Il planetario di Rocca di Cave

LAZIO “Il cielo è il secondo panorama dell’uomo”, spiega il Prof. Maurizio Chirri, direttore scientifico del Museo Geopaleontologico di Rocca di Cave e docente universitario di Geografia astronomica a Roma; “ma la sua osservazione è stata la prima scienza, da cui sono derivate tutte le altre: pensiamo alle popolazioni neolitiche di Carnac in Bretagna che realizzarono i primi calcolatori analogici fatti di pietre per poter prevedere la posizione degli astri e contare i giorni che passavano. La conoscenza è nata e si è sviluppata con l’astronomia, che ha profondamente influenzato l’orientamento dei siti archeologici e l’arte in tutte le culture. A Rocca di Cave è stato realizzato un planetario didattico di oltre 10 metri di diametro, il quinto in ordine di grandezza in Italia: proietta la volta celeste e permette di ricreare viaggi nello spazio. Durante gli spettacoli viene raccontata l’osservazione del cielo, dall’antica Grecia fino all’epoca pre-rinascimentale, per far comprendere al pubblico che ciò che svolgiamo non è solo il sunto delle grandi conquiste scientifiche contemporanee, ma è soprattutto il resoconto di come l’uomo attraverso i millenni e le varie culture ha osservato il cielo”. Testo e foto ©Scilla Nascimbene Pubblicato sul n. n.302 di Itinerari e Luoghi – Luglio 2022, all’interno del reportage DESIDERI NELLE SCATOLE DI LATTA, in collaborazione con Viral Passport e Tivoli Gran Tour Leggi anche TITO, IL DINOSAURO DI ROCCA DI CAVE
Le cicogne in Alsazia

FRANCIA, ALSAZIA Non tutti sanno che… Da secoli le cicogne popolano L’Alsazia, tanto da essere considerate una sorta di mascotte. Le cicogne bianche, portatrici di pace, dopo aver passato l’inverno in Africa, vanno in quella regione per trascorrere i mesi caldi, scegliendo di fare sui campanili delle chiese, sulle torri e sui tetti delle case i loro nidi, che ogni anno questi uccelli ingrandiscono. Gli Alsaziani danno loro una mano, montando sui tetti apposite piattaforme per rendere piĂą agevole la costruzione dei nidi.I comignoli forniscono due vantaggi: non solo presentano una superficie piuttosto larga su cui poggiare i rami intrecciati, ma sono anche fonte di riscaldamento. Da agosto a settembre vengono alla luce i piccoli che in poco tempo sono giĂ pronti per la loro prima migrazione verso sud con gli esemplari adulti, attraverso il Bosforo fino alla Africa occidentale. Le giovani cicogne rimangono lì per tre anni e ritornano nella loro regione d’origine quando sono sessualmente mature, mentre le cicogne adulte tornano ogni primavera. Le cicogne sono monogame e vivono in media dai 20 ai 30 anni. Nel medioevo l’Alsazia era conosciuta come la terra delle cicogne, e il loro arrivo in primavera era considerato simbolo di fertilitĂ e di buon auspicio per i raccolti. Ma col passare dei secoli, il numero di questi uccelli si è drasticamente ridotto, fino a rischiare l’estinzione a causa dei cambiamenti ambientali attuati dall’uomo, e quando ne rimasero poco piĂą che un paio di coppie, gli Alsaziani decisero di attuare un ripopolamento. Da qui la nascita di un centro di riproduzione e reintroduzione nel paese di Hunawihr, in cui questi grandi uccelli nascono, rimangono per tre anni in aree chiuse perdendo così il loro istinto migratorio, poi vengono lasciati libere e possono così scegliere di rimanere nel parco o di trasferirsi. Nella maggior parte dei casi, le cicogne rimangono o tornano nel parco e questo ha fatto sì che arrivassero ad un numero tale da garantire la riproduzione della specie. Testo e foto ©Scilla Nascimbene Pubblicato sul n.290 di Itinerari e Luoghi – Maggio 2021, all’interno del reportage LĂ dove tornano le cicogne Leggi il reportage sull’Alsazia: LĂ dove tornano le cicogne