PIEMONTE, OLEGGIO
“Ticino pane e vino”. In quel di Oleggio si dice così, anche se il paese mantiene il primato nel territorio italiano in quanto a produttori di miele e certo non vuole mollare il titolo, incentivando la produzione locale attraverso la piantumazione di fiori e alberi melliferi.
Ma gli oleggesi non possono rinnegare che i loro avi si fregavano le mani facendo affari d’oro non certo grazie all’operato delle api.
Il paese, infatti, sorto sulle sponde del Ticino, gode di una posizione strategica ed era un punto di passaggio obbligato già in epoca medievale, quando transitavano i blocchi di marmo di Candoglia diretti alla fabbrica del Duomo di Milano, poiché proprio dal ponte di ferro di Oleggio inizia il naviglio grande che giunge fino al capoluogo lombardo.
A Oleggio a quei tempi si pagava il dazio e ciò grazie a una Permissione Viscontea datata 1447, di cui resta la pergamena, nella quale i Visconti di Milano concedevano agli oleggesi anche il permesso di ridar vita al tradizionale mercato del lunedì e a quello del bestiame, il più fervido del Piemonte fino agli Anni Novanta.
Oleggio, infatti, era terra ricca e non a caso la Chiesa aveva commissionato, nel 976, la Basilica di San Michele Arcangelo, la piĂą antica a livello territoriale.
Grazie al commercio della seta e della filanda, nell’Ottocento si era poi costituito il Distretto dei Busti e Corsetti e Costumi da bagno: un po’ di mondanità in quel paese contadino, non esente neppure dal gossip: lo spartito di O sole mio, conservato nel Museo Etnografico di Oleggio, è stato dedicato a una certa Nina, immaginiamo donna di gran fascino, oleggese doc!
Testo e foto ©Scilla Nascimbene
Pubblicato sul n.284 di Itinerari e Luoghi – Ottobre 2020, all’interno del reportage LA TERRA DEGLI AIRONI, in collaborazione con ATL Novara.
Foto di copertina ©Scilla Nascimbene