LAZIO

“Il cielo è il secondo panorama dell’uomo”, spiega il Prof. Maurizio Chirri, direttore scientifico del Museo Geopaleontologico di Rocca di Cave e docente universitario di Geografia astronomica a Roma; “ma la sua osservazione è stata la prima scienza, da cui sono derivate tutte le altre: pensiamo alle popolazioni neolitiche di Carnac in Bretagna che realizzarono i primi calcolatori analogici fatti di pietre per poter prevedere la posizione degli astri e contare i giorni che passavano. 

La conoscenza è nata e si è sviluppata con l’astronomia, che ha profondamente influenzato l’orientamento dei siti archeologici e l’arte in tutte le culture.

A Rocca di Cave è stato realizzato un planetario didattico di oltre 10 metri di diametro, il quinto in ordine di grandezza in Italia: proietta la volta celeste e permette di ricreare viaggi nello spazio. 

Durante gli spettacoli viene raccontata l’osservazione del cielo, dall’antica Grecia fino all’epoca pre-rinascimentale, per far comprendere al pubblico che ciò che svolgiamo non è solo il sunto delle grandi conquiste scientifiche contemporanee, ma è soprattutto il resoconto di come l’uomo attraverso i millenni e le varie culture ha osservato il cielo”.

Testo e foto ©Scilla Nascimbene

Pubblicato sul n. n.302 di Itinerari e Luoghi – Luglio 2022, all’interno del reportage DESIDERI NELLE SCATOLE DI LATTA, in collaborazione con Viral Passport e Tivoli Gran Tour

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