E nacquero gli strozzapreti

EMILIA ROMAGNA Siamo alla fine del Settecento, epoca in cui la Romagna era governata dalla Chiesa. Le donne erano solite omaggiare i preti con una pasta preparata in casa senza l’aggiunta della uova: doveva essere economica e veloce da preparare! L’impasto, lasciato grossolano e appositamente molto asciutto, veniva poi ultimato e offerto ai preti con tanto di sorriso ma, sotto sotto, con l’auspicio che questi si strozzassero! (Storia raccontataci dalla Signora Serena che ci ha preparato dei deliziosi strozzapreti presso l’agriturismo La Sabbiona a Oriolo dei Fichi). STROZZAPRETI CON SALSICCIA E CENTESIMINO. Ricetta della Signora Guzzardi Maria Serena dell’Agriturismo La Sabbiona . Gr 800 di farina doppio 00, gr 200 di farina di grano duro e poco sale. Aggiungere, circa 500/550 grammi di acqua tiepida, salata. Impastare il tutto in un tagliere, fare circa 2 palle. Tirare ogni palla dello spessore di circa 2 euro, poi tagliare a striscioline strette che verranno rigirate tra i palmi delle mani per formare dei piccoli lacci irregolari, tagliati e non più lunghi di cm 5 / 7. Una volta preparati gli strozzapreti, potrete cuocerli subito o congelarli ben stesi e non attaccati; una volta congelati potrete metterli in un sacchetto da freezer o contenitore con coperchio. Per 4 persone: circa grammi 600 di strozzapreti pronti. Poco burro 4 cucchiai grandi di panna liquida per dolci non zuccherata, Grammi 200 di salsiccia sbriciolata abbastanza fine, una tazzina da caffè del nostro vino Autoctono Centesimino. Dopo aver preparato in padella la salsiccia sbriciolata e cotta con il burro, versarvi la pasta cotta in acqua bollente, bastano pochissimi minuti, poi aggiungete subito il vino che dovrà evaporare mentre saltate la pasta in padella. Pochi istanti e da ultimo aggiungere la panna liquida che non deve bollire. Servire la pasta ancora calda e aggiungere Parmigiano Reggiano stagionato 24 mesi. Testo e foto ©Scilla Nascimbene Pubblicato sul n.293 di Itinerari e Luoghi – Agosto/Settembre 2021, all’interno del reportage sul Cammino di Dante Un viaggio per rivedere le stelle, in collaborazione con Ravenna Incoming e Lonely Planet Italia che, nel Best in Travel 2021, ha selezionato Le Vie di Dante fra le migliori proposte di viaggio dell’anno. Ringrazio il Direttore Responsabile Daniele Cafieri, il Direttore Enrico Caracciolo, il Caporedattore Gianluca Salcioli e la Redazione di Itinerari e Luoghi Editoriale C&C, Cristina Oddone di EDT.
Il Centesimino

EMILIA ROMAGNA, ORIOLO Dalle basse colline faentine spicca, col suo profilo irregolare, la Torre di Oriolo, che appare quadrata o ottagonale a seconda del punto di osservazione. Ai suoi piedi, una terra particolarmente vocata per la produzione del vino, Oriolo dei Fichi, la cui storia si lega soprattutto all’avventura di un vitigno autoctono a bacca nera, miracolosamente sopravvissuto a un’epidemia della viticoltura del XIX secolo, poiché protetto all’interno delle mura di una residenza ottocentesca acquistata dal commerciante faentino Piero Pianori, detto il Centesimino per l’oculatezza con cui trattava gli affari, il quale lo trapiantò nella zona di Oriolo verso il 1950. Inizialmente chiamato Savignon Rosso, per nobilitare il vino dandogli un nome francese, il Centesimino riveste oggi il ruolo di ambasciatore della viticoltura di quel tratto della Romagna e pare abbia anche poteri afrodisiaci…! (Punto vendita presso La Sabbiona, Cantina e Agriturismo, Via di Oriolo 10, Oriolo dei Fichi (RA), tel. 0546.642142, www.lasabbiona.it). Possibilità di sposarsi nella Torre di Oriolo: info su www.torredioriolo.it. IL TRAT – TOUR Un tour panoramico in trattore, a piedi, o in bicicletta partendo dalla Torre di Oriolo, tra le cantine di Oriolo dei Fichi. Per questo e altri altri eventi tel. 333.3814000, www.torredioriolo.it. Testo e foto ©Scilla Nascimbene Pubblicato sul n.293 di Itinerari e Luoghi – Agosto/Settembre 2021, all’interno del reportage sul Cammino di Dante Un viaggio per rivedere le stelle, in collaborazione con Ravenna Incoming e Lonely Planet Italia che, nel Best in Travel 2021, ha selezionato Le Vie di Dante fra le migliori proposte di viaggio dell’anno. Ringrazio il Direttore Responsabile Daniele Cafieri, il Direttore Enrico Caracciolo, il Caporedattore Gianluca Salcioli e la Redazione di Itinerari e Luoghi Editoriale C&C, Cristina Oddone di EDT.
Il luccio in salsa De.Co.

LOMBARDIA, MARMIROLO Un piatto tipico della cucina fluviale mantovana che nei paesi di Marmirolo e Rivalta sul Mincio ha ottenuto la denominazione comunale d’origine. La sua preparazione consiste nel lessare il luccio in acqua con sedano, aglio, cipolla e alloro e mezzo bicchiere di aceto. Terminata la cottura, si versa sul pesce spolpato un condimento preparato a caldo con capperi, prezzemolo, aglio e acciughe (senza sale). Il piatto viene conservato in frigorifero e servito il giorno dopo, accompagnandolo con la polenta. A Pozzolo sul Mincio, l’8 settembre, ci si ritrova per la “Festa del Luccio in salsa”. Per promuovere questo piatto, Nicola Fornasari e Stefano Cremonesi hanno realizzato il Luccio in salsa De.Co in vasetto, un progetto che ha partecipato anche a fiere internazionali come FICO a Bologna e Vinitaly a Verona. (punto vendita a Pozzolo sul Mincio www.ristorantelocandavittoria.it). Testo e foto ©Scilla Nascimbene Pubblicato sul n.n.309 di Itinerari e Luoghi – Aprile 2023, all’interno del reportage IL CAMMINO DI FEDE E SOLIDARIETÀ, in collaborazione con Colline Moreniche del Garda
A spasso tra i sapori mantovani

LOMBARDIA, MANTOVA “Quella fotografia è stata scattata nel 1964 in Via San Longino, proprio qui davanti”, ci dice indicando una foto in bianco e nero appesa in un quadro dietro la cassa. “Avevo 14 anni e mi avevano appena messo in regola e dato la giacchetta bianca e il tradizionale cappellino da pasticcere e, siccome io sono un po’ all’antica, ho deciso negli anni di mantenere questo e non di cambiarlo con quelli che usano i pasticceri di oggi”. Così inizia a raccontarci la sua storia da piccolo artigiano, il Signor Giovanni Comparini, 70 anni, titolare della pasticceria più antica della città, la Tur dal Sucar (Torre dello Zuccaro), dal nome di una delle cinque torri che spiccano nello skyline di Mantova, l’unica però col tetto a spiovente, come ci tiene a sottolineare il noto pasticcere. Sì, perché al di là del suo atteggiamento tutt’altro che altezzoso, il Signor Giovanni è stato più volte protagonista di trasmissioni televisive e articoli su note riviste, non solo italiane. Una star della pasticceria, ma anche e soprattutto un gran lavoratore, che mentre ci mostra le sue specialità, fa andare svelte le mani, farcendo per noi una deliziosa torta Elvezia. “Nella pasticceria tradizionale non si butta via niente!”, ripete più volte, “è uno dei segreti del guadagno”, mi sembra di capire da una frase detta bassa voce in dialetto, “me l’ha insegnato il mio titolare quando ero un ragazzino. È lui che ha fondato questa pasticceria nel 1930 ed io l’ho prelevata nel 1972, quando avevo 22 anni. La nostra torta più nota è la Sbrisolona, una torta secca che si chiama così in dialetto mantovano perché non si taglia col coltello ma si rompe con le mani, proprio perché si sbriciola. Ma la torta mantovana più nominata a livello europeo è l’Elvezia: tre dischi di pasta di mandorle farcita con uno strato di crema al burro e al rhum e uno di crema allo zabaione, preparato ancora nella pentola di rame. Dopo averci mostrato le altre specialità, scritte anche in un quadretto fatto a mano da una sua cliente ed esposto in vetrina, abbandoniamo a malincuore quell’oasi di dolci profumi, continuando il nostro tour tra i sapori mantovani addentrandoci in un botteghino in Via Orefici con un’etichetta sulla vetrina: “ Negozio storico – Regione Lombardia”. È del Signor Bacchi Giovanni, che dal 1967 gestisce questa salumeria piena di prelibatezze, tra cui salumi e formaggi tipici e tanti tipi di mostarda, in particolare quella fatta con mele e pere, originaria della città di Mantova. “Questa salumeria è nata quando ancora le strade non erano asfaltate”, ci dice il Signor Giovanni, mostrandoci una vecchia foto del suo negozio”; prima non c’erano i supermercati e i prodotti non erano chiusi sotto vuoto e si facevano assaggiare!”, aggiunge offrendoci una fetta di prosciutto crudo appena tagliato con la sua affettatrice Berkel, “I clienti si fermavano a scambiare due chiacchiere”, continua con aria un po’ malinconica… ma certo sembra che il Signor Giovanni questo bel vizio l’abbia conservato in maniera eccellente: nel giro di pochi minuti ci aveva già raccontato curiosi aneddoti della sua storia e pareva non avesse nessuna intenzione di fermare il suo racconto nemmeno quando entravano altri clienti, che finivano per essere travolti dalla simpatia di quell’uomo! “Se cercate qualcosa di buono, siete nel posto giusto!” ci accolgono raggianti nella Forneria delle Erbe, le cui vetrine piene di coloratissimi vasetti di mostarda, dolci e pasta fresca mantovana attirano l’attenzione di tutti i passanti, sotto i portici dell’omonima piazza. E dopo aver fatto uno spuntino e scelto qualche leccornia da portare a casa, si è fatta ora di pranzo e decidiamo di gustarci sui tavolini nella bella Piazza delle Erbe dei deliziosi tortelli di zucca, agnolini mantovani e risotto alla pilota, apprezzati fino all’ultimo perchè, come dice il Signor Giovanni pasticcere: l’importante è non buttare via niente!”. Testo e foto ©Scilla Nascimbene Pubblicato sul n.278 di Itinerari e Luoghi – Marzo 2020 all’interno del reportage IL RISVEGLIO DEI FIORI DI LOTO
Il Grana Padano dei prati stabili

LOMBARDIA, GOITO I “pra”, nel dialetto mantovano, sono delle colture tipiche della media pianura mantovana che non vengono mai arate, né fertilizzate, né seminate, diventando così casa di moltissime specie animali che contribuiscono ad aumentare la biodiversità. Da questi prati, detti stabili, viene raccolto il fieno per alimentare le vacche da latte, ingrediente principale del Grana Padano dei prati stabili. Nel 1966 a Goito, 31 allevatori che allevavano vacche nutrite solo con foraggi di prati stabili permanenti si sono uniti nella Latteria Agricola San Pietro, un caseificio cooperativo che produce Grana Padano DOP. La Latteria San Pietro è impegnata nel sostegno e nella valorizzazione della biodiversità dei prati stabili della valle del Mincio. Rompere un prato stabile significa infatti eliminare un sano alimento per gli animali, che dà al latte un ottimo sapore, ma significa anche perdere tantissima biodiversità, inquinare le falde acquifere e rilasciare nell’aria carbonio: arando un ettaro di prato stabile si libera nell’atmosfera tanta anidride carbonica quanta ne libera un’autovettura di media cilindrata che percorre due milioni di chilometri. Latteria San Pietro, Str. Segrada 36, Goito (MN), tel. 0376.607051, www.latteriasanpietro.it. Testo e foto ©Scilla Nascimbene Pubblicato sul n.n.309 di Itinerari e Luoghi – Aprile 2023, all’interno del reportage IL CAMMINO DI FEDE E SOLIDARIETÀ, in collaborazione con Colline Moreniche del Garda