FRANCIA, MULHOUSE

“Ho sempre preferito la follia delle passioni alla saggezza dell’indifferenza”, scriveva Anatole France, premio Nobel per la letteratura nel 1921. 

Di certo non era il solo a pensarla così e, negli stessi anni, proprio questo genere di follia portò due grandi imprenditori franco-svizzeri, i fratelli Schlumpf, a collezionare automobili in modo sempre più frenetico. 

Gli Schlumpf, che a Mulhouse avevano creato un impero nel campo tessile, furono presi da un’insaziabile smania, tanto da decidere di riservare un’intera ala dei loro stabilimenti a quella che sarebbe diventata negli anni a venire la collezione di auto più importante al mondo. 

Il problema nacque quando i costi per gli acquisti e i restauri delle vetture divennero talmente ingenti da sovrastare i proventi dell’attività tessile, che finì in bancarotta, anche a causa della crisi economica degli anni ’70. 

I due fratelli, costretti a rifugiarsi in Svizzera per evitare il carcere, non tornarono mai più in Francia e non rividero mai più le loro magnifiche auto. 

Fu il malcontento dei loro operai, rimasti disoccupati, ad attirare i sindacati che, entrando negli stabilimenti, trovarono una sorpresa da lasciare a bocca aperta! 

La notizia fece il giro del mondo e lo Stato, comprendendo il valore della scoperta e i benefici che da essa sarebbero giunti, decise nel 1978 di dichiarare Monumento Nazionale la collezione degli Schlumpf, rimasta fino ai giorni nostri esattamente dove gli stessi l’avevano voluta. 

La Cité de l’Automobile a Mulhouse è oggi il più grande e importante museo dell’automobile del mondo, con una superficie espositiva di 25.000 mq e una collezione permanente di circa 520 veicoli che comprende l’avventura dell’automobile dal 1878 ai giorni nostri, straordinari modelli sportivi su una pista di Formula 1 e i capolavori, ovvero le auto più lussuose degli anni ’30, fra cui le magnifiche Bugatti Royales del 1936 costruite da Ettore e Jean Bugatti e l’auto elettrica “Jamais Contente”, costruita nel 1899 ed entrata nella storia per essere stata la prima autovettura a superare la velocità dei 100 km/h. 

Un patrimonio inestimabile per il quale dobbiamo ringraziare la follia dei fratelli Schlumpf, da loro preferita, senza alcun dubbio, “alla saggezza dell’indifferenza”. 

Testo e foto ©Scilla Nascimbene

Pubblicato sul n.290 di Itinerari e Luoghi – Maggio 2021, all’interno del reportage Là dove tornano le cicogne

Leggi il reportage sulla Strada dei vini d’Alsazia: Là dove tornano le cicogne

errore: