VALLE D’AOSTA, CRESTE

Sulla parete alle spalle del letto, nella stanza denominata trabial (soppalco) delle Chambres d’hôtes L’Abreny, in località Creste, è raffigurato un paesaggio innevato con una baita e un signore con la barba bianca che tira la slitta carica di legna. 

“Quello è mio nonno Jean Baptiste nel villaggio di Joux” mi dice Chantal Blanc che, oltre a fare la guida turistica, gestisce assieme alla sua famiglia il delizioso B&B; “la scena è stata copiata da una vecchia fotografia e dipinta in questa stanza, perché qui il nonno teneva la slitta”. 

Chantal inizia a raccontarmi aneddoti della vita dei suoi nonni, storie che sembrano appartenere a epoche molto più lontane. 

“I miei nonni avevano le mucche e si spostavano durante i vari periodi dell’anno dove c’era il fienile pieno o il pascolo per far pascolare il bestiame.

Mia mamma era una ragazzina e andava con loro, frequentando la scuola in villaggi diversi.

In questa casa agricola trascorrevano l’estate, poi si trasferivano al Colle di Joux e, durante l’inverno, scendevano con le slitte e le mucche e tornavano a Brusson.

Una volta all’anno, ad agosto, salivano in un pascolo dove c’era una sorgente, in mezzo a un bosco di larici, sul sentiero che parte dal Colle di Joux e conduce a Punta Comagne: quel posto si chiama L’Abreny, (dal tedesco “Brunnen”, sorgente). 

Per loro quel giorno era una festa: partivano la mattina con le mucche e si portavano il pranzo al sacco.

Mia mamma dice che la cosa più bella è che mangiavano le sardine. 

Era una festa perché era un giorno diverso dagli altri: per questo abbiamo deciso di chiamare questo posto L’Abreny”. 

Chantal mi mostra le sei camere, che hanno mantenuto il nome in patois dell’originale utilizzo dell’ambiente, e l’antico fienile, dove si trova la zona lettura e viene servita la prima colazione. 

“Si vive meglio adesso!” mi confida sua mamma Fernanda; “prima la vita era dura: abitavamo in case vecchie, il focolare non scaldava abbastanza e le stanze erano piene di fumo. Ci spostavamo da un posto all’altro, ma non eravamo attrezzati come voi e avevamo un solo paio di scarpe! 

La cosa importante era dar da mangiare alle mucche e produrre il burro e la toma.” 

La valle era famosa proprio per questi due prodotti.
“La parte grassa del latte serviva per il burro, e con il restante latte scremato si preparava la toma”, mi spiega Chantal.

“E quando il burro era pronto, bisognava andare a venderlo!” ricorda la signora Fernanda. Sole, pioggia, vento o neve, da ragazzina percorreva 16 km fino a Saint Vincent, e poi altri 16 per tornare.
Un tempo lontano, del quale a L’Abreny si respira ancora l’atmosfera autentica.

L’Abreny, Chambres d’hôtes Località Creste, Brusson, tel. 338.52.08248,  www.labreny.it.

Testo e foto ©Scilla Nascimbene

Pubblicato sul n.306 di Itinerari e Luoghi – Dicembre 2022/ Gennaio 2023, all’interno del reportage CHIUDI GLI OCCHI E SOFFIA, in collaborazione con Monterosa Ski e Open Mind Consulting.

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