Le Voyage à Nantes

PAESI DELLA LOIRA, FRANCIA Uno zoo di macchine monumentali in movimento, ispirato ai mondi immaginari di Jules Verne, misura la sua originalità con architetture d’avanguardia e opere d’arte diffuse, tra palazzi decorati da maschere che evocano il mare e i naviganti, il commercio e l’Africa. Nantes attirò i surrealisti e i registi del Novecento con la luce mutevole del suo estuario, dove oggi si stagliano i Titan, le due grandi gru degli antichi cantieri navali. La città più creativa di Francia è in continua evoluzione attraverso la sua cultura, che poggia su secoli di storia. E i suoi abitanti sono fieri di essere “diversi”, un po’ “à l’ouest”, come si dice a Nantes. All’ovest. Di fatto e di spirito. “Pensate che la cultura costi troppo?” è il motto della città. Porta della Bretagna e antica capitale dei suoi duchi, capoluogo amministrativo dei Paesi della Loira, Nantes è una metropoli effervescente e creativa, che ha sempre stimolato l’immaginazione di artisti e scrittori. “È l’unica città in Francia, assieme a Parigi, dove sento che può accadermi qualcosa di utile”, scriveva il poeta francese André Breton. Nantes ispirò Jules Verne, trasmettendogli i suoi profumi di iodio, attirò i surrealisti e i registi del Novecento, ammaliati dalla sua luce mutevole, data dalla posizione tra il mare e l’estuario e dalla presenza dei venti. Una determinazione artistica costante plasma tuttora la vita dei suoi abitanti e ha portato, nel 2012, alla creazione de Le Voyage à Nantes, una società pubblica locale che promuove il turismo attraverso le attività culturali. Segui la linea verde! In città senza bussola Oltre alle collezioni del Musée d’arts, tra le più ricche di Francia, la città ha un museo a cielo aperto, con più di 120 opere che si accostano ai monumenti storici. La dolce follia degli artisti reinterpreta le piazze, i quartieri, le insegne, le camere d’albergo, lungo un percorso di 22 km, tracciato sul terreno con una linea verde, che unisce i siti di interesse in oltre 70 tappe, dal centro all’oceano, sull’estuario e nei vigneti nantesi: una sorta di filo di Arianna che guida il visitatore per la città, lasciando spazio all’imprevisto…! L’arte del passo di fianco Essere un po’ à l’ouest Al centro di piazza del Bouffay, nome di famiglia più antico di Nantes, una statua si fa notare per la sua originalità. È l’Elogio del passo di fianco in cui Philippe Ramette si ritrae in bilico su un basamento, nell’atto di fare un passo laterale nel vuoto. Un gesto inaspettato, alternativo e controcorrente che per i Nantesi è diventato il simbolo della loro creatività. “Gli abitanti si sentono un po’ à l’ouest (all’ovest)” mi dice la guida Gianni Cudazzo. “Non solo per la posizione della città, nel lato occidentale della Francia, ma soprattutto in senso allegorico: sono fieri di essere “diversi”: à l’ouest, come si dice qui”. Nantes è infatti la città francese più estrosa, ma poggia la sua cultura su secoli di storia. Durante la Rivoluzione Francese, al centro di quella piazza, dove ora si distingue la statua di Ramette, con la scarpa ormai lucida a furia degli sfregamenti da parte dei turisti, c’era una ghigliottina. Sotto la piazza si trovavano le prigioni e i rivoluzionari giustiziati pubblicamente erano talmente numerosi che i Nantesi avevano fatto pitturare di rosso i san pietrini, non sopportando la vista di tanto sangue. “I Nantesi non dimenticano i momenti bui della loro storia, ma hanno voluto moralmente riscattarsi dai secoli infami” continua Gianni. “Per molti tempo, Nantes infatti è stata considerata una città negriera, a causa della tratta degli schiavi”. Antica città portuale Il commercio triangolare L’affaccio sull’estuario del fiume, alla confluenza di Erdre e Sèvre, fu in passato determinante per lo sviluppo della città che, tra Settecento e Ottocento, divenne il primo porto di Francia e il prima porto negriero d’Europa. “Nettuno favoreggia i viaggiatori” era il motto dei Nantesi di quell’epoca, in cui l’economia era legata alla tratta degli schiavi. Potenti famiglie di armatori, soprattutto olandesi, e di mercanti avevano fatto di Nantes un ricco centro del commercio cosiddetto “triangolare”. Nei cantieri navali cittadini venivano costruite le imbarcazioni dirette in Africa, dove gli armatori compravano i prigionieri dei re africani, barattandoli con tessuti stampati, vetro, gioielli e armi. Gli schiavi venivano portati nelle Antille e ceduti in cambio di spezie, zucchero, cacao e caffè, poi rivenduti a Nantes con elevati guadagni. Il Memoriale per l’abolizione della schiavitù, che occupa parte del lungofiume, ripercorre la storia di un passato che non deve ripetersi. Il percorso meditativo si conclude in un passaggio sotterraneo, in cui rumore dell’acqua ricorda quello percepito dagli schiavi, trasportati nelle chiglie delle navi. Duemila targhe commemorative riportano i nomi dei vascelli costruiti a Nantes per il traffico negriero e riprendono delle citazioni di chi ha contribuito all’abolizione della schiavitù. Zona dei ex cantieri navali dove venivano disegnate le chiglie delle imbarcazioni Città natale di Jules Verne Jules Verne è nato a Nantes nel 1828, in una casa affacciata sul Corso dei Cinquanta Ostaggi, nell’Île Feydeau. In città segue gli studi in modo molto svogliato, poiché la sua vocazione era quella dei fare il marinaio. Pare che, durante la sua adolescenza, fosse scappato più volte a Saint Nazaire, cercando di imbarcarsi sui galeoni, tentativi vanificati dalla prontezza del padre, che sapeva dove andarlo a cercare per riportarlo “sulla retta via”. Jules Verne intraprende quindi la carriera paterna, diventando avvocato. Si trasferisce a Parigi, ma lì incontra diversi scrittori che stimolano la sua vocazione per la scrittura. La famille Raton Proprio da Nantes prese ispirazione per il suo primo racconto, del 1887: Le avventure della famiglia Raton. A due passi dalla casa di famiglia, sulle rive dell’Erdre, c’era una merceria il cui nome e motto erano: «nonostante gli invidiosi, il topo gottoso vivrà». All’angolo tra il corso dei Cinquanta Ostaggi e la via de la Barillerie si può ancora vedere l’insegna della bottega Au Rat Goutteux:un topo con la gotta, appoggiato a una stampella mentre spinge un carretto pieno di tessuti.Jules Verne ne ha fatto un
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