SICILIA, GANGI
La luce entra dalle finestre rivolte sul Belvedere e illumina a giorno le 64 mummie dei religiosi attivi a Gangi tra il 1728 e il 1871.
I preti si affiancano in posizione eretta nelle nicchie; gli arcipreti sono distesi nelle casse di vetro. Un vero e proprio cimitero con tanto di altare in cui veniva celebrata la messa in onore dei defunti, contrassegnati dal loro nome, dalle date di nascita e di morte e accompagnati da un sonetto che ne riassumeva la vita, il più delle volte scritto – per tempo – dai diretti interessati.
Nella cripta della Chiesa Madre di Gangi (XIV secolo), detta “a fossa di parrini” traspare una venerazione della morte più che della vita, laddove la morte era vista come un atto di gloria, una liberazione e un ritorno a Dio: persino le mura dei colatoi erano affrescate.
Il metodo di “conservazione” seguiva un procedimento particolare: quello dell’essiccazione.
I corpi venivano aperti, svuotati nel colatoio adiacente la cripta e lavati con l’aceto per tenere lontano gli insetti e i rapaci, essiccati al sole e riempiti di calce viva, che permetteva alla struttura esanime di reggersi in piedi.
La testa seguiva un procedimento a sé: era staccata, svuotata e presa come calco per realizzare una maschera facciale di cera che coprisse il volto e restituisse al defunto una bella presenza agli occhi dei visitatori.
Una mummia appare meglio conservata rispetto alle altre, grazie all’utilizzo dell’arsenico, in grado di conservare più a lungo, ma certamente più costoso della calce. Solo i più abbienti potevano infatti permettersi il trattamento dell’imbalsamazione: ai meno fortunati erano riservate le fosse comuni.
Ma Gangi di famiglie nobili ne aveva viste passare tante e la chiesa madre nasconde ben 26 cripte collegate tra loro, dove sono conservate le tombe gentilizie dei membri della borghesia, i cui abiti, riccamente decorati con veli e pizzi, palesano mode settecentesche e ottocentesche.
L’ultima mummia è del 1878; poco dopo furono istituti i cimiteri.
Testo e foto ©Scilla Nascimbene
Pubblicato sul n.314 di Itinerari e Luoghi – Ottobre 2023, all’interno del reportage Torneranno le farfalle, in collaborazione con Viral Passport e Regione Siciliana
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