MARRAKECH, MAROCCO

Tra i banani, i cactus e le canne di bambù che delimitano i sentieri dei giardini, si sentono i canti dei bulbul, piccoli passeri diffusi nelle zone tropicali. Al suo interno, un edificio dalle linee cubiste, plasmate da un gusto moresco, spicca con il suo vivacissimo blu.

Il giardino deve il suo nome a Jacques Majorelle (1886 – 1962), un artista francese, figlio del celebre ebanista di Art Nouveau Louis Majorelle.

Trasferitosi nella medina di Marrakech, comprò un palmeto appena fuori dalle mura e, negli Anni Trenta, commissionò all’architetto Paul Sinoir la villa.

Amante della botanica realizzò, nel corso di quarant’anni, un giardino tropicale con un bacino centrale dove nidificano centinaia di uccelli: un laboratorio botanico con rari esemplari di piante esotiche, ornato con fontane, laghetti, vasi in ceramica, sentieri, pergolati.

Nel 1937 l’artista creò il blu Majorelle, un blu oltremare/cobalto al tempo stesso intenso e chiaro, con cui dipinse le pareti della sua villa e tutto il giardino, che aprì al pubblico nel 1947.

A seguito di un incidente d’auto, Majorelle tornò a Parigi e il giardino venne abbandonato per molti anni, fino a che fu scoperto da Yves Saint Laurent e dall’industriale francese Pierre Bergé.

I due se ne innamorarono, nel 1980 comprarono il giardino e restaurarono la villa, ribattezzandola Villa Oasis, che divenne la loro dimora.

Le ceneri di Yves Saint Laurent sono state disperse nel roseto di Villa Oasis.

Nel giardino è stato eretto un memoriale in suo onore.

Le sale al piano terra della villa ospitano una collezione di opere di Jacques Majorelle e il Museo berbero, in cui si conservano oltre seicento manufatti, raccolti da due milionari francesi tra le comunità berbere marocchine, distribuite tra le montagne del Rif, l’Oceano Atlantico e il Sahara.

Oggi il giardino attira più di 600.000 visitatori all’anno.

“Ho scoperto Marrakech molto tardi, è stato uno choc straordinario, soprattutto per il colore. A ogni angolo si incontrano gruppi di persone, uomini e donne, che indossano caffettani rosa, blu, verdi, porpora. È sorprendente: sembrano disegnati, ricordano gli schizzi di Delacroix, mentre non sono altro che il frutto dell’improvvisazione della vita. […] Prima di Marrakech, tutto era nero. Questa città mi ha insegnato cosa sono i colori e ho abbracciato la sua luce, i suoi sfacciati contrasti e le sue intense invenzioni. L’audacia da allora riscontrata nel mio lavoro la devo a questo Paese, alle sue armonie potenti, alle sue combinazioni ardite, al fervore della sua creatività. Questa cultura è diventata la mia, ma non mi bastava semplicemente assorbirla. L’ho presa, trasformata e adattata” (Yves Saint Laurent).

📍 Jardin Majorelle
Rue Yves Saint Laurent – Marrakech
🌐 jardinmajorelle.com

Consiglio di prenotare on line la visita in anticipo.

Testo e foto ©Scilla Nascimbene

Storia tratta dal Reportage MAROCCO OFF ROAD. ATTRAVERSO LE VASTITÀ, realizzato durante il viaggio AF TRAVEL FIRENZE e SAHARA DESERT TRAVEL

Leggi il Reportage completo sul viaggio in Marocco tra deserti, montagne e città: MAROCCO OFF ROAD. ATTRAVERSO LE VASTITÀ.

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