AUSTRIA, CARINZIA, MONTI NOCKBERGE

Già nel Seicento un medico carinziano mandava i contadini e i boscaioli affetti da reumatismi e gotta a farsi curare al Karlbad, attribuendo uno speciale effetto curativo all’acqua con tracce di radio, zolfo e ferro. 

Da quei tempi poco è cambiato, benché le vasche non siano più all’aperto, ma all’interno di una malga costruita alla fine del Settecento e acquistata un secolo dopo dalla famiglia Aschbacher che, da nove generazioni, mantiene intatta la tradizione di questo bagno termale contadino, uno degli ultimi del genere in tutto l’arco alpino.

Alle prime luci dell’alba, Georg e il figlio Hans-Jörg raccolgono dei conglomerati di pietre sulle sponde del fiume accanto al Karlbad e li riscaldano per due ore nel forno a legna. Nel frattempo riempiono le vasche di larice utilizzate per i bagni, facendovi confluire l’acqua di un ruscello che scorre nel seminterrato della malga. Alle 8 in punto, i conglomerati ardenti vengono buttati nelle vasche e, a causa dell’improvviso raffreddamento, si spaccano sprigionando i minerali. 

Il bagno termale è pronto e le persone si immergono per 45 minuti, coperte da tavole fino al torace, per trattenere il vapore.

Finito il trattamento, il corpo ha bisogno di riposare; si beve l’acqua della fonte per rinfrescarsi e ci si abbandona al relax in terrazza o in camera (se si soggiorna nella malga). 

Il ristorante della famiglia Aschbacher serve semplici piatti della cucina contadina carinziana, preparati con i prodotti della loro azienda agricola. Al Karlbad non esistono confort né elettricità, ma nulla manca per rigenerarsi. Una cura efficace dovrebbe durare da una a due settimane: cucina casalinga, aria di montagna e relax contribuiscono al benessere del corpo e dello spirito. 

(Karlbad, Gasthaus – Heilbad, Winkl 50, Winkl, tel. +43.664.9683926, https://www.badkleinkirchheim.at/karlbad/).

Pubblicato sul n.301 di Itinerari e Luoghi – Giugno 2022, all’interno del reportage IL MAGGIORDOMO DELLE MALGHE, in collaborazione con l’Ente della Carinzia 

Foto di copertina ©Scilla Nascimbene

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