VALLE D’AOSTA, VAL D’AYAS
Un trionfo di foreste e amabili vedute.
Chilometri di tracciati per sciare su discese selvagge, camminare nel silenzio tra boschi e antichi rascard o accompagnati dal grido delle aquile sul manto delle nevi perenni.
Storie di sabotier, di contadini e artigiani, di campani e di fiori, âdi chi vuole essere nuvola per respirare il cieloâ.
âRicordo un grande campo e distese di erbe selvatiche e mia nonna che si chinava a raccoglierle, scegliendole con attenzione. Mia nonna si chiamava Giovanna, come me. Era una curatrice: le persone venivano anche da lontano per farsi curare con le erbe e io ero orgogliosa di lei.
Mi spiegava i rimedi che conosceva e mi raccontava le storie dei fiori.
Oggi sono io a raccontarle e a raccontarmi attraverso di loro nelle mie Tisane dâAutoreâ.
Giovanna Barbato, 61 anni, titolare dellâerboristeria âLe Villageâ nel cuore di Champoluc, inizia a parlami della sua vita, in particolare di un periodo davvero buio che lâha segnata profondamente, durante il quale, per ritrovare la serenitĂ , ha scelto di isolarsi, cercando rifugio nella natura, intraprendendoâun cammino fatto di emozioni, verso lâignotoâ. Doveva tacere. E ha iniziato a parlare attraverso le tisane. CosĂŹ sono nate Tisane dâAutoreÂŽ.
âHo dovuto salvare i miei figliâ, riprende Giovanna, âcome il cardellino raffigurato sulla scatola della tisana Il gioco del vento. Ă un infuso energizzante, a base di zenzero e curcuma, ma anche di zucca e carota, di cui va ghiotto il piccolo uccello, ritratto mentre cerca di mettere in salvo il suo nido dal vento e ha bisogno di energia.
Le erbe mi riportano a quando, da piccola, andavo con mia nonna a cercare qualche foglia per una medicazione o per preparare un infuso. Col tempo le ho studiate e ho imparato a raccoglierle. Ho scoperto le loro storie e ho trasformato questa mia passione in unâesperienza emotiva per il benessere dellâanima. Desidero che il profumo e il gusto delle mie tisane trasportino chi le beve in un mondo magico dove rifugiarsi, coccolarsi e amarsiâ. Giovanna ha racchiuso natura e storie, realtĂ e sogni in una scatola, disegnata da giovani artisti. Al suo interno, accanto alla tisana, una poesia: parla di fiori, di emozioni, di lei.
âOra sono leggera. Sono aria nuova.
Ti racconto di chi vuole essere nuvola per respirare il cielo.
Chiudi gli occhi e soffiaâ.
(Tratto dalla Tisana dâAutore Il respiro del cielo di Giovanna Barbato).
Il costruttore di suoni
âScrive Claude LĂŠvi-Strauss che il mito non è una storiella che si racconta [âŚ] ma è per lâuomo la stoffa stessa dello stare al mondo, un orizzonte di riferimento cosĂŹ tanto presente nella vita di tutti, che alla fine non lo si riconosce piĂš. E infatti LĂŠvi-Strauss diceva ai suoi studenti: andate proprio dove non vi aspettate di trovare nulla. LĂ troverete il mitoâ.
Nel suo libro Campanacci dâItalia Giovanni Mocchi spiega che è forse questo il motivo per cui, nella nostra cultura, in pochi hanno saputo cogliere il valore materiale e morale della campana che, coi suoi rintocchi, accompagna la vita di tutti i giorni, i momenti di festa e di pericolo, fino allâultimo saluto.
Esiste un legame profondo tra lâuomo e questo strumento e per i pastori scegliere i campani è quasi un rito: significa comporre la sinfonia che li accompagnerĂ nella solitudine dei giorni e delle notti al pascolo. Ă la ricerca del suono che hanno nel cuore, udito fin dallâinfanzia, come la voce dei familiari.
âSe regali una campana a una persona, è come se regalassi un pezzo di te, perchĂŠ ognuno sceglie quella che emette un suono in armonia con se stessoâ. Sono nella frazione Isollaz di Challand-Saint-Victor, nel laboratorio di Mauro Savin, fabbro, artista, concertista, compositore, annoverato tra i migliori organettisti italiani. Lâunico costruttore di campani in tutta la Val dâAosta.
âPenso che il fabbro sia il capostipite di una vallata, perchĂŠ ognuna ha un timbro di suono legato a chi ha costruito i campaniâ. Ă stato il padre a insegnargli lâarte di lavorare il ferro, mentre il nonno, primo fisarmonicista professionista della Valle d’Aosta, gli ha trasmesso una grande ereditĂ musicale: molti dei suoi brani sono entrati, infatti, a far parte del patrimonio tradizionale della regione.
Già i suoi avi erano forgiatori di campani, ma quelli di Mauro Savin hanno una caratteristica unica: il loro suono non è casuale, ma è il frutto di una affinata ricerca sonora eseguita con i diapason. I modelli che realizza riproducono i progressivi quarti di tono della scala musicale: i capi al pascolo diventano cosÏ interpreti di singolari armonie.
âQuando i pastori vengono ad acquistare i campani, ne propongo alcuni con timbri calibrati tra loro: sentirli suonare insieme è per me qualcosa di magico. A volte impiegano ore per sceglierli e ne ascoltano anche 500: sono come musicisti che ben conoscono la sonoritĂ della loro mandria, proprio perchĂŠ lâhanno scelta e la distinguono da quella delle altre.â Mauro mi spiega che i campani, utili per allontanare le vipere grazie alle loro vibrazioni, consentono ai pastori non solo di rintracciare i capi a distanza, ma anche di capire come stanno o cosa stanno facendo. Ogni bovino ha infatti un proprio modo di battere il campano che il pastore conosce bene. Anche gli animali lo usano per attirare la sua attenzione e addirittura per comunicare tra loro stessi: se viene cambiato il campanaccio a una mucca, questa non è piĂš riconosciuta dalla mandria e cominciano le battaglie per ristabilire la gerarchia. Mauro mi fa ascoltare i diversi timbri delle note: alcuni, ovattati e afoni, sono detti âmaschiliâ e vengono scelti per gli animali con una forte personalitĂ ; agli individui con un carattere piĂš mite vengono invece abbinati i timbri âfemminiliâ, piĂš morbidi e cristallini.
I suoi campani sono numerati e il codice viene riportato su un registro assieme al nome dellâacquirente e alla sua destinazione. Sono montati su collari da lui realizzati, decorati con intrecci di cuoio e impreziositi con borchie e sculture di ottone, secondo la tradizione valdostana. âImpiego circa 12 ore per realizzarne uno e dalle 3 alle 5 ore per finire il collare.
Quando ne costruisco di nuovi, vado da una mandria e li faccio suonare. Tutte le mucche arrivano e pian piano mi fanno capire quale campano preferiscono perchĂŠ iniziano a leccarlo: ho anche fatto dei filmati!â
Mauro espone i suoi capolavori alla fiera millenaria di S.Orso. Ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui un premio speciale della Regione Valle dâAosta per la ricerca storica. Insegna a suonare la fisarmonica, ma anche anche lâarte di lavorare il ferro. Accorda la durezza del metallo con lâarmonia del suono. Mentre mi parla, comprendo che ama ogni suo pezzo forgiato.
âIo adoro faticare. La sera quando vado a dormire devo essere stanco. Ripenso alle persone che ho incontrato durante il giorno, a quelle che ho sentito. E mi sento sereno. Per me questa è la cosa piĂš bella in assolutoâ.
Nella casa del nonno
Sulla parete alle spalle del letto, nella stanza denominata trabial (soppalco) delle chambres dâhĂ´tes LâAbreny, in localitĂ Creste, è raffigurato un paesaggio innevato con una baita e un signore con la barba bianca che tira la slitta carica di legna.
âQuello è mio nonno Jean Baptiste nel villaggio di Jouxâ mi dice Chantal Blanc che, oltre a fare la guida turistica, gestisce assieme alla sua famiglia il delizioso B&B; âla scena è stata copiata da una vecchia fotografia e dipinta in questa stanza, perchĂŠ qui il nonno teneva la slittaâ.
Chantal inizia a raccontarmi aneddoti della vita dei suoi nonni, storie che sembrano appartenere a epoche molto piĂš lontane. âI miei nonni avevano le mucche e si spostavano durante i vari periodi dellâanno dove câera il fienile pieno o il pascolo per far pascolare il bestiame. Mia mamma era una ragazzina e andava con loro, frequentando la scuola in villaggi diversi. In questa casa agricola trascorrevano lâestate, poi si trasferivano al Colle di Joux e, durante lâinverno, scendevano con le slitte e le mucche e tornavano a Brusson. Ad agosto, una sola volta allâanno, salivano in un pascolo dove câera una sorgente, in mezzo a un bosco di larici, sul sentiero che parte dal Colle di Joux e conduce a Punta Comagne: quel posto si chiama LâAbreny, (dal tedesco âBrunnenâ, sorgente).
Per loro quel giorno era una festa: partivano la mattina con le mucche e si portavano il pranzo al sacco. Mia mamma dice che la cosa piĂš bella è che mangiavano le sardine. Era una festa perchĂŠ era un giorno diverso dagli altri: per questo abbiamo deciso di chiamare questo posto LâAbrenyâ.
Chantal mi mostra le sei camere, che hanno mantenuto il nome in patois dellâoriginale utilizzo dellâambiente, e lâantico fienile, dove si trova la zona lettura e viene servita la prima colazione.
âSi vive meglio adesso!â mi confida sua mamma Fernanda; âprima la vita era dura: abitavamo in case vecchie, il focolare non scaldava abbastanza e le stanze erano piene di fumo. Ci spostavamo da un posto allâaltro, ma non eravamo attrezzati come voi e avevamo un solo paio di scarpe! La cosa importante era dar da mangiare alle mucche e produrre il burro e la toma.â
Chantal mi spiega che la Val dâAyas era, infatti, rinomata per questi due prodotti: la parte grassa del latte serviva per fare il burro e con il restante latte scremato si preparava la toma.
âE quando câera il burro pronto, dovevamo andare a venderlo!â continua la signora Fernanda. Sole, pioggia, vento o neve, da ragazzina andava a piedi dal Colle di Joux fino a Saint Vincent: ben 16 km per andare e 16 per tornare. Un ricordo dâaltri tempi, dei quali però, a LâAbreny, si respira ancora lâatmosfera.
Una finestra sulla pace
âNegli antichi villaggi, una volta allâanno, solitamente prima di Natale, le famiglie facevano la scorta di pane nero, cotto nei forni comunitariâ. Seguo Chantal Blanc negli stretti vicoli che si inerpicano tra le case contadine e i rascard di Lignod, fino ad arrivare allâantico forno del paese. âOgni famiglia cuoceva anche 100 pani neri di segaleâ continua Chantal, âperchĂŠ era lâunico cereale che maturava a queste quote. I pani venivano conservati su delle rastrelliere in piccole stanze di legno (grenier) e, una volta secchi, venivano spezzati con il copapan: un tagliere coi bordi, al quale era legata una sorta di sciabola fissata a un anello che faceva da perno per poterli tagliare. I bordi servivano a contenere nel tagliere i pezzi spezzati che venivano poi ammorbiditi nel brodo. Molti dei nostri piatti tipici sono proprio delle zuppe, perchĂŠ le donne di un tempo, che andavano a lavorare nei campi, preparavano la zuppa ogni mattina con pane raffermo, cavolo, verza, formaggio e brodo e la mettevano nel forno: il brodo si asciugava, lasciando un ottimo sapore e una crosticina croccante. E quando tornavano a casa, la pietanza era prontaâ. Inaspettatamente, Chantal apre un rascard e mi fa entrare. Cammino quasi in punta di piedi sulle vecchie travi che scricchiolano in quel buio fienile. 1558 è la data di costruzione, incisa su una parete. Accanto, un fascio di luce invade lâultima piccola stanza del rascard: arriva da una finestra, affacciata sul silenzio. Sulla pace di quellâincantevole valle.
I rascards
Sono le tipiche costruzioni di pietra e legno del popolo Walser, un ceppo di cultura germanica che, a partire dal XII secolo, colonizzò le valli a sud del Monte Rosa, grazie allâagibilitĂ dei valichi alpini. Per far fronte alle rigide temperature invernali, uomini e bestiame condividevano un unico spazio al pian terreno, di pietra, dove si trovava la stalla e la âstubeâ, cioè la stanza adibita ad abitazione. La parte superiore, realizzata completamente di legno a travi incrociate e non sigillate tra loro, ospitava il fienile e il deposito dei cereali. Poggiava su pilastrini di pietra e legno a forma di fungo che impedivano ai roditori di raggiungere il grano e permettevano il passaggio dellâaria da sotto, evitando la formazione di muffe e la fermentazione del fieno, prezioso per alimentare gli animali durante lâinverno.
Li TsacolĂŠ dâAyas
Li TsacolĂŠ sono le tipiche calzature di legno dellâAlta Val dâAyas. âAd Ayas ci sono sempre stati dei sabotierâ mi spiega Michel Becquet, mentre intaglia un paio di sabot nella sua bottega ad Antagnod. âAgli inizi del Novecento ce nâerano circa 250: una persona per famiglia faceva i sabot, perchĂŠ erano le uniche scarpe usate; le calzature di cuoio erano indossate solo in occasione delle cerimonie.
Il mestiere del sabotier consentiva di lavorare anche durante i mesi invernali, periodo in cui le attivitĂ agricole non potevano essere svolteâ. Nel mentre, Michel mi indica la foresta di fronte: il Bosco Nero, una parte della vallata che rimane allâombra, favorendo la crescita del pino cembro, detto anche cirmolo. âIl suo legno mantiene i piedi caldi e asciutti perchĂŠ assorbe lâumiditĂ ; è un isolante ed, essendo piuttosto resinoso, è anche idrorepellente. Fino agli anni Sessanta, durante lâinverno, nella valle rimanevano solo le donne che accudivano le mucche, mentre gli uomini andavano in Piemonte per fare i sabot. LĂŹ non avevano il cirmolo e utilizzavano il legno di pioppo che assorbe lâacqua e, per tenere il piede asciutto, realizzavano gli zoccoli piĂš larghi allâinterno per poter mettere la pagliaâ. Michel mi mostra il modello da uomo e quello da donna e mi spiega che sono necessarie piĂš di 3 ore per realizzare un paio di sabot: per la sgrossatura si usano alcuni macchinari, ma la finitura è fatta a mano con diversi strumenti da taglio. âQuesti sono sabot âda montagnaâ, pensati per camminare in salita e in discesa, infatti sono fondi allâinterno, per non far scivolare il piede, e con il tallone corto e arcuato. Gli zoccoli olandesi, invece, sono âda pianuraâ e hanno il tallone lungo e piattoâ. Ad Antagnod erano rimasti solo due anziani sabotier e, per valorizzare questâarte antica, sei ragazzi del paese hanno deciso di imparare da loro il mestiere, costituendo la cooperativa âLi TsacolĂŠ dâAyasâ. Nella bottega di via Chanoux 10 è possibile assistere alla realizzazione delle calzature e farsene fare un paio ad hoc.
La lavorazione delle calze alla tedesca
âFino al 1600 qui ad Antagnod avevamo le pecore che venivano a pascolare negli alpeggi piĂš alti. La loro lana era il prodotto piĂš usato per gli abiti e nel gregge di pecore bianche ne era sempre presente anche una nera, per poter mescolare i fili e aver il grigio come colore naturaleâ. Elena non si distrae mentre racconta: le sue mani sembrano essere un tuttâuno con quei 5 ferri con cui mi mostra come venivano realizzate le calze in Val dâAyas a quei tempi, spiegandomi che la peculiaritĂ stava nella lavorazione in tondo, tramite un gioco di ferri tipico dello stile tedesco: unâereditĂ delle tradizione del popolo Walser. âSi usano 4 ferri piĂš uno, tenendo il filo sulla mano sinistra invece che sulla destra: le signore di Vienna le lavoravano cosĂŹâ.
La realizzazione delle calze non era un vero e proprio mestiere, ma una consuetudine delle donne che le facevano per tutta la famiglia, di diversi tipi – quello lungo e il garodin (a mezza gamba) – e con disegni prevalentemente geometrici per gli uomini, piĂš traforati per le donne. Per fare una calza di una misura 39 – 40 ci vogliono 20 giorni lavorando 4 ore al giorno. Oggi vengono infatti confezionate principalmente su ordinazione e poi vendute allâinterno di un packaging realizzato con dei fondi europei, tramite i quali è stato finanziato anche un corso per insegnare alle donne a lavorare le calze come allora.
Un modo per trasmettere un sapere dâaltri tempi.
Belin House
Salendo la strada regionale che da Verrès percorre la Val dâAyas, in localitĂ Extrepieraz lâocchio viene catturato da unâesplosione di colori: sono le simpaticissime casette degli uccellini esposte fuori dal negozio Belin House di Valentina Mahmoud e Simone Favre. âTutto è nato durante il lock downâ, mi racconta Valentina, âio avevo una scuola di danza e mio marito Simone, falegname e guida naturalistica, lavorava per HĂ´tellerie di Mascognaz. Ci siamo trovati senza lavoro. Lâidea è nata per caso da Simone: lui è amante degli uccelli⌠e vorrebbe le ali!â. Eccolo uscire dal piccolo laboratorio di falegnameria collegato al negozio. Valentina e Simone hanno due sorrisi raggianti, quelli di chi ha realizzato un piccolo sogno. Durante il lock down, infatti, Simone ha costruito una casetta per uccellini, ha pubblicato la foto su instagram, ottenendo un successo inaspettato! âCi sono arrivate tantissime richieste da persone che la volevano acquistare, quindi abbiamo iniziato a vendere le casette on lineâ, continua Valentina. âPoi ci siamo detti: âperchĂŠ non riprendere il vecchio lavoro da falegname?â CosĂŹ abbiamo aperto questo negozio in cui vendiamo le nostre creazioni di legno e stoffa, i cuscini, gli gnomi e accessori per la casa, alcuni realizzati da altri artigiani. E, visto che io sono di Genova, abbiamo deciso di chiamarlo Belin House!â.
Acquistando una casetta da Simone e Valentina, si riceve in omaggio il primo uccellino: è di carta ed è quello del buon auspicio, con lâaugurio che arrivino quelli veri!
La coppa dellâamicizia
La coppa dellâamicizia è un prodotto artigianale tipico della Val dâAosta, una sorta di ciotola di legno munita di vari beccucci e di un coperchio al centro, tornito con raffigurazioni varie. Ă simbolo di convivialitĂ : si usa, infatti, per bere il caffè alla valdostana Ă la ronde: ogni commensale beve da uno dei beccucci e passa la coppa al vicino di posto, in senso antiorario e senza mai appoggiarla sul tavolo, poichĂŠ si dice porti male!
Il caffè alla valdostana
Ingredienti
4 tazzine di caffè, 2 tazzine di grappa o genepi, 8 cucchiaini di zucchero, scorze di limone e dâarancio. Si possono aggiungere anche cannella, ginepro o chiodi di garofano.
Come si prepara
Si versa il caffè nella coppa dellâamicizia, si aggiungono scorze di agrumi e zucchero, questâultimo messo anche sullâorlo della coppa che viene bagnata con la grappa o il genepĂŹ. Il distillato restante si versa nel caffè. Si mette quindi la coppa sul fuoco, mescolando il composto mentre cuoce. Quando lo zucchero sul bordo della coppa è caramellato, si può spegnere il fuoco e bere il caffè.
EXPERIENCE MONTEROSA
3 valli con gli sci ai piedi gallery monterosaSki
Il Comprensorio âMonterosa Ski 3 valliâ unisce, attraverso due valichi alpini, la Val di Ayas, la Valle di Gressoney e la Valsesia, in Piemonte. 51 piste servite da 28 impianti di risalita partono da una quota minima di 1212 m per arrivare, nel punto piĂš alto, a 3275 m.
Heliski
Lâemozionante salita in elicottero abbinata a una splendida discesa, attraversando ambienti incontaminati, accompagnati dalle guide alpine.
Sci alpinismo in notturna
Il percorso Colle Betta in Valle di Gressoney (collegato alla Val dâAyas dagli impianti) è aperto ogni venerdĂŹ sera per praticare sci alpinismo in notturna e rimanere in quota per cena.
Cene in rifugio
Con gli impianti, il gatto, la motoslitta o le ciaspole: le aperture serali della funivia Champoluc-Crest consentono di cenare sulle piste in vari locali, alcuni direttamente allâarrivo dellâimpianto, altri raggiungibili con brevi tratti a piedi o con il gatto delle nevi. La struttura in quota organizzerĂ per voi la logistica.
Sci alpinismo per esperti
Escursioni di uno o piĂš giorni per esplorare la montagna in inverno lontano dalle piste da sci. Si consiglia di effettuare i percorsi accompagnati da una guida alpina.guidechampoluc.com.
Monte Rosa Tour
5 giorni intorno al Monte Rosa attraverso panorami spettacolari e antichi villaggi che mantengono viva la tradizione e la cultura walser; un tour che attraversa ghiacciai imponenti e ricalca le antiche vie di comunicazione dei mercanti attraverso colli e sentieri.
Polluce (4091m) e Castore (4226m)
2 giorni con gli sci ai piedi, ripercorrendo parte del tracciato del Trofeo Mezzalama. Pernottamento al Rifugio Guide di Ayas, nel cuore del Ghiacciaio di Verra.
Capanna Regina Margherita (4554m)
Il rifugio piĂš alto dâEuropa raggiunto in inverno, quando la neve e il ghiaccio lo fanno sembrare una gemma di cristallo incastonata su Punta Gnifetti. Ci si sporge dal balcone piĂš celebre delle Alpi per poi lanciarsi in una discesa su ghiacciaio fino a Gressoney!
Giro delle Tre Valli
Una giornata di sci a cavallo fra Val dâAyas e Valtournenche, attraversando il vallone di Cime Bianche, lungo le antiche vie dei mercanti medievali.
GLI ITINERARI
PRIMO ITINERARIO
Attraversando la valle
Punto di partenza: Fraz. Villa, Challand-Saint-Victor (744 m)
Punto di arrivo: Centro SPA Monterosa, Champoluc (1.560 m)
Lunghezza: 32 km
Tempo di percorrenza: una giornata incluse visite e soste
Lâitinerario parte dalla locanda Bistrot Ramet che propone piatti tipici del territorio nella Frazione Villa a Challand-Saint-Victor sulla SR45, la strada che attraversa la Val dâAyas da Verrès a Saint Jacques. Il paese è legato alla storia della nobile famiglia degli Challand, infeudati di queste terre nel XIII sec. Sul lato opposto rispetto al ristorante, prendere la via che scende, lasciare lâauto nel parcheggio sulla destra (190 m). Continuare la discesa a piedi, oltrepassando il cimitero e la chiesa di S.Vittore. Al bivio svoltare stretto a sinistra e subito a destra, per entrare nel cortile del laboratorio Sabofer del fabbro Mauro Savin, lâunico costruttore di campani in Val dâAosta. Dopo aver ascoltato le melodie dei suoi campani, veri e propri capolavori, tornare allâauto, ripercorrendo in salita la strada dellâandata. Riprendere la SR45 e passare Challand-Saint-Anselme. Dopo la frazione Arcesaz, imboccare a destra la deviazione per Graines tramite un bivio molto stretto. Dopo 2 km parcheggiare in uno spiazzo a bordo strada da dove giĂ si intravedono la torre merlata e la cinta muraria del Castello di Graines, raggiungibile attraverso una mulattiera in salita molto breve. Il castello, che sorge su un alto promontorio a dominare lâabitato di Brusson e lâintera Val dâAyas, fu fatto edificare nel XI sec. dai monaci dellâAbbazia di S.Maurice dâAgaune, abitato dagli Challand, poi utilizzato come prigione e come casa convento.
Tornare allâauto e scendere dalla stressa strada fino a riprendere la SR45 in direzione destra. Dopo 4 km, a Brusson parcheggiare in un piazzale sulla sinistra, davanti a una baita gialla con la scritta Fromagerie Haut Val DâAyas, che raccoglie il latte di 40 allevatori della zona e di alcuni alpeggi, producendo diversi formaggi, tra cui la fontina D.O.P., tipica della Val dâAosta, e il Valle dâAosta Fromadzo D.O.P., di cui è lâunico produttore certificato nella valle. Oltre al punto vendita, alcuni spazi-museo riproducono scene di vita rurale di un tempo. Ă inoltre possibile assistere alla lavorazione della fontina.
Continuare in auto sulla SR45. (Dopo 350 m, allâincrocio, sulla destra, poco prima dellâHotel Laghetto che rimane oltre lâincrocio a sinistra, si trovano le indicazioni per raggiungere gli impianti di risalita Monterosa Ski Estoul Palasinaz (6,4 km).
Sempre sulla destra, alla seconda via a sinistra, si trova lâUfficio del Turismo di Brusson). Continuare dritto sulla SR45 per 4,4 km, oltrepassando il Bosco di GoĂŤn: a Extrepieraz sulla destra si viene sorpresi da una moltitudine di colori: sono le casette degli uccellini esposte fuori dal negozio Belin House di Valentina e Simone. Proseguire per 3 Km sulla SR45; allâaltezza della frazione Cornu, sulla sinistra si possono vedere i capi di bestiame dellâallevamento Highland del signor Roberto.
Proseguire dritti, oltrepassando Perlasc, poi il cimitero di Champoluc e la stazione dei Vigili del fuoco (entrambi sulla sinistra); dopo 800 m sulla destra fanno capolino i morbidissimi esemplari al pascolo dellâallevamento di alpaca e lama del signor Maurizio. Continuare sulla SR45, dopo il benzinaio (sulla sinistra), alla rotonda tenere la destra, entrando nel centro di Champoluc. Salire per 450 metri: sulla destra il negozio LâEmporio vende bellissimi accessori di arredo per le case di montagna e souvenir. Proseguire sulla SR45 (Route Ramet) per 450 m: sulla sinistra câè una serie di negozi sotto i portici: parcheggiare ed entrare nellâerboristeria Le Village, dove Giovanna vende distillati a Km 0 e le sue Tisane dâAutore. Dallâaltro lato della strada, prendendo una ripida salita, accanto a un negozio di articoli sportivi, si raggiunge lâHotel de Champoluc; mentre, dopo il supermercato CRAI si trovano gli impianti di risalita MonterosaSki di Champoluc. Proseguire per 2,9 km sulla sulla SR45 (Route Ramet) fino a Frachey, dove sulla sinistra il CampZero Active Luxury Resort, che si fa notare dalla strada per la sua architettura, offre una parete per lâarrampicata interna e una cascata di ghiaccio, da affrontare in sicurezza con le guide del resort, e una spa esterna, mentre per cena, al Summit Restaurant è possibile degustare un raffinato menu alpin-fusion.
Continuare per 1,2 km: sulla destra si trova il parcheggio degli impianti di risalita MonterosaSki di Frachey. Dopo 1,2 km si arriva a Saint Jacques, chiamato âCanton des Allemandsâ per la presenza dal XII sec. delle colonie walser di origine tedesca, provenienti dal Vallese e insediatesi sul territorio. Parcheggiare nella piazza davanti alla Chiesa di S.Giacomo, del XV sec. Prendere la strada che passa di fronte alla chiesa e proseguire costeggiando il torrente Evançon per rilassarsi in una passeggiata tra le baite e i rascard, ai piedi delle cime innevate del Monte Croce, chiamato anche Monte Brun. Tornare allâauto, ripercorrere a ritroso per 2,8 Km la SR45, dopo il Bosco di Pian Villy (a destra) svoltare a destra e parcheggiare nel primo piazzale a destra. Il Centro SPA Monterosa è il posto perfetto per rigenerarsi in un bagno termale con vista sul massiccio del Monte Rosa.
SECONDO ITINERARIO
Da Brusson al Colle di Joux
Punto di partenza: Brusson (1338 m)
Punto di arrivo: Colle di Joux (1640 m)
Lunghezza: 6,3 km
Tempo di percorrenza: 2h
DifficoltĂ : E – Escursionistico
Segnavia: 1
Lâitinerario parte dal ponte di Brusson, sulla regionale n. 33 che porta al Colle di Joux, dopo lâHotel Laghetto. Si gira a destra e dopo aver costeggiato lâedificio del pattinaggio su ghiaccio, inizia il sentiero n.1, che si snoda in una meravigliosa pineta di abeti e larici. Dopo 1,2 km a destra è possibile fare una sosta al B&B LâAbreny in localitĂ Creste o continuare sul sentiero che attraversa piĂš volte la strada regionale fino alla sommitĂ del Colle di Joux (un passo boscoso che collega Brusson a Saint-Vincent) dal quale si gode unâimpagabile vista sul Monte Bianco e su tutta la Val dâAosta, fino ai ghiacciai del Rutor. Poco prima dellâarrivo al colle (5 min) si trova una fontana dedicata a Napoleone, dove secondo la tradizione si sarebbe dissetato il generale francese nel 1800, durante la prima Campagna dâItalia, quando salĂŹ al colle per studiare la posizione del nemico e vagliare le possibilitĂ di aggirarlo. Dallâaltura si può passeggiare lungo la poderale pianeggiante diretta a Sommarese.
TERZO ITINERARIO
Da Lignod a Champoluc
Punto di partenza: Antico forno di Lignod (1630 m)
Punto di arrivo: Ufficio del Turismo di Champoluc (1560 m)
Lunghezza: 6 km
Tempo di percorrenza: 2 h incluse soste
DifficoltĂ : T â turistico
Partiamo dallâantico forno di Lignod, dove veniva preparato, una volta allâanno, il pane di segale per l’intera comunitĂ . Nellâadiacente piazzale, al di sopra della fontana che ha accanto una bellissima baita di legno decorata con una fila di sabot, una gradinata conduce in una piccola via che attraversa le antiche abitazioni contadine del borgo.
Salire i gradini e svoltare a destra sulla via. Accompagnati da una guida, è possibile entrare in un rascard del 1558 con un magnifico affaccio sulla vallata antistante. Continuare dritto fino alla Chiesa dellâAddolorata, sulla cui facciata un affresco ottocentesco rappresenta il Giudizio Universale. Proseguire fino al bivio, poi mantenere la sinistra e andare dritto per 850 m su Route Mons.Obert, entrando nel borgo di Antagnod. Continuare sulla stessa via che prende il nome di Boulevard des Sabotier, fino ad arrivare al ristorante Le Vieux Lyskamm che propone una cucina valdostana rivisitata. Proseguire dritto per 50 m fino allo spiazzo sulla sinistra con al centro una fontana, accanto alla quale (sulla destra) si trova lâingresso del negozio LâArtisanĂĄ, allâinterno della Maison Fournier, unâantica costruzione rustica sede dellâ IVAT – Institut ValdĂ´tain de lâArtisanat de Tradition, incaricato della tutela e valorizzazione dellâartigianato valdostano di tradizione. Lâedificio, adibito nel XV sec. ad abitazione del castellano della nobile famiglia Challand, conserva una torre cilindrica e lâantico forno.
Usciti dal negozio, scendere sulla strada e svoltare a sinistra, continuando dritto su Route Chanoux. Al civico 10, accanto alle Poste, nella bottega Li TsacolĂŠ dâAyas è possibile assistere alla lavorazione dei tipici sabot (la bottega non è aperta tutti i giorni: contattare i sabotier con anticipo). Al civico 22, il negozio LâArtchon vende le calze realizzate con la lavorazione alla tedesca. Continuare su Route Chanoux, superare unâedicola votiva (a sinistra), oltrepassando gli impianti di risalita Monterosa Ski Antagnod Boudin e anche i successivi impianti di risalita Monterosa Ski Antagnod Pian Pera. Continuare la discesa. Al bivio mantenere la destra. Dopo 100 m sulla destra troviamo la Cappella della Madonna delle nevi, in localitĂ Bisous. Continuare a scendere lungo la via Pl. Pierre Fournier, sempre dritto su Via Delatraversa, oltrepassare la Chiesa della Visitazione della Madonna (XV sec.) nella frazione di Magneaz, uno dei primi insediamenti dell’alta Ayas. Proseguire fino al bivio e mantenere la destra. Al successivo bivio mantenere la destra su Rue des Guides che scende attraverso una serie di tornanti fino a un incrocio. Svoltare a destra verso il centro di Champoluc. Per raggiungere l’Hotel la Rouja, svoltare sulla prima strada a sinistra, costeggiando il torrente Evançon. Altrimenti continuare dritto su Route des Guides: dopo 160 m, al civico 3 si trova lâufficio delle Guide Alpine Champoluc-Ayas. Continuare dritto, oltrepassando il ponte. Alla rotonda proseguire dritto verso della Parrocchia di S.Anna, ricostruita nel 1836 sulle vestigia di una cappella del XVII sec. Dallâingresso della chiesa andare dritto sulla via che costeggia il torrente (che rimane sulla destra). Subito a sinistra, sotto dei portici, la libreria Livres et Musique è specializzata in libri di montagna. Continuare per 70 m lungo il torrente fino allâUfficio del Turismo, allâinterno in una bella baita di legno e pietra.
QUARTO ITINERARIO
Colle Bettaforca
Punto di partenza: Frachey (1.950 m)
Punto di arrivo: Rifugio â2727 Colle Bettaâ
Lunghezza: 5 km
Dislivello: 750 m
Lâitinerario di risalita di sci alpinismo parte dal piazzale di Frachey. Con la funicolare si raggiunge lâAlpe Ciarcerio a 1992 m. Scesi dallâimpianto, si svolta a sinistra e, seguendo le bandierine verdi, ci si inoltra in un bosco di conifere secolari, ai cui margini si trova il suggestivo villaggio walser di Resy. Il tracciato, si fa piĂš ampio e segue la strada interpoderale, sino alla partenza della seggiovia Bettaforca presso il Colle Bettaforca. Si prosegue sotto i pali dellâimpianto su di un percorso leggermente piĂš impegnativo sino allâultimo muro e con due diagonali si arriva allo sbarco della seggiovia. Voltandosi, allâorizzonte, si può ammirare il Ghiacciaio del Gran Paradiso, il Monte Zerbion, la vallata di Nana e il Gran Tournalin. Con un ultimo sforzo in diagonale si raggiunge lâarrivo della seggiovia SantâAnna-Colle Betta, posta sul versante gressonaro del comprensorio, dovâè possibile rifocillarsi presso il Rifugio â2727 Colle Bettaâ.
BLOCK NOTES
DURATA 4 giorni
PREZZO da 150 euro al giorno
QUANDO dicembre – metĂ aprile/ fine giugno – inizio settembre
Come arrivare
In auto: Autostrada A5, uscita Verrès. Risalire la SR45 fino a Saint-Jacques. In treno: Stazione Verrès, linea Chivasso-Ivrea-Aosta. In autobus: Autolinee V.I.T.A. S.p.A, tel. 0125.966546, Verrès – Ayas – Champoluc – Saint Jacques, www.vitagroup.it.
Dove dormire
LâAbreny, Chambres dâhĂ´tes LocalitĂ Crest, Brusson, tel. 338.52.08248, Chantal Blanc vi aspetta nella casa dei suoi nonni: 6 accoglienti camere che prendono il nome dallâutilizzo originale dellâambiente. Nellâantico fienile viene servita la colazione a base di prodotti del territorio, marmellate, burro, yogurt e dolci fatti in casa, camera doppia con colazione a partire da euro 80, www.labreny.it. Hotel de Champoluc, Route Ramey 65, Champoluc, tel. 0125.308088, Massimo e Carla vi accolgono nella loro struttura a 2 passi dallâimpianto principale del comprensorio MonterosaSki, con cui è possibile raggiungere in pochi minuti i 2000 metri di altezza, da euro 140 la camera doppia deluxe con colazione, www.hoteldechampoluc.net. Hotel La Rouja, Rue des Guides, 19bis, Champoluc, tel. 0125.308767, nel cuore di Champoluc, in posizione tranquilla, a 200 m dalle piste da sci. Atmosfera accogliente, mobilio di pregio e cura nei dettagli. Da Euro 120,00 la doppia.
Dove mangiare
Bistrot Ramet, Fraz.Villa 226, Challand-Saint-Victor, tel. 0125.945005, ricette della tradizione a base di prodotti locali di stagione: gnocchi di patate di Challand al ragĂš di salsiccia o al pesto di basilico euro 12; scaloppa alla valdostana con polenta euro 16, bistrotramet.com. Le vieux Lyskamm, Route Pasquier 22, Antagnod, tel. 0125.304061, cucina valdostana rivisitata: tagliatelle alle lepre, canditi di mele confit e polvere di pistacchio euro 17; filetto di cervo con la salsa di frutti di bosco e funghi trifolati alle erbe di montagna euro 26. Summit Restaurant, SR45 16, Fraz. Frachey, Champoluc, tel. 0125.938300, lâexecutive chef Luca Gubelli propone una raffinata cucina alpine-fusion: menu alpine fusion euro 120.
Acquisti
Le Village, Route Ramey 72, Champoluc, tel. 349.6062883: Tisane dâAutore di Giovanna Barbato, distillati a Km 0, prodotti di erboristeria, www.levillagechampoluc.it, www.tisanedautore.com. Sabofer di Mauro Savin, Frazione Isollaz 8, Challand-Saint-Victor, tel. 335.6904761: i campani di Mauro Savin, www.maurosavin.it, https://sites.google.com/site/saboferfaberferrarius. Belin House, Rue Extrepieraz 108, Brusson, Fraz. Extrepieraz, Valentina 347.0073483 e Simone 347.5891923: casette per uccellini, complementi dâarredo, falegnameria su misura, www.belinhousehandmade.com. LâArtisanĂ , Rue de lâEglise, Antagnod, tel. 0165.1835143 (Patrizia Frachey): artigianato tipico valdostano, www.lartisana.vda.it. LâArtchon, Route Chanoux 22, Antagnod, tel. 342.1736002, le tipiche calze della Val dâAyas, realizzate con la lavorazione alla tedesca, l.perono@hotmail.it. LâEmporio, Route Ramey 39, Champoluc, tel. 0125.941051 (Elisa): arredo, souvenir, articoli regalo, https://www.facebook.com/emporiochampoluc/. Fromagerie Haut Val D’Ayas, Rue Trois Villages 1, Brusson, tel. 0125.301117, fontina D.O.P., Valle dâAosta Fromadzo D.O.P. e altri formaggi, burro e yogurt prodotti col latte della Val dâAyas, miele, vini, succhi, liquori, erbe officinali, prodotti da forno, www.fromagerie.it.
Li TsacolĂŠ dâAyas, Route Chanoux 10, Antagnod, tel. 328.3662905 (Michel): i sabot della Val dâAyas, sabots_ayas@yahoo.it. Livres et Musique, Route Varasc 8, Champoluc, tel. 0125.307688 (Danila), libreria specializzata in libri di montagna e articoli regalo, livresetmusique@libero.it.
Val dâAyas a Km 0
Un progetto di filiera corta che vuole valorizzare l’agricoltura locale promuovendo i prodotti tipici del terrotorio, https://it-it.facebook.com/ayasakmzero.
Guide alpine Champoluc Ayas
Rue des Guides 3, Champoluc, tel. 346.2441219 (Hannah), 0125.307180, corsi di alpinismo su ghiacciaio, battesimo delle cascate di ghiaccio, lezioni di arrampicata su roccia, vie ferrate, sci alpinismo, sci freeride, tour del Monterosa, guidechampoluc.com.
Visite guidate
Per entrare nelle piccole scuole di un tempo, nei tipici rascard, visitare gli antichi forni, i mulini, le cappelle e i santuari, camminando tra villaggi e borgate. Tel. Chantal Blanc 338.5208248.
Voli panoramici in elicottero da Champoluc
Hely Mont Blanc, tel. 347.2949836, (su richiesta nella stagione invernale), www.helimontblanc.it.
Balli in costumi tipici
Contattare Paola Favre tel. 333.2674761.
Servizio taxi
Champoluc Transfer – La Carrozza, Loc. Villy snc, Ayas, tel. 335.6626748, www.champoluctransfer.com/la-carrozza/.
Bagni termali
Monterosa SPA, Piazzale Ramey 1, Champoluc, tel. 0125.308000, centro benessere con vista sul massiccio del Monte Rosa, www.laviadelleterme.it/monterosa-spa.
Allevamenti Highland, lama e alpaca
Allevamento Highland, Fraz. Le Cornu 7, tel. 335.6192311 (Roberto). Allevamento alpaca e lama, Rue Chemin Varasc 76, Champoluc, tel. 347.7634040 (Maurizio).
Lettura consigliata
Saverio Favre, Ayas. Antropologia di un territorio. Luoghi, leggende, storie, fatti. 2021. Priuli & Verlucca Editori.
Al cinema
Le otto montagne (tratto dallâomonimo romanzo di Paolo Cognetti), un film del 2022, vincitore del 75°premio della giuria al Festival di Cannes, diretto da Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, con Luca Marinelli e Alessandro Borghi. Il film è stato girato in Valle d’Aosta, in particolare tra Graines e Brusson.
Uffici del Turismo
Brusson, Piazza Municipio 3, tel. 0125.300240, valdayas@turismo.vda.it; Champoluc, Via Varasc 14, tel. 0125.307113, valdayas@turismo.vda.it.
Info in rete
www.lovevda.it, www.comune.ayas.ao.it, www.visitmonterosa.com,
Un poâ di poesia
Guardo il cielo, grandi nuvole nere oscurano il sole, i primi raggi caldi della primavera si nascondono.
La tristezza offusca la bellezza di una giovane donna, il suo sorriso si rinchiude come un fiore al calar della notte.
Lacrime versate trasformate in gocce dorate, le stesse che, con un raggio di sole, regalano al cielo un arcobaleno.
Un arcobaleno di fiori gialli.
Tratto dalla Tisana dâAutore âNuvole dorateâ di Giovanna Barbato, a base di calendula. I suoi fiori gialli si aprono allâalba per chiudersi al tramonto, come dispiaciuti per la scomparsa del sole. Nel linguaggio dei fiori, la calendula è infatti simbolo del dolore. Se al mattino i suoi fiori non si aprono, è presagio di pioggia. Ma, dopo il temporale, quelle stesse gocce dâacqua rimaste nellâatmosfera o posate sui suoi petali, come lacrime versate, possono trasformarsi, con un raggio di sole, in un arcobaleno.
Un arcobaleno di fiori gialli.
Testo e foto ŠScilla Nascimbene
Reportage pubblicato sul n.306 di Itinerari e Luoghi – Dicembre 2022/ Gennaio 2023, in collaborazione con Monterosa Ski e Open Mind Consulting.
Ringrazio
il Direttore Responsabile Daniele Cafieri, il Direttore Enrico Caracciolo, il Caporedattore Gianluca Salcioli, il grafico Gaetano Pignatelli e la Redazione di Itinerari e Luoghi Editoriale C&C.
Paola Turchetti, Monterosa Ski
Angela Marini, Open Mind Consulting
Giovanna Barbato, Le Village Champoluc
Valentina e Simone, Belin House
Mauro Savin, Sabofer
Chantal Blanc, LâAbreny,
Patrizia Frachey, LâArtisanĂ Antagnod
Roberto dellâallevamento Highland, Le Cornu
Maurizio dellâallevamento alpaca e lama
Elisa, LâEmporio Champoluc
Lo staff della Fromagerie Haut Val DâAyas
Michel Becquet, sabotier Li TsacolĂŠ dâAyas
Elena Becquet, per la lavorazione della calze alla tedesca
Danila, Livres et Musique Champoluc
Lâexecutive chef Luca Gubelli
Rudy Perronet, guida alpina e tecnico di elisoccorso
Massimo e Carla, Hotel de Champoluc