AUSTRIA, CARINZIA
Uno splendido isolamento: così Gustav Mahler amava definire gli anni trascorsi in solitudine nella sua piccola capanna di composizione, nascosta nella foresta di Maiernigg, sulle rive del Lago Wörthersee.
Nella pace indisturbata di quell’angolo carinziano, trascorse le estati dal 1900 al 1907 e scrisse molte delle sue opere, tra cui il famoso Adagietto della Sinfonia n.5.
La vita durante quei periodi estivi seguiva esattamente lo stesso schema.
Mahler si alzava la mattina all’alba e andava a nuotare nel lago, sempre nello stesso punto.
Chiamava la domestica che gli preparava la colazione e la portava alla sua capanna, a circa 60 metri sopra la villa che il musicista si era fatto costruire sulle rive del lago.
Non le era era permesso prendere il sentiero principale, poiché egli non voleva vedere nessuno prima di iniziare a lavorare. Così ogni mattina la donna doveva arrampicarsi attraverso una ripida scorciatoia con tutti i piatti della colazione: caffè, burro, pane di segale e marmellata, un tipo diverso per ogni giorno. Allestiva il tavolo fuori dalla capanna e tornava dalla medesima scorciatoia, per evitare di incontrarlo lungo la strada.
La capanna di composizione non era nient’altro che un’umida stanza di 20 metri quadri senza il bagno. All’interno si trovavano un pianoforte a coda, i libri di Goethe e di Kant, gli spartiti di Bach e una cassaforte dove Mahler custodiva le sue composizioni.
Gustav Mahler era nato nel 1860 in Boemia, allora parte dell’impero austro ungarico, da una famiglia di origine ebraica, tra l’affetto della madre Marie e la severità del padre Bernhard, che ne intuì il talento.
Fu nella capitale austriaca che conquistò il più prestigioso incarico musicale dell’epoca: quello di direttore dell’Opera della Corte di Vienna, professione che lo indusse a convertirsi alla fede cattolica, la religione ufficiale. Mahler aveva idee d’avanguardia e trasformò radicalmente l’opera seria.
Da sala di ritrovo mondano, piena di luci, sempre aperta e frequentata da persone non interessate alla musica, l’auditorium divenne un luogo solo per la musica, dove gli spettacoli, che si svolgevano al buio, in silenzio e a porte chiuse, erano tenuti da artisti di vero talento.
Fu sempre nella capitale austriaca che fece l’altra sua grande conquista: la più bella giovane donna di Vienna, Alma Schindler.
E Mahler, “celibe per natura e vergine a quarant’anni”, come lo descrive Alma, si innamorò di quella colta e raffinata ragazza, compositrice di musica e musa di famosi artisti austriaci, tra cui Klimt e, nel 1902, la sposò.
Ma Alma, diciannove anni più giovane di lui, dovette rinunciare a comporre per assecondare la volontà di Gustav, chiaramente espressa in una lettera di venti pagine che le scrisse prima del matrimonio, in cui le rammentava che, da quel momento, il suo unico compito sarebbe stato quello di moglie.
Mahler riservò solo a se stesso il privilegio di comporre; divenne il direttore d’orchestra più celebrato dell’epoca, ma la sua carriera di compositore fu assai controversa.
“Io sono, per usare un’espressione di Nietzsche, un uomo che non appartiene al proprio tempo […] Definizione questa che si applica soprattutto ai miei lavori”.
“Tre volte senza patria, sono un boemo tra gli austriaci, austriaco tra i tedeschi, ed ebreo tra i popoli del mondo”.
Ma “Il mio tempo verrà” sosteneva Mahler. E la storia gli ha dato ragione.
Lavorando nove mesi l’anno all’Opera della Corte di Vienna, gli restava solo il periodo estivo per dedicarsi alla composizione. Nell’idilliaca pace di Maiernigg compose quattro sinfonie, ma anche i Canti dei bambini morti, basati su poesie che Friedrich Rückert aveva scritto in seguito alla morte di due suoi figli.
Anche Mahler aveva perso sei dei suoi undici fratelli in tenera età e sentiva un forte legame emotivo con il poeta. A quel tempo, però, aveva già due figlie piccole e Alma lo aveva pregato di non terminare quelle opere.
“Non riesco a capire come si possa esaltare la morte dei bambini se si è abbracciata la propria figlia, felice e sana, mezz’ora prima. Ricordo di aver esclamato in quel momento: per l’amor del cielo, tu stai chiamando il demonio!” (Alma nelle sue memorie di Gustav Mahler).
Mahler pubblicò entrambi i cicli Rückert nel 1905. E il demonio non tardò ad arrivare.
Nel luglio del 1907, nella villa sul lago Wörthersee, sua figlia Maria Anna morì tragicamente, all’età di quattro anni, a seguito di una malattia. Alma cadde nella disperazione.
Gustav, prostrato dal dolore, abbandonò il suo amato rifugio e vendette la villa.
Non fece mai più ritorno a Maiernigg.
Nello stesso anno, le crescenti ostilità antisemite lo costrinsero a dimettersi dalla carica di direttore d’orchestra e gli fu diagnosticato un grave difetto cardiaco.
Si trasferì negli Stati Uniti, lavorando con successo come direttore del Teatro Metropolitan di New York, fino a che, dovette rientrare a Vienna per essere ricoverato.
Alma rimase vicina a lui fino all’ultimo, mentre sulla stampa viennese ogni giorno comparivano articoli, non privi di ignobili pettegolezzi, sulle condizioni di salute del musicista.
Ormai era diventato una star, ma solo come direttore d’orchestra.
Morì a Vienna nel 1911, all’età di 50 anni. I biglietti del suo funerale andarono a ruba.
Nel 1971 il film Morte a Venezia di Luchino Visconti, accompagnato da parti della Sinfonia n.5, scatenò un vera e propria Mahler Renaissance. I massimi compositori delle generazioni successive identificarono in lui il pioniere della nuova musica del Novecento.
“Dal punto di vista più strettamente psicologico, il pubblico del nostre tempo ha riconosciuto in Mahler, più che in ogni altro compositore, il narratore dell’angoscia, della solitudine e di quel senso di sradicamento esistenziale che è alla base dell’identità problematica dell’uomo contemporaneo”. (Gastón Fournier-Facio, Il mio tempo verrà).
La capanna è oggi un piccolo museo, aperto da maggio a ottobre, in cui risuona, complessa ed emozionante, la musica di Gustav Mahler, che si diffonde nella foresta di Maiernigg.
Le composizioni dei suoi ultimi anni sono legate alla bellissima Alma.
Lui la chiamava affettuosamente Almscheri.
Testo e foto ©Scilla Nascimbene
Pubblicato sul n.313 di Itinerari e Luoghi – Agosto/Settembre 2023, all’interno del reportage Le sinfonie del lago, in collaborazione con l’Ente del Turismo della Carinzia e Visit Klagenfurt
Leggi il reportage completo sulla Regione di Klagenfurt: Le sinfonie del lago.
Ringrazio
Elke Maidik dell’ Ente del Turismo della Carinzia
Francesca Rossetto di Visit Klagenfurt
Il responsabile dalla casa di composizione di Gustav Mahler