FRANCIA, ALSAZIA
Filari di vigneti a perdita d’occhio che seguono dolcemente le curve delle colline, castelli arroccati con torri in vedetta su incantevoli villaggi dove tutto sembra uscito da un libro di favole, e coppie di cicogne con le piume al vento su enormi nidi in cima a campanili di un antico Medioevo.
Toglie il fiato la vista dell’immensa cattedrale.
Il sole picchia sulla pietra arenaria dei Vosgi che colora di rosso l’imponente facciata di Notre Dame. Figure scolpite affondano le radici in storie di fede e mitologia, e un cane seduto su uno dei contrafforti fa la guardia da più di mille anni sulla piazza principale di Strasburgo.
Mentre osservo i riflessi sugli spicchi dei vetri piombati che compongono il rosone al di sopra del portale di ingresso, vengo incuriosita dalla voce di un anziano cantastorie che racconta, con quell’affascinante cadenza francese, un’antica leggenda alsaziana.
“I bambini arrivano con le cicogne…Trasportati in un fagotto nel becco. Questi grandi uccelli depositano i neonati nelle culle attraverso i camini, prendendo sui davanzali delle finestre gli zuccherini lasciati per loro dai futuri genitori …”
Questa nota leggenda si basa, in realtà, su un piccolo equivoco. Infatti, in passato, quando in Alsazia nasceva un bambino, si accendeva il camino per più ore durante la giornata, e gli eleganti volatili, che in primavera tornavano in Europa dai paesi africani, approfittavano del tepore in uscita dal comignolo per fare il nido.
Non erano quindi le cicogne a portare i bambini, ma al contrario erano questi ad attirarle con il calore che regnava nella loro casa.
Gli alsaziani hanno sempre considerato la cicogna portatrice di fortuna; l’hanno scelta come simbolo della loro regione: ovunque i prodotti caratteristici, in particolare le ceramiche, i pizzi, le tovaglie, le stoffe e i peluche che ritraggono questi grandi uccelli.
TERRA DI CONFINE E DI DIVERSITÀ
Incantevoli paesaggi e rilassanti vedute, coloratissimi borghi di case a graticcio, ma anche raffinate cittadine con eleganti palazzi art nouveau e preziosi angoli di cultura dove sono custodite veri e propri tesori dell’arte attraggono visitatori con interessi molto diversi in questa terra ai confini tra la Svizzera e la Germania della Foresta Nera, lungamente contesa nei secoli e ufficialmente francese solo con il trattato di Versailles (1919).
LA ROUTE DES VINS
Decidiamo di percorrere questo incantevole angolo francese attraverso la Strada dei vini: la più antica via alsaziana che collega Strasburgo a Colmar, i due capoluoghi della regione, attraverso suggestivi paesi di poche anime e tante casette colorate, tra chilometri di nobili vitigni
che si perdono in dolci orizzonti, mentre il fascino della luce in certe ore della giornata fa quasi brillare quei grappoli d’uva da cui si producono vini pregiati.
Qualche ciclista si inoltra nelle vie sterrate che si inerpicano tra i vigneti, vere e proprie piste ciclabili che congiungono le varie località, dove gli unici incontri sono gli agricoltori al lavoro sui loro trattori e grandi crocifissi di legno, messi in segno di devozione ai lati dei filari e forse in auspicio di un buon raccolto. Ovunque cantine vinicole accolgono i visitatori per la degustazione e la vendita dei vini tipici. Nuvole di fiori compaiono all’ingresso di ogni borgo: i villaggi fioriti, come è scritto sui cartelli stradali, anch’essi, sommersi, assieme a lampioni e guardrail, da una stupefacente abbondanza floreale.
STRASBURGO, MODERNITÀ E TRADIZIONE
“A Strasburgo l’occhio non si annoia mai”, ripete la guida che ci fa da cicerone durante la navigazione sul Batorama, una sorta di chiatta piena di turisti che si aggira nei canali della città, attraversando antiche chiuse che ne compensano i vari dislivelli.
Raggiungiamo la Petite France, il pittoresco quartiere un tempo sede dei conciatori di pelli con le caratteristiche case a graticcio, gli antichi mulini e i Ponts Couverts (ponti coperti), dominati da quattro torri del sec. XIII e originariamente dotati di coperture, continuando lungo sponde su cui eleganti palazzi, dimore di personaggi influenti, ci rimandano ad antichi splendori, ma anche alla storia non poco travagliata di questa regione, ambita e colonizzata più volte nei secoli.
Accanto a questa atmosfera legata alla tradizione, la città ci rivela il suo aspetto cosmopolita nel modernissimo quartiere sede del Parlamento Europeo, del Consiglio d’Europa e della Corte Europea dei Diritti dell’uomo, organizzazioni che ospita in strutture futuristiche di vetro.
Continuiamo a piedi sulla Grande Ile, l’isola che delimita il cuore della città antica, circoscritta dal fiume Ill, e dichiarata patrimonio mondiale dell’Unesco, formata da un reticolo di piccole strade (il nome Strasburgo infatti significa “incrocio di vie”) e romantici canali su cui si affacciano le pittoresche case coi tetti a spiovente e dalla caratteristica architettura à colombages, le tipiche pareti a graticcio, con il telaio in legno a vista.
In passato queste abitazioni avevano le boutiques al piano terra e venivano dipinte seguendo il tipo di negozio che ospitavano, così da poter essere facilmente distinte.
LA CATTEDRALE DI NOTRE DAME: “PRODIGIO DI GRANDEZZA E LEGGIADRIA”
Non aveva esagerato Victor Ugo definendola così.
Questo gioiello di pizzi di pietra che culminano a 142 metri di altezza, ha mantenuto, infatti, il primato di edificio più elevato della cristianità fino al secolo XIX. Alla sua sommità, raggiungibile attraverso una stretta scala a chiocciola, una terrazza panoramica, con al centro un’enorme rosa dei venti che indica la posizione dei monti Vosgi, offre uno straordinario skyline della città. Le case appaiono piccole e in file ordinate, come in un grande gioco del Monopoli. Accanto a quel reticolo di tetti nordici, la cattedrale si mostra dall’alto in tutta la sua imponenza, alleggerita dallo slancio degli archi che ne reggono la severa architettura, impreziosita dalle strane figure scolpite che la adornano, curiose sentinelle nascoste da secoli.
SI DICE CHE:
– porti fortuna mettere una monetina sulla corona di un re a cavallo raffigurato in una statua visibile scendendo le scale (ma attenzione a non sporgersi troppo!);
– la Madonna, alla quale è dedicata la cattedrale, abbia fatto un patto coi fulmini, perché l’altissima guglia non è mai stata danneggiata da una saetta;
– il diavolo sia imprigionato in una colonna all’interno della chiesa.
Tre lunghissime navate e possenti pilastri scandiscono la solennità dello spazio interno, in cui la poca luce arriva filtrata in una sorprendente policromia dagli spicchi che compongono, come in un mosaico, le preziose vetrate colorate risalenti al periodo romanico, in cui scene legate alle cristianità sono raffigurate con una sorprendente cura dei particolari.
L’OROLOGIO ASTRONOMICO – Venditori di libri e souvenir all’interno della cattedrale espongono accanto al famoso orologio astronomico. “Dovete venire alle 12.30”, ci dicono, “c’è la sfilata degli apostoli”. Quel fantastico gioiello del Rinascimento, infatti, una volta al giorno mette in moto tutti i suoi meccanismi facendo sfilare le statue degli apostoli davanti a Cristo.
Noi siamo arrivati “fuori orario” e non ci resta che assistere ai rintocchi della morte che, per non dimenticare, batte ogni 15 minuti…
Usciamo quindi sulla piazza, colma di turisti ed artisti di strada, e dopo aver ammirato la casa più bella di Strasburgo, la Maison Kammerzell, con la facciata in legno finemente decorata, ci rimettiamo in viaggio.
VERSO SUD, LUNGO LA STRADA DEI VINI
Proseguiamo verso il dipartimento del Basso Reno, raggiungendo il Parco Naturale Regionale dei Ballons des Vosges e subito sulle colline ci attira la silhouette di numerosi castelli che sovrastano maestosamente la pianura alsaziana, la regione più ricca d’Europa quanto a concentrazione di castelli feudali. Una strada tra fitti boschi di querce, faggi e abeti ci conduce al bellissimo castello dell’Haut Koenigsbourg, uno dei monumenti più visitati di Francia, costruito nel XII secolo per controllare la regione del vino e scenografia, nel 1936, del film La grande illusione di Jean Renoir.
LA ROUTE D35 – LA STRADA DEI VILLAGGI FIORITI
Rappel! (ricordatevi!), come è scritto sui cartelli stradali: imboccate la route D35 e non lasciatela mai! Vi condurrà, attraversando distese di vigneti a ridosso delle colline, ad una serie di pittoreschi borghi che meritano davvero una sosta, agglomerati di casette colorate che ricordano una pasticceria che vende macarons: Bergheim, Riquewihr, Turckheim, Eguisheim: paesini dove sembra che il tempo si sia fermato nel lontano Medioevo, vicoli che si aprono a sorpresa su piazzette rinascimentali e mura di cinta con magnifiche porte di accesso sormontate da torrioni fiabeschi, che hanno ispirato i disegnatori della Walt Disney nel film “La bella e la bestia”.
“Questo è il villaggio preferito dai francesi!”, mi dice con orgoglio un venditore di ceramiche in un vicolo nascosto di Kaysersberg, mentre non resisto all’acquisto di alcune tazze e ciotoline colorate e con cicogne dipinte a mano; “è scritto anche su quella targa”, continua indicandomi il ponte sulla strada principale. In effetti questo delizioso paesino, tappa anche del Cammino di Santiago de Compostela, conserva il fascino pittoresco e lo charme di altri tempi, e mentre penso a questa cosa, rimango incantata dalla vista di un’enorme cicogna in vedetta solitaria sulla cima di un camino.
COLMAR, LA PICCOLA VENEZIA
Un incantevole villaggio che sembra uscito da un libro dei fratelli Grimm. Ogni tonalità possibile si alterna alle travi a vista delle case con cuori appesi ovunque. Ceramiche, fois gras e pain d’epis sono venduti ad ogni passo negli stretti vicoli su cui si affacciano meravigliose abitazioni piene di fiori e di decorazioni: pupazzi di ogni genere, cicogne di legno e cartapesta sui davanzali, pentole, macchinine e pure un cavallo a dondolo…! Più che nella piccola Venezia, come è soprannominata Colmar, sembra di essere nel paese dei balocchi!
Un ragazzo che distribuisce volantini ci propone una gita in barca nella “La petite Venise”, l’antico quartiere dei pescatori: “Bien sur!” rispondo. La navigazione tra i canali assieme a cigni e papere residenti è davvero piacevole e diventa divertentissima quando, per passare sotto i ponti incredibilmente bassi, siamo costretti ad accovacciarci per salvare la testa!
Uno spuntino veloce alle bancarelle del Mercato Coperto, piene di specialità tipiche, e continuamo a piedi fino alla Rue des Marchands, ammirando le bellissime insegne in ferro delle boutiques e le decorazioni che adornano le dimore storiche, come la Maison Pfister e, a poca distanza, la famosa Maison des Têtes, con ben 106 teste scolpite su tutta la facciata, oggi sede di un elegante hotel a cinque stelle.
Un pupazzo a forma di cicogna esposto in un negozio di souvenir, ruba ai turisti qualche risata, ripetendo qualsiasi suono gli arrivi, e un giovane violinista regala ai passanti l’armonia della sua musica, sperando in qualche meritata monetina, accanto ai portici della Vecchia Dogana, l’edificio più antico di Colmar (1480), con il tetto a spiovente ricoperto di maioliche colorate come la Collegiata di San Martino, importante luogo di culto realizzato in pietra arenaria dei Vosgi, come la Cattedrale di Strasburgo, a partire dal 1237.
Roccaforte della musica classica, grazie al festival internazionale che ospita, Colmar non delude gli amanti della cultura in quanto a musei: il Museo d’Unterlinden, situato all’interno di un ex convento di monache dominicane del XIII secolo, è considerato tra i più importanti della Francia, con le sue opere di valore inestimabile, come la Pala d’Altare di Issenheim, uno dei capolavori dell’arte religiosa occidentale, realizzata tra il 1512 e il 1516 dal pittore tedesco Matthias Grünewald.
Colmar fu anche la città natale di Frédéric-Auguste Bertoldi, l’autore della statua della Libertà di New York: è possibile far visita alla sua casa museo e addirittura trovarsi davanti ad una riproduzione della famosa statua nei pressi dell’areoporto.
MULHOUSE, LA CITTÀ DELL’AUTOMOBILE
“Ho sempre preferito la follia delle passioni alla saggezza dell’indifferenza”, scriveva Anatole France, premio Nobel per la letteratura nel 1921.
Di certo non era il solo a pensarla così e, negli stessi anni, proprio questo genere di follia portò due grandi imprenditori franco-svizzeri, i fratelli Schlumpf, a collezionare automobili in modo sempre più frenetico. Gli Schlumpf, che a Mulhouse avevano creato un impero nel campo tessile, furono presi da un’insaziabile smania, tanto da decidere di riservare un’intera ala dei loro stabilimenti a quella che sarebbe diventata negli anni a venire la collezione di auto più importante al mondo. Il problema nacque quando i costi per gli acquisti e i restauri delle vetture divennero talmente ingenti da sovrastare i proventi dell’attività tessile, che finì in bancarotta, anche a causa della crisi economica degli anni ’70.
I due fratelli, costretti a rifugiarsi in Svizzera per evitare il carcere, non tornarono mai più in Francia e non rividero mai più le loro magnifiche auto.
Fu il malcontento dei loro operai, rimasti disoccupati, ad attirare i sindacati che, entrando negli stabilimenti, trovarono una sorpresa da lasciare a bocca aperta! La notizia fece il giro del mondo e lo Stato, comprendendo il valore della scoperta e i benefici che da essa sarebbero giunti, decise nel 1978 di dichiarare Monumento Nazionale la collezione degli Schlumpf, rimasta fino ai giorni nostri esattamente dove gli stessi l’avevano voluta.
La Cité de l’Automobile a Mulhouse è oggi il più grande e importante museo dell’automobile del mondo, con una superficie espositiva di 25.000 mq e una collezione permanente di circa 520 veicoli che comprende l’avventura dell’automobile dal 1878 ai giorni nostri, straordinari modelli sportivi su una pista di Formula 1 e i capolavori, ovvero le auto più lussuose degli anni ’30, fra cui le magnifiche Bugatti Royales del 1936 costruite da Ettore e Jean Bugatti e l’auto elettrica “Jamais Contente”, costruita nel 1899 ed entrata nella storia per essere stata la prima autovettura a superare la velocità dei 100 km/h.
Un patrimonio inestimabile per il quale dobbiamo ringraziare la follia dei fratelli Schlumpf, da loro preferita, senza alcun dubbio, “alla saggezza dell’indifferenza”.
L’ALSAZIA A TAVOLA
I VINI – Si dice che l’uva sia l’oro dell’Alsazia, la regione francese più celebre al mondo per i vini bianchi. Le fertili terre bagnate dal fiume Reno, ricche di pregiati vigneti, coltivati fin dal tempo di Giulio Cesare, producono infatti vini di fama mondiale.
Le etichette dei vini Alsaziani riportano il nome dell’uva con cui sono stati prodotti, a differenza di altre regioni francesi in cui viene indicato solo il luogo di provenienza. La diversità del suolo dei vari vitigni caratterizzano in modo netto la produzione vinicola, tanto che gli esperti riescono a distinguere con facilità i vari Riesling e Gewürztraminer, a seconda della zona di provenienza. Solo quattro vitigni nobili possono fregiarsi della denominazione Alsace Grand Cru: Riesling, Gewürztraminer, Pinot grigio e Moscato d’Alsazia, degustabili ovunque: direttamente nelle cantine, nei ristoranti, o nelle winestube, precursori di wine bar e osterie, ove, sui tipici tavoli in legno, coperti da tovaglie a quadretti rossi, è possibile assaggiare i piatti tradizionali, legati alla cultura tedesca, anche nei nomi, talvolta adattati in francese.
LA GASTRONOMIA – La gastronomia alsaziana è un mix tra la cucina francese e tedesca, dove i piatti più rinomati sono prevalentemente a base di carne e verdure, come la choucroute, piatto a base di cavolo, con diversi tipi di salsiccia (tra cui quella di Strasburgo), lardo affumicato e patate, da abbinare ad un buon bicchiere di Riesling.
Il fois grais (patè) è la più raffinata specialità regionale, da gustare con il pain d’épices (pane speziato). Tra i prodotti da forno, spicca sicuramente la prelibata tarte flambée, con varie farciture, che ricorda le nostre pizze.
Difficile trattenersi dall’assaggiare il dolce tipico: Kouglof, deliziosa brioche con uvetta e i bretzel, piccoli biscotti croccanti che nel periodo natalizio si appendono ai rami di abete, e abitualmente vengono accompagnati alla birra in ogni aperitivo che si rispetti.
LA BIRRA – L’Alsazia è la prima produttrice di birra in Francia.
La fabbrica di birra Fischer è originaria di Strasburgo, ma è soprattutto il marchio Kronenburg, la principale azienda di birra alsaziana, che ha preso il nome da dalla città che la ospita, nota come il primo birrificio a fare pubblicità ai suoi prodotti.
I MERCATINI DI NATALE, UNA TRADIZIONE SECOLARE
In Alsazia la tradizione dei Mercatini di Natale affonda le radici nella notte dei tempi, tanto che Strasburgo detiene il primato di mercatino di Natale più antico d’Europa, mentre la città di Colmar gode di un valore aggiunto unico al mondo: la fama delle sue luminarie.
Secondo alcune fonti , nel pittoresco villaggio di Eguisheim, sarebbe nato l’albero di Natale, inizialmente addobbato con rose di carta, mele, zucchero e oggetti vari.
NON TUTTI SANNO CHE…
Da secoli le cicogne popolano L’Alsazia, tanto da essere considerate una sorta di mascotte. Le cicogne bianche, portatrici di pace, dopo aver passato l’inverno in Africa, vanno in quella regione per trascorrere i mesi caldi, scegliendo di fare sui campanili delle chiese, sulle torri e sui tetti delle case i loro nidi, che ogni anno questi uccelli ingrandiscono.
Gli Alsaziani danno loro una mano, montando sui tetti apposite piattaforme per rendere più agevole la costruzione dei nidi.
I comignoli forniscono due vantaggi: non solo presentano una superficie piuttosto larga su cui poggiare i rami intrecciati, ma sono anche fonte di riscaldamento.
Da agosto a settembre vengono alla luce i piccoli che in poco tempo sono già pronti per la loro prima migrazione verso sud con gli esemplari adulti, attraverso il Bosforo fino alla Africa occidentale. Le giovani cicogne rimangono lì per tre anni e ritornano nella loro regione d’origine quando sono sessualmente mature, mentre le cicogne adulte tornano ogni primavera.
Le cicogne sono monogame e vivono in media dai 20 ai 30 anni.
Nel medioevo l’Alsazia era conosciuta come la terra delle cicogne, e il loro arrivo in primavera era considerato simbolo di fertilità e di buon auspicio per i raccolti.
Ma col passare dei secoli, il numero di questi uccelli si è drasticamente ridotto, fino a rischiare l’estinzione a causa dei cambiamenti ambientali attuati dall’uomo, e quando ne rimasero poco più che un paio di coppie, gli Alsaziani decisero di attuare un ripopolamento. Da qui la nascita di un centro di riproduzione e reintroduzione nel paese di Hunawihr, in cui questi grandi uccelli nascono, rimangono per tre anni in aree chiuse perdendo così il loro istinto migratorio, poi vengono lasciati libere e possono così scegliere di rimanere nel parco o di trasferirsi.
Nella maggior parte dei casi, le cicogne rimangono o tornano nel parco e questo ha fatto sì che arrivassero ad un numero tale da garantire la riproduzione della specie.
QUANDO ANDARE IN ALSAZIA
Qualsiasi stagione dell’anno è ottima per scoprire questa regione.
Qui il risveglio della natura viene festeggiato in grande stile: mercatini di fiori, ponticelli decorati con uova dipinte, incantevoli cascate di gerani su ogni finestra o balcone di questi luoghi rimasti autentici nel tempo.
Chi viaggia in autunno attraverso la famosissima Route des Vins, rimarrà stupito dal susseguirsi dei vigneti carichi di colori e di uve sublimi, tra le più aromatiche al mondo, per etichette eleganti.
Chi viaggia in inverno sarà rapito dai profumi di anice e cannella dei magnifici mercatini di Natale, ma soprattutto dalle decorazioni natalizie che qui davvero lasciano a bocca aperta i visitatori.
…E soprattutto se un vento propizio vi condurrà tra gli angoli di questa regione, ricordatevi di guardare sui tetti: bellissime cicogne vi faranno respirare l’atmosfera fiabesca di questa incredibile angolo di Francia.
L’ITINERARIO
La Strada dei Vini d’Alsazia
Partenza: Strasburgo, Cathédrale de Notre-Dame
Arrivo: Mulhouse, Cité de l’automobile
Lunghezza: 217 km – Durata: 5 giorni
PRIMA TAPPA: Strasburgo
Iniziamo il nostro itinerario dalla bellissima Cattedrale di Notre-Dame di Strasburgo, capolavoro assoluto dell’arte gotica, costruita a partire dal 1015 in pietra arenaria dei Vosgi, che conferisce alla facciata tonalità diverse a seconda delle ore del giorno e del colore del cielo. Con un’altezza di 142 metri, ha mantenuto il primato di edificio più alto della cristianità fino al XIX secolo. Raggiungiamo la sua sommità, attraverso una stretta scala a chiocciola di 332 gradini per ammirare un magnifico panorama della città. All’interno della chiesa, impreziosita da vetrate del XII-XIV secolo, un orologio astronomico di epoca rinascimentale mette in moto i suoi meccanismi ogni giorno alle 12.30, dando inizio alla sfilata degli apostoli.
Usciamo sulla Place de la Cathédrale e, sulla nostra destra, ammiriamo la casa più bella di Strasburgo, la Maison Kammerzell: un tipico edificio a graticcio alsaziano con le travi finemente scolpite e che oggi ospita un rinomato ristorante di cucina locale. Costeggiamo il perimetro della cattedrale oltrepassando Place du Chateau e raggiungiamo il Palais Rohan, originariamente una residenza principesca, oggi sede del Museo Archeologico, del Museo delle Belle Arti – con una ricca collezione di dipinti da Botticelli a Goya e Rubens – e del Museo delle Arti Decorative. Di fronte al palazzo ci imbarchiamo al Pier Batorama per un giro in barca della città. La navigazione ci conduce alla Petite France, il quartiere più pittoresco di Strasburgo ove, in passato, vivevano conciatori, pescatori e mugnai. Ammiriamo i Ponti Coperti, originariamente dotati di coperture, e il Barrage Vauban, una diga costruita a scopo difensivo, e arriviamo nel modernissimo quartiere ove hanno sede il Parlamento Europeo, il Consiglio d’Europa e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Continuano a piedi alla scoperta dei vicoli storici della Grande Île, isola pedonale circondata dal fiume Ill, patrimonio dell’umanità.
SECONDA TAPPA: Strasburgo-Ribeauville (105 km)
Lasciamo l’affascinante Strasburgo per raggiungere la Strada dei Vini d’Alsazia, un susseguirsi di pittoreschi borghi, rinomate città viticole e straordinari paesaggi. Ci mettiamo in viaggio sulla A 351, mantenendo la sinistra sulla N4 fino a Ittenheim (11 km), quindi proseguiamo dritto sulla D1004 fino a Marlenheim (8,2 km), una delle località in cui si coltiva il vitigno color ciliegia, da cui si produce il Pinot nero.
Svoltiamo a sinistra sulla D422 per raggiungere Molsheim (11 km), feudo di Ettore Bugatti e dei suoi prestigiosi veicoli dove, ogni anno, un festival rende omaggio a questo leggendario costruttore di automobili. Oltrepassiamo la località di Kronenbour (11 km), sede del famoso birrificio, e arriviamo nell’incantevole borgata di Obernai (3 km). La città vecchia, cinta dalle mura, mostra un bel patrimonio architettonico, con la splendida piazza centrale del mercato circondata da edifici antichi, come il campanile del XIII secolo e il municipio, il pozzo in stile rinascimentale e la Chiesa di Saint-Pierre-et-Saint-Paul, costruita nel XIX secolo in stile neogotico. Ammiriamo la fontana Sainte-Odile, patrona dell’Alsazia, e passeggiamo sui bastioni che circondano il centro storico. Per scoprire i tesori della città, si può salire a bordo del treno turistico o, in alternativa, ci si può immergere nella natura circostante del Mont Sainte- Odile, alla cui cima, a ben a 763 metri di altitudine, l’Abbazia di Hohenbourg, risalente al VII secolo, è un importante luogo di pellegrinaggio. La terrazza del convento offre una magnifica vista sulla pianura alsaziana e, se il cielo è limpido, sulla Foresta Nera.
Dirigiamoci verso le colline dove ci immettiamo su una via che non dimenticheremo mai: la Route D35, la strada dei villaggi fioriti, che unisce, attraversando distese di vigneti, piccoli villaggi colorati, decorati da un’esuberanza di fiori. Dopo una sosta a Barr, raggiungiamo la Dambach- la- Ville (18 km), un villaggio abbarbicato tra le vigne, e proseguiamo per 9,6 km fino a Kintzheim, quindi iniziamo a salire lungo una serie di tornanti, tra fitti boschi di querce, faggi e abeti e arriviamo al maestoso Castello di Haut-Kœnigsbourg. La fortezza, all’incrocio di importantiviecommerciali, fu fatta costruire nel 1114 da Federico I di Svevia e scelta come scenografia del film La grande illusione di Jean Renoir, nel 1936. Scendiamo quindi verso valle, fino alla cittadina fortificata di Saint Hippolyte (7,2 km) ammirando, dopo 3,8 km sulla D1B, il villaggio di Bergheim adorno di fiori, per poi far tappa alla pittoresca Ribeauvillé (4,4 km sulla D1B), celebre per la produzione di vini alsaziani come il Pinot grigio e il Pinot nero. Le sue origini risalgono al Medioevo, quando era conosciuta come la città dei migliori menestrelli di tutta l’Alsazia, tanto che ancora oggi si svolge annualmente una folkloristica festa dei menestrelli, a cui partecipano artisti di strada provenienti da tutta Europa.
TERZA TAPPA: Ribeauville-Colmar (34 km)
Prendiamo il sentiero del vigneto che raggiunge Hunawihr (2,7 km sulla D1B) per una visita al NaturOparC, creato nel 1976 nel cuore di un ex acquitrino e dedicato alla tutela e alla reintroduzione delle specie locali, fra cui la cicogna bianca alsaziana. Proseguiamo sulla D1B per una sosta presso l’azienda vinicola Domaine Eblin-Fuchs Vignoble Bio, in cui si producono da generazioni alcuni tra i migliori Riesling della regione, quindi svoltiamo a destra sulla D3.2, fino a raggiungere la fiabesca cittadina di Riquewihr (1,4 km) rimasta al XVI secolo, che ha ricevuto il riconoscimento di “Borgo più bello di Francia” e che ha ispirato artisti da ogni parte del mondo, tra cui i disegnatori della Disney, per ricreare il villaggio del celebre film La Bella e la Bestia e il cantautore italiano Cesare Cremonini che qui ha girato il video musicale del brano Maggese.
Camminando per le stradine del centro si rimane colpiti dalla bellezza con cui sono state ristrutturate le abitazioni private e dall’attenzione che gli stessi proprietari mettono nel curarle e abbellirle con piante e fiori, tanto che Riquewihr è stata premiata da un concorso che promuove le piccole città in fiore della Francia. Non mancano i cafè e ristoranti dove rilassarsi e gustare le specialità locali accompagnate da un bicchiere di buon vino.
Prendiamo la Route de Colmar D3, alla rotonda (1,9 km) svoltiamo a destra sulla D1B che manteniamo anche dopo l’altra rotonda, tenendo la destra, fino a raggiungere Kaysersberg (9,3 km), “il villaggio preferito dai francesi”, come è scritto su una targa affissa al Ponte fortificato di pietra.
Tra le altre attrazioni, la Chiesa di Sainte Croix e la residenza di Albert Schweitzer, il medico e filantropo – premio Nobel per la pace nel 1952 – che dedicò la sua vita ai lebbrosi. Il Museo di Storia Locale, posto all’interno di un edificio del Cinquecento, ospita statue policrome, tra cui una rarissima Vergine del XIV secolo e un Cristo del XV secolo, oltre a numerosi oggetti d’epoca neolitica e romana.
Ci rimettiamo in viaggio sulla D415, svoltando a destra dopo la località di Ingersheim (6,1 km) e prendendo la D10 fino a Turckheim (2,6 km), piccolo paese popolato fin dall’epoca gallo- romana, come dimostrano monete, tombe e ceramiche trovati in loco, nonché l’unico villaggio alsaziano dove le viti crescono in montagna,in collina e in pianura e dove ogni anno si svolge una celebre festa del vino.
Da non perdere la ronda del guardiano di notte, un evento che evoca una tradizione molto antica, terminata nel 1920 con l’avvento della luce elettrica: da maggio a ottobre, a partire dalle ore 22, un guardiano in abito d’epoca si aggira tra le strade della città, illuminandole con la sua lanterna e intonando i canti tipici di Turckheim, per benedire i cittadini, le autorità locali e le terre vinicole. Raggiungiamo quindi la bellissima Colmar (7,5 km), la capitale dei Vini d’Alsazia.
QUARTA TAPPA – Colmar
Lasciamoci ammaliare dai caratteristici scorci di Colmar con una passeggiata lungo le sponde del fiume Lauch che attraversa il quartiere della Petite Venise, l’antico quartiere dei pescatori, con le sue case a graticcio risalenti anche al XIV. Dopo uno spuntino a base di specialità alsaziane ai chioschi del Mercato Coperto, proseguiamo su Rue des Tanneurs, oltrepassando i portici della Vecchia Dogana, l’edificio più antico di Colmar (1480) con il tetto coperto da maioliche colorate.
Costeggiamo la fontana Schwendi e svoltiamo a sinistra fino a raggiungere la Maison Pfister, considerata il miglior esempio del rinascimento architettonico di Colmar, con il suo balcone splendidamente scolpito, le lunghe gallerie di legno e la torretta ottagonale. Immancabile una visita alla Casa-museo di Auguste Bartholdi, l’autore della Statua della Libertà, originario di Colmar, e alla Collegiata di San Martino, importante luogo di culto realizzato, dal 1237, in pietra arenaria dei Vosgi.
In pochi minuti a piedi su Rue des Tete arriviamo alla La Maison des Têtes, una dimora seicentesca che deve il suo nome alle centosei piccole teste di pietra che decorano la facciata, oggi sede di un elegante hotel a cinque stelle. Concludiamo la nostra giornata visitando il Museo Unterlinden, situato all’interno di un ex convento di monache domenicane del XIII secolo e considerato tra i più importanti della Francia, con le sue opere di valore inestimabile, come la Pala d’Altare di Issenheim, uno dei capolavori dell’arte religiosa occidentale, realizzata tra il 1512 e il 1516 dal pittore tedesco Matthias Grünewald.
QUINTA TAPPA Colmar-Mulhouse (80 km)
Lasciamo Colmar dopo aver ammirato la riproduzione della Statua della Libertà, nei pressi dell’aeroporto, e ci rimettiamo in viaggio sulla D83 in direzione sud, proseguendo per 11 km fino a Eguisheim, un borgo di stampo medievale in cui, nel 1002, nacque Papa Leone IX, raffigurato in una statua della piazza principale, al centro della fontana, la più grande dell’Alsazia. Le Rues des Remparts, di forma circolare, abbracciano e contengono il villaggio e conducono a uno degli angoli più famosi di Eguisheim, Le Pigeonnier: un antico edificio dalla forma originale, che un tempo ospitava i piccioni.
Nel mese di agosto, il paese si anima in occasione delle feste della cicogna e dei vignaioli. Secondo alcune fonti, a Eguisheim, sarebbe nato l’albero di Natale, inizialmente addobbato con rose di carta, mele, zucchero e oggetti vari. Nei dintorni, a strapiombo sulla collina, i Tre Castelli di Eguisheim fanno capolino sulla strada. Proseguiamo verso sud per 13 km sulla D83 fino a Rouffac, quindi oltrepassiamo Issenheim (7,5 km), sempre sulla D83 per 14 km. A Cernay svoltare a destra e proseguire per 7 km fino a Thann, per scoprire il Rangen, il vigneto più meridionale e più in pendenza d’Alsazia e visitare la Collegiata di Sant’Ubaldo, l’edificio gotico più importante della regione, dopo la cattedrale di Strasburgo.
Prendiamo la N66 e dopo 21 km raggiungiamo Mulhouse, città d’arte e storia, ricca di un passato industriale, la cui atmosfera si respira nella Cité du Train, uno dei musei ferroviari più grandi a livello mondiale, e nella Cité de l’automobile, il più importante museo automobilistico del mondo, che ospita i marchi più prestigiosi di ogni epoca, fra cui le magnifiche Bugatti Royales del 1936, collezionati dai fratelli Schlumpf, facoltosi industriali tessili andati in rovina a causa della loro passione per il collezionismo di veicoli storici.
Testo e foto ©Scilla Nascimbene
Reportage pubblicato sul n.290 di Itinerari e Luoghi – Maggio 2021
Ringrazio
il direttore responsabile Daniele Cafieri, il direttore Enrico Caracciolo, il caporedattore Gianluca Salcioli, il grafico Massimo Aldini e la redazione di Itinerari e Luoghi Editoriale C&C.