VALLE D’AOSTA, ANTAGNOD
“Fino al 1600 qui ad Antagnod avevamo le pecore che venivano a pascolare negli alpeggi più alti. La loro lana era il prodotto più usato per gli abiti e nel gregge di pecore bianche ne era sempre presente anche una nera, per poter mescolare i fili e aver il grigio come colore naturale”.
Elena non si distrae mentre racconta: le sue mani sembrano essere un tutt’uno con quei 5 ferri con cui mi mostra come venivano realizzate le calze in Val d’Ayas a quei tempi, spiegandomi che la peculiarità stava nella lavorazione in tondo, tramite un gioco di ferri tipico dello stile tedesco: un’eredità delle tradizione del popolo Walser. “Si usano 4 ferri più uno, tenendo il filo sulla mano sinistra invece che sulla destra: le signore di Vienna le lavoravano così”.
La realizzazione delle calze non era un vero e proprio mestiere, ma una consuetudine delle donne che le facevano per tutta la famiglia, di diversi tipi – quello lungo e il garodin (a mezza gamba) – e con disegni prevalentemente geometrici per gli uomini, più traforati per le donne. Per fare una calza di una misura 39 – 40 ci vogliono 20 giorni lavorando 4 ore al giorno. Oggi vengono infatti confezionate principalmente su ordinazione e poi vendute all’interno di un packaging realizzato con dei fondi europei, tramite i quali è stato finanziato anche un corso per insegnare alle donne a lavorare le calze come allora.
Un modo per trasmettere un sapere d’altri tempi.
Testo e foto ©Scilla Nascimbene
Pubblicato sul n.306 di Itinerari e Luoghi – Dicembre 2022/ Gennaio 2023, all’interno del reportage CHIUDI GLI OCCHI E SOFFIA, in collaborazione con Monterosa Ski e Open Mind Consulting.