VALLE D’AOSTA, CHALLAND-SAINT-VICTOR
“Scrive Claude Lévi-Strauss che il mito non è una storiella che si racconta […] ma è per l’uomo la stoffa stessa dello stare al mondo, un orizzonte di riferimento così tanto presente nella vita di tutti, che alla fine non lo si riconosce più. E infatti Lévi-Strauss diceva ai suoi studenti: andate proprio dove non vi aspettate di trovare nulla. Là troverete il mito”.
Nel suo libro Campanacci d’Italia Giovanni Mocchi spiega che è forse questo il motivo per cui, nella nostra cultura, in pochi hanno saputo cogliere il valore materiale e morale della campana che, coi suoi rintocchi, accompagna la vita di tutti i giorni, i momenti di festa e di pericolo, fino all’ultimo saluto.
Esiste un legame profondo tra l’uomo e questo strumento e per i pastori scegliere i campani è quasi un rito: significa comporre la sinfonia che li accompagnerà nella solitudine dei giorni e delle notti al pascolo.
È la ricerca del suono che hanno nel cuore, udito fin dall’infanzia, come la voce dei familiari.
“Se regali una campana a una persona, è come se regalassi un pezzo di te, perché ognuno sceglie quella che emette un suono in armonia con se stesso”.
Sono nella frazione Isollaz di Challand-Saint-Victor, nel laboratorio di Mauro Savin, fabbro, artista, concertista, compositore, annoverato tra i migliori organettisti italiani.
L’unico costruttore di campani in tutta la Val d’Aosta.
“Penso che il fabbro sia il capostipite di una vallata, perché ognuna ha un timbro di suono legato a chi ha costruito i campani”.
È stato il padre a insegnargli l’arte di lavorare il ferro, mentre il nonno, primo fisarmonicista professionista della Valle d’Aosta, gli ha trasmesso una grande eredità musicale: molti dei suoi brani sono entrati, infatti, a far parte del patrimonio tradizionale della regione.
Già i suo avi erano forgiatori di campani, ma quelli di Mauro Savin hanno una caratteristica unica: il loro suono non è casuale, ma è il frutto di una affinata ricerca sonora eseguita con i diapason.
I modelli che realizza riproducono i progressivi quarti di tono della scala musicale: i capi al pascolo diventano così interpreti di singolari armonie.
“Quando i pastori vengono ad acquistare i campani, ne propongo alcuni con timbri calibrati tra loro: sentirli suonare insieme è per me qualcosa di magico. A volte impiegano ore per sceglierli e ne ascoltano anche 500: sono come musicisti che ben conoscono la sonorità della loro mandria, proprio perché l’hanno scelta e la distinguono da quella delle altre.”
Mauro mi spiega che i campani, utili per allontanare le vipere grazie alle loro vibrazioni, consentono ai pastori non solo di rintracciare i capi a distanza, ma anche di capire come stanno o cosa stanno facendo. Ogni bovino ha infatti un proprio modo di battere il campano che il pastore conosce bene.
Anche gli animali lo usano per attirare la sua attenzione e addirittura per comunicare tra loro stessi: se viene cambiato il campanaccio a una mucca, questa non è più riconosciuta dalla mandria e cominciano le battaglie per ristabilire la gerarchia.
Mauro mi fa ascoltare i diversi timbri delle note: alcuni, ovattati e afoni, sono detti “maschili” e vengono scelti per gli animali con una forte personalità; agli individui con un carattere più mite vengono invece abbinati i timbri “femminili”, più morbidi e cristallini.
I suoi campani sono numerati e il codice viene riportato su un registro assieme al nome dell’acquirente e alla sua destinazione. Sono montati su collari da lui realizzati, decorati con intrecci di cuoio e impreziositi con borchie e sculture di ottone, secondo la tradizione valdostana.
“Impiego circa 12 ore per realizzarne uno e dalle 3 alle 5 ore per finire il collare. Quando ne costruisco di nuovi, vado da una mandria e li faccio suonare. Tutte le mucche arrivano e pian piano mi fanno capire quale campano preferiscono perché iniziano a leccarlo: ho anche fatto dei filmati!”
Mauro espone i suoi capolavori alla fiera millenaria di S.Orso. Ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui un premio speciale della Regione Valle d’Aosta per la ricerca storica.
Insegna a suonare la fisarmonica, ma anche anche l’arte di lavorare il ferro. Accorda la durezza del metallo con l’armonia del suono.
Mentre mi parla, comprendo che ama ogni suo pezzo forgiato.
“Io adoro faticare. La sera quando vado a dormire devo essere stanco. Ripenso alle persone che ho incontrato durante il giorno, a quelle che ho sentito. E mi sento sereno. Per me questa è la cosa più bella in assoluto”.
Sabofer di Mauro Savin, Frazione Isollaz 8, Challand-Saint-Victor, tel. 335.690476, www.maurosavin.it, https://sites.google.com/site/saboferfaberferrarius.
Testo e foto ©Scilla Nascimbene
Pubblicato sul n.306 di Itinerari e Luoghi – Dicembre 2022/ Gennaio 2023, all’interno del reportage CHIUDI GLI OCCHI E SOFFIA, in collaborazione con Monterosa Ski e Open Mind Consulting.