Maestranze veneziane sul Monte Miesna

VENETO, ANZĂ™

Un legame tra Feltre e Venezia si apprezza nel raffinato connubio tra i motivi orientaleggianti e le iconografie occidentali delle decorazioni del Santuario dei Santi Vittore e Corona, l’edificio più antico e artisticamente rilevante del feltrino, abbarbicato su uno sperone roccioso del monte Miesna, sul luogo di un’antica fortezza di epoca longobarda, demolita nel 1421 per decreto della Repubblica di Venezia.

All’interno del complesso fortificato, il feudatario imperiale Giovanni da Vidor, condottiero dei feltrini alla Prima crociata, aveva fatto erigere nel 1096 un Santuario per custodire le reliquie dei due martiri protettori di Feltre e della sua antica diocesi, oggi conservate in un’arca posta nella zona del martyrium, all’interno della chiesa. 

Nell’attuale sacrestia, ricavata all’interno dell’abside, è murata una lapide del 1096, parte del sarcofago di Giovanni da Vidor, ricordato come fondatore della Basilica nell’iscrizione dettata dal figlio Arpone, vescovo di Feltre e committente dell’opera, realizzata probabilmente da maestranze veneziane che lavorarono nella fabbrica di San Marco alla fine dell’XI secolo. 

 La lapide è sorretta da colonne sormontate da capitelli a foglie di acanto “mosse dal vento” di stampo bizantineggiante, come le decorazioni che impreziosiscono la cornice, e rappresenta il manufatto artistico religioso piĂą remoto del feltrino. 

Prima della costruzione dell’abside ottocentesca che la ingloba, sovrastava il portale di ingresso al santuario, rimanendo ben visibile da chiunque arrivasse dalla via del Piave alla chiusa di Anzù, l’accesso principale di Feltre fin dal Medioevo.

Allo stesso ambito veneziano appartengono i capitelli decorati a niello che sorreggono la loggetta absidale e la parte superiore dell’arca di martiri, di fronte alla quale un ciclo pittorico trecentesco, riconducibile a una bottega giottesca, raffigura nelle lunette il Giudizio Universale e un’Ultima cena con gamberi nella parete sud. 

All’esterno, rimane l’antico chiostro con al centro un pozzo del 1569, fulcro del convento sorto a partire dal 1494, soppresso nel Settecento.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, si registrò un evento significativo nella storia della città. Nel giugno 1943, venne organizzata una processione dal Duomo di Feltre alla Basilica per chiedere l’intercessione dei Santi a favore dei dispersi di Russia. Vi parteciparono più di venti mila persone e pare che quando la testa del corteo fosse ormai giunta al Santuario, la coda dovesse ancora partire! La processione, considerata la prima marcia della pace, è raffigurata su una parete dell’ex sacrestia del Santuario in un affresco di Vico Calabrò. L’artista veneto, fondatore della Scuola Internazionale dell’affresco, insegna da 45 anni questa tecnica pittorica, trascurata dalla scuola contemporanea, nonostante sia stata protagonista della storia dell’arte italiana e anche di quella di Feltre, i cui palazzi, ricostruiti in seguito all’incendio del 1510, furono elegantemente affrescati, tanto che la città fu definita “urbs picta”.

Testo e foto ©Scilla Nascimbene

Pubblicato sul n.N° 257 di MERIDIANI – Ottobre 2020, all’interno del reportage Rinascimento Dolomitico

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