SAN MAURO FORTE

Tra mille anni, quando nuove popolazioni della Terra – o di altri pianeti – troveranno i resti della nostra civiltà, cosa penseranno di noi?

Da questa riflessione è nata l’installazione Il Crepuscolo dei Nani (Zwergen Dämmerung – Extinction Chapter One), ideata da Max Papeschi, inaugurata il 4 agosto 2025 a San Mauro Forte e posizionata ai piedi della Torre Normanna.

È la prima parte di un ciclo che porta il visitatore a confrontarsi con il declino della civiltà contemporanea.

L’artista immagina che i celebri guerrieri di terracotta di Xi’an vengano ritrovati da una razza aliena dopo l’estinzione dell’umanità e ricostruiti con le teste di comuni nani da giardino: un esercito ironico e perturbante, che rovescia i simboli del potere in caricatura domestica. 

È un’allegoria del presente, un cortocircuito visivo che invita a riflettere sulla fragilità della nostra civiltà, tra intelligenza artificiale, crisi culturale e spopolamento.

A San Mauro Forte, paese dove le piazze, spesso vuote, raccontano la realtà dello spopolamento e dell’emigrazione, l’installazione assume un valore particolare. 

Venticinque dei cinquantadue nani-soldati che compongono l’opera presidiano la Torre Normanna fino a settembre 2025, trasformandosi in un picchetto d’onore surreale che dialoga con le pietre medievali e ne rinnova lo spirito di guardia.

Il Crepuscolo dei Nani è una riflessione allegorica sul declino e sull’appiattimento culturale, ma anche un invito a guardare con occhi alieni e distaccati la nostra epoca, con le sue contraddizioni e la sua inquietudine.

La Torre Normanna di San Mauro Forte

Alta e solitaria, simbolo medievale di San Mauro Forte, la Torre Normanna è ciò che rimane dell’antico castello smantellato nel XVI secolo.

Risale al XI–XII secolo, epoca normanna, quando i feudatari costruirono rocche e fortificazioni per consolidare il controllo sul territorio lucano, ed era parte di un castello fortificato, probabilmente eretto su resti di strutture longobarde o bizantine.

Al suo interno, la sala ottagonale, in origine dotata di camino, latrina e persino di un pozzo, era coperta da una volta a ombrello traforata al centro per lasciar passare fumo e luce. In quello spazio, spartano ma ingegnoso, i soldati trovavano rifugio e calore.

Col tempo, la rocca perse la funzione militare e venne inglobata nei palazzi nobiliari che sorsero intorno, divenendo punto di riferimento urbano e simbolo identitario.

Testo e foto © Scilla Nascimbene

In collaborazione con Basilicata Rurale

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