Elidia Pisu. Ascoltare con gli occhi

A tredici anni Elidia Pisu incontrò a scuola Chiara, una ragazza sorda. Guardando le mani dell’interprete che traduceva per lei le lezioni decise che un giorno avrebbe fatto lo stesso lavoro. Da Baressa a Cagliari, Venezia e Ravenna, fino al ritorno nel suo paese della Marmilla: la storia di una vocazione nata sui banchi di scuola.
I Vezo del Madagascar: coloro che lottano contro il mare

Giovane donna Vezo, isola di Grande Mitsio, arcipelago delle Mitsio, Madagascar. Sul volto, il masonjoany, una pasta tradizionale utilizzata come cosmetico e protezione dal sole. Si ottiene sfregando il legno dell’albero di masonjoany su una pietra con un po’ d’acqua, fino a ottenere una pasta da applicare sulla pelle. Coloro che lottano contro il mare I Vezo sono pescatori seminomadi delle coste del Madagascar. «Coloro che lottano contro il mare». È così che si definiscono. Il nome Vezo viene ricondotto al verbo “pagaiare”. Rita Astuti, antropologa della London School of Economics, che ha vissuto a lungo tra loro e ha dedicato loro People of the Sea. Identity and Descent among the Vezo of Madagascar, racconta che erano gli stessi Vezo a spiegarle il proprio nome attraverso il gesto del remo: quando più persone pagaiano insieme sulla stessa piroga, una scandisce il ritmo: «ve-zo! ve-zo!» Essere Vezo è un modo di fare Per Astuti, essere Vezo è un’attività, un way of doing, un modo di fare. Sanno nuotare, costruire piroghe, navigare, pescare, mangiare e vendere il pesce, ma anche camminare sulla sabbia soffice senza perdere il fiato. Portano sul corpo «i segni dell’essere Vezo». Quando lei stessa nuotò nell’oceano, le dissero: «Sei Vezo.» Quando imparò a mangiare il pesce mettendo in bocca insieme carne, pelle e lische, inghiottendo carne e pelle e sputando le lische, le dissero che era «davvero Vezo». E le spiegarono: se vai a pescare ogni giorno, lotti con il mare e sai pagaiare una piroga, allora sei Vezo. Perché essere Vezo è quello che hai imparato a fare. Si può diventare Vezo. E si può smettere di esserlo. Una persona che lascia la costa, si trasferisce nell’interno e cambia modo di vivere cessa di essere Vezo e diventa Masikoro. La piroga, il re e il peso del passato I re sakalava che governavano quella regione del Madagascar consideravano i Vezo propri sudditi. Il re arrivava sulla costa per riscuotere tributi — tartarughe marine e pesci particolarmente pregiati — e per chiedere chi fossero i loro antenati e da dove venissero. Pagare il tributo significava riconoscersi suoi sudditi. Rispondere alle domande sugli antenati significava entrare nella storia e nella genealogia del regno. I Vezo non volevano essere interrogati. Quando arrivava il re, prendevano la piroga e andavano in mare. I Vezo non volevano spiegare chi erano attraverso il loro passato. Perché essere Vezo è quello che sai fare, quello che fai. Prendere la piroga non significa scappare. Significa rifiutare che il passato stabilisca una volta per tutte chi sei e quello che puoi fare. Testo e foto ©Scilla Nascimbene
Nei castagneti dei Monti Prenestini con Gino Ponzo

Nei castagneti dei Monti Prenestini Gino Ponzo porta avanti il lavoro di trasformazione della Mosciarella, seguendo un processo lungo e interamente artigianale. «Prima le castagne erano conosciute. Si vendevano a Roma, nei castelli, si vendevano a etti. La gente passava, le comprava e se le mangiava. Adesso non c’è più questa abitudine. Adesso per venderle bisogna trasformarle». Così parte il racconto di Gino Ponzo, castanicoltore di Capranica Prenestina. La Mosciarella dei Monti Prenestini La Mosciarella dei Monti Prenestini, già citata da Catone nel De agri cultura, è una castagna dal particolare sapore dolce, per secoli alla base del sostentamento alimentare degli abitanti di Capranica. Si ottiene attraverso un processo di essiccazione all’interno di casette in muratura disseminate nei castagneti. L’attività di raccolta e lavorazione delle castagne è oggi portata avanti da un piccolo gruppo di abitanti che si occupa della promozione di questo prodotto locale. I castagneti dei Monti Prenestni I castagneti dei Monti Prenestini sono un’area naturalistica protetta, dichiarata Monumento Naturale, caratterizzata dalla presenza di castagni secolari che da secoli segnano il paesaggio intorno a Capranica Prenestina. Un patrimonio ambientale che è anche agricolo e culturale. La preparazione del bosco Il lavoro nei castagneti inizia all’inizio di settembre, quando il bosco va preparato alla raccolta. Il sottobosco viene tagliato, rastrellato e ripulito. La raccolta autunnale La raccolta avviene in autunno. Le castagne vengono portate nelle casette di essiccazione, che ancora oggi fanno parte del processo produttivo. Qui comincia la fase più lunga e delicata del lavoro. L’essiccazione nelle casette Quaranta giorni di fuoco e attenzione Le castagne restano nell’essiccatoio per circa quaranta giorni, accanto al fuoco, che viene rifatto quattro volte al giorno. Il combustibile è la spolla: le bucce delle castagne essiccate l’anno precedente, utilizzate per mantenere un calore costante e affumicare lentamente. Dalla trebbiatura alla vendita Selezione, imbustamento, trasformazione Terminata l’essiccazione, verso la fine di novembre, le castagne vengono trebbiate: una macchina separa il frutto dalla buccia secca, poi vengono scelte e imbustate. Nei mesi della produzione il lavoro è costante: due persone sono presenti ogni giorno, tre durante la raccolta. «L’unico che non piglia la retribuzione sono io, perché sono il padrone» dice Gino, sorridendo. Perché oggi è necessario trasformare La Mosciarella dei Monti Prenestini è Presidio Slow Food, ma il riconoscimento non basta da solo a rendere sostenibile il lavoro. Oggi il problema principale resta la mancanza di conoscenza. Per questo, per riuscire a venderle, è necessario trasformarle. I prodotti della Mosciarella Dalla Mosciarella nascono: Prodotti che richiedono ulteriori passaggi, collaborazioni con laboratori e pastifici, investimenti. È l’unico modo per dare valore a un prodotto che, venduto tal quale, faticherebbe a trovare mercato. «Noi vendiamo le castagne a 20 euro al chilo, per poter rientrare – continua – e non è che andiamo a guadagnare chissà che cosa, perché il costo è elevatissimo e i mesi di lavoro sono tanti». I castagneti di famiglia Quei castagneti gli sono stati lasciati da suo padre. La cura del bosco, delle casette di essiccazione e dell’intero processo produttivo fa parte delle sue radici. Oggi produrre la Mosciarella richiede pazienza, fatica e mesi di lavoro. Ma smettere significherebbe lasciare andare i castagneti della sua famiglia. E Gino sceglie di continuare. La Mosciarella in cucina 📍 Agromnia Società Agricola S.R.L. 📌 IndirizzoVia di Guadagnolo, Strada Capranica00030 Guadagnolo (RM) 📞 Telefono324 8437089 🌐 Sito webhttps://agromniagricola.it Testo e foto © Scilla Nascimbene in collaborazione con Terre di Otium Per guardare il video dell’intervista a Gino Ponzo su instagram clicca qui, su Facebook clicca qui. Potrebbero interessarti anche: Il reportage sui borghi dei Monti Prenestini, Tiburtini, e della Valle del Giovenzano: DESIDERI NELLE SCATOLE DI LATTA Il reportage sul Museo Archeologico di Palestrina e sul Tempio della Fortuna Primigenia: PRAENESTE. LA CITTÀ DI FORTUNA Il reportage sulla Triade Capitolina e sui ritrovamenti di Montecelio: LA TERRA DEGLI DÈI Il reportage su Tivoli e la Valle dell’Aniene: L’ULTIMO ACCAMPAMENTO DEL NOMADE
Sguardo di giovane donna

SIDI ALI, MAROCCO Eravamo quasi arrivati al villaggio di Sidi Ali, in una zona molto arida, dove le crepe lacerano la terra che, provata dalla siccità, si spacca in disegni reticolati. Su quella strada, fino al 2007, alzavano la polvere gli equipaggi della Parigi Dakar, il famoso rally che attraversava mondi africani. Non avevamo ancora raggiunto il villaggio, quindi eravamo in mezzo al nulla. Ma, nelle zone desertiche del Marocco, dal nulla appare sempre qualcuno. Spesso i bambini: chi con i dromedari, chi con il somarello carico di erba. Stavolta dal nulla sono comparse due giovani donne. Ci siamo fermati. Avevamo in macchina le maddalene, delle brioscine morbide che la nostra guida Aly aveva comprato proprio per regalare ai bambini. Quindi ci siamo fermati per dar loro le maddalene. Le hanno prese con molta delicatezza, con quella grazia femminile che ritrovo nelle espressioni delle Madonne, ritratte nel corso del tempo da tanti pittori, famosi o anonimi. Una delle due giovani mi ha colpita. Non so perché. Aveva uno sguardo sicuro. Sicuro di cosa poi? Che sicurezze poteva avere in quel posto in mezzo al nulla? Lei appariva, invece, molto posata e sicura di sé, come se quel mondo fosse esattamente tutto ciò che le serviva per essere felice della vita. Volevo scattarle una foto, ma non l’avrei mai fatto senza chiederle il permesso. – ” Posso farti una foto? ” – Mi ha detto subito di sì. La fotocamera era già pronta perché, durante quei viaggi, si scatta in fretta, molto spesso dal finestrino, così come viene. E a volte viene pure bene. Le ho sorriso in segno di ringraziamento e le ho scattato una foto. La sua amica, dietro di lei, si è coperta gli occhi temendo che le rubassi l’anima, come sostengono antiche credenze locali. Lei invece mi ha guardata fissa. Fissa negli occhi. Fissa con uno sguardo che mi ha spiazzata. Con quello sguardo sicuro di sé. Lo stesso del suo modo di essere che da subito mi aveva colpita. Mi ha guardata con uno sguardo magnetico, quasi volesse dire: “A me l’anima non la ruba nessuno”. Amo questa foto. La forza che, con quello sguardo, mi trasmette quella giovane donna. Mi piace chiamarla così, perché in lei non vedo nulla di una ragazzina. Amo questa foto perché mi ricorda che noi donne abbiamo dentro una forza grandiosa, avvolta da veli di delicata grazia. Noi le abbiamo dato una maddalena. Quella che Aly aveva, con tanta dolcezza, comprato proprio per i bambini. Per regalare i sorrisi. Lei però non era una bambina. Ma una giovane donna. Testo e foto ©Scilla Nascimbene Storia tratta dal Reportage MAROCCO OFF ROAD. ATTRAVERSO LE VASTITÀ, realizzato durante il viaggio AF TRAVEL FIRENZE e SAHARA DESERT TRAVEL Leggi il Reportage completo sul viaggio in Marocco tra deserti, montagne e città: MAROCCO OFF ROAD. ATTRAVERSO LE VASTITÀ.