SARDEGNA – MONTE USSONI

“Una camminata nella natura ci deve riportare a lei” mi dice Antonio Muntoni, guida ambientale escursionistica, mentre prendiamo il sentiero per raggiungere la cima del Monte Ussoni. “Camminare nella natura è una terapia”, continua Antonio. 

Da anni si dedica a far scoprire la sua terra che considera ancora vergine dal punto di vista escursionistico, poiché custodisce spazi enormi da esplorare e aree dimenticate. 

“In quei luoghi, dove si cammina senza incontrare nessuno per ore, si torna a contatto con la natura, con le sue piante, gli animali, il vento, i suoni e i silenzi”.

Salendo lungo il sentiero che conduce alla cima del Monte Ussoni, si può godere della frescura sotto l’ombra di enormi pini. “Sono piante aliene” mi dice Antonio. “In Sardegna abbiamo pini spontanei solo in due aree del sud ovest”. Antonio mi racconta che quei pini sono stati piantati circa 60 – 70 anni fa, a seguito di un programma di rimboschimento.

I boschi originari erano infatti composti da querce, lecci, sughere e roverelle, abbattuti di oltre due terzi tra la metà del 1800 e la metà del 1900. Il grande lavoro di taglio fu opera dei carbonai, mandati dai Savoia, a cui la Sardegna apparteneva. 

Il legname veniva accatastato e bruciato lentamente fino a diventare carbone, caricato nei sacchi di iuta e portato con i carretti o a dorso di mulo verso le zone costiere, per essere imbarcato verso l’Italia del nord. Tutti i sentieri – sia le carrarecce, percorse dai carretti, che le mulattiere, su cui transitavano i muli – sono stati infatti realizzati dai carbonai.

Avendo perso quasi tutti i boschi primari, sull’isola si è resa necessaria un’opera di rimboschimento, anche per alimentare la cartiera di Arbatrax – oggi chiusa – che, insieme a quella di Fabriano, produceva il maggior quantitativo di carta in Italia. È stato introdotto il pino, poiché impiega 20 anni per crescere, contro i 150 necessari per un leccio.

Tuttavia i pini, che si sono ottimamente acclimatati, hanno avuto un effetto devastante sulla flora locale. In primavera, sotto un bosco di lecci si ha una straordinaria fioritura di ciclamini, che mai potrebbe esistere sotto i pini, perché gli aghi, cadendo, creano un tappeto che inibisce la crescita delle piante del sottobosco.

La perdita del sottobosco, che costituisce uno degli ecosistemi di base, avvia un processo a catena che provoca la scomparsa degli ecosistemi più avanzati (la macchia mediterranea, gli arbusti e le speci boschive di alto fusto) e, conseguentemente, anche quella della biodiversità degli animali che vivono e trovano rifugio nei boschi primari.

Gli alberi autoctoni, a crescita lenta, non riescono inoltre a svilupparsi in maniera sana e robusta, poiché rimangono soffocati dall’ombra e dalla massa degli enormi pini.

Oggi i rimboschimenti vengono attuati con specie autoctone e molti pini sono stati espiantati.

Testo e foto di ©Scilla Nascimbene 

Pubblicato sul n.311 di Itinerari e Luoghi – Giugno 2023, all’interno del reportage AZZURRA E VERDE SOLITUDINE, in collaborazione con Rete Metropolitana Nord Sardegna e Aeroporto di Alghero.

Foto di copertina ©Scilla Nascimbene 

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