SINIS, SARDEGNA
Il verde e l’argento della macchia mediterranea, il crema, l’ocra e il rosa delle rocce si susseguono lungo la costa di Punta Su Bardoni, davanti al turchese e al blu del mare.
La vegetazione cresce bassa, tra cespugli, piante carnose e piccoli fiori viola.
Vicino all’acqua, in alcuni punti la roccia sembra quasi spalmata; in altri si sfoglia in lastre sovrapposte, incise da linee e venature più scure.
Gradini e piattaforme irregolari si aprono in piccole insenature e proseguono sotto la superficie trasparente del mare.
La spiaggia è un mosaico di minuscoli granelli di quarzo, bianchi, traslucidi, grigi e ambrati.
Proprio qui, nel 2012, gli archeologi portarono alla luce una tomba risalente al Bronzo Finale o alla Prima Età del Ferro. Era una sepoltura a cassone, formata da lastre di arenaria disposte a creare una sorta di cassa rettangolare, delle dimensioni adatte ad accogliere una sola persona.
Ma qualcuno era arrivato prima di loro. La tomba era già stata violata in epoca imprecisata: al suo interno rimanevano soltanto pochi frammenti di ossa umane e di ceramica.
Siamo nel Sinis, lungo la costa occidentale della Sardegna, nel territorio di Cabras. A Su Bardoni, oggi gettonata località balneare, in passato si estraeva la calcarenite da cave costiere. La loro datazione non è ancora certa.
I blocchi venivano isolati dalla roccia scavando profondi solchi a V o a U lungo i lati, quasi a ritagliarne la forma. Una volta staccati, il trasporto via mare era più agevole di quello via terra.
Testo e foto ©Scilla Nascimbene
In collaborazione con My Export Manager
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