AUSTRIA, TIROLO, WIPPTAL

È l’ora del tramonto nelle valli intatte della Wipptal e alla fattoria Steckholzer si mungono le mucche, si prepara la cena e si mettono le oche nel recinto vicino ai conigli, al riparo dalle volpi che si aggirano nella notte. Sembrerebbe un bucolico momento di fine giornata, ma la faccenda con le oche è un’impresa che ha dell’incredibile e assomiglia a una scena di un film comico! Il tutto inizia così: la contadina Martina, unica donna della famiglia Wolf, proprietaria della fattoria, si avvicina alle oche cercando di prenderle, ma queste iniziano a correre come forsennate scappando in tutte le direzioni e la povera Martina dietro di loro! Arriva quindi Simon, il figlio più piccolo, e la scena si ripete di nuovo, come in una giostra! Accorre poi in aiuto anche qualche cliente della Guesthouse e, tra fiatone e risate, tutte le oche sono finalmente al sicuro!

Per fortuna le mucche sono più collaborative e, dalla stalla, si dirigono da sole nella stanza della mungitura, posizionandosi sulla piattaforma per essere munte. Una dopo l’altra, quando Daniel le chiama, ognuna con il suo nome. Così all’alba e al tramonto. La vita nella fattoria è fatta di gesti che si ripetono da secoli nello stesso modo. Certo, prima non esistevano i trattori, i macchinari per raccogliere il fieno e nemmeno le mungitrici automatiche. A dire il vero, fino agli anni Settanta non c’era nemmeno la strada che collegava la piccola frazione di Padaun al fondovalle e gli abitanti di un tempo, costretti a portare tutto sulle loro spalle attraverso un sentiero, cercavano di sfruttare i materiali che avevano a disposizione e si nutrivano coi prodotti della loro terra e del loro allevamento che, abbinati in diversi modi, erano alla base di piatti molto semplici, oggi rimasti tipici della tradizione tirolese.

Respirare la pace

Nella vita contadina serve pazienza e tanto lavoro. Ma quella valle è un posto magico e quando si respira la sua aria, profumata dalle erbe aromatiche, sembra di respirare la pace. 

Lo sa bene Martina che, con il marito Daniel, si è trasferita, ventitré anni fa, in quella baita, accanto a un piccolo ruscello che percorre immense vallate coperte da fiori gialli.

In quell’angolo alpino si sente solo lo scrosciare dell’acqua, il fruscio del vento e i campanacci delle loro mucche e delle caprette di Heidi, la signora della fattoria accanto, da cui Martina compra le uova, il burro, dell’ottimo speck e un delizioso formaggio fresco.

Di tanto in tanto, il silenzio è rotto da radi colpi che si ripetono con ritmo e fanno pensare a un vecchio taglialegna: è Daniel che ripara il recinto, quello costruito in anni di lavoro assieme al suo papà. Oltre un chilometro di recinto schrägzaun, intrecciato secondo antiche le tradizioni di quella valle senza utilizzare chiodi, poiché i contadini di un tempo non ne disponevano.

Ci spiega Martina che lo schrägzaun resiste anche alle grandi nevicate ma, per ogni metro, servono dieci pali intrecciati tra loro, alti 1,80 m l’uno, alcuni dei quali vengono conficcati nel terreno venti centimetri, altri più in profondità. è necessario quindi tanto lavoro e una continua manutenzione e sono rimasti pochi i contadini che costruiscono questo tipo di recinto, che serve per delimitare la proprietà, ma soprattutto per contenere le mucche all’interno di un prato, mantenendo intatta l’erba degli altri pascoli destinata a fieno per l’inverno. 

Alla fattoria, infatti, i bovini mangiano solo il fieno dei loro campi e vengono portati in alpeggio durante l’estate. Nella stalla ci sono attualmente quaranta mucche di razza Brown Swiss, importata dal Lechtal a Padaun da Johann Wolf, il bisnonno di Daniel. 

La malga, menzionata in un documento del 1313, è infatti gestita dalla stessa famiglia da sei generazioni e deve il nome ad Anton Steckholzer, originario di Vipiteno, che l’acquistò nel 1835.

Quella baita ai piedi dei larici ha davvero tanti anni, forse come le secolari conifere che coprono le pareti del Padauner Kogel, dalla cui cima si ammira uno spettacolo incantevole.

Difficile andarsene da un posto così. 

Anna Steckholzer, infatti, bisnonna di Daniel, non abbandonò la fattoria nemmeno quando rimase da sola, dopo che tutti i suoi fratelli non fecero più ritorno dalla guerra e, nel 1925, sposò Johann Wolf.

Oggi Daniel, Martina e i loro tre figli continuano la tradizione di famiglia e vivono al piano superiore, mentre il primo piano è occupato da sei stanze per gli ospiti, con il soffitto ancora originale in legno di larice. 

Accanto ai cuscini, un sacchetto di stoffa contiene aghi di pino, per favorire il respiro e rilassare il cuore durante la notte, secondo le usanze degli antichi contadini. 

Alla fattoria Steckholzer ci si sente a casa: si può dar da mangiare agli animali assieme a Daniel, preparare i dolci tirolesi con Martina, partire per le escursioni nelle valli della Wipptal o semplicemente riposarsi sulle sedie di fronte al ruscello, mentre, nel silenzio, si respira la pace.

www.gasthof-steckholzer.at.

Testo e foto ©Scilla Nascimbene

Pubblicato sul n.293 di Itinerari e Luoghi – Agosto/Settembre 2021, all’interno del reportage QUELLA BAITA AI PIEDI DEI LARICI, in collaborazione con l’ Ente del Turismo del Tirolo.

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