ABRUZZO, ROCCASCALEGNA

Che questo detto sia originario di Roccascalegna?

Le giovani spose del Seicento avrebbero strabuzzato gli occhi udendo tal frase, costrette a consumare la prima notte di nozze col Barone Corvo de Corvis – il cui nome già la dice lunga – in una delle torri del castello. 

Il vizioso barone aveva infatti riportato in auge questo privilegio medievale a discapito delle contadine che, non potendo far fronte al versamento di una tassa, erano costrette a pagare in natura. 

Ma un marito geloso aspettò, al posto della novella sposa, il nobile che, invece di essere allietato, fu trafitto a morte, cadendo dalla finestra della torre, dopo aver tentato di aggrapparsi alla parete con la mano insanguinata. Leggenda o verità, per spaventare i compaesani superstiziosi, i vecchi abitanti del paese si sono divertiti per anni a riprodurre l’impronta della mano del barone sulla parete della torre, poi crollata, di cui oggi rimane solo un balconcino, chiamato appunto “dello ius primae noctis”. 

E se è vero che i detti popolari hanno sempre un fondo di verità, a Roccascalegna proprio non si può dire che il marito geloso muoia cornuto!

Testo e foto ©Scilla Nascimbene

Pubblicato sul n.301 di Itinerari e Luoghi – Giugno 2022 all’interno del reportage PURTROPPO, FORTUNATAMENTE, in collaborazione con il Parco Majella

Foto di copertina ©Scilla Nascimbene

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