UNGHERIA, BUDAPEST
File di scarpe sulle rive del Danubio.
Alcune consumate, da uomo. Altre di piccola taglia.
Qualche tacco appena accennato rompe il silenzio con le note della femminilitĂ .
Ma in quel gelido giorno d’inverno del 1944 la vita non aveva un valore se quella di un ebreo. Ventimila furono fatti spogliare, prima di essere fucilati e gettati nel fiume.
I vestiti e le loro scarpe rimasero lì, alla mercé dei nazisti, perché quelli, invece, sul mercato nero valevano molto.
Prima della Seconda Guerra Mondiale in Ungheria vivevano settecentocinquantamila ebrei di cui duecentomila abitavano a Budapest, ma durante l’olocausto ne furono uccisi seicentomila in dieci mesi.
Si stima che una persona su sei ad Auschwitz fosse ungherese.
Ho visto la luce nelle scarpe di una donna.
Le ho osservate mentre brillavano.
C’era qualcosa di vivo lì dentro.
Forse la sua energia, la sua voglia di vivere.
L’intenso profumo della sua femminilità .
Testo e foto ©Scilla Nascimbene
Pubblicato sul n.305 di Itinerari e Luoghi – Novembre 2022 all’interno del reportage Se il Danubio potesse parlare, In collaborazione con B&B Hotels