GERMANIA, BAVIERA
L’orologio da tasca del re si era fermato alle diciotto e cinquantaquattro, a causa dell’infiltrazione dell’acqua.
Quello del dottor von Gudden segnava le venti.
Erano usciti per una passeggiata, senza più fare ritorno e, proprio quella sera, il dottor von Gudden aveva detto al personale del castello di voler rimanere da solo con il re, mentre di solito i due si allontanavano accompagnati dagli infermieri.
La notte è già calata quando i loro corpi senza vita vengono ritrovati nelle acque poco profonde del Lago di Starnberg, il 13 giugno 1886.
Il collo del medico riporta evidenti tracce di strangolamento. E il re com’è morto? Ufficialmente a causa di una congestione. C’è chi parla di suicidio; in tanti sono convinti che il re sia stato assassinato. Ma quella tragedia rimane un grande enigma della Storia.
Il re viene imbalsamato e il suo cervello analizzato da specialisti per cercare le malformazioni tipiche di un folle. Le trovano e le documentano, arrivando addirittura a sostenere che il suo cervello, che pesa 36 grammi al di sotto della media, è già un segno evidente della sua follia!
Principe romantico e sognatore
“L’unico vero re di questo secolo”, come lo definì il poeta Paul Verlaine: un sorriso un po’ malinconico, il folto ciuffo di capelli scuri e la figura alta, slanciata: Ludwig II di Baviera, appena ventenne, non guarda l’osservatore nel ritratto ufficiale del pittore Ferdinand von Piloty. Il suo sguardo si perde chissà dove. In un punto indefinito e lontano.
Nato il 25 agosto 1845, Ludwig è un Wittelsbach: una casata che regnava sulla Baviera da più di nove secoli, i cui discendenti erano conosciuti per la loro pazzia e i matrimoni tra consanguinei, ripetuti nel tempo, non avevano portato un miglioramento in tal senso.
Il padre aveva acquistato l’antico castello dei Signori di Schwangau, che domina tuttora, dai suoi novecento metri, l’altopiano bavarese e due laghi circondati da montagne coperte di abeti: il castello di Hohenschwangau. È in quel luogo incantato che Ludwig trascorre la maggior parte della sua infanzia e dell’adolescenza ed è a quel castello che sono legati i suoi primi e indelebili ricordi.
Secondo la leggenda, quella era stata la dimora di Lohengrin, un personaggio di un poema medievale tedesco, figlio di Parsifal, chiamato “il cavaliere del cigno” e raffigurato su un vascello trainato da un cigno. Il nome stesso di Hohenschwangau significa “l’alto paese del cigno”. Nelle sale del castello tutto contribuisce a resuscitare le vecchie leggende medievali dei paesi del Reno, in un gusto eccessivo per la teatralità e per le rievocazioni ripetute alla noia, che sarà ereditato da Ludwig. A Hohenschwangau il mito del cigno è onorato ovunque e quel mito accompagnerà il re per tutta la vita.
Ma Ludwig viene educato troppo severamente e inizia a fuggire dalla realtà per rifugiarsi nel sogno. Egli prova disgusto per la folla che rovina le sue emozioni. Ama i fiori e li disegna su tutte le lettere che scrive. Durante i pranzi ufficiali, ordina che ne venga messo un enorme mazzo di fronte al suo posto, per isolarsi dai suoi invitati. Ludwig adora i cigni e inizia a disegnarne ovunque.
Le due passioni di Ludwig: Wagner e Sissi
Un giorno l’Opera Reale di Monaco mette in cartellone il Lohengrin del musicista Wagner. Ludwig ha quasi sedici anni quando il misterioso cavaliere approda su un vascello tirato da un cigno. Il cavaliere del cigno esiste! L’immaginazione del principe è superata dalla falsa realtà del teatro. L’ossessione wagneriana entra nella sua vita.
Nel frattempo Ludwig all’età di diciotto anni diventa re. Il re-mecenate e il musicista-idolo vivono per l’amore dell’arte. Ludwig non bada a spese e, in suo onore, Wagner confeziona un’opera dopo l’altra. Ma questo suo fanatismo per il compositore che, grazie alle elargizioni di corte, conduceva una vita principesca, raggiunge un punto tale che il re si vede costretto dal suo stesso entourage ad allontanare Wagner dalla Baviera.
Oltre al musicista, un’altra persona lascia nella vita del monarca un’impronta indelebile: la sua un’incantevole cugina Sissi. Una Wittelsbach di otto anni più di lui. Sissi cresce nel castello di Possenhofen, sulle rive del lago di Starnberg. Ludwig ne è incantato e, nella sua infanzia, notevolmente austera, i momenti trascorsi con lei sono attimi di vera felicità. Ma Sissi parte per Vienna, quale promessa sposa del giovane imperatore d’Austria Francesco Giuseppe.
Il problema della successione al trono non risparmia neppure il giovane re bavarese, che accondiscende al matrimonio con la cugina Sophia, sorella di Sissi, che però fa corteggiare per procura, delegando i suoi servitori. Ma il giorno delle nozze, da lui rimandato più volte, non arriverà mai. “Preferirei gettarmi nell’Alpsee piuttosto che sposarmi”. “Mi hanno costretto a fissare la data del matrimonio un po’ come si obbliga una pianta di serra a fiorire”.
La causa di quella rottura è la sua omosessualità. Ludwig è in perenne lotta interiore, la sua più grande battaglia. Ma egli aveva dovuto far fronte anche a due vere guerre, quando aveva solo ventun’anni e venticinque. Ludwig non ama la guerra.
Ogni volta che può, tempera i rigori del regolamento militare con iniziative bizzarre che suscitano grande scalpore: un mattino, passando davanti a una sentinella che monta di guardia e, trovandola un po’ pallida, gli fa portare un sofà.
È uno dei primi sovrani a sostenere la nuova idea di Henry Dunant, chiamata Croce Rossa.
Obbligato a partecipare ai conflitti europei, tenta la neutralità per preservare l’indipendenza della Baviera e, nonostante detesti le “sciocchezze di Stato”, dà prova di insospettabili capacità politiche.
Per lui la politica è però un affare sporco. Vorrebbe abdicare in favore del fratello, ma il principe Ottone, affetto da una malattia mentale, è richiuso (e vi rimarrà per quarant’anni, fino alla morte).
Si rifugia quindi nelle sue montagne, pure e incontaminate, “lontano dall’agitazione degli uomini”.
Vive di notte. Fa costruire un’imbarcazione a vapore e la chiama Tristano, l’opera più importante di Wagner. Spesso nel buio si ritrova con Sissi per navigare tra le acque del lago di Starnberg. Dopo dieci anni, l’imperatrice lo aveva perdonato per non avere onorato il matrimonio con la sorella, comprendendo che le stranezze di Ludwig erano i sintomi di un’incurabile febbre dell’anima, di cui soffriva anch’ella.
La vita del re inizia a perdersi nella solitudine. Ludwig è sempre più triste, sempre più grasso. Distrutto da vizi e follia.
I suoi castelli
Meno male che ci sono i castelli che occupano i suoi pensieri.
Egli rimpiange alcuni secoli della storia che gli sono cari: il Medioevo e l’epoca del Re Sole, Luigi XIV: li fa rivivere nelle fortezze che fa costruire. Nel castello di Herrenchiemsee, il re di Baviera avrà la sua Versailles; in quello di Linderhof avrà il suo Trianon.
A ridosso dei duemila metri del Saüling, una possente montagna nei pressi di Füssen, fa edificare il castello di Neuschwanstein, che significa la nuova pietra del cigno, dove sono onorate le opere di Wagner. “Questo sito inaccessibile e sacro è uno dei più bei luoghi del mondo” afferma il re, che proprio lì verrà catturato, perdendo la sua libertà. Neuschwanstein è un castello fantastico, che cambia a seconda dell’angolo e del livello da cui lo si guarda. È il simbolo della Germania romantica, ma è altresì dotato di tecnologie e invenzioni dell’era industriale, che fanno di Ludwig un sovrano d’avanguardia. Le sue residenze sono riscaldate. Un campanello elettrico a pile a secco permette di chiamare i domestici. I piatti, sempre caldi grazie a uno scaldavivande, salgono dalla cucina con un montacarichi. Congegni complessi danno luce a grotte artificiali, animano cigni di gesso, costellano i soffitti di stelle scintillanti.
Il re è idealista all’eccesso. Non conosce limiti, nonostante la sua cassa privata sia vuota. Esige un enorme prestito che gli viene negato. Va su tutte le furie. Minaccia di destituire il governo per formarne uno nuovo presieduto dal suo parrucchiere, dal suo valletto, dai suoi cuochi e dal suo scudiere. Il re è pazzo! I ministri ne hanno abbastanza. Ludwig viene interdetto, sospeso dalla carica di governante del regno. Con un complotto viene fatto prigioniero e condotto nel castello sul lago di Starnberg, con sbarre alle finestre e spioncini da cui è costantemente sorvegliato da medici e infermieri. Fino a quella passeggiata da cui non farà ritorno.
“Non c’era niente che il re odiasse più del fatto che qualcuno visitasse in sua assenza un castello dove abitava”, dirà una domestica. Ma subito dopo la sua morte le dimore reali furono aperte al pubblico. Quelle residenze che avevano portato la Baviera quasi alla bancarotta sono diventate una vera fortuna per lo Stato.
Ogni anno milioni di visitatori calpestano le sale dei castelli in cui Ludwig si rifugiava nei suoi sogni. “La gente ama frugare in ciò che è sublime” (Ludwig in una lettera a Wagner, 1882). Uno sfregio morale alla sua natura, quasi l’ennesimo affronto alla sua anima in perenne travaglio, alla sua vita tormentata, che ha calato il sipario in un palcoscenico a lui molto caro. Nelle grigie acque di quel lago dove, per poco, aveva conosciuto la vera felicità.
Solo il destino ha obbedito al re. “Voglio rimanere un eterno mistero per me e per gli altri”.
Così è stato. È e rimarrà.
Testo e foto © Scilla Nascimbene
Foto ©RomanticStrasse dove indicato
Pubblicato sul n. 316 di Itinerari e Luoghi – Dicembre 2023, all’interno del reportage PRIGIONIERO DI UN SOGNO