SICILIA, MONTI IBLEI
Un loggiato in gotico veneziano ricama l’elegante facciata del castello nella località di Donnafugata, a 15 km da Ragusa, nella campagna dei Monti Iblei: un territorio chiamato per secoli “la contea di Modica”, fondata nel 1296 sotto la dominazione araba.
Il castello, oggi di proprietà del comune, si estende su una superficie di oltre 2500 mq con 122 stanze che incantano per lusso, arredi, dipinti e oggettistica, pur trattandosi di una residenza estiva. Nell’Ottocento la famiglia Arezzo De Spucces aveva infatti trasformato un’antica masseria in una sfarzosa dimora di villeggiatura.
Il candido marmo delle statue neoclassiche contrasta con la nera pietra asfaltica della grande scalinata che conduce al piano nobile, dove un enfilade di stanze e saloni si vestono di boiserie e fantasiosi dipinti a trompe-l’Ĺ“il, custodendo preziosi mobili, intarsiati in stile boulle in ottone e tartaruga.
La luce entra dalla grandi finestre – mai affacciate sul giardino per mantenere un aristocratico distacco dalla campagna – mentre, mimetizzati nelle tappezzerie, si nascondono accessi segreti verso l’interno dell’edificio.
La consueta separazione dell’epoca tra i due sessi prevedeva un salottino dedicato agli uomini – in cui questi si riunivano a porte chiuse durante i lunghi tornei a carte – e una piĂą ampia sala dedicata alle donne, dove le signore si sedevano in ordine di etĂ di fronte al caminetto.
Si distinguono per opulenza: la sala della musica, quella degli stemmi, la biblioteca e la sala del biliardo – attivitĂ imprescindibile nell’alta societĂ del XIX secolo – ma soprattutto il salone degli specchi, dove stucchi dorati ed enormi specchi riflettono la luce e la fanno rimbalzare sul lampadario in cristallo di Boemia, in un gioco bagliori che creava una situazione perfetta per balli e ricevimenti. Non a caso la stanza ospita un pezzo unico, databile tra il 1815 e il 1820: uno dei pochi fortepiani tuttora esistenti del viennese Conrad Graf, considerato il miglior costruttore di fortepiani del suo tempo, i cui strumenti furono suonati da illustri musicisti come Beethoven, Schubert e Chopin.
La donna “fujuta” – Quello del rapimento di Bianca di Navarra è una leggenda che anima le stanze del castello, legandosi anacronisticamente al toponimo Donnafugata, cioè “donna fuggita”. Secondo alcuni studiosi, il toponimo deriverebbe dalla lingua araba, che battezzò una sorgente che sgorgava nei pressi della residenza Ayn As Jafaiat (Fonte della Salute), in siciliano Ronnafuata.
La leggenda invece racconta che, morto re Martino nel 1409, il Regno di Sicilia venne affidato alla moglie, la regina Bianca di Navarra. Fra le molte attenzioni, Bianca attirò quelle del conte di Modica che la rapì e la rinchiuse in una torre della dimora, sperando di convincerla a sposarlo, per diventare re di Sicilia. Ma Bianca riuscì a fuggire, facendo perdere le sue tracce.
Il parco – Una scalinata di rappresentanza congiunge il terrazzo del castello al parco: uno dei pochi giardini storici di pregio tuttora esistenti in Sicilia, con oltre 1500 specie vegetali e alcuni alberi monumentali. Fu il barone Corrado Arezzo, conoscitore di botanica e amante delle piante esotiche, a dare avvio alla sua sistemazione, progettando un giardino all’inglese, un giardino alla francese e un’area rustica, destinata un tempo a orto-frutteto, a piante aromatiche e all’apicoltura.
Attraverso un percorso esoterico evolutivo, il visitatore era portato a perdersi nella natura per ritrovare la sua purezza ancestrale. Le sfingi e i leoni della scalinata, il tempietto, il labirinto, il ninfeo e le grotte erano alcune delle tappe di un affascinante percorso iniziatico o viaggio nell’anima. Il giardino era però anche un teatro della vanità , in cui le bande musicali accompagnavano gli ospiti d’onore che, da quel luogo, potevano inviare delle cartoline speciali: le foglie dei ficus del parco erano utilizzate ufficialmente come vere e proprie cartoline, spedite da Donnafugata.
Non meno particolare era l’impianto del labirinto, simile a quello di Hampton Court Palace, nei pressi di Londra e tuttora esistente.
L’insolita forma trapezoidale rende unici al mondo i due labirinti, ma il barone Corrado volle distinguersi e, al posto delle siepi, fece erigere muri ricoperti di rose.
Testo e foto ©Scilla Nascimbene
Pubblicato sul n.314 di Itinerari e Luoghi – Ottobre 2023, all’interno del reportage Torneranno le farfalle, in collaborazione con Viral Passport e Regione Siciliana
Leggi il reportage sui Monti Iblei e la catena delle Madonie: Torneranno le farfalle