Un paese che si rivela a chi lo guarda con occhi pazienti


San Mauro Forte, arroccato su una collina tra ulivi e calanchi, è un borgo di pietra rivolto verso il cielo. Dedicato a San Mauro Abate, si stringe intorno alla sua torre medievale, simbolo di resistenza e memoria. L’aggettivo “Forte” ricorda la tenacia con cui la comunità seppe difendersi dagli assalti dei briganti e affrontare le difficoltà della storia.
«Quando stai per arrivare in un paese del Sud, un poco si allontana. Forse è timidezza» scrive Franco Arminio. È così anche per San Mauro: si lascia scoprire solo da chi ha la pazienza di salire, percorrere i vicoli stretti e ascoltare un silenzio che non pesa, ma accompagna.


I campanacci, fragore d’inverno


Ogni gennaio, le strade di San Mauro Forte si riempiono di un suono arcaico: quello dei Campanacci, grandi campane di ferro portate a spalla dai giovani del paese. È un rito apotropaico che scaccia il male e propizia il raccolto, ma anche una festa di comunità. Il fragore che rompe il silenzio invernale è un atto collettivo: la memoria diventa carne, il passato entra nel presente. In questo rito si avverte la verità dei versi di Scotellaro: la vita contadina che sa trasformare la fatica in canto.


La torre normanna


Alta e solitaria, simbolo medievale di San Mauro Forte, la Torre Normanna è ciò che rimane dell’antico castello smantellato nel XVI secolo. La torre risale all’XI–XII secolo, epoca normanna, quando i feudatari costruirono rocche e fortificazioni per consolidare il controllo sul territorio lucano. Era parte di un castello fortificato, probabilmente eretto su resti di strutture longobarde o bizantine.

La sua sala ottagonale, un tempo kemenate, era il cuore della vita interna: dotata di camino, latrina e persino di un pozzo, era coperta da una volta a ombrello traforata al centro per lasciar passare fumo e luce. In quello spazio, spartano ma ingegnoso, i soldati trovavano rifugio e calore.



Col tempo, la rocca perse la funzione militare e venne inglobata nei palazzi nobiliari che sorsero intorno, divenendo punto di riferimento urbano e simbolo identitario.
Oggi la torre non è più baluardo militare, ma custode silenziosa di una comunità che continua a riconoscersi nella sua ombra.

Il Crepuscolo dei Nani

Tra mille anni, quando nuove popolazioni della Terra – o di altri pianeti – troveranno i resti della nostra civiltà, cosa penseranno di noi?

Da questa riflessione è nata l’installazione Il Crepuscolo dei Nani (Zwergen Dämmerung – Extinction Chapter One), ideata da Max Papeschi. L’opera, inaugurata il 4 agosto 2025 a San Mauro Forte, ha presidiato la Torre Normanna fino a settembre 2025: un picchetto d’onore surreale che ha dialogato con il baluardo medievale, rinnovandone lo spirito di guardia.

Venticinque dei 52 nani-soldati che compongono l’opera, costituiscono la prima parte di un ciclo che porta il visitatore a confrontarsi con il declino della civiltà contemporanea.

L’artista immagina che i celebri guerrieri di terracotta di Xi’an vengano ritrovati da una razza aliena dopo l’estinzione dell’umanità e ricostruiti con le teste di comuni nani da giardino: un esercito ironico e perturbante, che rovescia i simboli del potere in caricatura domestica. 

È un’allegoria del presente, un cortocircuito visivo che invita a riflettere sulla fragilità della nostra civiltà, tra intelligenza artificiale, crisi culturale e spopolamento.

Il Crepuscolo dei Nani è una riflessione allegorica sul declino e sull’appiattimento culturale, ma anche un invito a guardare con occhi alieni e distaccati la nostra epoca, con le sue contraddizioni e la sua inquietudine.

Le tracce della memoria: chiese e palazzi


Se la torre racconta la forza militare e la resistenza del borgo, le chiese e i palazzi testimoniano invece la sua vita religiosa e civile. Passeggiando tra i vicoli di San Mauro Forte, si incontrano edifici che intrecciano fede, memoria e stratificazione sociale.

La chiesa madre di Santa Maria Assunta

La chiesa di Santa Maria Assunta, edificata dal 1553 sulle rovine del Palazzo Feudale, conserva le tracce dell’antica struttura nei muri inglobati nella facciata. Fu danneggiata dal terremoto del 1857, ricostruita con un impianto a tre navate e decorata da stucchi. Nella cripta, restaurata dopo il sisma del 1980, è custodito un affresco di San Mauro Abate, patrono del paese.

La Chiesa dell’Annunziata (o del Monastero)


Nella parte alta di San Mauro Forte sorge la Chiesa della SS. Annunziata, conosciuta anche come Chiesa del Monastero per la presenza, un tempo, di un convento femminile. Al suo interno è custodito un piccolo gioiello d’arte mediterranea: il Cristo alla Colonna di Angelo Bizamano, pittore cretese del XVI secolo.

Nella tavola, Gesù è raffigurato con tratti delicati, il volto ben tornito e i capelli ondulati che scendono sulle spalle. Non è un Cristo sofferente, ma un’immagine di intensa umanità, capace di trasmettere vicinanza e compassione più che dolore. È l’unica opera firmata dall’artista nell’Italia meridionale, testimonianza preziosa dell’influsso della scuola pittorica cretese, ponte tra Oriente e Rinascimento.

Palazzo Arcieri

Un elegante loggiato si apre sulla valle, mentre stucchi voluttuosi incorniciano gli affreschi dei soffitti. Ai piani inferiori, invece, le umide celle carcerarie raccontano sottovoce storie di tumulti e brigantaggio. Nel cuore del centro storico, il Palazzo Arcieri fu costruito alla fine del Settecento da Gaetano Arcieri: un tempo scrigno di opere d’arte, quasi tutte perdute, nel 1809 venne devastato dai briganti che incendiarono l’archivio comunale.

Tra le sue stanze passò anche Cesare Malpica, viaggiatore del Gran Tour ottocentesco, che nel suo itinerario in Lucania seppe cogliere la durezza dei paesaggi e la dignità delle comunità lucane.

Oggi quell’edificio, un tempo segno di potere e poi sede municipale, è diventato luogo di memoria e cultura. Ospita il Museo multimediale In Viaggio in Basilicata, che rievoca proprio il percorso narrato da Malpica, e il Museo della Civiltà Contadina, dove riaffiorano i gesti e gli strumenti di un mondo scomparso.

Le masserie e i calanchi

Attorno a San Mauro Forte il paesaggio cambia volto. Le colline coltivate si interrompono all’improvviso e lasciano spazio ai calanchi, formazioni di argilla nate dall’erosione millenaria delle piogge su terreni privi di vegetazione. Crinali appuntiti, fenditure profonde e creste smangiate compongono un paesaggio fragile e spettacolare, che muta colore con le stagioni, dal grigio al bianco al rosato.

È un ecosistema austero ma vitale, dove sopravvivono piante adattate alla siccità, come l’euforbia e il timo selvatico, e nidificano specie rare come il grillaio.

In questo scenario, apparentemente ostile, si inseriscono da secoli le masserie. Costruite in pietra locale e collocate sui crinali o nei fondovalle, erano veri e propri microcosmi rurali: case padronali, stalle, forni, granai e cisterne. Qui si coltivavano cereali, legumi, olivi, si allevavano ovini e bovini, si custodiva la pratica della transumanza.

Le masserie erano anche luoghi di comunità: intorno a un forno o a una cisterna le famiglie condividevano fatica e pane, scandendo la vita con feste religiose e il ritmo delle stagioni agricole.

Molte di queste strutture oggi sono abbandonate, ridotte a scheletri di pietra che resistono tra le creste argillose. Altre, invece, sono state recuperate e trasformate in dimore rurali e agriturismi, offrendo al viaggiatore esperienze autentiche: silenzi profondi, notti stellate, pane cotto nei forni a legna, olio e caciocavallo.

I calanchi e le masserie raccontano insieme la doppia anima di questa parte di Basilicata: da un lato la natura aspra, modellata da forze geologiche antiche; dall’altro l’ingegno umano che ha saputo trasformare la durezza della terra in vita e sostentamento. È in questo dialogo, tra fragilità e resilienza, che si riconosce il carattere del territorio di San Mauro Forte.

Masserie storiche dove soggiornare

🏰 Torre Fiore – Hotel Masseria
📍 Contrada San Leonardo, 75015 Pisticci (MT)
🌐 torrefiore.com

🌿 Masseria Cardillo
📍 Contrada Valle del Sauro, SS 407 Basentana km 88, 75012 Bernalda (MT)
🌐 masseria-cardillo.it

🌾 Masseria del Pantaleone
📍 Contrada Chiancalata, 27 – 75100 Matera (MT)
🌐 agriturismopantaleonematera.it

Sapori come identità


A San Mauro Forte il cibo è memoria: racconta la terra, la fatica e la comunità. L’olio extravergine, spremuto da ulivi che resistono alla siccità, porta con sé il gusto deciso di queste colline. Accanto a lui il caciocavallo podolico, con la sua stagionatura lenta, e il pistacchio, coltura innovativa che guarda al futuro senza rinnegare le radici. Qui mangiare significa compiere un atto di identità: ogni sapore è una storia che continua.

L’ Rouidda (pane della mietitura)

Origini contadine
La Rouidda è un piatto antichissimo che affonda le sue radici nel periodo della mietitura, quando il grano si tagliava a mano. Era un pane sostanzioso, capace di sostenere intere giornate di lavoro nei campi.

Il rito della condivisione
Si preparava scavando una grande forma di pane, poi riempita con peperone crusco, salsiccia, uova, cipolla e pomodori. Attorno a essa si riunivano i lavoratori, che mangiavano insieme con semplici forchette di canna. La pagnotta diventava piatto e contenitore: quando il ripieno scendeva, si tagliava un pezzo di crosta, chiamato in dialetto rouidda sammaurese. Così, poco alla volta, il pane si svuotava fino a scomparire.

Memoria collettiva
La Rouidda non era solo nutrimento: trasformava la fatica in festa, diventando simbolo di convivialità e identità condivisa.

Il pistacchio lucano di Giuseppe Malacarne


Una scommessa agricola
Nel 2005 Giuseppe Malacarne ha piantato a San Mauro Forte le prime mille piante di pistacchio, avviando una coltura allora quasi sconosciuta in Basilicata. Oggi conta 8.000 alberi distribuiti su 40 ettari.

Un microclima unico
Le forti escursioni termiche, con notti fredde e giornate calde, conferiscono al frutto un aroma intenso e inconfondibile. È questo a rendere il pistacchio di San Mauro Forte diverso da altre produzioni italiane.

Dal campo alla trasformazione
Oggi l’azienda coltiva tre varietà di pistacchio e offre una filiera completa: dal prodotto fresco e in granella fino a pasta, creme spalmabili, grappa e concentrati per gelaterie e pasticcerie.

Un’eccellenza lucana
Quella che era un’intuizione è diventata una realtà riconosciuta a livello nazionale, capace di valorizzare il territorio e portare San Mauro Forte tra le eccellenze gastronomiche italiane.

Azienda Agricola Serre Alte
Vico I° Papa Giovanni XXIII, 10 – San Mauro Forte (MT)
📞 +39 339 634 7432
🌐 serrealte.net

Il caciocavallo 

Radici nella transumanza
Le origini del caciocavallo affondano nei lunghi spostamenti dei pastori lucani, che trasformavano il latte in forme compatte e resistenti, facili da trasportare e conservare.

Tecnica antica e lenta stagionatura
Il latte bovino viene riscaldato e cagliato, la pasta filata a mano in acqua bollente, quindi modellata nella tipica forma tondeggiante con nodo superiore. Le forme vengono immerse in salamoia e appese a coppie per la stagionatura.

Un sapore che matura nel tempo
Nei primi mesi offre aromi dolci e lattici; con il tempo la pasta si compatta e sviluppa sfumature burrose ed erbacee, fino a note più decise e leggermente piccanti.

Degustazioni e saperi agricoli
Cantine fresche e umide custodiscono la stagionatura, mentre le aziende locali aprono sempre più spesso le porte ai visitatori, trasformando la degustazione in un racconto di cultura contadina.

Le cantine del paese, fresche e naturalmente umide, offrono le condizioni ideali per una maturazione lenta e regolare, capace di imprimere carattere e profondità al prodotto.

Testo e foto Scilla Nascimbene

Scopri anche il mio reportage su Matera, capitale della cultura e città dei Sassi : I SASSI DI MATERA

Cosa vedere a San Mauro Forte in breve

Torre Normanna – costruita tra XI e XII secolo, cuore dell’antico castello e simbolo del borgo.

Palazzo Arcieri – edificio settecentesco con affreschi, sotterranei carcerari e oggi sede di musei.

Chiesa Madre di Santa Maria Assunta – ricostruita nel 1857, custodisce una cripta con affresco di San Mauro Abate.

Chiesa dell’Annunziata – con il Cristo alla Colonna di Angelo Bizamano, opera d’arte mediterranea del XVI secolo.

I calanchi lucani – spettacolari formazioni argillose che circondano il borgo.

Le masserie storiche – testimonianze della vita agricola, oggi anche agriturismi e dimore rurali.

Cosa vedere a San Mauro Forte in un giorno?
In un giorno si possono visitare la Torre Normanna, la Chiesa Madre, il Palazzo Arcieri e passeggiare tra i calanchi. Da non perdere le masserie e i sapori locali.

Quando si svolge la festa dei Campanacci di San Mauro Forte?
La festa dei Campanacci si svolge ogni anno a gennaio. I giovani del borgo portano a spalla grandi campane di ferro in un rito che unisce tradizione contadina e celebrazione comunitaria.

Quali sono i prodotti tipici di San Mauro Forte?
Tra i prodotti tipici spiccano la Rouidda, il pistacchio lucano coltivato da Giuseppe Malacarne e il caciocavallo podolico stagionato nelle cantine del borgo.

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