su Pest e Buda, particolarmente suggestiva la sera, www.oriaskerek.com. Aspettare il tramonto dal Bastione dei Pescatori.

Visite guidate

Nora Juhasz, tel. +36.209193605, guida turistica in italiano. Prenotare con anticipo. www.budapestguidata.it. 

Guide cartacee

Le guide Mondadori, Marco Polo Euro, Feltrinelli. Lonely Planet Pocket. 

Info in rete

www.budapestinfo.hu

Testo e foto ©Scilla Nascimbene

Reportage pubblicato sul n.305 di Itinerari e Luoghi – Novembre 2022 In collaborazione con B&B Hotels

Ringrazio

il Direttore Responsabile Daniele Cafieri, il Direttore Enrico Caracciolo, il Caporedattore Gianluca Salcioli, il grafico Gaetano Pignatelli e la Redazione di Itinerari e Luoghi Editoriale C&C

Lo staff di B&B Hotels

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