Chiesa di San Francesco d’Assisi
Nel cuore del Piano di Matera, il quartiere più antico della città, tra piazza del Sedile, via Ridola e l’affaccio sui Sassi, la facciata barocca della Chiesa di San Francesco d’Assisi appare come un candido sipario, sormontato dalla statua dell’Immacolata, con San Francesco e Sant’Antonio ai lati.
La chiesa è custode della Madonna della Bruna e della memoria materana.
Tra la cripta rupestre e gli altari barocchi
Varcando l’ingresso, il sacro si mescola al silenzio delle grotte.
Due acquasantiere in pietra calcarea, frutto di assemblaggio di elementi risalenti alla fine del XIII secolo, poggiano su colonnine sormontate da capitelli decorati con raffigurazioni vegetali e antropomorfe.
Una navata conduce all’abside. Sopra l’altare maggiore, un polittico del Quattrocento, attribuito a Lazzaro Bastiani o Bartolomeo Vivarini, incornicia con i suoi santi a tempera un organo a canne, costruito dai Fratelli Ruffatti nel 1955.
Attraverso una botola accanto al presbiterio, si scende nella cripta rupestre dedicata ai Santi Pietro e Paolo. Affreschi medievali ricoprono le pareti con figure di santi e una scena che ricorda il passaggio di papa Urbano II, nel 1093.
Le cappelle laterali raccontano storie di fede e d’arte. Si conservano la statua lignea di Sant’Antonio, scolpita da Stefano da Putignano, il sarcofago dell’“avvocato dei poveri” Eustachio Paulicelli e una tela del 1580 con l’Immacolata di Antonio Stabile.
Madre, regina e patrona di Matera
La prima cappella a sinistra custodisce l’anima della città: la statua della Madonna della Bruna, patrona di Matera, raffigurata in abito bianco mentre, con sguardo tenero e regale, regge il Bambino tra le braccia. La statua fu realizzata nel 1792 in legno scolpito e rivestito di un abito sontuoso, cucito da maestranze napoletane, che dona a Maria l’aspetto di una regina e al tempo stesso di una madre vicina al popolo.
La festa del 2 luglio. Fede e rito collettivo
Ogni 2 luglio la città si trasforma. All’alba, la processione dei pastori accompagna l’antica icona della Vergine tra botti festosi e canti popolari. Nel pomeriggio, la statua della Madonna della Bruna viene issata su un carro trionfale di cartapesta, creato da artigiani locali, trainato da muli e scortato da cavalieri per le strade del centro. E quando il sole tramonta, accade il rito più atteso: lo strazzo del carro. Il popolo lo assalta, lo smembra, ne raccoglie i frammenti come reliquie. È un gesto antico, nato da leggende che parlano di protezione e promesse e che oggi è diventato un rito collettivo, un’esplosione di appartenenza e fede.
La costruzione del carro
Ogni anno il carro viene realizzato da un maestro cartapestaio materano diverso, scelto dal comitato festa. È costruito interamente in cartapesta e legno, con una tecnica antica che unisce artigianato e arte sacra. I lavori iniziano mesi prima e durano a lungo, perché il carro può arrivare anche a 12 metri di altezza.
La lunetta della Cattedrale, con la Madonna col Bambino, è il “segno scolpito” di questa protezione: un’immagine che accoglie chi entra e vigila dall’alto sull’intera città.
Origine del culto
Il culto risale al 1389, quando Papa Urbano VI istituì la festa della Visitazione della Vergine Maria (2 luglio). Proprio in quell’anno la Madonna della Bruna venne proclamata protettrice di Matera.
Leggenda e voto secolare
Secondo la tradizione, nel 1389 la Madonna apparve a un contadino o a un cavaliere (le versioni variano) e gli affidò un’icona sacra da portare in città, chiedendo che fosse venerata.
Il vescovo e i fedeli, in processione, accolsero la Vergine e l’icona fu portata nella Cattedrale. Ma, giunti alle porte della città, la Madonna “svanì”, lasciando solo l’immagine.
Da allora Matera la riconobbe come sua protettrice e la chiamò “Bruna”, sia perché venerata il 2 luglio, giorno della Visitazione (in latino ad Brunam diem), sia perché “bruna” richiama un colore scuro, segno di antichità e sacralità.
Testo e foto © Scilla Nascimbene