LOMBARDIA, COLLINE MORENICHE DEL GARDA
Sui sentieri delle Colline Moreniche del Garda, tra torbiere, castelli e piccole pievi. Attraversando luoghi di silenzio e della memoria, intrisi di spiritualità e solidarietà civile.
Era venuto in Italia per parlare d’affari con uno degli uomini più potenti del tempo.
Henry Dunant, ginevrino, aveva finalmente raggiunto Castiglione delle Stiviere, un borgo di origine etrusca, passato dal dominio dei Visconti ai Gonzaga, poi all’impero austriaco, in un territorio compreso tra la sponda meridionale del Lago di Garda e la pianura mantovana, chiuso a est dal fiume Mincio, dal Chiese a ovest: le Colline Moreniche, un susseguirsi di dolci pendii alternati a terrazzamenti e specchi d’acqua sorgiva, memoria di un ghiacciaio che in era quaternaria aveva modellato le forme di quelle terre, costellate da coltivazioni di mandorli, ulivi e vigneti sublimi, tra borghi medievali raccolti intorno ai rispettivi castelli ed eleganti residenze barocche, lascito dei grandi fasti del Rinascimento.
Un paesaggio “del più bel verde smeraldo”, a dirla con le parole di Virgilio, l’illustre poeta mantovano che nelle Georgiche aveva decantato la vita agreste di quei luoghi nativi, i valori della pace, della devozione religiosa propri della grande civiltà romana, che a poca distanza aveva tracciato la Via Gallica e la Via Postumia e della quale sono riemerse tracce nei pressi del Convento di Santa Maria.
In quell’antico monastero si era rifugiato in preghiera San Luigi, patrono mondiale della gioventù, dopo i ripetuti scontri con il padre, il marchese Ferrante Gonzaga, per il suo proposito di abbracciare la vita religiosa.
Nato nel vicino castello di Castiglione delle Stiviere, Luigi aveva rinunciato al titolo nobiliare per dedicare la sua vita a Dio e ai bisognosi, morendo all’età di 23 anni a causa del tifo contratto mentre soccorreva un appestato.
Le Colline Moreniche erano da sempre luoghi di traffici commerciali.
Ma anche di fede. E di solidarietà.
Henry Dunant era stato ospitato dalla famiglia Pastorio, nella loro dimora accanto al duomo. Si trovava a Castiglione per incontrare Napoleone III e ottenere delle concessioni sulle sue dighe in Algeria.
Ma qualcosa stava per sconvolgere i suoi piani.
Era la fine di giugno, il giorno 25 dell’anno 1859 e un via vai di carri agricoli si susseguiva senza sosta verso il sagrado, scaricando feriti di ogni nazionalità: erano agonizzanti e in fin di vita, ma indossavano uniformi prestigiose, a dimostrare l’importanza del loro esercito.
“ Si andava a morire elegantemente”, dirà nel 2016 Philippe Daverio, durante le riprese del suo programma Il Capitale presso il Museo Risorgimentale di Solferino, dove sono esposte le divise.
Nella foto sopra, cannone a canna rigata modello La Hitte utilizzato dai Francesi: l’arma della vittoria nella Battaglia di Solferino. La sua precisione balistica era maggiore rispetto ai canna liscia degli Austriaci (sullo sfondo a destra) e la gittata, di oltre 3 km, creava un effetto sorpresa sui nemici i quali, abituati a vedere l’artiglieria – che solitamente sparava da 1 km di distanza – erano colpiti dai proiettili senza capire da dove provenissero e ciò aumentava il terrore durante il combattimento. Sullo sfondo a sinistra, le divise degli zuavi. Museo Risorgimentale di Solferino.
Le divise dei Francesi erano di un rosso ardente profilato di blu, alcune con pantaloni assai ampi: era il corpo degli zuavi, eredità della conquista dell’Algeria. Gli Austriaci portavano una casacca bianca con un distintivo dorato raffigurante un’aquila bicipite: “L’imperatore ti guarda ovunque tu vada” stava a rammentare quell’antico stemma già utilizzato dai bizantini. Ma dov’era finito quell’imperatore?
L’ecatombe era successa il giorno precedente, il 24 giugno, su un fronte di venti chilometri, dal lago di Garda al Castel Goffredo, dove eserciti nemici – gli Austriaci da una parte e i Francesi alleati ai Sardo-Piemontesi dall’altra – si erano trovati uno di fronte all’altro senza averlo programmato, nonostante l’aviatore Eugène Godard avesse addirittura spiato le postazioni avversarie da una mongolfiera solo pochi giorni prima, insieme al fotografo Nadar.
La vittoria francese fu determinata dalla conquista della Rocca di Solferino, il punto più alto del territorio mantovano, soprannominata da Napoleone “spia d’Italia” per la sua strategica posizione.
Ma la battaglia fu una vera strage, paragonabile a quella di Walterloo e Lipsia.
La notizia fece il giro del mondo, arrivando tempestivamente a New York, poiché il fondatore del New York Times, Henry Jarvi Raymond, si trovava a Solferino, località che diede il nome a una tonalità di rosso, in memoria del sangue dei caduti, come il magenta ricordava il cruento scontro della medesima Guerra d’Indipendenza.
Forse Dunant non era arrivato al momento giusto. O forse sì.
Era rimasto sconvolto di fronte a tanta devastazione e sofferenza e colpito dall’umanità delle donne castiglionesi che si erano prodigate per aiutare quei poveri soldati, indipendentemente dal plotone di appartenenza.
Iniziò così a sovvenzionare i soccorsi, raccogliendo le sue memorie di quei giorni in un diario che fece pubblicare al suo ritorno a Ginevra per inviarlo ai sovrani d’Europa, i quali condivisero la sua idea di dare vita a un’organizzazione internazionale di soccorso la cui neutralità fosse riconosciuta da tutti gli Stati.
Il suo libro Un souvenir de Solferino diverrà il fondamento della Convenzione di Ginevra (1864) che porterà alla nascita della Croce Rossa. Quella sanguinosa battaglia fu anche una tappa fondamentale della storia italiana, poiché da essa scaturirono la liberazione della Lombardia e la sua annessione al Piemonte e una serie di plebisciti e moti che portarono all’unità d’Italia.
Dunant abbandonò i suoi interessi commerciali per dedicarsi alla sua nuova missione umanitaria, così come i santi cui è devota la gente di quelle terre dell’alto mantovano, San Luigi Gonzaga, Beata Paola Montaldi e Sant’Angela Merici, avevano rinunciato alla loro vita per intraprendere un nuovo cammino. Di fede e solidarietà.
Quello che oggi si vuole percorrere sui sentieri delle Colline Moreniche, tra prati stabili, ulivi e piccole pievi, castelli e ville principesche.
Ognuno sarà attratto da qualcosa di diverso: chi rimarrà incantato ammirando la pala del Tiziano nella basilica di Medole, chi di fronte alla magnificenza del Palazzo Guerrieri Gonzaga a Volta Mantovana; ci sarà anche chi verrà solamente a rilassarsi in una pedalata tra i vigneti, a rigenerarsi in una discesa in canoa lungo il fiume o a provare l’indimenticabile esperienza di dormire sospeso tra gli alberi. Qualcuno si fermerà a pensare guardando l’orizzonte che si apre davanti alla piccola cappella della Ghisiola, tra il profumo degli agrumi e delle erbe officinali. Ad accoglierlo all’ingresso di quell’antico eremo un pensiero scritto su un foglio: parole semplici in un luogo di silenzio che forse riassumono il perché del cammino in quell’angolo di mondo ai piedi del Garda.
Amico, ospite o pellegrino, sei venuto per tanti motivi. Forse cerchi un luogo in disparte per riposare, una collina per pregare e ascoltare la Parola di Dio. Mentre sei qui, abbandona le preoccupazioni e persegui la pace. Incontrerai cristiani di tendenze e sensibilità diverse, ma anche non credenti, con un tipo di vita che forse non approvi: non ferire mai nessuno e cerca di ascoltare tutti fino a capire ciò che brucia nel loro intimo. Sono tuoi fratelli, uomini come te: se li ascolti non li troverai tanto diversi da sentirli avversari.
(Leggi il reportage sul CAMMINO DI FEDE E SOLIDARIETÀ)
SOSPESI TRA ALBERI E STELLE
Due proposte di itinerari da percorrere a piedi, in bicicletta e in canoa lungo le tappe del Cammino di fede e solidarietà. I pernottamenti sono previsti su tende sospese a basse altezze che regalano la sensazione di galleggiare nell’aria, all’interno di aree private sorvegliate e di agriturismi che mettono a disposizione i loro servizi. Possibilità di pernottare anche in camere tradizionali. Ritrovo presso l’Ufficio del pellegrino di Volta Mantovana con parcheggio video-sorvegliato, info-point, area ristoro, deposito valori.
PRIMO ITINERARIO
(A piedi, in canoa)
Punto di partenza e di arrivo: Volta Mantovana
Durata: 5 giorni – 4 notti
Dislivello: 700 mt
Lunghezza: 95 Km
PRIMA TAPPA (15 Km) – Da Volta Mantovana a Goito attraverso i prati stabili e il Parco del Mincio. Visita della cittadina e relax presso un agriturismo sul fiume. Questa tappa prevede la possibilità di discesa IN CANOA per un tratto di 11 km accompagnati da istruttori qualificati.
SECONDA TAPPA (26 Km) – Da Goito a Solferino, visita alla Rocca, all’Ossario, al Museo Risorgimentale.
TERZA TAPPA (24 Km) – Da Solferino a Pozzolengo attraverso antiche torbiere. Possibilità di degustazione delle eccellenze eno-gastronomiche.
QUARTA TAPPA (20 Km) – da Pozzolengo a Monzambano in un susseguirsi di ulivi, vigneti e borghi autentici. Visita al castello medievale e alla Chiesa di San Michele.
QUINTA TAPPA (10 Km) – Da Monzambano a Volta Mantovana, visita alla cittadina e al Palazzo Guerrieri Gonzaga con i suoi laboratori di cereria e spezieria.
SECONDO ITINERARIO (in mountain bike)
Punto di partenza e di arrivo: Volta Mantovana
Durata: 3 giorni – 2 notti
Dislivello: 700 mt
Lunghezza: 200 Km
PRIMA TAPPA (60 Km) – Volta Mantovana, Monzambano, Ponti sul Mincio, Peschiera, Frassino e Pozzolengo.
SECONDA TAPPA (70 Km) – Da Pozzolengo a Solferino attraverso San Martino della Battaglia, Desenzano, Castiglione delle Stiviere e gli altri borghi lungo il percorso.
TERZA TAPPA (70 Km) – Rientro a Volta Mantovana attraverso Cavriana, Guidizzolo, Goito e i suoi antichi prati stabili che da secoli non vengono né arati né seminati.
Il pacchetto base include: mappa, gadget, noleggio tenda e posto letto, pulizia e sanificazione tenda, utilizzo dei servizi dell’agriturismo, passaporto del camminatore.
Servizi extra: noleggio e-bike o mountain bike, pranzo con box di prodotti tipici, colazione e cena presso l’agriturismo, guida per tutto il percorso a piedi o in bici, stanza tradizionale, trasporto bagaglio, degustazioni di vino presso le cantine del territorio, box prodotti tipici delle Colline Moreniche.
Pacchetto a basso impatto ambientale, plastic free e slow.
Info e prezzi: Garda Adventure, Strada Bezzetti 17, Volta Mantovana, tel. 349.6681957, https://gardaadventure.com.
ASSAGGI DI TIPICITÀ
Capunsèl di Solferino
Il piatto più celebre delle Colline Moreniche del Garda, riconosciuto dalla Regione Lombardia e tutelato dalla confraternita del Capunsèl di Solferino. Questi gnocchetti di pane di forma cilindrica con i due capi leggermente appuntiti fanno parte dall’antica cucina popolare contadina dell’alto mantovano ed erano preparati con ingredienti di recupero: pane raffermo, lardo, aglio e prezzemolo, croste di formaggio, tenuto insieme da qualche uovo. A Solferino hanno una variante che risale ai tempi dei Gonzaga e che prevede l’aggiunta di amaretti sbriciolati all’impasto.
Vino consigliato: Nunula IGT Alto Mincio. Dove assaggiarli: Ristorante Alla Vittoria “Da Renato”, Via Ossario 27, Solferino, tel. 0376.854051, www.darenato.it.
Luccio in salsa De.Co.
Una ricetta popolare mantovana molto antica. Il luccio, tipico pesce dei corsi d’acqua del territorio, viene bollito e insaporito da una salsa a base di capperi, vino e verdure e viene quasi sempre sposato con polenta.
Vino consigliato: Pinot dei Colli Morenici. Dove assaggiarlo: Ristorante Locanda Vittoria, Via Roma 50, Pozzolo sul Mincio, tel. 0376.460058, www.ristorantelocandavittoria.it.
Anello di San Luigi Gonzaga
L’Anello di San Luigi è il dolce tipico di Castiglione delle Stiviere, così chiamato perché a forma del colletto che indossava il santo: si tratta di una semplice ciambella, soffice e profumata ricoperta da strati di mandorle croccanti spruzzate da zucchero velato.
Vino consigliato: Mantopass – Vendemmia tardiva IGT Alto Mincio
Dove assaggiarlo: Pasticceria Gobbi di Gobbi Nicola, Piazza S. Luigi 16, Castiglione delle Stiviere, tel. 0376.638087, www.gobbipasticceria.it.
LA DISPENSA DELLE COLLINE MORENICHE
Grana Padano dei prati stabili: un’eccellenza della Valle del Mincio prodotta con il latte profumato e ricco di sentori vegetali delle mucche al pascolo nei prati stabili, cioè lasciati a vegetazione spontanea per lunghi periodi, senza essere né arati né concimati. Latteria Agricola San Pietro, Via Segrada 36, Goito (MN), tel. 0376.607051, www.latteriasanpietro.it.
Vino Lugana DOC. A sud del Lago di Garda fino alle Colline Moreniche si sviluppa il territorio conosciuto come terra della Lugana. I campi argillosi ricchi di sali minerali, l’escursione termica dovuta alla temperatura mite e le brezze del Garda contraddistinguono la produzione di questo vino. Cantina Colli Morenici Alto Mantovano, Strada Mozambano 75, Ponti sul Mincio (MN), tel. 0376.809753. www.cantinacollimorenici.it, www.consorziolugana.it.
Salame Morenico di Pozzolengo De.Co. Nella campagne di Pozzolengo è tuttora presenta la figura del contadino-norcino, essendo diffuso l’allevamento del maiale a uso familiare. I norcini o massali sono gli autentici realizzatori di questo salame di altissima qualità che “nasce dalla natura e cresce con l’uomo”. Centro Carni dei Colli Storici, Via S. Maria 21, Pozzolengo (BS), tel. 030.918524, www.centrocarnicollistorici.it.
Testo e foto ©Scilla Nascimbene
Reportage pubblicato sul n.297 di Itinerari e Luoghi – Febbraio 2022, in collaborazione con Colline Moreniche del Garda e Viral Passport
Ringrazio
il Direttore Responsabile Daniele Cafieri, il Direttore Enrico Caracciolo, il Caporedattore Gianluca Salcioli, il grafico Gaetano Pignatelli e la Redazione di Itinerari e Luoghi Editoriale C&C.
Claudia Morselli, Colline Moreniche del Garda
Savio Gastone, ideatore del Cammino.
Stefano Acquaviva e Damiano Falzaroni di Viral Passport
La Responsabile del Museo Aloisiano
La Responsabile del Museo del Risorgimento, Solferino
La guida Laura Dalzini
Samadi di Garda Adventure