TRENTINO ALTO ADIGE, SESTO DI PUSTERIA

Era da quarant’anni che non si vedeva al Waldruhe.

 Il blu cobalto del petto e le piume color terra bruciata si confondono tra le frange ombrose dei larici e i fili d’erba incandescenti di sole, davanti all’incantevole spettacolo della Meridiana di Sesto. 

Fiero come un pavone e tuttavia guardingo, il raro gallo cedrone si concede per pochi istanti, dileguandosi tra gli sterpi e i bassi arbusti dell’oscura macchia boschiva, mentre, nel cielo azzurro, una poiana plana nelle correnti ventose, di fronte alla terrazza della stube tirolese. 

Siamo sul Monte di Fuori, nell’ultimo angolo della valle: qui non esiste il traffico, perché finisce la strada. Nulla disturba la pace e il waldruhe: il “silenzio del bosco”, nome che il nonno Johann diede alla prima locanda, quando la aprì nel suo antico maso. 

“I miei nonni hanno aperto la stube nel 1973” mi racconta Stefan “prima non c’era la terrazza e nemmeno la strada, ma solo un piccolo sentiero. Gli ospiti arrivavano coi cavalli e, in inverno, con la slitta. 

I miei nonni preparavano una minestra d’orzo, un po’ di speck, le mezzelune fatte in casa e poco altro e avevano alcune camere dove si poteva dormire: sono le nostre camere antiche, in legno di cirmolo, con i vecchi mobili tirolesi dipinti a mano da un artigiano del paese. 

Abbiamo voluto mantenerle, perché fanno parte dell’anima della casa”.

Stefan Senfter gestisce dal 2007 l’antica Gasthof Waldruhe assieme a sua moglie Monica e il ristorante porta il marchio Slowfood, che per loro deve essere sinonimo di buono, pulito e giusto.

“Devi dare tanto della tua anima” mi dice Stefan. 

“La mia soddisfazione è quella di far alzare con un sorriso le persone che vengono qui, come già facevano i miei nonni e poi i miei genitori. Anche se ho dato una mia interpretazione, i segreti della mia cucina sono quelli che ho imparato dalla mia mamma e dalla mia nonna. 

A me piace conoscere gli ospiti. Spiego loro i piatti, perché vengono preparati e serviti così. Racconto le nostre tradizioni e, a volte, la nostra storia.

Questo maso ha cinquecento anni: si chiama Maurer, che significa muri, perché al confine del bosco c’erano i muri di sassi, fatti con le pietre rimosse dai campi per poter coltivare le patate. Era una zona molto povera e tutto è cambiato negli anni Cinquanta – Sessanta, con l’avvento del turismo: una realtà completamente nuova che ha portato il benessere e ha modificato l’aspetto della vallata.

In questo posto però si respira ancora l’atmosfera di cento anni fa.

Oggi è mio fratello Martin che si occupa del maso e fa anche il boscaiolo, perché il maso non porta guadagni.

Lo vivi. Insegni ai tuoi figli come tenerlo e così gli trasmetti le tue radici: per questo porto avanti il Waldruhe.

Per noi il maso è qualcosa di molto antico. È la nostra identità. Solo chi ci è nato può prendersene cura. Nessuno qui ti vende un maso: sarebbe come vendere il cuore”. 

È quasi l’ora del tramonto e Stefan deve tornare in cucina per preparare la cena e girare l’arrosto nel forno.

Mi accompagna fino all’inizio della strada.

Dove finiscono i larici. 

“Senti il fruscio del vento?” mi chiede “questo è il silenzio del bosco”.

Gasthof Waldruhe, Famiglia Senfter,  Monte di Fuori 6, Sesto, tel. 0474.710512, www.gasthof-waldruhe.com

Testo e foto ©Scilla Nascimbene 

Pubblicato sul n.312 di ITINERARI E LUOGHI – Luglio 2023, all’interno del reportage Più vicini al cielo

Foto di copertina ©Scilla Nascimbene 

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