UNGHERIA, BUDAPEST

Era appena morto suo padre, doveva andare al funerale e un tempo funesto impediva di attraversare il Danubio. 

Così arrivò in ritardo alla funzione ma, nel mentre, si mise in testa un’idea: costruire un ponte stabile che sostituisse quello di chiatte, smantellato nel periodo invernale a causa delle inondazioni del fiume.

 Non fu velocissimo, ma nel giro di vent’anni il ponte era fatto! Il conte István Széchenyi (1791 – 1860), ossessionato dalla modernizzazione, aveva infatti affidato il progetto all’inglese William Tierney Clark che, in realtà, si era limitato a riproporre la versione più grande di quello già progettato sul Tamigi nella cittadina di Marlow. 

La supervisione dei lavori era stata assegnata all’ingegnere scozzese Adam Clark, mentre i singoli elementi di ghisa erano stati forgiati in Inghilterra. 

Al momento della sua inaugurazione, il 21 novembre 1849, il ponte, con i suoi 380 metri, era il più lungo d’Europa ed era considerato una delle meraviglie ingegneristiche del mondo moderno. 

Battezzato con il nome del conte, è sempre stato conosciuto come Ponte delle Catene, poiché simile a una grande collana con le maglie di catene che ha unito in modo permanente le due sponde, quindi l’entroterra rurale alla civiltà europea, costituendo un incredibile incentivo per lo sviluppo economico del Paese. 

La struttura, fatta saltare in aria dai tedeschi (1945) nel tentativo di fermare l’avanzata dell’Armata rossa, fu ricostruita in soli quattro anni, in tempo per il centenario dell’inaugurazione.

Il successo del ponte non portò tuttavia la gloria al suo ideatore: il conte István Széchenyi, causa un esaurimento nervoso, fu rinchiuso in un sanatorio e si suicidò. 

Si tolse la vita anche lo scultore che realizzò i due leoni in pietra alla base dei pilasti – secondo la leggenda – quando si accorse di aver dimenticato di scolpirne la lingua. 

La cattiva sorte risparmiò invece l’ingegnere Adam Clark, che si sistemò felicemente a Budapest con una moglie ungherese.

Testo e foto ©Scilla Nascimbene

Pubblicato sul n.305 di Itinerari e Luoghi – Novembre 2022 all’interno del reportage Se il Danubio potesse parlare, In collaborazione con B&B Hotels

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