Due passi ad Alghero

Alghero conserva un’identità profondamente legata alla Catalogna. Dal centro storico ai bastioni e al porto, un percorso tra architettura, vela latina e sapori della tradizione algherese.
Baradili. Il comune più piccolo della Sardegna

MARMILLA, SARDEGNA Un’ottantina di abitanti, un campanile che svetta tra piccoli vicoli in pietra e piante grasse che riempiono davanzali e ingressi delle case. Baradili è un paesino silenzioso, raccolto e curato in ogni dettaglio. È il comune più piccolo della Sardegna, nel cuore della Marmilla. Croxiu, i sapori della Marmilla in una scatola Proprio qui a Baradili ha sede il GAL Marmilla, che riunisce 43 comuni e lavora allo sviluppo delle comunità rurali del territorio. Ed è qui che incontriamo Croxiu, un progetto nato per mettere insieme produttori di filiere diverse e farli lavorare come una rete. Croxiu è qualcosa che racchiude, raccoglie e custodisce: un contenitore, un cofanetto. Dentro ci finiscono pasta e culurgiones, formaggi, miele, olio, legumi, zafferano, vino, torrone. Prodotti di aziende diverse che, invece di presentarsi ciascuna per conto proprio, raccontano insieme la Marmilla. Il progetto nato a Baradili ha affiancato ai sapori del territorio la scoperta dei suoi luoghi della cultura: nei box sono stati inseriti anche biglietti d’ingresso per musei e siti del territorio. La scatola diventa così una piccola mappa della Marmilla: prima la assaggi, poi vai a cercare i luoghi da cui arriva. Nel dicembre 2024 questa rete nata nel più piccolo comune della Sardegna è arrivata fino a Tokyo, dove il GAL Marmilla ha presentato i prodotti di Croxiu nell’ambito dell’evento Sardegna Isola dei Giganti, accompagnati da un catalogo tradotto in giapponese. Da Baradili a Tokyo. In mezzo, una scatola piena di cose da mangiare e di posti da conoscere. GAL Marmilla 📍 GAL Marmilla Società Consortile a r.l.Via Baressa 2 – 09090 Baradili (OR)🌐 www.galmarmilla.it Testo e foto ©Scilla Nascimbene In collaborazione con My Export Manager Potrebbero interessarti anche: BARESSA, TRA MANDORLI E MEMORIE CONTADINE CANTINA CONTINI CABRAS MuLag. IL MUSEO DELLA LAGUNA DI SANTA GILLA MUMA, IL MUSEO DEL MARE E DEI MAESTRI D’ASCIA LE PISCINE DI SU PALLOSU PUNTA SU BARDONI NORA, TREMILA ANNI DAVANTI AL MARE DUE PASSI AD ALGHERO
Baressa, tra mandorli e memorie contadine

MARMILLA, SARDEGNA Un intrico di vicoli scuri. Di roccia dura, vulcanica: il basalto arrivato dalla Giara. E muri di pietra chiara e morbida. L’arenaria degli antichi fondali marini. Poi i portoni, oltre duecento, che si aprono in ampi cortili dove un tempo entravano i carri. Baressa si presenta così agli occhi di chi la scopre, passo dopo passo. Siamo in Marmilla, ai piedi della Giara, in un paese di poco più di cinquecento abitanti che conserva una forte anima agricola. La raccontano anche i murales dipinti sui muri, con scene della vita contadina di un tempo. Dietro quei grandi portoni arrivavano il grano, le olive, le mandorle. Alcune case avevano il proprio frantoio o una macina, azionata anche dai piccoli cavalli che scendevano dalla Giara. La Casa Museo e la memoria contadina Per ritrovare quel mondo basta entrare nella Casa Museo, un’abitazione contadina della seconda metà dell’Ottocento, stretta fra due cortili lastricati. In quello posteriore trovavano posto gli animali, gli aratri e gli attrezzi dei campi; poco distante, nella casa della macina, il frantoio mosso dagli animali, il torchio e la macina del grano. Dentro, il focolare era il luogo più caldo della casa, dove si cucinava e ci si ritrovava per mangiare e parlare. C’era la stanza riservata agli ospiti, la dispensa, il solaio dove si conservavano i cereali. Poi c’era la stanza del telaio. Nel 1833, su 166 famiglie, erano attivi 110 telai. Le donne lavoravano lana e lino destinati soprattutto all’uso familiare. Il pane dei giorni e delle feste A Baressa si serviva un tipo di pane a seconda dell’occasione. Il civraxiu, una pagnotta di semola di grano duro, era il pane quotidiano. Per le cerimonie veniva invece preparato un pane molto decorato: Il coccoi de is sposus, il pane degli sposi. Mandorli, ulivi e pietre antiche Tra gli alti muri dei vicoli, cespugli di rosmarino e fichi d’India, compare il campanile di San Giorgio, la chiesa cinquecentesca del paese. Fuori dal centro abitato cominciano i mandorli, che tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo fioriscono a migliaia e ai quali, a settembre, Baressa dedica la sua festa più importante, la Sagra della Mandorla. E poi gli ulivi secolari, circa un migliaio, alcuni raccolti lungo poche centinaia di metri di campagna nel Sentiero dei Magnifici. E poi, ancora, la pietra. Quella che in Sardegna ha costruito nuraghi, dolmen, domus de janas e muretti a secco. Nel territorio di Baressa rimangono i resti di diversi nuraghi, tra cui Codinas, il più noto, frequentato anche in epoca punica, come testimoniano reperti ceramici del V secolo a.C. Ascoltare con gli occhi «Avevo tredici anni, ero sui banchi della terza media. È stato lì che ho incontrato Chiara. Chiara era una ragazza sorda e seguiva con noi le lezioni, con il supporto di un’interprete. Io mi ricordo che, mentre ascoltavo i professori, l’occhio mi sfuggiva verso di lei. Rimanevo incantata dalle sue mani che trasformavano quello che ci veniva spiegato in lingua dei segni, per Chiara. È stato lì che ho pensato: “Da grande voglio diventare interprete”». Elidia era solo una ragazzina quando incontrò Chiara, alle scuole medie di Ales. Un giorno, durante la ricreazione, suonò la campanella. Chiara avvertì forse una vibrazionee le chiese che cosa fosse. Ma Elidia non sapeva spiegarle una cosa semplicissima: che l’intervallo era finito e bisognava tornare in classe. «A scuola impariamo l’inglese e il francese, ma la lingua dei segni non ce la insegna nessuno». Filomena, la loro professoressa di italiano, storia e geografia, aveva cominciato a fare l’appello in lingua dei segni. Ognuno aveva un segno-nome: Elidia portava i capelli molto lunghi e il suo richiamava proprio i capelli; un compagno aveva un neo sulla fronte e quello era diventato il segno che lo identificava. Passano gli anni. Elidia si laurea in Lingue a Cagliari. Nel 2021 parte per Venezia. A Ca’ Foscari c’era uno dei pochi percorsi universitari in Italia dedicati alla linguistica per la sordità e i disturbi del linguaggio. «I miei professori erano per la maggior parte sordi, madrelingua LIS», racconta. Elidia si laurea e prosegue la formazione a Ravenna, fino a diventare ciò che già a tredici anni aveva deciso di essere: interprete di lingua dei segni. «Quando mi sono laureata ho telefonato alla professoressa Filomena. Appena ha saputo che ero diventata interprete si è commossa e mi ha recitato i versi di Dante: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”». L’uomo è fatto per cercare la conoscenza e, attraverso di essa, dare forma alle proprie aspirazioni. Elidia Pisu, classe 1998, è tornata a Baressa, nel paese della Marmilla dove è cresciuta. Oggi è interprete di lingua dei segni e operatrice del CEAS Il Mandorlo di Baressa, Centro di Educazione Ambientale e alla Sostenibilità gestito da GEA Ambiente e Turismo, cooperativa che opera con il marchio Ecoistituto Mediterraneo. Se passate da Baressa, cercate Elidia. Vi racconterà con tanto entusiasmo il suo territorio. E forse vi inviterà anche ad «ascoltare con gli occhi», per cogliere la meraviglia che ci circonda. Attività ed esperienze Per attività ed esperienze alla scoperta di Baressa e del territorio circostante: 📞 +39 346 214 0608Ecoistituto Mediterraneo – GEA Ambiente e Turismo🌐 ecoistitutomed.it Dove dormire a Baressa Il Mandorlo – Albergo Diffuso e Ristorante Rustico 📍Via Is Tellaias 7 – 09090 Baressa (OR)🌐 albergodiffusoilmandorlo.com Il Mandorlo è un albergo diffuso ricavato dal recupero di antiche abitazioni di Baressa, restaurate conservando i caratteri dell’architettura rurale tradizionale: pietre a vista, soffitti in legno, loggiati, tessuti e arredi legati alla tradizione locale. Il progetto nasce con l’obiettivo di recuperare le vecchie case del paese sottraendole all’abbandono e permettendo a chi soggiorna di vivere all’interno del borgo. La struttura è gestita da Ecoistituto Mediterraneo – GEA Ambiente e Turismo e ospita anche il CEAS Baressa Il Mandorlo, Centro di Educazione all’Ambiente e alla Sostenibilità. Testo e foto ©Scilla Nascimbene In collaborazione con My Export Manager Potrebbero interessarti anche: BARADILI. IL COMUNE PIù PICCOLO DELLA SARDEGNA CANTINA CONTINI CABRAS MuLag. IL MUSEO
Due passi a Sassari

Sassari ha origini medievali. Nella prima metà del Duecento la città, nel nord-ovest della Sardegna, venne circondata da una cinta muraria, scandita da trentasei torri e quattro porte. Di quelle mura oggi rimane ben poco, così come del castello aragonese che sorgeva nell’attuale Piazza Castello. Alla fine dell’Ottocento Sassari cominciò a espandersi oltre l’antica cinta muraria. Gran parte delle fortificazioni venne abbattuta e fuori dal perimetro medievale prese forma la nuova città ottocentesca. Cosa vedere a Sassari Piazza d’Italia, il Salotto di Sassari Piazza d’Italia nacque al di fuori dell’antico circuito murario. Da sempre luogo frequentato dai sassaresi e ancora oggi uno dei principali punti di ritrovo della città, è conosciuta come “il Salotto di Sassari”. Sulla piazza si affacciano alcuni dei più importanti palazzi di rappresentanza della città ottocentesca. Al centro, Vittorio Emanuele II guarda Sassari dall’alto del monumento realizzato dallo scultore Giuseppe Sartorio. Quando la statua venne inaugurata, nel 1899, ad assistere alla cerimonia c’erano Umberto I e la regina Margherita. Per accogliere i sovrani, Sassari organizzò una grande sfilata di costumi e cavalieri provenienti da tutta l’isola: quella sfilata è considerata la prima edizione moderna della Cavalcata Sarda, una delle feste popolari più importanti della Sardegna. Tra gli edifici che delimitano la piazza, il Palazzo della Provincia ospita alcune sale di pregio, come la Sala Sciuti, decorata con affreschi che raccontano episodi della storia di Sassari e della Sardegna, e gli appartamenti destinati ad accogliere i sovrani durante le visite ufficiali. Nella stanza della regina si conservano ancora arredi dell’epoca, tra cui un letto in stile neorinascimentale realizzato dai Fratelli Clemente. Di fronte, l’elegante Palazzo Giordano Apostoli, costruito nel 1878 in stile neogotico, presenta interni decorati con affreschi, fregi e stucchi ed è oggi sede di Intesa Sanpaolo. Il castello che non c’è più L’attuale Piazza Castello occupa il luogo dove passava l’antica cinta muraria e dove sorgeva il castello aragonese. La fortezza, edificata nel Trecento per controllare militarmente la città, ribellatasi alla Corona d’Aragona, dal 1564 divenne sede del Tribunale della Santa Inquisizione e, con il passaggio della Sardegna ai Savoia nel 1720, tornò ad avere funzione militare. Il castello venne demolito tra il 1877 e il 1880 e Piazza Castello divenne un luogo di passeggio e di incontro per i sassaresi: le famiglie più agiate vi si ritrovavano e nei giorni di festa suonava la banda. Gli scavi hanno riportato alla luce parte del fossato e il barbacane, una struttura difensiva realizzata tra Quattrocento e Cinquecento con l’introduzione delle armi da fuoco. Lungo questo tratto delle mura si apriva Porta Castello, una delle quattro porte della città medievale. Dalla porta partiva l’asse principale che attraversava Sassari fino a Porta Sant’Antonio, sul lato opposto della cinta muraria: l’attuale Corso Vittorio Emanuele II. Corso Vittorio Emanuele II, l’antica strada delle botteghe Un tempo conosciuto come Platha de Cothinas o Ruga de Cothinas, la “strada di pietra”, il Corso era la principale arteria commerciale di Sassari: sotto i portici delle case si aprivano le botteghe di mercanti e artigiani. Ancora oggi, percorrendo il Corso, tra le facciate e le insegne dei negozi, affiorano le tracce della città antica. Teste leonine e capitelli scolpiti decorano i palazzi signorili, come Casa Farris, al civico 23, un edificio quattrocentocentesco con un portico ad archi ribassati e finestre di gusto gotico-catalano. A raccontare la Sassari di un tempo fu Enrico Costa (1841 – 1909), scrittore sassarese che nei suoi libri descrisse palazzi, strade, mura e torri della città. Le sue pagine conservano così l’immagine di una Sassari che oggi, lungo il Corso, si riconosce ancora nei particolari sopravvissuti tra gli edifici più recenti. Tra questi si incontra il Palazzo di Città, realizzato tra il 1826 e il 1829 su progetto dell’architetto piemontese Giuseppe Cominotti. Per decenni sede delle istituzioni comunali, conserva alcune sale di rappresentanza, tra cui la Sala dei Sindaci e la Sala dell’Intregu, legata a uno dei rituali della Discesa dei Candelieri. Il 14 agosto, nella Sala dell’Intregu, si svolge la cerimonia tra il sindaco e il Gremio dei Massai; dal balcone del Palazzo il sindaco si affaccia insieme all’obriere per il tradizionale brindisi augurale “a zent’anni”, prima di unirsi alla festa. Il Palazzo ospita il Teatro Civico, progettato dallo stesso Cominotti sul modello del Teatro Carignano di Torino e inaugurato nel 1829. Verso il Duomo Lasciato Corso Vittorio Emanuele II, il percorso prosegue verso Piazza Santa Caterina, tra portoni, finestre e facciate del centro storico. Sulla piazza si affaccia la chiesa di Santa Caterina, accanto alla Pinacoteca Nazionale di Sassari. La chiesa di Santa Caterina Costruita dai Gesuiti tra il 1579 e il 1609, Santa Caterina è uno dei principali esempi di architettura tardo-rinascimentale di Sassari. La facciata in pietra calcarea, articolata in due ordini, unisce elementi rinascimentali e richiami alla tradizione tardogotica locale. Palazzo Ducale Poco oltre si incontra Palazzo Ducale, fatto costruire tra il 1775 e il 1804 da don Antonio Manca, marchese di Mores e duca dell’Asinara. Considerato la più importante residenza civile di Sassari, dal 1878 ospita il Municipio. Da qui le strade tornano a stringersi tra le case del centro storico. Attraverso Vicolo del Campanile si arriva in Piazza Duomo. Il Duomo di San Nicola Tre grandi arcate scandiscono la facciata barocca del Duomo di San Nicola. Al di sopra, colonne, fregi e una ricca decorazione scolpita nella pietra incorniciano le statue di San Gavino, San Proto e San Gianuario, i martiri turritani. Più in alto, San Nicola, patrono di Sassari, veglia sulla città. Le fasi costruttive La facciata, conclusa entro il primo quarto del Settecento, è una delle più ricche espressioni del barocco in Sardegna. La cattedrale è però il risultato di diverse fasi costruttive. Una chiesa dedicata a San Nicola è documentata già nel 1135. Nel Duecento venne costruito un nuovo edificio in forme romanico-pisane, del quale rimane il campanile quadrato, scandito da archetti pensili e bifore. Tra Quattrocento e Cinquecento la chiesa fu ricostruita in forme gotico-catalane, mentre nel 1756 il campanile venne sopraelevato con il corpo ottagonale concluso dalla