SICILIA, PETRALIA SOTTANA
“Ci mandava le cartoline da tutti i posti in cui andava da soldato e una volta mi portò un orologio che desideravo tanto, piccolo piccolo. Un orologio vero, che funzionava!”.
Parla Giuseppina, una delle sorelle di Calogero Bracco, un partigiano qualunque, come ce n’erano tanti in Sicilia, ma il suo nome è scritto su una lapide, accanto al monumento ai caduti nel centro di Petralia Sottana.
Petralia è un paese tranquillo a mille metri di quota sulla catena delle Madonie, ma in passato era un luogo strategico lungo la strada che da Palermo conduceva a Messina attraverso le montagne e un centro nevralgico del comprensorio, grazie alle sue potenti famiglie nobiliari che avevano un peso anche nella politica nazionale.
Il monumento ai caduti fu infatti inaugurato alla presenza del principe Umberto di Savoia, il 21 giugno 1926. Così riporta la scritta che mi indica Pietro Polito, sindaco del paese, sottolineandomi l’importanza di quell’agglomerato montano.
“A sfilare a Torino durante la Liberazione c’era il comandante Vincenzo Modica che veniva dalle parti del trapanese. Il suo nome di battaglia era Petralia”, continua il sindaco. “Quel nome gli era stato dato dal suo superiore, Pompeo Colajanni: il leggendario comandante Barbato, in ricordo della sua infanzia, quando i suoi genitori lo portavano negli antichi marcati di questa zona per curare la pertosse”.
“Era di mattina presto presto che era ancora buio e non era ancora giorno. E mio fratello partì. Poi non l’ho visto più”.
È Rita Bracco che racconta davanti alla telecamera, durante le riprese di un video-documentario che ripercorre gli ultimi tragici sprazzi di vita di Calogero e il giorno della sua morte. Il 9 luglio 1945.
Calogero era un giovane di 27 anni, nato a Petralia Sottana, in una famiglia talmente numerosa che il padre, a tavola, contava i figli per controllare che ci fossero tutti.
La mamma aveva solo la terza elementare, ma il suo modo di raccontare le favole era pieno di poesia. Ogni sera i suoi figli la ascoltavano, tutti insieme.
Quella di riunirsi era sempre stata una loro consuetudine e anche durante i tempi della Guerra, Rita e sua sorella Giuseppina trascorrevano le serate intorno al braciere, recitando il rosario e filando la lana. Avevano amici, cugini e i fidanzati al fronte e comunicavano con loro attraverso delle lettere.
Quelle lettere erano tanto attese e le due sorelle avevano notato una coincidenza a dir poco surreale: la sera prima che arrivasse una lettera, entrava nella loro casa una farfalla.
“La farfalla ci porta le notizie” avevano iniziato a dirsi.
Anche il loro fratello Calogero era al fronte.
Scoppiata la Seconda Guerra Mondiale era stato richiamato alle armi nel diciottesimo reggimento Aqui, dopo aver combattuto in Francia e nei Balcani, ma nel giugno 1944 iniziò la sua vita da partigiano.
Si era stabilito in Piemonte, nei pressi di Trinità, distinguendosi per coraggio e audacia nelle sue azioni individuali, anche se a volte girava con “finestra chiusa”, un compagno che aveva perso un occhio e portava la benda.
Ma quel giorno era solo e decise di andare a comprare le sigarette. Se avesse avvistato i fascisti, sarebbe scappato. Non sapeva che era stato tradito. In cambio di un camion. Era l’8 luglio 1944.
“In casa entrò una farfalla. Era bianca. Piccolissima. Mi si appoggiò sulla spalla.
In quel momento capì che mio fratello era morto”.
Ma non l’8.
L’8 Calogero era stato catturato, però era riuscito a scappare. Per poco, perché i fascisti l’avevano portato a Carrù. E lui non conosceva Carrù.
Fu la fine, il giorno seguente, dopo torture indegne di un essere umano.
Calogero non parlò. Non tradì i suoi compagni.
Arrivò dalle sorelle una lettera. Era scritta dal parroco di Trinità, Don Bellisio, che annunciava la morte del fratello.
Nel luglio 2015 i paesi di Trinità e Petralia Sottana hanno stretto un gemellaggio, in ricordo di quella giovane vita spesa per la libertà, ripercorrendone la storia in un video-documentario che porta un titolo pieno di poesia, come le favole raccontate dalla quella mamma con la terza elementare: Torneranno le farfalle.
Questa storia mi è stata raccontata da Pietro Polito,
Sindaco di Petralia Sottana
Testo e foto ©Scilla Nascimbene
Pubblicato sul n.314 di Itinerari e Luoghi – Ottobre 2023, all’interno del reportage Torneranno le farfalle, in collaborazione con Viral Passport e Regione Siciliana
Ringrazio
Pietro Polito, Sindaco di Petralia Sottana
il Direttore Responsabile Daniele Cafieri, la editor Giulia Viganò, il grafico Roberto De Natale e la Redazione di Itinerari e Luoghi Editoriale C&C.
Stefano Acquaviva e Damiano Falzaroni di Viral Passport
Marcella Gennuso della Regione Siciliana
Leggi il reportage completo sulle Madonie e sui Monti Iblei: Torneranno le farfalle